Diocesi di Ischia

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Diocesi di Ischia
Dioecesis Isclana
Chiesa latina
Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ischia) 2.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Vescovo Pietro Lagnese
Sacerdoti 35 di cui 33 secolari e 2 regolari
1.628 battezzati per sacerdote
Religiosi 3 uomini, 30 donne
Diaconi 9 permanenti
Abitanti 62.000
Battezzati 57.000 (91,9% del totale)
Superficie 46 km² in Italia
Parrocchie 25 (4 vicariati)
Erezione XII secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni Santa Restituta
San Giovan Giuseppe della Croce
Indirizzo Via Seminario 26, 80070 Ischia [Napoli], Italia
Sito web www.chiesaischia.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2014 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Ischia (in latino: Dioecesis Isclana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2013 contava 57.000 battezzati su 62.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Pietro Lagnese.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende tutti i sei comuni dell'isola d'Ischia: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano d'Ischia.

Sede vescovile è la città di Ischia, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. In diocesi sorgono quattro basiliche minori: la basilica del Sacro Cuore di Gesù e Santa Maria Maddalena Penitente a Casamicciola Terme, la basilica di Santa Restituta a Lacco Ameno, e le basiliche della Beata Vergine Maria Incoronata e di San Vito a Forio.

Il territorio si estende su 46 km² ed è suddiviso in 25 parrocchie e 53 chiese, raggruppate in quattro decanati: Ischia, Casamicciola-Lacco Ameno, Forio e Barano-Serrara Fontana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Incerte sono le origini della diocesi di Ischia. Il primo vescovo documentato è Pietro, che partecipò al terzo concilio lateranense nel 1179. La diocesi tuttavia sembra sia stata eretta molto prima di questa data. Infatti il capitolo dei canonici è già attestato in due documenti del 1084 e 1108; inoltre, in un documento del 1036 si parla della terra Episcopatui nostri Sanctae Sedis ipsius nostrae insule, espressione che secondo alcuni storici «potrebbe far pensare proprio all'esistenza di una sede episcopale già organizzata intorno alla data del 1036».[1] L'assoluta mancanza di documenti non può però confermare queste ipotesi.

Il 4 febbraio 1255 papa Alessandro IV conferma ai canonici della cattedrale il diritto di elezione del vescovo, di cui questi godevano ab immemorabili. Questa consuetudine tuttavia dovette durare ancora per poco tempo, perché nelle nomine successive sembra che la Santa Sede abbia iniziato ad esercitare la sua autorità anche sulla Chiesa di Ischia.[2]

Il 18 gennaio 1301 cominciò un'eruzione vulcanica, durata alcuni anni, che distrusse la cattedrale e il palazzo vescovile. A seguito di ciò, il vescovo Pietro II, assieme alla popolazione, si rifugiò nel Castello Aragonese, che rimase la dimora vescovile fino all'inizio dell'Ottocento. Nello stesso castello si trovavano il convento delle clarisse, l'abbazia dei monaci basiliani di Grecia, la sede del capitolo con la cattedrale e, più tardi, il seminario.

Il vescovo Iñigo de Avalos (1590-1635) dette avvio all'attuazione in diocesi delle direttive riformatrici del concilio di Trento, convocando per la prima volta un sinodo diocesano nel 1599. Un altro importante sinodo venne convocato dal vescovo Luca Trapani nel 1716. Niccolò Schiaffinati istituì il seminario diocesano nel 1740.

Il 13 ottobre 1770, tramite un decreto legge del re di Napoli, Ischia cedette l'isola di Ventotene alla diocesi di Gaeta; quest'isola faceva parte della diocesi di Ischia da diversi secoli, documentata già nella prima metà del XIII secolo.[3]

Nel periodo napoleonico, durante il quale la diocesi rimase vacante per 19 anni, lo scontro tra francesi e anglo-borbonici portò al saccheggio, alla distruzione e all'abbandono della cattedrale nel Castello Aragonese.[4] Nel 1818 il nuovo vescovo Giuseppe D'Amante pose la sua residenza nel centro di Ischia dove, con rescritto della Santa Sede del 5 settembre 1818, fu elevata al rango di cattedrale la chiesa di Santa Maria Assunta, dell'ex convento agostiniano di Santa Maria alla Scala.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 62.000 persone contava 57.000 battezzati, corrispondenti al 91,9% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 32.780 32.800 99,9 72 63 9 455 12 31 18
1970 39.198 39.246 99,9 64 56 8 612 10 50 24
1980 41.000 41.000 100,0 59 51 8 694 10 55 25
1990 45.000 46.000 97,8 52 43 9 865 1 10 45 25
1999 50.000 52.700 94,9 47 40 7 1.063 3 7 29 25
2000 53.000 55.700 95,2 43 37 6 1.232 3 6 44 25
2001 53.000 55.700 95,2 42 35 7 1.261 3 8 44 25
2002 53.000 55.700 95,2 41 34 7 1.292 3 9 41 25
2003 53.000 55.300 95,8 40 33 7 1.325 5 9 43 25
2004 53.000 55.700 95,2 43 35 8 1.232 5 10 42 25
2006 55.000 58.300 94,3 46 35 11 1.195 5 13 41 25
2013 57.000 62.000 91,9 35 33 2 1.628 9 3 30 25

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Lustro, op. cit., p. 33.
  2. ^ Di Lustro, op. cit., p. 35.
  3. ^ Agostino Lauro, Ischia in alcuni documenti pontifici del Duecento, in La Rassegna d'Ischia 2 (2010), p. 44.
  4. ^ L'edificio si presenta oggi come uno spazio semiaperto, senza soffitto, e ospita concerti di musica classica e letture di prosa e di poesia.
  5. ^ Un vescovo di nome Sergio III viene inserito da G. d'Ascia tra Pietro e Amenio (Storia dell'Isola d'Ischia, Napoli 1867, p. 280), ma senza alcuna documentazione a conferma; la sua esistenza è perciò «destituita di qualsiasi fondamento storico» (Di Lustro, op. cit., pp. 33-34).
  6. ^ Considerato da Ferdinando Ughelli, e dagli autori che ne dipendono, come vescovo di Isola in Calabria, il vescovo Matteo I è stato attribuito alla diocesi di Ischia da studi più recenti. Giovanni Minasi, Di un preteso vescovo di Isola, in Rivista Storica Calabrese, 1903, pp. 318-324. Agostino Lauro, Ischia in alcuni documenti pontifici, p. 40-45.
  7. ^ Queste date fanno riferimento a quattro documenti dove però non è citato il nome del vescovo di Ischia; potrebbero riferirsi a Matteo II o a R.
  8. ^ Il trasferimento avvenne prima ancora che Giacomo avesse ricevuto la consacrazione episcopale. (S. Fodale, «Giacomo da Itri». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Vol. LIV, ad vocem, on-line)
  9. ^ Vescovo menzionato da Gams.
  10. ^ La data esatta del decesso in: C. D'Ambra, Ischia tra fede e cultura, Torre del Greco 1998, p. 79.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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