Cinque storie ferraresi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cinque storie ferraresi
Autore Giorgio Bassani
1ª ed. originale 1956
Genere racconti
Lingua originale italiano
Ambientazione Ferrara - Prima metà del XX secolo
Personaggi Lida Mantovani e Oreste Benetti (Lida Mantovani), Gemma Brondi ed il dottor Elia Corcos (La passeggiata prima di cena), Geo Josz (Una lapide in via Mazzini), Bruno Lattes e Clelia Trotti (Gli ultimi anni di Clelia Trotti), Pino Barilari e Carlo Aretusi detto Sciagura (Una notte del '43)
Serie Il romanzo di Ferrara

Cinque storie ferraresi è una raccolta di racconti di Giorgio Bassani ambientati a Ferrara. Hanno una storia testuale complessa. Infatti, l'autore sottopose, nel corso dei decenni, i racconti a moltissime variazioni e ulteriori riscritture, destinate a confluire, secondo la sua volontà, alla loro sistemazione definitiva nel Romanzo di Ferrara, apparso nel 1980 - nel quale le storie ferraresi compaiono come prima parte col titolo Dentro le mura. Questa edizione raccoglie in un volume complessivo tutta la produzione narrativa bassaniana. Le Cinque storie ferraresi uscirono dapprima sulla rivista di cultura Botteghe Oscure, ad eccezione del racconto Lida Mantovani, il cui primo abbozzo risale al 1937 e fu pubblicato nel primo libro di Bassani, Una città di pianura, nel 1940. Pubblicate da Einaudi nel 1956, le storie (Lida Mantovani, La passeggiata prima di cena, Una lapide in via Mazzini, Gli ultimi anni di Clelia Trotti, Una notte del '43) valsero al suo autore il Premio Strega nello stesso anno. L'edizione del 1956 è generalmente considerata la migliore fra tutte le varianti.

Dal quinto racconto, Una notte del '43, nel 1960 fu tratto il film La lunga notte del '43, diretto da Florestano Vancini.

Trama delle storie[modifica | modifica sorgente]

Lida Mantovani[modifica | modifica sorgente]

Lida Mantovani è una giovane ragazza che ha appena partorito un bambino di nome Ireneo. Quando di lì a poco capisce che il padre, David, se ne è andato abbandonandola per sempre, Lida lascia la stanza nella quale aveva vissuto con lui per tornare dalla madre Maria, che abita in una piccola casa in via Salinguerra, vicino alle mura di Ferrara. Dopo qualche anno Lida attira l'attenzione di Oreste Benetti, un uomo di mestiere rilegatore un po' più anziano di lei: egli prende l'abitudine di recarsi ogni sera alla stessa ora in visita alle due donne, conversando con loro di vari argomenti, soprattutto di religione (Oreste è un cattolico praticante), di politica e di Ireneo, al quale l'uomo si affeziona come fosse un figlio. Ben presto Oreste capisce di avere una passione per Lida, ma inizialmente non osa chiederle di sposarlo. Tuttavia col passare del tempo Oreste si prende sempre più cura delle due donne e, dopo la morte di Maria Mantovani, si fidanza con Lida, che poi sposa. I due vivono felici e senza particolari problemi fino alla morte di Oreste, avvenuta prematuramente nove anni dopo le nozze. A questo punto, però, Lida capisce che forse Oreste non è mai stato veramente felice con lei: non hanno avuto quel figlio che egli tanto desiderava, ma forse la morte ha evitato che la sua speranza di diventare padre si trasformasse in disperazione.

La passeggiata prima di cena[modifica | modifica sorgente]

La storia è tratta da una vecchia cartolina che ritrae corso Giovecca, a Ferrara, in «quel tratto del giorno che precede l'ora della cena»: tra le persone che passeggiano lungo il corso, il narratore si sofferma su una ragazza dall'aspetto modesto, di nome Gemma Brondi, un'apprendista infermiera all'Ospedale Comunale che vive con i suoi genitori, i tre fratelli e la sorella Ausilia in una semplice casa nei pressi dei bastioni della città. Pur non avendo «una bellezza capace di farsi notare, nell'ora della maggiore animazione, in una strada di qualche importanza», di lei si innamora il dr. Elia Corcos: questi è un medico ebreo che, partendo da umili origini, è riuscito ad ottenere il rispetto dell'alta borghesia cittadina grazie alle proprie capacità, che gli consentiranno di diventare Primario dell'ospedale di Ferrara nonché medico personale della ricca duchessa Costabili. Gemma ed il dr. Corcos si fidanzano (1888), si sposano ed hanno subito un bambino, Jacopo, seguito poi da Ruben (che però morirà nel 1902, a otto anni, per meningite). Si trasferiscono in una casa di via Ghiara, considerata da Elia il suo buen retiro, dove raramente ricevono visite dei parenti: tra questi, la più assidua è senz'altro la sorella di Gemma, Ausilia, che rimarrà zitella e continuerà a frequentare quella casa, sentendosi legata al cognato da un sentimento segreto; ella fu anche riconoscente verso il padre di quest'ultimo, Salomone Corcos, per le sue doti di affabilità e gentilezza. Dopo la morte di Gemma, nel 1926 Ausilia si trasferì da Elia ed il figlio Jacopo, in qualità di governante di casa, dove sarebbe rimasta a vivere anche dopo l'autunno del 1943, data in cui il noto medico israelita ed il figlio sarebbero stati deportati in Germania.

Una lapide in via Mazzini[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto del 1945 fa ritorno a Ferrara Geo Josz: deportato nel 1943 a Buchenwald dai tedeschi insieme ad altri 182 membri della Comunità israelitica, molti li «consideravano da un pezzo non senza ragione sterminati nelle camere a gas». Fu per questo preparata una lapide commemorativa con i 183 nomi, ma proprio mentre un operaio la sta fissando al Tempio isrealitco di via Mazzini, Geo Josz si fa avanti, unico sopravvissuto tra i membri della Comunità deportati, basso e grasso da sembrare gonfio d'acqua, indossando un kolbak e dei panni stracciati. Riunitosi con lo zio Daniele, incontrato proprio sotto la lapide, Geo riprende pian piano possesso del palazzo di via Campofranco, che prima della guerra era stata casa Josz e che fu poi occupata dalla Sezione provinciale dell'ANPI: dapprima andò a vivere nella torretta, ma, grazie alla sua insistenza e ad una sorta di soggezione che gli occupanti provavano da quando era tornato, Geo ottenne che la Sezione sgombrasse. Deciso a riaprire l'attività del padre Angelo, che commerciava tessuti, e all'apparenza disposto a reintegrarsi nella società, un fatto cambia però le cose: una sera Geo schiaffeggia pubblicamente in via Mazzini il conte Lionello Scocca, già spia per l'OVRA, senza un apparente motivo, se non forse, come sostenevano alcuni testimoni, alcune domande sulla sua famiglia che il conte gli avrebbe fatto. Da allora inizia a farsi vedere nei luoghi più frequentati di Ferrara sempre coperto di quei panni che indossava il giorno del suo ritorno, ogni giorno sempre più magro; non appena cerca di iniziare una conversazione, tutti lo evitano come se fosse un appestato. Infine, nel 1948 Geo scompare: ha riavuto interamente il suo palazzo di via Campofranco, può ridare impulso all'attività paterna, può «ingranare di nuovo insomma — perché era questo, stringi stringi, il suo problema»; invece, in seguito a quegli schiaffi, di Geo non si sa più nulla.

Gli ultimi anni di Clelia Trotti[modifica | modifica sorgente]

La Seconda guerra mondiale segna gli ultimi anni di vita di Clelia Trotti: la maestra, una convinta socialista, muore in carcere nel 1943 a poco più di sessant'anni, ma è solo nell'autunno del 1946 che si tiene il funerale civile a Ferrara. Alla funzione partecipa anche Bruno Lattes, un giovane ebreo emigrato un anno prima negli Stati Uniti, che aveva stretto amicizia con Clelia a partire del 1940. Conoscerla, però, non era stato semplice: dopo aver ottenuto il suo indirizzo in parte dall'onorevole Bottecchiari e poi per intero da Cesare Rovigatti, un ciabattino amico intimo della maestra, Bruno fu più volte allontanato dalla casa di Clelia da Giovanna Codecà, sorella di Clelia, la quale non voleva ricevere i visitatori per Clelia nel timore che la casa fosse sorvegliata dall'OVRA. Tuttavia, dalla volta in cui Bruno riuscì a superare la sorveglianza della signora Codecà, i due iniziarono ad incontrarsi frequentemente: dapprima solo a casa di Clelia, ma poi anche in altri luoghi, compresa la casa di Bruno. La politica non era l'unico argomento delle conversazioni: spesso Clelia spronava Bruno ad abbandonare l'Italia finché era in tempo, ma lui non ascoltò mai i suoi consigli. L'ultimo loro incontro avvenne nei pressi del cimitero di Ferrara, sul prato di piazza Certosa: ed è proprio lì che, anni dopo, Bruno assiste alla tumulazione della maestra.

Una notte del '43[modifica | modifica sorgente]

Da quando è stato colpito da una paralisi alle gambe, Pino Barilari trascorre le giornate risolvendo enigmi e parole crociate sul balcone della propria casa in corso Roma a Ferrara, proprio sopra la farmacia ereditata dal padre. La notte del 15 dicembre 1943 un fatto avviene in città: undici persone, tutte considerate avversarie del Regime, vengono prelevate dalle loro abitazioni o dai loro nascondigli ed uccise in corso Roma; i loro corpi sono abbandonati sul marciapiede, vicino alla farmacia Barilari, dove il mattino seguente alcuni soldati sono impegnati a tenere lontane le persone che vorrebbero avvicinarsi ai cadaveri. Nell'estate del 1946 inizia un processo per individuare il responsabile dell'operazione di quella notte: il principale sospettato è Carlo Aretusi, detto Sciagura, un fascista che partecipò alla Marcia su Roma (alla quale, peraltro, partecipò anche il farmacista, in quel breve periodo in cui aderì al Fascismo) e che soleva sedere spesso al Caffè della Borsa di corso Roma. L'unico testimone di cui Sciagura ha paura è Pino Barilari: con ogni probabilità assistette dalla propria casa alle uccisioni di quel 15 dicembre e sarebbe in grado di indicare chi vi partecipò; ma quando è interrogato risponde solo: «Dormivo». In realtà quella stessa sera, non solo Pino assistette alla fucilazione, ma scorse anche la moglie tornata da un aldultero convegno amoroso, ormai palese a tutti, forse, meno che a lui. Nessuno, neanche Sciagura, sarà condannato per quelle uccisioni. Tuttavia, a partire da quella notte del 1943, Pino Barilari perse interesse per le riviste di enigmistica; abbandonato dalla moglie, la sua unica occupazione è diventata appostarsi tutto il giorno sul balcone di casa, osservando i passanti e borbottando un «Ehi!» o un «Attento!», come se non gli importasse di essere ascoltato, quando passano accanto al luogo dov'è avvenuta l'esecuzione.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Bassani, La passeggiata prima di cena, Collana Biblioteca di Paragone, Sansoni, Firenze, Ied. 1953
  • Giorgio Bassani, Gli ultimi anni di Clelia Trotti, Nistri-Lischi, Pisa, 1955
  • Giorgio Bassani, Cinque storie ferraresi, Collana Coralli, Einaudi, Torino, Ied. 30 aprile 1956, Premio Strega 1956; Postfazione di Cesare Segre, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino, 2003 ISBN 978-88-06-16389-1
  • id., Una notte del '43, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino, 1960
  • id., Le Storie ferraresi di Giorgio Bassani. Il muro di cinta. Lida Mantovani. La passeggiata prima di cena. Una lapide in via Mazzini. Gli ultimi anni di Clelia Trotti. Una notte del '43. Gli occhiali d'oro. In esilio, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino, 1960-1964-1971
  • id., Il Romanzo di Ferrara - I. Dentro le mura, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, Mondadori, Milano, 1973
  • id., il romanzo di Ferrara, Mondadori, Milano, Ied. 1974
  • id., Cinque storie ferraresi, Introduzione di Guido Fink, Collana Oscar Mondadori n.780, Milano, 1977
  • id., Il Romanzo di Ferrara. Libro primo. Dentro le mura, Collana Oscar n.654, Mondadori, Milano, 1978-1987 ISBN 88-04-14109-3; Collana Oscar Scrittori del Novecento, Mondadori, 1994-1999
  • id., il romanzo di Ferrara, Mondadori, Milano, 1980 (edizione definitiva)
  • id., il romanzo di Ferrara, 2 voll. Collana Oscar Narrativa n.1133, Mondadori, Milano, 1990 ISBN 88-04-34345-1
  • id., Opere, a cura e con un saggio di Roberto Cotroneo, Collana I Meridiani, Mondadori, 1998 ISBN 978-88-04-42261-7
  • id., Una notte del '43, Collana Einaudi tascabili.Scrittori, Einaudi, Torino, 2003 ISBN 978-88-06-16392-1
  • id., Cinque storie ferraresi. Dentro le mura. Postfazione di Eraldo Affinati. La complessità della Ferrara fascista vista attraverso lo sguardo già maturo del primo Bassani, Collana Einaudi Tascabili n.1362, Torino, 2005 ISBN 978-88-06-16390-7
  • id., Cinque storie ferraresi. Premio Strega 1956, Collezione I 100 Capolavori del Premio Strega, UTET - Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Torino, 2007
  • id., Cinque storie ferraresi. Dentro le mura, Collana Universale Economica n.2338, Feltrinelli, Milano, 2012 ISBN 978-88-07-72338-4
  • id., Il Romanzo di Ferrara, a cura di Cristiano Spila, Collana Le Comete, Feltrinelli, Milano, 2012 ISBN 978-88-07-53023-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura