La lunga notte del '43

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La lunga notte del '43
Lunganotte43-1960-eccidio.jpg
Le vittime dell'eccidio del 15 dicembre 1943, in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1960
Durata 106 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Florestano Vancini
Soggetto Giorgio Bassani (racconto Una notte del '43)
Sceneggiatura Ennio De Concini, Pier Paolo Pasolini e Florestano Vancini
Produttore Antonio Cervi e Alessandro Jacovoni
Casa di produzione Ajace Film, Euro International Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Carlo Di Palma
Montaggio Nino Baragli
Effetti speciali Esplovit di G. Stacchini
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Pier Luigi Pizzi
Trucco Tea Boggiato
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

La lunga notte del '43 è un film del 1960 diretto dal regista esordiente Florestano Vancini, liberamente tratto dal racconto Una notte del '43 della raccolta Cinque storie ferraresi, libro con il quale Giorgio Bassani vinse il Premio Strega nel 1956.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In una Ferrara avvolta in un clima freddo, reso ancor più tetro dal fantasma di una guerra ormai persa, nel novembre del 1943 dalla finestra della sua abitazione, il dottor Pino Barilari, titolare dell'omonima farmacia sottostante, presso la quale ha per anni lavorato prima che una malattia venerea lo consumasse riducendolo all'invalidità, scruta la monotona vita cittadina facendosi beffa di chiunque passi sotto il suo sguardo.

Franco Villani (Gabriele Ferzetti) e Anna Barilari (Belinda Lee).

La bella e giovane Anna, moglie di Barilari, incontra per caso Franco, suo spasimante prima dell'infelice matrimonio che la costringe ad una vita da reclusa. La fiamma tra i due si riaccende e Franco, scappato dopo l'8 settembre e costantemente a rischio di cadere nelle maglie del rastrellamento, pare sinceramente interessato alla conturbante signora Barilari.

Sul corso principale di Ferrara, sotto gli occhi vigili di Barilari, si consuma una tragedia: l'inquietante e diabolico Carlo Aretusi, detto "Sciagura", ambisce a sostituire il federale fascista di Ferrara, Console Bolognesi, da lui ritenuto un imbelle burocrate. Attraverso un'imboscata ordita da Aretusi e portata a termine dal fido Vincenzi, Bolognesi viene eliminato.

Subito a Ferrara accorrono le squadre fasciste da altre città, inviate direttamente da Verona, dove si sta svolgendo il congresso costitutivo del Partito Fascista Repubblicano. Su indicazione di Aretusi vengono arrestati, come capri espiatori, alcuni antifascisti ferraresi e tra questi l'avvocato Villani, padre di Franco.

Gli antifascisti vengono fucilati nella notte resa fredda e deserta dal clima rigido, il coprifuoco ed il terrore, proprio davanti al muretto del Castello Estense e sotto gli occhi di Barilari, sveglio e davanti alla sua finestra, che assiste impotente prima al massacro e poi al ritorno di Anna, reduce da una notte passata con Franco.

Anna, consapevole che Barilari ha visto tutto, gli chiede di denunciare l'accaduto gridandogli in faccia il suo disprezzo e la sua felicità ritrovata nella nuova relazione; fugge poi da Franco per raccontargli che esiste un testimone dell'assassinio di suo padre ma Franco prima la tratta con freddezza poi, davanti alla prospettiva di conoscere la verità, la scaccia.

Carlo Aretusi (Gino Cervi) e Pino Barilari (Enrico Maria Salerno).

Anna torna a casa sconvolta, giusto in tempo per scorgere che Aretusi ha fatto visita a suo marito. L'intento di "Sciagura" è di sapere se Barilari ha visto l'accaduto ma, forse per proteggere la moglie, l'ex farmacista nega. Anna, inconsapevole del drammatico colloquio fra i due, nota solo un cenno che Aretusi fa dalla strada a Barilari e, ritenendolo uno squallido gesto d'intesa, rifiuta di salire e cambia direzione. Solamente il farmacista che lavora con lei, e che da sempre ne è segretamente innamorato, tenta di dissuaderla dall'abbandonare la sua casa ma inutilmente e la bella signora Barilari se ne va per sempre sentendosi delusa da tutti e sconfitta.

Anni dopo Franco, fuggito e poi sposatosi all'estero, torna a Ferrara e, preso atto della morte di Barilari sin da prima della fine della guerra, cerca invano Anna della quale nessuno sa più nulla. Incontra casualmente Aretusi proprio di fronte alla lapide che ricorda il sacrificio di suo padre e, davanti ai modi gentili dell'ex gerarca, risponde con altrettanta gentilezza stringendogli la mano. Quando la moglie gli chiede chi fosse quell'anziano, Franco risponde che era un capo del fascio locale ma che riteneva "...non avesse mai fatto nulla di male".

Franco continua a scegliere quindi di non sapere, rimanendo indifferente anche di fronte alla sua tragedia familiare e fugge, ancora una volta e forse per sempre, da Ferrara.

Giudizio della critica[modifica | modifica sorgente]

"Esordienti così preparati non possono che fare del bene al nostro cinema (...) La materia qui è rovente, ma il tratto asciutto e calcolatissimo (...) Quando non avesse altro, il film costituirebbe una salutare lezione di memoria per quanti (...) non vogliono darsi il disturbo di ricordare. Un finale amaro suggella bene il forte film."[1]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Commento[modifica | modifica sorgente]

Opera prima di Vancini che risente della sua formazione neorealista intrisa però di quell'intimismo che verrà definito francese e che caratterizzerà il regista ferrarese, procurandogli accuse di riflusso che esploderanno anni dopo in quello che egli considererà il suo film più importante: Le stagioni del nostro amore. La lunga notte del '43 anticiperà anche il filone dei film denuncia/inchiesta degli anni '60 e '70 di cui lo stesso Vancini sarà protagonista con La banda Casaroli, La violenza: Quinto potere, Il delitto Matteotti, Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato e con il televisivo La Piovra 2.

Particolarità[modifica | modifica sorgente]

A causa della delicatezza della vicenda narrata, tratta da un fatto vero (l'eccidio del novembre del 1943 di una decina di antifascisti ferraresi davanti al muretto del castello), Vancini incontrò non poche difficoltà a realizzare il film: i produttori avrebbero preferito che la rappresaglia venisse attribuita ai nazisti anziché ai fascisti ma Vancini tenne duro ed il film fu un grande successo.

Già nel racconto di Bassani, cui il film si ispira, la data dell'eccidio è posticipata di un mese (15 dicembre) rispetto ai fatti realmente accaduti.

Il film, per la trama ed alcune sequenze vagamente erotiche che all'epoca erano ritenute scabrose, fu vietato ai minori di 16 anni. I partiti e le associazioni di sinistra e antifasciste, unitamente allo stesso Vancini, insorsero nei confronti di tale divieto, ritenendolo il frutto di una volontà puramente censoria nei confronti dei contenuti antifascisti e accusatorii del film, viste anche le traversie che il medesimo aveva subìto nella sua produzione.

Il film fu girato prevalentemente in studio a Roma dove venne ricostruito integralmente il castello estense e l'allora corso Roma. Gli altri esterni vennero girati a Ferrara. Nel corso del film, il ferrarese Vancini (che riuscì a ricreare un clima cittadino ed un pathos incredibilmente autentici utilizzando anche, come comparse, attori del teatro dialettale locale) omaggiò il famoso cantante ferrarese Oscar Carboni, nel 1943 star della Radio, facendolo citare da Ines che dice: "...ieri sera alla radio abbiamo ascoltato Oscar Carboni (...) cantava Primo amore".

Mentre sparecchia la tavola, alla sera, Belinda Lee ascolta un programma radiofonico EIAR dove si distingue chiaramente la voce degli attori Wanda Tettoni e Giuseppe Rinaldi, inoltre la protagonista femminile e Gabriele Ferzetti si reincontrano al vecchio cinema Apollo di Ferrara durante la proiezione del film Violette nei capelli che fu un autentico successo di quel periodo.

Prima del comizio di Aretusi a lato del Castello Estense vengono diffuse le note della canzone Vincere, vincere, vincere interpretata da Michele Montanari.

L'aiuto regista del film è il ferrarese Renzo Ragazzi - grande amico di Vancini - assieme al futuro regista e scrittore Marco Leto.

Nel cast è presente Raffaella Carrà, accreditata con il suo nome vero (Raffaella Pelloni).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luigi Pestelli, "Stampa Sera", 29 settembre 1960, Cinematografo.it. URL consultato il 20 febbraio 2009.
  2. ^ Rete degli Spettatori

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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