Straziami ma di baci saziami

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Straziami ma di baci saziami
Manfredi bis.jpg
Marino innamorato geloso
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1968
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Dino Risi
Soggetto Dino Risi, Age, Furio Scarpelli
Sceneggiatura Age, Furio Scarpelli
Produttore Edmondo Amati, Jacques Roitfeld, per Fida Cinematografica/Les Productions Jacques Roitfeld
Fotografia Alessandro d'Eva
Montaggio Antonietta Zita
Musiche Armando Trovaioli
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Gaia Rossetti Romanici
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Straziami ma di baci saziami è un film commedia italo-francese del 1968 diretto dal regista Dino Risi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il destino ha fatto incontrare ad una manifestazione folklorista a Roma il barbiere ciociaro Marino Balestrini e la bella e prosperosa operaia marchigiana Marisa Di Giovanni. Si è trattato di un breve incontro, ma ormai il colpo di fulmine è scoppiato tra i due giovani. È questo il motivo per cui Marino, "prima forbice" ad Alatri, lascia il suo paese per andare a Sacrofante Marche (paese inesistente nella realtà), per incontrare di nuovo Marisa. Qui avviene il reciproco innamoramento dei due, che vivono la loro passione citando e cantando i versi delle canzonette che ispirano il loro amore[1]. Ma il padre di lei, marmorista e scultore di monumenti funebri, ritiene il barbiere non adatto alla figlia perché socialmente inferiore e si oppone al matrimonio. I due allora, seguendo gli insegnamenti delle canzonette e dei fotoromanzi e rivivendo il dramma del film Il dottor Živago, decidono di por fine al loro disperato amore facendosi travolgere dal treno, che invece riesce a fermarsi in tempo e da dove scende un infuriato macchinista, che li caccia a male parole dai binari. La prematura morte dello scultore libera però i due giovani, che si preparano ormai a sposarsi.

Ma ecco che scoppia il dramma: Adelaide, la padrona di casa che ospita Marino, vedova inconsolabile, lo tenta con le sue mature grazie, che il barbiere, amante fedele alla sua bella, respinge. Adelaide, offesa per il rifiuto, si vendica insinuando il dubbio a Marino che Marisa, durante una gita parrocchiale, si sia comportata da "malafemmina" con un certo Scortichini Guido. Marino vorrebbe che Marisa confessasse il suo "turpe" passato ma la ragazza, offesa dall'ingiusto sospetto, abbandona il paese per Roma. Conosciuta alla fine la verità, Marino, pentito, lascia tutto per inseguire Marisa e farsi perdonare da lei, che nel frattempo è scomparsa nella grande città. Dopo varie vicissitudini, il povero ex barbiere, senza più un soldo e ridottosi a fare il barbone, disperato poiché non riesce a rintracciare Marisa, decide di suicidarsi, questa volta da solo, gettandosi nel Tevere, ma viene salvato da mister Okay, famoso bagnino "fiumarolo" già autore di tanti altri salvataggi.[2]

L'accaduto viene pubblicato dai giornali e così Marisa, che nel frattempo ha sposato il sarto sordomuto Umberto, va a visitare Marino degente in ospedale, al quale racconta la terribile verità: ormai è diventata la signora Ciceri. Dietro suggerimento di un vicino di letto, Marino, pur disperato, gioca al lotto i numeri della sua travagliata storia d'amore e vince una forte somma. Risolti così i problemi economici, Marino dapprima vorrebbe cinicamente vendicarsi dell'abbandono, poi l'antica passione per Marisa prende il sopravvento e tra loro riscoppia l'amore. Ma c'è di mezzo il sordomuto, per cui i due decidono di eliminarlo facendo esplodere la stufa a kerosene non appena il sarto accenderà un ferro da stiro. L'esplosione, presa per un incidente casuale, invece di uccidere il sarto gli fa riacquistare la parola e l'udito; per assolvere a un voto fatto anni prima, il sarto, per la grazia ricevuta, si farà frate con l'obbligo del silenzio e sarà proprio lui a cantare, con voce angelica, alle nozze di Marino e Marisa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo è tratto da un verso della canzone Creola, un tango del 1926 di cui è autore Ripp, al secolo Luigi Miaglia, autore di commedie musicali degli anni venti. Il testo[3] fortemente, e forse involontariamente, kitsch, proprio per i suoi toni esageratamente passionali ed erotici, si adatta bene a fare da titolo al film dal contenuto comico popolare.[4]

Luoghi del film[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Sacrofante Marche in realtà non esiste: il paese di Marisa è in realtà Pescocostanzo, in Abruzzo.

La sequenza dei titoli di testa è stata girata, come dice lo speaker (Fabrizio Jovine), nello stadio olimpico di Roma durante un raduno nazionale di gruppi folcloristici.

La sequenza dell'appuntamento di Marino e Marisa è stata girata davanti all'obelisco di Axum, che a quell'epoca (1968) si trovava ancora a Roma; oggi è stato restituito all'Etiopia.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito in Italia il 4 ottobre 1968.

Il film è stato distribuito in DVD dalla Multivision nel 2001.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Il film è un grande fotoromanzo comico. C'è l'amore e il tradimento, il dramma e la disperazione. Tutto in marchigiano stretto» (Walter Veltroni, Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994)

«... interpretato con giusta misura da un Nino Manfredi in buona forma, da un Tognazzi irresistibile nella macchietta del sordomuto, da una Pamela Tiffin proprio caruccia, il film trova infine in una fitta schiera di bravi caratteristi freschi motivi di critica di costume che contribuiscono all'equilibrio dei toni e al sapore del raccontino.» (G.Grazzini, Corriere della Sera, 9 ottobre 1968).

«... Il regista Dino Risi amalgama con sobrietà i personaggi della vicenda e meglio di Ettore Scola (Dramma della gelosia), di Salvatore Samperi (Malizia) e di Luigi Comencini (Mio Dio, come sono caduta in basso!) riesce a rendere l'atmosfera di una cultura sentimentale popolare» (M.Morandini, Dizionario dei film)

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La canzone che dà l'incipit alla colonna sonora del film è Io ti sento cantata da Marisa Sannia.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dice lo stesso regista: «Marino e Marisa sono due stupidi che vivono citando i versi, non di Leopardi, ma di Mogol e Vito Pallavicini, i grandi parolieri delle canzonette italiane utilizzando fra l'altro un linguaggio storpiato da un generico idioma campagnolo centroitalico (con vaghe risonanze piceno-maceratesi): «...e un giorno droverò un bo’ d'amore anghe per me…» (lui), «...per me che sono nullidà…» (lei), «nell’immenzidà…» (insieme)
  2. ^ Il personaggio di Mister OK è veramente esistito: si chiamava Rick De Sonay, un italo-belga, che salutava il 1º gennaio di ogni anno tuffandosi, con un cilindro in testa, da un ponte nel Tevere. Ancor oggi, emuli di mister OK celebrano l'arrivo del nuovo anno tuffandosi dallo stesso ponte nel fiume.
  3. ^ «Che bei fior carnosi/son le donne dell'Havana/hanno il sangue torrido,/come l'Ecuador./Fiori voluttuosi/come coca boliviana/chi di voi s'inebria/ci ripete ognor: /Creola/dalla bruna aureola/per pietà sorridimi/che l'amor m'assal./Straziami ma di baci saziami/mi tormenta l'anima/uno strano mal. /La lussuria passa/come un vento turbinante/che gli odor più perfidi/reca ognor con sé/ed i cuori squassa/quella raffica fragrante/e inginocchia gli uomini/sempre ai nostri piè».
  4. ^ La canzone Creola divenne molto diffusa nel ventennio fascista nella versione di Isa Bluette. Ebbe nuovo successo negli anni cinquanta e sessanta per l'interpretazione di cantanti "nazional-popolari, reduci dalle glorie sanremesi", come Nilla Pizzi, Milva, Achille Togliani, Claudio Villa.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema