Strage di Castelvolturno

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Strage di Castelvolturno
Stato bandiera Italia
Luogo Baia Verde, Castelvolturno
Obiettivo Titolare di sala giochi pregiudicato, immigrati vittime innocenti
Data 18 settembre 2008
21
21:00 – 21:30 circa
Tipo Agguato
Morti 7
Feriti 1
Responsabili Giuseppe Setola, Giovanni Letizia, Alfonso Cesarano, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Davide Granata
Motivazione Strage con finalità terroristica per la gestione del territorio

Strage di Castelvolturno[1] e Strage di San Gennaro[2] sono le definizioni attribuite dai mass media italiani ad una strage di Camorra causata da un gruppo scissionista del Clan dei Casalesi facente riferimento a Giuseppe Setola, avvenuta la sera di giovedì 18 settembre 2008, che ha portato alla morte di Antonio Celiento, un pregiudicato affiliato ai casalesi, titolare di una sala giochi a Baia Verde e sei immigrati africani, vittime innocenti della strage: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo; Jeemes Alex della Liberia; che si trovavano presso la sartoria "Ob Ob exotic fashions" a Varcaturo,[3]in due operazioni distinte da parte dello stesso gruppo di fuoco.

Dagli accertamenti effettuati dagli inquirenti, successivamente la strage, è emerso che nessuno degli immigrati (tutti giovanissimi, il più "anziano" aveva poco più di trent'anni) era coinvolto in attività di tipo criminale e che nessuno di loro era legato alla camorra locale né alla cosiddetta "mafia nigeriana", la quale, poco lontano da lì, all'ex hotel Zagarella, gestisce la piazza dello spaccio e il giro di prostituzione di ragazze africane per conto della potente camorra locale.

Il massacro degli immigrati, attuato con modalità inedite, causò il giorno successivo una sommossa della comunità immigrata contro la criminalità organizzata e contro le autorità, chiedendo che gli assassini venissero assicurati alla giustizia,[4] un episodio unico nell'intera storia d'Italia. Per fronteggiare la delicata situazione che si era determinata furono immediatamente predisposti dei provvedimenti urgenti varati dal Ministero dell'Interno e dal Ministero della Difesa sulla lotta alla criminalità organizzata casertana e all'immigrazione clandestina.[5]

Uno degli immigrati che si trovavano all'interno della sartoria, Joseph Ayimbora, un cittadino ghanese che abitava a Castelvolturno da otto anni, sopravvissuto, fingendosi morto, nonostante la mitragliata di colpi che lo aveva centrato alle gambe ed all'addome, riuscì ad avere il tempo di guardare in faccia chi gli aveva sparato ed altre due persone. In seguito la sua testimonianza è stata decisiva per riconoscere, tra le foto segnaletiche sottopostegli dagli inquirenti, Alfonso Cesarano, che sarebbe dovuto rimanere a casa ai domiciliari a pochi metri dal luogo del massacro.[6]

Indice

[modifica] Il precedente della Strage di Pescopagano del 1990

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Strage di Pescopagano.

La Strage di Castelvolturno ha un precedente, per la sua efferatezza, con la strage di Pescopagano avvenuta il 24 aprile 1990 davanti al bar "Centro" della piccola frazione del comune di Mondragone. Nell'agguato al bar "Centro" morirono due persone, Naj Man Fiugy e Alfonso Romano, e sei rimasero ferite. Subito dopo il gruppo di fuoco uccise tre stranieri: Haroub Saidi Ally, Ally Khalifan Khanshi, Hamdy Salim, a bordo di una Fiat 127 parcheggiata vicino all'esercizio commerciale, e ferì il quarto occupante della vettura.

Tra i morti ed i feriti anche due innocenti[non chiaro]: Alfonso Romano, un imbianchino che stava bevendo una birra e che nei giorni precedenti, comparso in un filmato della Rai, aveva chiesto la testa degli extracomunitari[non chiaro]; un ragazzo di 14 anni, Francesco Bocchetti, ferito gravemente alla spina dorsale e poi rimasto paralizzato. Si era trattenuto al bar per tenere compagnia al padre, il gestore del locale.[7]

La mattanza fu causata dall'obiettivo di bloccare per conto del boss Antonio Bardellino la vendita di droga nella zona tra Castelvolturno e Mondragone[8], da un conflitto interno tra le due principali organizzazioni malavitose del posto, il clan La Torre[9] che gestiva da anni l'intero territorio ed i casalesi.

[modifica] Preludio della strage

Alcune settimane prima della violenta strage si erano già verificati alcuni gravi episodi di intimidazione ai danni dei cittadini stranieri di Castelvolturno.

Il 18 agosto del 2008, intorno alle 19.10, un commando di camorra, composto da motociclisti su due moto coi volti protetti da caschi integrali ed un furgone Fiat "scudo" sparò diversi colpi di Kalashnikov contro la sede dell'Associazione Nigeriana Campana, in Via Cesare Battisti nr. 1 di Castel Volturno, dove erano riunite 14 persone, tra cui 4 bambini, rimasti illesi solo perché giocavano all'interno della casa.[10]

L'obiettivo dell'agguato, il presidente dell'associazione Teddy Egonwman, mediatore culturale ed interprete per la Polizia di Stato, si batte da anni contro il racket della prostituzione e della droga che coinvolge una parte della comunità nigeriana di Castelvolturno, e i cui boss sono agli ordini dei casalesi, secondo un patto nato poco dopo la strage di Pescopagano e che vede camorristi e mafiosi nigeriani vivere in parallelo sul litorale domizio con scambio di armi, garanzia della vigilanza per le case dei latitanti, la "tassa" pagata ai casalesi sul giro di affari di droga e prostituzione, la gestione dei "money transfer".[11]

Dagli esami balistici condotti nei laboratori della Polizia scientifica, successivamente alla strage di Castelvolturno, è emerso che il fucile Kalashnikov usato nell'agguato agguato del 18 agosto, in cui furono ferite cinque persone, compresi Teddy Egonwman e sua moglie Alice, è lo stesso del massacro del 18 settembre.[12] L'agguato causò il ferimento di 6 persone, tra cui una donna, alcune delle quali in modo grave avendo riportato ferite al capo o al torace, circostanza questa che non lasciava dubbi sui propositi stragisti ed omicidiari degli autori. Nell'occasione venivano impiegate tre armi diverse, come è risultato dal rinvenimento di 24 bossoli riconducibili ad un fucile mitragliatore Kalashnikov, ed altri 4 esplosi da due diverse pistole una cal. 9x21 ed una cal. 40.[13]

Nella ricostruzione effettuata dagli investigatori della Squadra Mobile è stato possibile ricostruire anche il ruolo dei protagonisti: Granato Davide impugnava la pistola cal. 40; Setola Giuseppe, disceso dal furgone Fiat guidato da Alluce Antonio, utilizzò il Kalashnikov sparando dopo avere appoggiato il mitra sulla inferriata del cancello, Letizia Giovanni, armato della pistola cal. 9x21, entrò all'interno del cortile. Le armi di Setola e Letizia dopo le prime raffiche si incepparono, circostanza che impedì che il gruppo attuasse il proposito di entrare nell'appartamento ed uccidere i presenti, circostanza, questa, confermata da Spagnuolo Oreste che rivestiva un ruolo di copertura.[14]

[modifica] La strage

Strage di castelvolturno.jpg

La strage di Castelvolturno, perpetrata con modalità inedite e con un impressionante volume di fuoco, fu tale da portare la magistratura ad individuare, oltre all'aggravante di avere agito con metodo mafioso e della finalità di agevolare l'associazione mafiosa denominata clan dei casalesi, anche l'aggravante di avere agito con finalità di discriminazione ed odio razziale, poiché le stragi erano indice di un odio indiscriminato che animava il gruppo di Setola che si fondava su un pregiudizio di razza in base al quale si voleva assoggettare l'intera comunità di colore che avrebbe dovuto sottostare alla volontà del clan.

Altro aspetto assolutamente inedito della strage è stato individuato dall'ufficio del G.I.P. nell'aggravante della finalità terroristica della strage, finalizzata a destare il panico nella popolazione, ad ingenerare paura ed incutere terrore nella collettività, attraverso, appunto, una azione criminosa e violenta, eclatante ed indiscriminata, con l'obiettivo di minare la fiducia della cittadinanza nell'ordinamento costituito e indebolirne così le strutture: l'intera comunità di immigrati di colore doveva sapere che qualsiasi cosa, lecita o illecita, essa facesse sul territorio necessitava dell'autorizzazione del clan e doveva sottostare al versamento di una tangente.[15]

Antonio Celiento, gestore di una sala giochi in via Giorgio Vasari a Baia Verde, con precedenti penali per furto e rapina e affiliato al clan dei Casalesi, è stato colpito verso le 21 da una sessantina di proiettili davanti al suo esercizio[16][17]; ricoverato d'urgenza presso la clinica Pineta Verde, è morto poco dopo.[18]

Dopo l'agguato a Celiento. il commando omicida, a distanza di venti minuti dal primo episodio, raggiunge la sartoria "O. Ob. Exotic Fashions", al civico 109761 della SS. Domitiana. Sei cittadini ghanesi, che si trovavano all'interno o nei pressi della sartoria rimangono vittime di un impressionante volume di fuoco esploso, come verrà poi accertato, da almeno sette armi di modello e calibro diverso: sul posto venivano infatti repertati ben 125 bossoli riconducibili a due mitra cal. 7x62 tipo AK7 c. d. Kalashnikov, una pistola mitragliatrice cal. 9 parabellum, 4 pistole semiautomatiche (due cal. 9 parabellum, una cal. 9x21 ed una cal. 9x17). Il raid stragista, secondo la ricostruzione della Polizia durò meno di trenta secondi. Anche in questo caso gli investigatori hanno potuto ricostruire la dinamica ed il ruolo degli stragisti: Cirillo Alessandro era l'autista della Fiat Punto, Granato Davide utilizzava una pistola semiautomatica 9x21, Letizia Giovanni impugnava una pistola mitragliatrice ed una semiautomatica, Setola Giuseppe un Kalashnikov, mentre il secondo era imbracciato da Spagnuolo Oreste.[19]

I tre principali responsabili della strage sono stati inchiodati da foto segnaletiche dei carabinieri mostrate al ghanese Joseph Ayimbora durante il ricovero in ospedale. Grazie alla testimonianza dell'unico sopravvissuto, è emerso che i sicari indossavano divise della polizia.[20]

[modifica] Le vittime della Strage

  • Antonio Celiento
  • Kwame Antwi Julius Francis: nato nel 1977 in Ghana, era fuggito dal suo Paese nel 2002, attraversando il deserto del Niger e fermandosi in Libia per lavorare come muratore e guadagnare la somma necessaria per pagarsi il viaggio attraverso il Mediterraneo. Francis aveva formalizzato la sua domanda di asilo a Crotone e poi si era trasferito a Castelvolturno, ottenendo dopo diversi anni la "Protezione Umanitaria". Lavorava come muratore e piastrellista e si era iscritto ad un corso di formazione per apprendere il mestiere di saldatore. Viveva in un appartamento situato sopra la sartoria dove è avvenuta la strage ed era sceso in strada perché Eric, un'altra delle vittime, lo aveva chiamato: aveva un lavoro da offrirgli come muratore.
  • Affun Yeboa Eric: si trovava sul luogo della strage unicamente perché era passato a prendere Francis. Il suo cadavere è stato ritrovato riverso al volante della sua auto, parcheggiata davanti alla sartoria. Aveva chiamato Francis e lo stava aspettando: aveva ancora la cintura di sicurezza allacciata. Eric era in Italia dal 2004, proveniva dal Ghana ed era sprovvisto di permesso di soggiorno. Da poco tempo si era trasferito a Castelvolturno dove aveva iniziato a lavorare come carrozziere.
  • Samuel Kwako: veniva dal Togo, faceva il muratore ma, come anche Alex, anche lui non rifiutava di lavorare nelle campagne.
  • El Hadji Ababa: veniva dal Togo e viveva in Italia da cinque anni. Gestiva la sartoria "Ob Ob exotic Fashions". Il suo corpo è stato ritrovato senza vita accasciato sulla macchina per cucire, perché quella sera stava terminando di lavorare per poi consumare il pasto serale del periodo del Ramadan, insieme a due amici che lo avevano raggiunto.
  • Jeemes Alex: cittadino togolese, aveva un permesso di soggiorno per "protezione umanitaria" ottenuto a Siracusa. Lavorava saltuariamente come muratore ma non rifiutava di lavorare nelle campagne. Si trovava nella sartoria perché aveva iniziato a collaborare con El Hadji per la vendita dei vestiti.
  • Christopher Adams: aveva 28 anni ed era ghanese. Era in Italia dal 2002 e aveva ottenuto il permesso di soggiorno per protezione umanitaria. Adams faceva il barbiere a Napoli, in piazza Garibaldi. La sera della strage era andato nella sartoria per un saluto agli amici.
  • Joseph Ayimbora: anche lui ghanese, è l’unico sopravvissuto alla strage, nonostante le gravi ferite alle gambe ed all'addome. Ha un permesso di soggiorno dal 1998, vive con una compagna e con la loro bambina nata in Italia. La collaborazione di Ayimbora, che si è salvato fingendosi morto, con le forze dell'ordine e gli inquirenti è stata determinante per la ricostruzione dei fatti e l’individuazione degli assassini.[21]

[modifica] La rivolta

L'indomani della strage, il 19 settembre, centinaia di extracomunitari, connazionali delle vittime uccise la notte, scatenarono una rivolta popolare cui parteciparono gran parte dell'intera comunità africana di Castelvolturno. Lo scrittore Roberto Saviano definì quella rivolta spontanea un atto di coraggio degli immigrati dopo che nei mesi precedenti erano stati uccisi innocenti italiani, senza che nessuno si sia ribellato.[22]

Nelle prime ore del pomeriggio, centinaia di immigrati diedero vita a un corteo di protesta che si avviò lungo la Domiziana,proseguendo per 10 chilometri.

Gli africani, al grido di "italiani bastardi", bloccarono e intasarono il traffico autostradale per ore, rovesciando ed incendiando cassonetti dell'immondizia, ribaltando e danneggiando con bastoni e clavi le automobili parcheggiate, e inoltre distrussero alcuni esercizi commerciali ed attaccarono due autobus del comune causandone il fermo e l'uscita forzata dei passeggeri.[22][4]

Il sindaco di Castelvolturno, Francesco Nuzzo, e la prefettura di Caserta organizzarono durante la giornata un incontro con alcuni membri di spicco della comunità di origine africana riportando la calma.[22]

La violenza scatenata provocò notevole tensione anche nella comunità italiana, tanto che si è temuta qualche ritorsione verso gli africani.[23]

L'inaspettata guerriglia urbana scatenata dalla comunità africana e l'escalation di violenza portata dal clan dei Casalesi nel Casertano hanno determinato la creazione di una commissione straordinaria al Viminale il 20 settembre, con la presenza del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il capo della polizia, Antonio Manganelli e altre personalità politiche e militari, ed il conseguente invio di 400 agenti speciali e investigatori per il controllo della sicurezza al fine di evitare future stragi:

« Dopo un’approfondita valutazione della situazione dell’ordine pubblico è stato deciso di intensificare il controllo del territorio e colpire duramente la criminalità organizzata, rafforzare al massimo l’attività investigativa e di intelligence per individuare gli autori dei recenti omicidi, per la cattura dei latitanti e dei responsabili di attività criminali, per i quali, laddove immigrati clandestini, saranno avviate con la massima celerità le procedure di espulsione. Sarà infine sottoposta dal ministro dell’Interno al Consiglio dei ministri l’ipotesi di rendere più flessibile l’utilizzo dei militari non solo per le aree urbane, ma anche per altre zone critiche, previa valutazione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. »
(Rapporto finale della commissione sui fatti di Castelvolturno.[24])

[modifica] Ipotesi sulle motivazioni della strage

Sulle ragioni che hanno portato il gruppo degli scissionisti del gruppo di Setola a compiere il massacro sono state fatte diverse ipotesi. Le prime spiegazioni, che hanno trovato largo credito nelle cronache giornalistiche, hanno fatto riferimento alla possibile lettura di questo episodio nell'ambito di un regolamento di conti all'interno del clan dei casalesi, volto al controllo del mercato della droga e della prostituzione, gestito dalla mafia nigeriana per conto della camorra. Tale ipotesi è stata però smentita dalle indagini giudiziarie, le quali hanno accertato l'estraneità delle vittime africane rispetto ai traffici illeciti.

Una delle ipotesi formulate successivamente alla strage, proposta da Roberto Saviano, autore del best seller "Gomorra", e da Franco Roberti, Procuratore aggiunto e capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ricondurrebbe invece la strage di Castelvolturno ad un messaggio che la camorra ha voluto dare alle comunità immigrate africane in vista dei progetti di riqualificazione del litorale domizio - un affare da diverse decine di milioni di euro - nel tentativo di creare le condizioni per pilotare investimenti volti a far diventare il litorale stesso un'area turistica. Dietro la strage si nasconderebbe quindi la volontà di fare una specie di pulizia etnica della zona, cacciando completamente gli immigrati che non vogliono scendere a patti e che non sono controllabili.[25]

La strage può quindi aver rappresentato un atto primo atto intimidatorio verso una comunità di immigrati di circa 13.000 persone, tra regolari e non, che arriva a contare il 60%, forse più, degli abitanti attuali di Castelvolturno. Una comunità in espansione, che forse oggi la camorra vorrebbe arrestare e annullare.[26]

[modifica] Arresti

Il 22 settembre 2008 è stato arrestato il primo sospetto, Alfonso Cesarano, pregiudicato camorrista vicino al clan dei Casalesi in detenzione domiciliare, trovato in casa dei genitori, a Baia Verde, luogo medesimo dove è stata uccisa la prima vittima della strage, Antonio Celiento.[27]

In una maxioperazione antimafia dei carabinieri avvenuta lo stesso mese, il clan dei Casalesi subisce un duro colpo con l'arresto di 107 persone, ritenuti elementi di spicco dell'associazione, di cui alcuni presenti nella lista dei 30 latitanti più ricercati d'Italia. Tra gli arrestati figurano Alessandro Cirillo e Oreste Spagnuolo, considerati, insieme al boss Setola, i principali coordinatori.[28]

Il 14 gennaio 2009 viene arrestato l'imprendibile capo dell'ala stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola stesso, pure nella lista dei 30, condannato in contumacia all'ergastolo e ritenuto mandante di varie stragi e omicidi, tra cui ora quella di Castelvolturno.[29]

[modifica] Processo

Il processo per la strage di Castelvolturno è iniziato il 12 novembre 2009 presso la Corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere,i sei impututati: Giuseppe Setola, Davide Granato, Antonio Alluce, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo (quest'ultimo divenuto collaboratore di giustizia) sono accusati di strage a finalità terroristica aggravata dall'odio razziale, omicidio e tentato omicidio. [30]

[modifica] Sentenze di primo grado

Le sentenze di primo grado sono state rilasciate in data 14 aprile 2011, i giudici hanno condannato all'ergastolo Giuseppe Setola, Davide Granato, Alessandro Cirillo (assolto per la strage) e Giovanni Letizia. Mentre è stato condannato a ventitrè anni di reclusione Antonio Alluce.

I giudici hanno confermato le tesi dell'accusa per quanto riguarda l'aggravante dell'odio razziale e delle finalità terroristiche, un caso senza precedenti nella storia giudiziaria della camorra [31]

[modifica] Nella cultura popolare

[modifica] Note

  1. ^ L'Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di SETOLA Giuseppe, CIRILLO Alessandro, LETIZIA Giovanni, GRANATO Davide contesta a quest'ultimi il reato di strage con l'aggravante delle finalità terroristiche, primo caso in Italia applicato ad un agguato di camorra.
  2. ^ «Strage nella terra dei Casalesi: 7 morti. Agguato contro il clan degli immigrati», la Repubblica, 18-09-2008. URL consultato in data 24-05-2009.
  3. ^ Casalesi, è mattanza: 7 morti. I nomi delle vittime. Minniti e Picierno: servono azioni urgenti contro i clan. Casertace.it, 18-09-2008
  4. ^ a b «Strage di camorra, immigrati in rivolta», La Stampa, 19-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  5. ^ «Camorra, arrivano 500 soldati. Stretta sull'immigrazione», la Repubblica, 23-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  6. ^ Roberto Saviano "Castelvolturno, Italia" in http://www.oltregomorra.com/documenti/9916/148/162
  7. ^ Iuliano, Lorenzo (11 novembre 2008). "Litorale story, venti anni di caccia al nero - Da Jerry Masslo al rumeno sospettato di furto, così camorristi e xenofobi sparano nel mucchio". Il Mattino Caserta.
  8. ^ «'MONDRAGONE Strage di Pescopagano, pene dimezzate per Fragnoli, Gagliardi e Gitto'», Caserta c'è, 07-01-2009. URL consultato in data 19-08-2009.
  9. ^ Dda: clan "La Torre" appoggiò giunta centrodestra. Caserta News, 13-02-2008. URL consultato il 01-03-2009.
  10. ^ Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia
  11. ^ Rosaria Capacchione. «Casalesi:un patto tra casertani e africani», Il Mattino, 20-08-2008. URL consultato in data 19-08-2009.
  12. ^ Bianconi Giovanni. «La strategia anti-immigrati Un mitra incastra i Casalesi», Corriere della Sera, 30-09-2008. URL consultato in data 19-08-2009.
  13. ^ Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia
  14. ^ Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia
  15. ^ Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia
  16. ^ «Strage nel Casertano, un altro morto», la Repubblica, 19-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  17. ^ Strage Castel Volturno: 7 killer hanno esploso 120 proiettili con pistole e kalashnikov. Caserta News, 19-09-2008. URL consultato il 28-02-2009.
  18. ^ «Far West tra Napoli e Caserta, sette morti», Corriere della Sera, 18-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  19. ^ Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 45855/08 R.G. N.R. 40547/08 R.GIP 395/09 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia
  20. ^ Arrestato un responsabile della strage di Castel Volturno. Ultime notizie.tv. URL consultato il 01-03-2009.
  21. ^ Redazione Melting Pot. «Chi sono le vittime della strage di Castel Volturno?», Melting Pot, 01-10-2008. URL consultato in data 19-08-2009.
  22. ^ a b c [http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_19/rivolta_castelvolturno_immigrati_de6698dc-8635-11dd-bef9-00144f02aabc.shtml «Castelvolturno, rivolta degli immigrati dopo la strage di camorra»], Corriere della Sera, 10-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  23. ^ «"Via gli africani da Castel Volturno"», Corriere della Sera, 19-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  24. ^ «Caserta, arrivano 400 super-poliziotti», La Stampa, 20-09-2008. URL consultato in data 01-03-2009.
  25. ^ «INTERVISTA A FRANCO ROBERTI, PARTE PRIMA: LA STRAGE DI CASTELVOLTURNO», Politologi.com, 258-09-2008. URL consultato in data 21-08-2009.
  26. ^ Intervento di Roberto Saviano al World Social Summit sulle paure del nostro tempo, organizzato a Roma da Censis e Fondazione Roma http://www.youtube.com/watch?v=RElQUG65AKk
  27. ^ «Strage di Castel Volturno: Arrestato un sospetto», la Repubblica, 22-09-2008. URL consultato in data 28-02-2009.
  28. ^ Castelvolturno: arrestati presunti killer. Operazione anti Casalesi, 107 arresti. Tg5, 09-2008. URL consultato il 28-02-2009.
  29. ^ «Camorra, arrestato il boss Setola», la Repubblica, 14-01-2009. URL consultato in data 28-02-2009.
  30. ^ julienews.it Camorra: al via il processo per la Strage di Castelvolturno
  31. ^ la Repubblica.it Strage dei ghanesi a Castel Volturno 4 ergastoli: "Fu razzismo di camorra"
  32. ^ Biagio Coscia. Film sulla camorra con veri immigrati punta a Cannes. Il Corriere della Sera, 30-12-2010 (ultimo accesso il 17-03-2011).
  33. ^ Gianni Valentino. 'Così racconto in un film il mondo degli immigrati'. La strage. la Repubblica, 12-01-2011 (ultimo accesso il 17-03-2011).
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