Megaptera novaeangliae

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Megattera
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Humpback whale size.svg
Megaptera novaeangliae

Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Ordine Cetacea
Sottordine Mysticeti
Famiglia Balaenopteridae
Genere Megaptera
Gray, 1846
Specie M. novaeangliae
Nomenclatura binomiale
Megaptera novaeangliae
(Borowski, 1781)
Areale

Cetacea range map Humpback Whale.png

La megattera (Megaptera novaeangliae, Borowski 1781) è un cetaceo misticeto della famiglia Balaenopteridae.

Il nome Megaptera deriva dal greco μέγα πτερόν (méga pterón, grande ala), in riferimento alle grandi pinne pettorali, che possono raggiungere una lunghezza pari a circa un terzo di quella del corpo e che sono le più lunghe di tutti i cetacei.[2]

Possono raggiungere dimensioni che vanno dai 12 ai 16 m, sebbene esemplari più lunghi di 15 m siano piuttosto rari e possono pesare fino a 30 000 kg.[2]

Sono capaci di compiere delle acrobazie, come il breaching, il lobtailing e il flipperslapping.

I maschi producono un complesso canto che può durare da 10 a 20 minuti e che viene ripetuto per diverse ore. Quale sia lo scopo di tale canto non è ancora molto chiaro, sebbene si suppone che possa svolgere un ruolo nell'accoppiamento.[3]

Vivono in quasi tutti i mari e gli oceani del mondo e compiono delle lunghe migrazioni per spostarsi dalla zona in cui si cibano, nelle regioni polari, a quelle in cui si accoppiano e partoriscono, nelle acque subtropicali o tropicali. Si cibano principalmente di krill e piccoli pesci, che cacciano con tecniche particolari come il bubble feeding.

Come altri grandi cetacei, le megattere sono state oggetto di caccia da parte dell'industria baleniera. Si ritiene che a causa delle eccessive uccisioni compiute prima del 1966, l'attuale popolazione delle megattere sia stata ridotta di circa il 90%.[4] Oltre alla caccia, minacce per la sopravvivenza di questa specie derivano dalle collisioni con le navi, dall'inquinamento del mare e da quello acustico.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Le megattere appartengono alla famiglia Balaenopteridae, che si pensa si sia separata dalle altre famiglie dei Mysticeti all'incirca alla metà del Miocene[5].

Sebbene chiaramente correlata alle altre grandi balenottere, la megattera è stata l'unica specie del suo genere fin dagli studi di Grey del 1846. Più di recente, analisi di sequenziamento del DNA mitocondriale hanno indicato che le megattere sono più strettamente imparentate con Eschrichtius robustus, unico rappresentante della famiglia Eschrichtiidae, e con la balenottera comune (Balaenoptera physalus) piuttosto che con altre balenottere come la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata)[6][7]. Se ulteriori analisi confermeranno queste relazioni, sarà necessario riclassificare la famiglia Balaenopteridae.

La megattera è stata identificata come baleine de la Nouvelle Angleterr da Mathurin Jacques Brisson nel suo Regnum Animale del 1756. Nel 1781, Georg Heinrich Borowski descrisse la specie, convertendo il nome dato da Brisson al suo equivalente latino Balaena novaeangliae. All'inizio del XIX secolo Lacépède spostò la megattera dalla famiglia Balaenidae rinominandola Balaenoptera jubartes. Nel 1846, John Edward Gray creò il genere Megaptera, classificando la megattera come Megaptera longipinna, ma nel 1932, Remington Kellogg riportò l'epiteto specifico a novaeangliae, latinizzazione di quello utilizzato da Brisson[8]. Il nome generico Megaptera deriva dal greco méga-/μέγα- "grande" e pterón/πτερόν "ala", in riferimento alle loro grandi pinne pettorali; l'epiteto specifico si riferisce probabilmente ai frequenti avvistamenti di megattere al largo della costa del New England (Nuova Inghilterra) che avvenivano ai tempi di Brisson.[8]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le megattere possono essere facilmente identificate per il loro corpo tozzo e per l'evidente gobba presente sul dorso e su cui si trova la pinna dorsale, che è piccola e può assumere forme diverse[9]. Il dorso è di colore nero, mentre le pinne pettorali, i fianchi, il ventre e la pinna caudale possono presentare delle chiazze bianche e cicatrici bianche o nere. Le chiazze presenti sulle pinne pettorali e sulla pinna caudale possono variare da esemplare a esemplare e sono quindi utilizzate dai ricercatori per l'identificazione[10]. La testa e le pinne pettorali presentano delle piccole gibbosità o tubercoli che portano dei follicoli piliferi con funzione sensoriale. Anche la distribuzione dei tubercoli è caratteristica di ogni esemplare e sono più abbondanti sulle labbra e sul mento.

Le pinne pettorali possono raggiungere una lunghezza pari ad un terzo della lunghezza del corpo e sono le più lunghe di tutti i cetacei. Si pensa che l'eccezionale lunghezza di queste pinne conferisca alle megattere una maggiore abilità nel nuoto subacqueo rispetto ai cetacei con pinne proporzionalmente più piccole[11].

Su entrambi i lati della mascella sono presenti da 270 a 400 fanoni di colore scuro che hanno una lunghezza media di 70 cm[10].

Nella regione ventrale si trovano da 14 a 35 solchi golari[10], delle pieghe cutanee che vanno dalla mandibola all'ombelico e che, essendo molto elastiche, consentono all'animale di aumentare il volume di acqua che può essere contenuto all'interno della bocca e filtrato dai fanoni.

Il soffio può raggiungere i 3 m di altezza e può avere forme differenti: in alcuni esemplari è colonnare, mentre in altri può essere a forma di V[12].

La lunghezza del corpo varia dagli 11 ai 17 m e le femmine generalmente sono più lunghe dei maschi. I piccoli alla nascita sono lunghi circa 4 metri. Gli adulti possono pesare fino a 40 000 kg, mentre alla nascita possono raggiungere i 680 kg[12].

Migrazioni estive ed invernali[modifica | modifica sorgente]

Le megattere si possono trovare in tutti gli oceani, ma sono balene tipicamente costiere, che spesso si avvicinano molto alla costa fino a spingersi in piccole baie ed estuari. Ciò nonostante raramente si arenano sulle coste e contrastano, per questo, fortemente con le pseudorche. Esse migrano ogni estate verso le acque polari per nutrirsi e, quindi, tornano ai mari tropicali in inverno, allorché sono nati i piccoli e si svolge nuovamente l'accoppiamento. Sebbene vi siano popolazioni diverse, sia nell'Artico che nell'Antartico, possono avvenire degli scambi tra i due gruppi quando si muovono entrambi verso l'Equatore.

Le megattere, che a volte sono state avvistate anche al largo delle coste britanniche, trascorrono l'estate nutrendosi, con i loro piccoli, a nord e ad est della Norvegia. In febbraio e in marzo si muovono verso occidente e quindi a sud, fino alle coste dell'Africa settentrionale, dove viene partorita un'altra generazione. In aprile e in maggio si ha un altro accoppiamento. Dopo di ciò le balenottere migrano nuovamente verso nord, superando le Ebridi Esterne e le Faroer e, infine, raggiungono la Norvegia settentrionale verso luglio ed agosto. I balenieri delle Ebridi, circa 90 anni fa, riuscivano a catturare qualche megattera, ma oggi riescono difficilmente a vederle e nessuna si è arenata sulle coste nordeuropee da ormai lungo tempo. Nel 1866 una megattera venne avvistata a Firth of Tay in Scozia, quasi ogni giorno per circa sei settimane. Venne infine arpionata e, successivamente, sir John Struthers ne fece una descrizione anatomica molto particolareggiata.

Si sono studiate particolarmente anche le migrazioni delle balenottere meridionali e si è scoperto che esse seguono gli stessi schemi di quelle settentrionali. Le megattere passano l'estate nei mari antartici cibandosi dell'abbondante krill di quelle acque. All'avvicinarsi dell'inverno esse si spostano gradualmente verso nord. Le prime ad andare a nord sono le femmine, che hanno appena finito di svezzare i loro piccoli; questi tuttavia le seguono. Vengono quindi gli individui non ancora maturi, poi le femmine adulte ed infine le femmine gravide. Tutti raggiungono, quindi, le calde acque equatoriali, dove le femmine gravide partoriscono e poi si accoppiano nuovamente. Nella migrazione di ritorno le femmine gravide partono per prime; sono poi seguite dagli individui non ancora adulti; vengono infine le femmine adulte con i loro piccoli nati da poco. Per l'epoca in cui le acque ricche di nutrimento dell'Antartide sono state raggiunte, i vari gruppi si sono anche riuniti e rimangono così fino al momento di ripartire verso nord.

Il krill: loro cibo principale[modifica | modifica sorgente]

Bubble Net Feeding 2.jpg

Il cibo delle megattere consiste in krill, ma, a volte, esse mangiano anche dei piccoli pesci e si ha notizia di una di esse nel cui stomaco vennero trovati persino sei cormorani più un settimo nella gola. Questi vennero probabilmente ingoiati accidentalmente, allorché la balenottera si stava cibando dello stesso banco di krill nei cui pressi si trovavano i cormorani. A volte nel loro stomaco sono stati rinvenuti anche dei merluzzi. Quando però le megattere si trovano in acque tropicali, non si cibano quasi mai. Esse si alimentano quasi unicamente in inverno nelle acque più fredde e le loro riserve di grasso vengono accumulate in maniera da bastare per tutto l'anno.

Leviatani amorosi[modifica | modifica sorgente]

Le megattere sono ben note per le loro stramberie amorose. Esse si girano e rigirano più volte su sé stesse nell'acqua battendo la superficie o schiaffeggiandosi reciprocamente con le loro grandi pinne. Tutto ciò genera un forte moto ondoso il cui rumore è percepibile anche a parecchi chilometri di distanza. A volte fuoriescono anche completamente dall'acqua, ma si ritiene che ricorrano a questo mezzo solo per liberarsi dai cirripedi che si attaccano al loro corpo.

Uccise sulla costa[modifica | modifica sorgente]

Come avviene per molte altre specie di balene, il peggior nemico delle megattere è l'uomo, seguito dall'orca. Le megattere, per la loro abitudine di seguire la costa e, a causa delle loro rotte migratorie fisse, costituiscono una facile preda per l'uomo e, allorché viene iniziata la caccia alla balena, è quasi sempre una megattera ad essere uccisa per prima.

La molestia dei balani[modifica | modifica sorgente]

Le megattere sono di solito fortemente infestate da balani e da pidocchi delle balene; uno dei balani Coronula viene di solito trovato in associazione con i tubercoli della testa e delle pinne. È stato più volte notato che queste balenottere quando viaggiavano lungo le coste dell'Africa meridionale verso il nord erano fortemente infestate, mentre quelle che ritornavano dalle acque tropicali verso il sud, lo erano molto meno. Si è ritenuto pertanto che nella zona in cui il fiume Congo si getta in mare, le megattere si avvicinassero molto sotto costa, in acque perciò molto meno salate nelle quali i balani o morivano o comunque si staccavano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Reilly, S.B. et alii, 2008, Megaptera novaeangliae in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b R. Nowak, 2003 , op. cit., pag. 207
  3. ^ American Cetacean Society, Megaptera novaeangliae in Cetacean Fact Sheets. URL consultato il 2 aprile 2009.
  4. ^ Update COSEWIC Status Report , op. cit., pag. 8
  5. ^ Annalisa Berta, 2006 , op. cit., pag. 66
  6. ^ Takeshi Sasaki, et al, Mitochondrial Phylogenetics and Evolution of Mysticete Whales in Systematic Biology, vol. 54, n. 1, 2005, pp. 77-90. DOI:10.1080/10635150590905939, ISSN: 1076-836X.
  7. ^ U. Arnason, et al, Cetacean mitochondrial DNA control region: sequences of all extant baleen whales and two sperm whale species in Molecular Biology and Evolution, vol. 10, n. 5, pp. 960-970. ISSN: 1537-1719. URL consultato il 2 aprile 2009.
  8. ^ a b Stephen Martin, The whales' journey, Allen & Unwin, 2001, p. 251. ISBN 1-86508-232-5.
  9. ^ Thomas A. Jefferson, 2008 , op. cit., pag. 66
  10. ^ a b c Humpback whale recovery team , op. cit., pag. 4
  11. ^ R.K. Edel, Winn, H.E., Observations on underwater locomotion and flipper movement of the humpback whale Megaptera novaeangliae in Marine Biology, vol. 48, n. 3, 1978, pp. 279-287. DOI:10.1007/BF00397155, ISSN: 1432-1793.
  12. ^ a b Thomas A. Jefferson, 2008 , op. cit., pag. 67

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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