Isola di Santo Stefano
| Santo Stefano | |
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L'isola di Santo Stefano vista da Ventotene. Sulla sinistra si nota il carcere.
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| Localizzazione | |
| Localizzazione | Mar Tirreno |
| Coordinate | 40°47′22″N 13°27′15″E / 40.78944°N 13.45417°ECoordinate: 40°47′22″N 13°27′15″E / 40.78944°N 13.45417°E |
| Geografia fisica | |
| Arcipelago | Isole Ponziane |
| Superficie | 0,27 km² |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Demografia | |
| Abitanti | 0 |
| Densità | 0 ab./km² |
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Santo Stefano è una piccola isola del Mar Tirreno situata al largo della costa fra Lazio e Campania, e fa geograficamente parte delle Isole ponziane. Come il resto dell'arcipelago, l'isola ha origine vulcanica ed ha una forma circolare di meno di 500 metri di diametro, con un'estensione di circa 27 ettari. Nel periodo romano l'isola aveva diversi nomi, tra cui Partenope, Palmosa, Dommo Stephane e Borca e fu scarsamente abitata. Le scogliere ripide, infatti, hanno sempre reso difficile l'approdo, possibile solo in 4 punti, da scegliere a seconda dei venti.
Al momento l'isola è disabitata e di proprietà privata. Si trova a circa 2 chilometri ad est di Ventotene, dal cui comune dipende amministrativamente. L'unico edificio presente su di essa è un carcere (edificio circolare) con 99 celle fatto costruire nel periodo borbonico (circa 1794–95) da Ferdinando IV ed in uso fino al 1965.
Indice |
[modifica] Il carcere
| Per approfondire, vedi la voce Repubblica di Santo Stefano. |
Nel ottobre del 1860, una violenta rivolta, resa possibile dall'abbandono dell'isola da parte delle truppe borboniche accorse a Gaeta sottoposta all'assedio che avrebbe sancito la fine del Regno delle Due Sicilie, sfociò nella autoproclamazione della Repubblica di Santo Stefano da parte dei detenuti camorristi più noti. La comunità si diede uno statuto e si mantenne in vita autonomamente fino al gennaio del 1861, quando un contingente della Regia Marina sbarcò sull'isola e ripristinò l'ordine e la detenzione dei reclusi.
I detenuti più celebri del penitenziario degli anni successivi furono Luigi Settembrini, l'anarchico Gaetano Bresci, lo scrittore Giuseppe Buttà, il brigante Carmine Crocco e, durante il ventennio fascista, il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Sante Pollastri, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi. Proprio a questi ultimi due si deve la redazione del cosiddetto Manifesto di Ventotene che, nel 1941, in pieno conflitto mondiale chiedeva l'Unione dei paesi europei, e costituirà, negli anni successivi, il riferimento ideale cui guarderanno in molti per il processo di integrazione continentale.
Nel 1981, su iniziativa dell'allora ministro della Difesa Lelio Lagorio, sopra il portone di accesso alla fortezza, è stata apposta una grande lapide in marmo candido del Monte Altissimo (Alpi Apuane) per ricordare i patrioti dell'Ottocento e i prigionieri dell'epoca fascista. Alla difficoltosa applicazione della lapide hanno provveduto mezzi militari di terra, mare e cielo delle forze armate italiane.
All'interno del penitenziario è stato girato il film L'urlo di Tinto Brass, ed alcune sequenze di Ostia di Sergio Citti e Sul Mare di Alessandro D'Alatri.
[modifica] Immagini
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- Vittorio Paliotti. La repubblica di Santo Stefano in Storia della camorra . 1a ed. Roma, Newton & Compton, 1993. pp. 127-131. 8879832875.
[modifica] Collegamenti esterni
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