Eyalet di Lahsa

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Eyalet di Lahsa
Eyalet di Lahsa – Bandiera
Eyalet di Lahsa - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Eyalet-i Lahsa
Lingue ufficiali turco ottomano
Lingue parlate turco ottomano, arabo
Capitale Al-Hasa
Dipendente da Impero ottomano
Politica
Forma di Stato Eyalet
Forma di governo Eyalet elettivo dell'Impero ottomano
Capo di Stato Sultani ottomani
Nascita 1551
Fine 1663
Territorio e popolazione
Bacino geografico Kuwait e Qatar
Economia
Commerci con Impero ottomano
Religione e società
Religioni preminenti Islam
Religione di Stato Islam
Religioni minoritarie Cristianesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da No flag.svg Territori dei Jabridi
Succeduto da No flag.svg Emirato dei Khalidi

L' Eyalet di Lahsa (in turco: Eyalet-i Lahsa), fu un eyalet dell'Impero ottomano nella regione attuale a cavallo tra Kuwait e Qatar

Storia[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XVI secolo, l'impero coloniale portoghese dominava l'Oceano Indiano ed il Mar Rosso, avendo costruito molti forti e monopolizzato il commercio della regione. Gli ottomani avanzarono nella regione prendendo possesso di Basra nel 1538 e della penisola del Qatar nel 1551, annettendo ai propri domini l'intero territorio.

Ad ogni modo l'Assedio di Hormuz del 1552 e l'Assedio di Bahrain del 1559 non riuscirono a smuovere i difensori portoghesi dalle loro posizioni, fermando l'espansione ottomana nell'area.

La tribù di Bani Khalid assediò il territorio nel 1663, incontrando poca opposizione da parte degli ottomani, dal momento che l'importanza della regione era fortemente decaduta nel XVII secolo e la sicurezza di quest'area non era vista come una priorità da parte di Istanbul. Il clan Sabah si insediò così in Kuwait, mentre altri clan si posero in Bahrain ed in Qatar, fondando le rispettive dinastie che ancora oggi governano questa parte di mondo.[1] La famiglia Sabah continuò a rendere conto al sovrano ottomano della propria amministrazione, anche se de facto rimase l'unica sovrana vera dell'area e poté governare indipendentemente dalla Sublime Porta.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 30. ISBN 978-1-4381-1025-7.