Lingua romanza d'Africa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lingua romanza d'Africa
Parlato in Nordafrica
Periodo parlata fino XVII secolo (?)
Classifica estinta
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Lingua africana romanza

La lingua romanza d'Africa è una lingua romanza estinta. Poco si conosce di questo idioma, parlato probabilmente nel medioevo in Nordafrica e forse fino al XVII secolo, la cui stessa esistenza è per alcuni studiosi dubbia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dove in nero viene evidenziata la "Romania submersa", ossia le regioni dell'Impero Romano dove il neolatino è scomparso dopo alcuni secoli, mostrando anche l'area nordafricana

Con tutta probabilità, il latino, introdotto in Nordafrica a partire dalle guerre puniche, continuò ad essere parlato per diversi secoli anche dopo l'invasione araba del VII secolo e giunse quindi ad evolversi, come in tutto il resto della Romània, in una vera e propria lingua neolatina (o, com'è più probabile, in diverse lingue neolatine a seconda dei luoghi). Oggigiorno questa lingua non è più parlata, essendo stata soppiantata dal berbero e dall'arabo.[1]

Numerosi sono gli elementi che fanno ritenere che il Nordafrica abbia continuato ad ospitare comunità di religione cristiana e di lingua, verosimilmente, romanza, almeno fino all'XI-XII secolo. Ma la testimonianza più importante è quella del geografo nordafricano Idrisi (XIII secolo), il quale scrive che gli abitanti di Gafsa (nel sud della Tunisia) si servivano di una lingua particolare, da lui detta al-latini al-afriqi "il (neo) latino d'Africa" (a quel tempo il termine arabo latini si riferiva sia al latino sia, spesso, alle lingue romanze). Alcuni studiosi come Virginie Prevost arrivano ad affermare che la lingua romanza d'Africa ed il cristianesimo probabilmente sono sopravvissuti nella Tunisia meridionale fino al Settecento[2]

Sulla base di questa e molte altre considerazioni, l'arabista polacco T. Lewicki (1958) ha cercato di ricostruire qualche tratto di questa lingua sulla base di 85 lemmi ricavati perlopiù da toponimi e antroponimi nordafricani rilevati in fonti medievali. E, dopo di lui, diversi altri autori si sono cimentati nell'impresa di ricercare almeno qualche tratto di questa lingua estinta.

Va detto che la presenza in Nordafrica di latino, lingue neolatine ed anche della lingua franca (con lessico a base romanza) rende molto difficile discernere l'origine precisa di questo o quel prestito in berbero o arabo.

In genere, si considerano termini di origine romanza d'Africa:

  • i prestiti che terminano in -u (per es. berbero abekkadu "peccato") e non in -us (come berbero asnus "(giovane) asino")
  • i termini con un aspetto fonetico o morfologico che non è già più latino ma che è diverso da quello di italiano, francese o spagnolo (per esempio berb. agursel "fungo", che suppone una base *AGARICELLUS)

Gli studi sulla lingua romanza d'Africa sono difficili e, spesso, altamente congetturali. Un'ulteriore difficoltà deriva dal fatto che, data la vastità del territorio nordafricano, è assai probabile che non si sia sviluppata una sola varietà di questa lingua ma che vi fossero diverse lingue romanze d'Africa, così come sono molteplici le lingue romanze in Europa.[3]

L'esistenza di "doppioni" tra i prestiti romanzi in Nordafrica permette in molti casi di supporre che essi provengano o da lingue romanze diverse o che risalgano ad epoche diverse. Si vedano ad esempio:

  • berbero del Marocco centrale ayugu "bue da lavoro", cabilo tayuga "coppia di buoi" (< lat. iugum)
    • ma anche: cabilo azaglu "giogo" (< lat. iugulum)
  • cabilo aguglu "cagliata fresca"
    • ma anche: cabilo kkal "cagliare", ikkil "latte cagliato" (entrambe le forma < lat. coagulari, coagulum)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vermondo Brugnatelli, "I prestiti latini in berbero: un bilancio". pag.325-332
  2. ^ Les dernières communautés chrétiennes autochtones d’Afrique du Nord (in francese)
  3. ^ Franco Fanciullo, "Un capitolo della Romania submersa: il latino africano" 162-187 pp.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vermondo Brugnatelli, "I prestiti latini in berbero: un bilancio", in: M. Lamberti, L. Tonelli (a cura di), Afroasiatica Tergestina. Papers from the 9th Italian Meeting of Afro-Asiatic (Hamito-Semitic) Linguistics, Trieste, April 23-24, 1998, Padova, Unipress, 1999, pp. 325-332 (qui una versione online)
  • Franco Fanciullo, "Un capitolo della Romania submersa: il latino africano", in: D. Kremer (ed.), Actes du XVIIIe Congrès International de Linguistique et de Philologie Romane - Universitè de Trèves (Trier) 1986, tome I, Tübingen, Niemeyer, 1992,162-187 pp.
  • Tadeusz Lewicki, "Une langue romane oubliée de l'Afrique du Nord. Observations d'un arabisant", Rocznik Orient. XVII (1958), pp. 415-480
  • Hugo Schuchardt, Die romanischen Lehnwörter im Berberischen, Wien 1918 (82 pp.)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]