Eyalet di Sidone

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Eyalet di Sidone
Eyalet di Sidone – Bandiera
Eyalet di Sidone - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Eyalet-i Safed-Sayda-Beyrut
Lingue ufficiali turco ottomano
Lingue parlate turco ottomano, arabo
Capitale Safed (1660)
Sidone (1660-1775)
Acri (1775-1841)
Beirut (1841-1864)
Dipendente da Impero ottomano
Politica
Forma di Stato Eyalet
Forma di governo Eyalet elettivo dell'Impero ottomano
Capo di Stato Sultani ottomani
Nascita 1660
Fine 1864
Territorio e popolazione
Bacino geografico Palestina
Economia
Commerci con Impero ottomano
Religione e società
Religioni preminenti Islam
Religione di Stato Islam
Religioni minoritarie Cristianesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Ottoman Empire (1453-1517).svg Eyalet di Damasco
Succeduto da Ottoman flag.svg Vilayet di Siria

L'Eyalet di Sidone (in turco: Eyalet-i Safed-Sayda-Beyrut), fu un eyalet dell'Impero ottomano nell'area corrispondente all'attuale Palestina. A seconda della collocazione della capitale divenne noto anche coi nomi di Eyalet di Safad, Eyalet di Beirut o Eyalet di Acri (o di Akka).

Storia[modifica | modifica sorgente]

I governanti ottomani crearono questa provincia nel 1585. I distretti di Beirut-Sidone e Safed (comprendenti gran parte della Galilea) vennero uniti sotto il controllo dell'emiro ma'nide Fakhr-al-Din ibn Maan.[1] La provincia venne riformata durante l'esilio di Fakhr-ad-Din nel 1614-15, e ricreata nuovamente nel 1660.[1][2] La provincia continuò comunque ad essere subordinata sia fiscalmente che politicamente all'Eyalet di Damasco.[1]

Malgrado i conflitti negli anni '60 del Seicento, la famiglia Maan "giocò un ruolo chiave nella gestione degli affarti interni di questo eyalet sino agli ultimi anni del XVII secolo."[3] I Maan vennero succeduti dalla famiglia Shihab sul finire del XVII secolo e vi rimase sino al XIX secolo.[3] I Maan, che in un primo tempo erano stati riconosciuti come "emiri" nel 1592 quando Fakhr al-Din Maan era stato nominato governatore (onorario) del Sangiaccato di Safad, passarono quest'onorificenza anche ai loro successori ma con una valenza sempre minore di controllo sovrano sul territorio. Di fatto i nuovi emiri non esercitarono mai funzioni amministrative oltre alla raccolta delle tasse dai contadini (multazim). Nel 1763 ottennero di poter riscuotere le tasse anche dell'eyalet di Tripoli, il che estese virtualmente la sovranità degli Shihab in territori più vasti che si estendevano sino al Monte Libano.

Nel 1775, quando Gezzar Pascià ricevette il governatorato di Sidone, egli spostò la capitale ad Acri.[4] In 1799, Acre resisted a assedio di Napoleone Bonaparte.[4]

Il XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Come parte della Guerra egiziano-ottomana (1831–1833), Ibrahim Pascià d'Egitto prese Acri dopo un duro assedio il 27 maggio 1832. L'occupazione egiziana intensificò le rivalità tra le locali comunità di Drusi e Maroniti, dal momento che Ibrahim si aprì favorevolmente all'amministrazione del suo esercito da parte dei cristiani.[5] Nal 1840, il governatore di Sidone spostò la sua residenza a Beirut, rendendola di fatto la nuova capitale dell'eyalet.[6] Dopo il ritorno del governo ottomano nel 1841, i Drusi riuscirono a detronizzare Bashir III al-Shihab, al quale il sultano aveva garantito il titolo di emiro.[5]

Nel 1842 il governo ottomano introdusse il doppio Caimaccato, secondo il quale il Monte Libano sarebbe stato governato dai maroniti e le regioni meridionali di Kisrawan e Shuf sarebbero state governate dai drusi. I due mondi rimasero sotto il governo di Sidone seppure indirettamente.[5] Questa ripartizione del Libano si dimostrò un fallimento: le animosità tra le due fazioni religiose crebbero sempre più e portarono a lotte sempre più violente.[5] Nel Conflitto in Libano del 1860, migliaia di cristiani vennero uccisi in diversi massacri che culminarono nelle rivolte di Damasco del luglio di quello stesso anno.[5]

Per l'ampio risalto internazionale che questo massacro ebbe, truppe francesi sbarcarono a Beirut e gli ottomani abolirono il sistema del Caimaccato ed istituirono al suo posto il Mutasarrifato, un sistema di governo confessionale che è il diretto predecessore del sistema politico libanese attuale.[5] La nuova risistemazione dello stato portò alla fine dei tumulti e la regione riuscì a prosperare nelle ultime decadi di esistenza dell'Impero ottomano.[5]

Divisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

I Sangiaccati dell'Eyalet di Sidone nel XIX secolo erano:[7]

  1. Sangiaccato di Acri
  2. Sangiaccato di Beirut
  3. Sangiaccato di Sidone
  4. Sangiaccato di Tiro
  5. Sangiaccato di Nablus
  6. Sangiaccato di Nazareth
  7. Sangiaccato di Tiberiade

Governatori[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Stefan Winter, The Shiites of Lebanon under Ottoman rule, 1516-1788, Cambridge University Press, 30 aprile 2010, p. 120, ISBN 978-0-521-76584-8.
  2. ^ "the sanjaq of Ṣafad, which was part of this province, remained under the suzerainty of Druze amīrs until 1660, when the Ottomans reorganized the province." Kais Firro, A history of the Druzes, BRILL, 1992, p. 45, ISBN 978-90-04-09437-6.
  3. ^ a b Abdul-Rahim Abu-Husayn, Problems in the Ottoman Administration in Syria During the 16th and 17th Centuries: The Case of the Sangiaccato of Sidon-Beirut in International Journal of Middle East Studies, vol. 24, nº 04, 1992, p. 673, DOI:10.1017/S002074380002239X. URL consultato l'11 aprile 2011.
  4. ^ a b (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 9, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  5. ^ a b c d e f g (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 330, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  6. ^ (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 87, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  7. ^ (EN) Evliya Çelebi e Joseph von Hammer-Purgstall, Narrative of Travels in Europe, Asia, and Africa in the Seventeenth Century, Oriental Translation Fund, 1834, p. 90.