Isola di Ponza

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Ponza
Ponza02.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Golfo di Gaeta (Mar Tirreno)
Coordinate 40°54′N 12°58′E / 40.9°N 12.966667°E40.9; 12.966667Coordinate: 40°54′N 12°58′E / 40.9°N 12.966667°E40.9; 12.966667
Arcipelago Isole Ponziane
Superficie 7,5 km²
Altitudine massima 280 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Latina Latina
Comune Ponza-Stemma.png Ponza
Demografia
Abitanti 3360
Densità 414 ab./km²
Cartografia
Pontine Islands map ita.png
Mappa di localizzazione: Italia
Ponza

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Ponza è la maggiore delle Isole Ponziane (il cui arcipelago comprende anche le isole di Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano) ed è situata nel Golfo di Gaeta (nel Mar Tirreno), 21 miglia nautiche a sud di San Felice Circeo.

Appartiene alla provincia di Latina, nel Lazio.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Ponza ha una superficie di 7,5 km² ed è quasi completamente collinare: sovrastata al centro dai monti Core (201 m), Tre Venti (177 m) e Pagliaro (177 m), raggiunge la massima altitudine con i 280 m del monte Guardia, posto all'estremità meridionale dell'isola.

Il Semaforo, sul monte Guardia, è il punto più alto dell'isola.

Le sue spiagge sono frastagliate e per lo più rocciose, composte da caolino e tufi, a dimostrazione (insieme con i numerosi crateri vulcanici spenti ma tutt'oggi riconoscibili) dell'origine vulcanica dell'isola. La presenza di grotte sottomarine e di scogliere richiamano ogni anno migliaia di appassionati subacquei, oltre ovviamente a bagnanti, che prediligono la celebre spiaggia di Chiaia di Luna (a sud-ovest), circondata da un'alta scogliera a picco sul mare.

Famosi sono anche la Scogliera e i Faraglioni di Lucia Rosa, che prendono il nome dalla protagonista di una tragedia realmente accaduta nel XIX secolo. Lucia Rosa era una giovane donna di diciannove anni, innamorata di un misero contadino ma impedita a sposarlo per l'opposizione della famiglia: la ragazza, in preda alla disperazione, si suicidò gettandosi dall'alta scogliera, che venne ribattezzata in suo nome dagli abitanti del posto.

La forma dell'isola è stretta e allungata, e si estende dal Faraglione La Guardia, a sud, alla Punta dell'Incenso, a nord-est, che dà sulla vicina Isola di Gavi; quest'ultima è separata da Ponza da un braccio di mare di appena 120 metri.

La vegetazione è tipicamente mediterranea, con prevalenza di agavi, fichi d'India e ginestre.

Il clima ha caratteristiche subtropicali mediterranee con moderata escursione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Ponza è popolata fin dal Neolitico, ma i suoi principali centri nacquero sotto la dominazione dei Volsci. Occupata in un primo tempo dai Fenici, che l'adibirono a scalo commerciale, nell'VIII secolo a.C. fu colonizzata dai Greci, cui è attribuibile un ipogeo funerario e, secondo numerosi storici, l'acquedotto di Le Forna. Anche il nome deriverebbe dal greco antico Pòntos, Πόντος o Pontia, Πόντια, ossia "mare".

Nel 312 a.C. giunsero i Romani[1] che destinarono Ponza per lo più a luogo di confino, ma anche di villeggiatura. Restano infatti rovine di ville romane, la più famosa delle quali è posta sulla Collina della Madonna e risale al I secolo d.C., nonché di un acquedotto, di vasche (tra cui le Grotte di Pilato) e di una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, il cosiddetto "Bagno". Negli anni ottanta inoltre fu scoperto il relitto di un'antica galea romana, probabilmente naufragata nel I secolo d.C., che trasportava vasellame e provvigioni alimentari. La tradizione vuole che in epoca romana le sia stato attribuito il nome, in onore del governatore di Giudea Ponzio Pilato, ma Strabone, che già la chiamava Pontia definendola isola dei Volsci, è morto prima che Ponzio Pilato fosse governatore della Giudea.

Nel medioevo rimase un fiorente centro religioso (nel 537 morì nella vicina Palmarola papa Silverio, che tutt'oggi è patrono del Comune di Ponza, festeggiato il 20 giugno) e commerciale, grazie all'opera dei monaci benedettini, i quali eressero l'abbazia di Santa Maria. Ma l'opera dei frati fu pressoché vanificata quando, a partire dal IX secolo, Ponza fu oggetto di feroci razzie da parte dei pirati saraceni.

Solo nel 1202 l'isola tornò all'antica importanza, grazie alla Bolla con cui papa Innocenzo III riaffidò ai frati cistercensi l'abbazia di Santa Maria, la quale nel 1233 venne "incorporata" nella Basilica di Sant'Anastasia al Palatino fuori le mura di Roma. Nel 1300 le acque di Ponza furono teatro della battaglia navale con cui Ruggero di Lauria, duca di Calabria, sconfisse l'ammiraglio Corrado Doria, al soldo del re di Sicilia Federico III di Aragona. Una nuova battaglia ebbe luogo nel 1435, al momento dell'assedio di Gaeta di quell'anno, quando l'ammiraglio genovese Biagio Assereto, per la casata degli Angioini, sconfisse la flotta di Alfonso I re d'Aragona, che iniziava a nutrire mire di conquista dell'isola.

In effetti Ponza, che nel 1322 era passata alle dipendenze dell'abbazia di Fossanova (con la bolla di papa Onorio III), nel 1454 fu occupata dagli Aragonesi, che scacciarono i monaci cistercensi dall'isola: questi, rifugiatisi a Formia, fondarono la chiesa di Santa Maria di Ponza.

Punta del Papa.

Nel 1542 Carlo V, re di Spagna e imperatore, concesse in feudo l'isola a Pier Luigi Farnese (parente con i Duchi di Parma, che ne erediteranno il titolo su Ponza), con l'obbligo di difenderla dagli attacchi pirateschi, che mai del tutto erano cessati. Dopo che nel 1534 il saraceno Khair-ad-Din (conosciuto come il "Pirata Barbarossa") aveva messo a ferro e fuoco l'isola, nel 1552 una nuova incursione, compiuta dal corsaro Dragut, portò morte e distruzione a Ponza. Nel 1655 si verificò un'ulteriore feroce razzia compiuta dai turchi, i quali fecero pure saltare la torre del porto.

Dopo un breve periodo di presidio austriaco, nel 1734 Elisabetta Farnese, madre di Carlo III di Spagna re di Napoli, cedette l'intero arcipelago delle Ponziane al figlio, il quale rese le isole beni privati della corona e ne avviò un'intensa colonizzazione, facendovi pervenire coloni soprattutto da Ischia. Tra i principali obiettivi borbonici vi fu anche la difesa dagli attacchi corsari: nel 1757 una flotta di navi napoletane, cui si erano unite anche galee da guerra maltesi e pontificie, sconfissero presso l'isola di Palmarola un manipolo di navi turche, e da allora l'arcipelago divenne sicuro.

Il fortino di Frontone.

Nel 1768 re Ferdinando IV di Borbone avviò una fase di miglioramento delle condizioni economiche degli isolani. Inviati tecnici per dirigere i lavori, questi durarono fino al 1793, svolti da alcune centinaia di forzati ergastolani, che poi nel 1795 furono rinchiusi nel nuovo carcere di Ponza. In questa seconda fase furono avviate e portate a compimento le opere pubbliche che ancor oggi caratterizzano l'arcipelago: sotto la guida di Antonio Winspeare, Ufficiale del Genio, e dell'ingegnere Francesco Carpi furono realizzati il Porto di Ponza con la caratteristica quinta curvilinea di abitazioni su due livelli stradali, il cimitero, la fortezza, il palazzo degli Uffici (oggi sede del Comune) la chiesa, il Forte Papa alle Forna, l'abitato di Ventotene e il suo piccolo porto, detto Pozzillo dato che le ripide quinte semicircolari (simili a quelle del porto di Ponza) innestate sull'antico Porto romano ben salvaguardato, richiamano le pareti di un pozzo. A prescindere dalle sensazioni indotte dall'uso, anche l'Ergastolo di Santo Stefano, dovuto agli stessi Carpi e Winspeare è opera di notevole rilievo: pianta a ferro di cavallo e Cappella/punto di osservazione centrale, ispirati ai principi del Panopticon del britannico Jeremy Bentham.

Nel 1813 Ponza fu occupata dagli inglesi guidati dall'ammiraglio Carlo Napier, che venne nominato conte dell'isola. Ma due anni dopo il Trattato di Vienna restituì l'isola ai Borboni. Nel 1857 Ponza fu raggiunta dalla spedizione del patriota Carlo Pisacane, che si era impadronito del Cagliari, un piroscafo che faceva la spola tra il capoluogo sardo e Genova. Giunto nel pomeriggio del 27 giugno a Ponza, Pisacane liberò i detenuti del carcere, con essi si recò a Palazzo Tagliamonte ove distrussero l'archivio dell'isola, e quindi ricostituì la sua spedizione contro il Regno delle Due Sicilie. L'impresa finì poi tragicamente, dopo lo sbarco di Sapri del 28 giugno.

Solo nel 1861, dopo la sconfitta ad opera di Giuseppe Garibaldi del Regno delle due Sicilie, Ponza fu annessa al Regno d'Italia.

La spiaggia di Frontone e la vecchia miniera.

Nel 1928 il regime fascista destinò Ponza a luogo di confino degli oppositori politici. Vi furono inviati, dai Tribunali Speciali, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini [2]. Lo stesso Mussolini fu poi prigioniero nell'isola dal 27 luglio al 7 agosto 1943.

Nel 1935 venne avviato lo sfruttamento del giacimento di bentonite a Le Forna (miniera "Samip" -Società Azionaria Miniere Isole Pontine-), che rimase attivo fino al 1975. La realizzazione della miniera di Ponza costò l'esproprio di qualche terreno, ma diede lavoro a circa 150 uomini, oltre al traffico marittimo per il trasporto del minerale in continente. Tuttavia l'isola dovette pagare la devastazione di una delle sue cale più belle e non pochi casi di silicosi tra gli operai addetti.

Nelle località di Frontone e di Capobianco vi furono anche delle miniere di perlite (una matrice grigiastra di ceneri e lapilli debolmente cementata ed inglobante dei proietti vulcanici nerastri e vetrosi), attualmente dismesse.

Amministrazione e centri abitati[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Ponza forma con Zannone (disabitata), Palmarola (abitata solo nel periodo estivo) e Gavi (abitata da poche persone nei periodi estivi) il Comune di Ponza (9,87 km² con 3107 abitanti).

Principale luogo e sede comunale è la cittadina di Ponza, posta nella parte centro-meridionale, sulla costa orientale. Vicine al centro di Ponza sorgono Guarini, Giancos, I Conti e Santa Maria, mentre a nord si trovano le località di Campo Inglese e di Le Forna.

Cala Feola.

Economia e collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il settore trainante dell'economia locale è ovviamente il turismo balneare. Ogni anno, specialmente d'estate, giungono sull'isola migliaia di bagnanti e appassionati di immersioni subacquee. Anche per questo i centri abitati sono disseminati di stabilimenti balneari, hotel, ristoranti e locali notturni, oltre che di diving center.

Parte degli abitanti si dedica inoltre alla pesca e, in misura minore, alla coltivazione della vite, anche se le attività agricole si sono molto ridotte dopo lo sviluppo del turismo.

Dotata di un sistema viario interno, l'isola è raggiungibile dalla terraferma grazie ai traghetti che collegano il porto di Ponza con Anzio, San Felice Circeo, Formia, Terracina e Napoli.

Subacquea[modifica | modifica wikitesto]

Il mare in prossimità di Punta del Papa.

Per via delle coste frastagliate, di origine vulcanica, che offrono un ambiente subacqueo estremamente vario,[3] Ponza è visitata ogni anno da un gran numero di sub.

Vari i punti di interesse conosciuti:

  • "Le Formiche", un gruppo di scogli affioranti, considerati[3] l'immersione più interessante dell'isola per via dei canaloni a 30 metri di profondità che si affacciano su un gradone che digrada fino a oltre 50 metri, dove la gorgonia rossa è visitata da murene e cernie;
  • "Punta della Guardia", franata ricca di saraghi e cernie da un lato e parete dall'altro lato, fino a 42 metri di profondità;
  • la "Secca di Mezzogiorno", che sale dal fondo marino a circa un miglio da Palmarola da 80 a 40 metri, ricoperta[3] di gorgonie rosse e abitata da aragoste, cernie e murene;
  • lo "Scoglio della Botte", a otto miglia dall'isola, con due grotte situate a 36 e 27 metri di profondità.[4] Qui fanno da padroni i gamberi Plesionika narval, abbondantissimi all'interno;
  • "Punta del Papa", rinomata per le gorgonie, una parete fino ai 36 metri di profondità[4] ricca di spaccature.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri IX, 27.
  2. ^ G. Amendola,Un'isola, 1979, Rizzoli Editore
  3. ^ a b c Ponza, «Mondo Sommerso», 2007, 03, 148-149.
  4. ^ a b Carlo Ravenna. Un esercito di gamberi, «Sub», 2007, 03, 100-103.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Conrad Haller (l'ultramontain), Tableau topographique et historique des isles d'Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et de Nisida, du Cap de Misène et du Mont Pausilipe, Naples, Porcelli, 1822, pp. 185-203. Versione italiana: Topografia e storia delle isole di Ischia, Ponza, Ventotene, Procida, Nisida e di Capo Miseno e del Monte Posillipo, traduzione di Antonio Tommaselli, Napoli, Grimaldi, 2005.
  • Luigi Maria Dies, Ponza, perla di Roma. Guida storico-turistica dell'isola di Ponza nel Tirreno, presentazione del prof. Amedeo Maiuri, Roma, Atena, 1950.
  • Orseolo Fasolo, Case in grotta di Ponza e loro probabile origine gitana. Case per l'acqua in un paese senza acqua, in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, LI, 1962, pp. 14-24.
  • Maarten J. Vermaseren, The Mithraeum at Ponza (Mithriaca, II), Leiden, Brill, 1974.
  • Giuliano Sacchi, Carla Sacchi Bresciani, Appunti per una proposta di ristrutturazione urbanistica dell'Arcipelago Ponziano: Ponza, Palmarola, Zannone, Roma, Mazzini, 1976.
  • Silverio Corvisieri, All'isola di Ponza: regno borbonico e Italia nella storia di un’isola (1734-1984), Roma, Il Mare, 1985.
  • Leonardo Lombardi, Ponza. Impianti idraulici romani, Roma, Palombi, 1996.
  • Raffaele Lemme, Marcella Morlacchi, Ponza: l'immagine di un'isola. Architettura, colore, arredo, Roma, Gangemi, 2005.

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