Monodon monoceros

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Narvalo
Narwhalsk.jpg

Narwhal size.svg
Monodon monoceros

Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Cetacea
Famiglia Monodontidae
Genere Monodon
Specie M. monoceros
Nomenclatura binomiale
Monodon monoceros
(Linnaeus, 1758)
Areale

Cetacea range map Narwhal.png

Il narvàlo (Monodon monoceros) è un cetaceo appartenente alla famiglia dei monodontidi o delfinatteri. Molto simile al beluga, presenta tuttavia la peculiarità di avere un dente, simile ad una vite, con avvolgimento da destra verso sinistra, nella forma tipica che ha dato origine al mitico unicorno. Gli adulti di ambo i sessi presentano un solo paio di denti nella mascella superiore. Solitamente nel maschio un dente fuoriesce dal labbro superiore per formare una zanna della lunghezza di 2,4-2,7 m. Dato però l'enorme sviluppo dell'unico dente, anche il cranio è asimmetrico. Inoltre molto raramente i due denti si sviluppano in misura tale da costituire altrettante zanne e, ancora, in rari casi, si ha la loro presenza in esemplari di sesso femminile.

I narvali raggiungono in genere la lunghezza di circa 4-5 m, esclusa la zanna. La testa è arrotondata, e la pinna dorsale è di circa 4-5 cm e si estende lungo il dorso per 60-90 cm. Le pinne natatorie infine sono piccole e rotonde. I narvali adulti sono per lo più di un bianco-grigiastro con macchie nerastre sul dorso. I giovani invece sono in genere più scuri, mentre gli esemplari più anziani possono assumere talvolta un colore quasi bianco.

È raro che i narvali si allontanino dal Mare Artico. Sono stati avvistati a breve distanza dal Polo Nord ed il limite meridionale della loro area di diffusione si aggira intorno al 70° Nord, grosso modo al livello del Capo Nord, in Norvegia, e dal Punto di Barrow, nell'Alaska. I narvali, tuttavia, si spostano di tanto in tanto verso sud; se ne sono talvolta arenati sulle coste della Gran Bretagna e dell'Olanda.

Abitudini di vita[modifica | modifica sorgente]

Un cranio di narvalo con una doppia zanna. Le doppie zanne sono una caratteristica rara nel narvalo. (Museo Zoologico di Amburgo)

I narvali sono abbastanza comuni, in quanto sono sopravvissuti al generale sterminio delle balene per l'impossibilità di accedere alla regione artica. Generalmente vivono in piccoli gruppi, a volte fino a 50 unità, ma questi si possono ancora associare per dare origine, qua e là, a dei numerosissimi gruppi, di diverse migliaia di unità. Questi, a loro volta, possono essere misti o divisi per sesso. I narvali sono in grado di nuotare abbastanza rapidamente e, quando vengono alla superficie, respirano emettendo un fischio acuto, e quindi restano immobili sul pelo dell'acqua per alcuni minuti prima di rituffarsi.

D'estate i narvali si spostano verso le baie e risalgono talvolta i fiumi. Uno di essi è stato trovato perfino a 1000 km circa dalla foce del fiume Yukon. Talvolta, però, restano intrappolati nelle baie costituite dal ghiaccio che progressivamente ricopre l'intera insenatura. I narvali allora cercano di aprire dei grossi fori per poter respirare e, quando rimangono catturati in gruppo, forniscono agli eschimesi l'opportunità di poter disporre di carne e di grasso per tutto l'inverno, perché le «sacssat», come gli eschimesi chiamano queste «celle», possono contenere fino a 1000 narvali ciascuna.

I narvali in genere si nutrono essenzialmente di seppie, di calamari e di crostacei. Non hanno però denti funzionali, per cui afferrano la preda con le solide estremità delle possenti mandibole e la ingoiano intera.

Così come per molte altre balene, si sa pochissimo sulle abitudini riproduttive dei narvali; i dati che appena si conoscono è possibile ottenerli solo quando le balene sono tenute in cattività negli «oceanari». Comunque la femmina partorisce uno o due piccoli, che misurano alla nascita 1,5 m. Si è detto che la coda del piccolo esce dal corpo della madre quattro-sei settimane prima della nascita, per cui può subito nuotare. Anche se si tratta di una leggenda della Groenlandia, questo accenno è stato fatto anche nei libri di testo, ma per dimostrarne la veridicità occorrerebbero osservazioni più ravvicinate ed approfondite, che fino ad oggi sono state molto limitate.

La caccia[modifica | modifica sorgente]

Narvali con la testa fuori dall'acqua.

I narvali sono predati normalmente dalle orche o dagli orsi polari e, secondo alcuni racconti, anche il tricheco è capace di ucciderne uno. Gli eschimesi e le altre popolazioni che vivono nei pressi del Mare Artico catturano i narvali, con gli arpioni o le reti, per la loro carne, il grasso, la pelle e le zanne. La pelle, chiamata «nuktuk» in eschimese, è pregiata per farne cinghie, in quanto resta elastica sia da bagnata che da gelata; inoltre, la si mangia anche cruda per il suo contenuto di vitamina C, della quale la normale dieta degli eschimesi è piuttosto carente.

La zanna[modifica | modifica sorgente]

Sono state avanzate numerose ipotesi circa l'uso della zanna del narvalo. Si è ritenuto che potesse essere usata come arma per attaccare altri narvali, o persino imbarcazioni, oppure per creare dei fori di respirazione nel ghiaccio, o, ancora, per arpionare il cibo. Queste due ultime ipotesi possono essere confutate facilmente poiché, se la zanna fosse adibita a tale scopo, anche le femmine dovrebbero possederle. Inoltre, è piuttosto improbabile che la zanna rappresenti un'arma, perché i narvali non sono affatto aggressivi. È più probabile che si tratti semplicemente di una peculiarità legata al sesso, tipica dei maschi, come le corna di un cervo o i lobi carnosi del becco di un gallo. Gli studiosi non sono riusciti ancora a dare una risposta definitiva a questo quesito in mancanza di studi approfonditi al riguardo.

Le zanne del narvalo furono portate in Europa dai Vichinghi o da altre popolazioni siberiane. Alcuni storici credono che la ricchezza dell'Islanda in epoca vichinga fosse dovuta proprio al commercio di questo pregiato prodotto, richiesto in tutta Europa (nella Basilica di San Marco a Venezia, per esempio, si conservano tre zanne di narvalo)[1]. A quel tempo le zanne di narvalo erano commercializzate come avorio pregiato e famose per la presunta capacità di neutralizzare i veleni. Nel Medioevo, infatti, un bicchiere di zanna di narvalo era ritenuto un buon investimento per chiunque avesse molti nemici. Non è poi sorprendente che il corno attorcigliato si allacciasse alla leggenda dell'unicorno: probabilmente la storia fu narrata da commercianti che conoscevano l'origine delle zanne e solo verso la metà del XVII secolo fu identificato come appartenente al narvalo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ H. Guðmundsson, Um haf innan. Vestrænir menn og Íslensk menning á miðöldum (trad. it.: “Intorno al mare interno. Gli uomini dell’ovest e la cultura islandese nel medioevo”), Reykjavík, Háskólaútgáfan, 1997

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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