Centomila gavette di ghiaccio

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Centomila gavette di ghiaccio
Autore Giulio Bedeschi
1ª ed. originale 1963
Genere romanzo
Sottogenere autobiografico, guerra
Lingua originale italiano

Centomila gavette di ghiaccio è un romanzo autobiografico di Giulio Bedeschi composto tra il 1945 ed il 1946 e pubblicato originalmente nel febbraio 1963 per l'editore Mursia. Fu vincitore del Premio Bancarella nel 1964.[1]

Indice

[modifica] Storia editoriale

Composto tra il 1945 ed il 1946, Centomila gavette di ghiaccio venne rifiutato da sedici editori nazionali prima che Mursia decidesse di pubblicarlo: da allora è diventato una delle opere culto della letteratura di guerra con circa tre milioni[2] di copie vendute in 130 ristampe e nuove edizioni e traduzioni in francese, spagnolo, portoghese ed olandese. [3]

Nel 2011 l'editore ha annunciato che l'opera ha superato i quattro milioni di copie vendute.[senza fonte]

Inizialmente il libro sarebbe dovuto essere molto più lungo e terminare con l'armistizio dell'8 settembre 1943 invece che al passaggio sulla frontiera italiana dei pochi sopravvissuti nel marzo-aprile 1943. Quando Bedeschi presentò il manoscritto a Mursia l'editore richiese un drastico taglio alla lunghezza complessiva e Bedeschi decise di terminare l'opera con il rientro in Italia. Il materiale in eccesso venne successivamente utilizzato per il naturale seguito del libro, Il peso dello zaino pubblicato da Mursia nel 1966 visto il grande successo di Centomila gavette di ghiaccio.[4]

[modifica] Trama

« La visibilità divenne nulla, come ciechi i marciatori continuarono a camminare affondando fino al ginocchio, piangendo, bestemmiando, con estrema fatica avanzando di trecento metri in mezz'ora. Come ad ogni notte ciascuno credeva di morire di sfinimento sulla neve, qualcuno veramente s'abbatteva e veniva ingoiato dalla mostruosa nemica, ma la colonna proseguì nel nero cuore della notte. »
(passaggio tratto da Centomila gavette di ghiaccio)

Centomila gavette di ghiaccio tratta dell'esperienza bellica del sottotenente medico Italo Serri (pseudonimo dietro il quale si cela Bedeschi stesso) durante la Seconda guerra Mondiale.

Inizialmente assegnato presso un reparto di fanteria, Serri viene impiegato sul fronte greco-albanese nel 1941. Successivamente viene trasferito al corpo degli Alpini, presso una batteria di artiglieria da montagna appartenente alla divisione alpina Julia[5].

Con questa unità Serri viene inviato al fronte russo dove partecipa alle operazioni dell'Armata Italiana in Russia. Nel dicembre 1942, una controffensiva russa sviluppatasi per liberare la città assediata di Stalingrado spezza il fronte italiano ed il Corpo d'Armata Alpino (formato dalle divisioni alpine Cuneense, Julia e Tridentina) viene sacrificato per bloccare l'avanzata sovietica e permettere la ritirata e la riorganizzazione delle unità italiane e tedesche coinvolte nello sfondamento. Dopo un mese di accanita resistenza gli Alpini, il 17 gennaio 1943, privi di viveri e di munizioni, sono obbligati a ritirarsi, ormai accerchiati dalle forze russe.

Inizia così per Serri ed i suoi compagni una tragica ritirata con una temperatura di -40°, nel terribile inverno russo, senza cibo e con costanti combattimenti per svincolarsi dalla stretta delle forze sovietiche.

Il 31 gennaio 1943 finalmente le truppe alpine raggiungono la zona controllata dall'alleato tedesco: dei 60.000 uomini partiti se ne salvano meno di 20.000, tra i quali Serri e pochi compagni della sua batteria d'artiglieria.

[modifica] Nomi dei personaggi

Il cappellano militare Padre Leone Casagranda

Bedeschi scelse di utilizzare nomi fittizi per quasi tutti personaggi del libro e tutelare così la loro privacy, come scrive l'autore stesso nella prefazione del libro:

« L’autore affida al lettore la storia di un esiguo reparto; omettendo gli autentici nomi ha voluto deliberatamente trascendere le singole persone, perché questa è stata davvero la storia di tutti gli alpini, e perché in essa tutte le madri possano intravedere i volti dei loro figli e riviverne la storia di dolore e di morte [...] »

L'unica eccezione, escludendo i nomi degli ufficiali comandanti più in vista per i quali l'artifizio non avrebbe avuto scopo, è rappresentata all'attendente del sottotenente Serri-Bedeschi citato con il nome reale: Antonio (Toni) Covre di San Fior, Treviso. Dopo la guerra Bedeschi perse di vista Covre che era emigrato in Argentina; all'atto della pubblicazione modificò tutti i nomi lasciando invariato solo quello del suo fedele attendente. Dopo due anni giunse all'editore Mursia una lettera di Covre che aveva letto il libro in Argentina e finalmente Bedeschi riuscì a rintracciare il suo commilitone. Successivamente, grazie all'interessamento di Bedeschi ed altri ex-alpini Covre poté tornare in Italia trovando lavoro presso l'azienda REX.[6]

  • Il vero nome di Ugo Reitani, il capitano siciliano della batteria è Ugo D'Amico di Catania. Il capitano D'Amico, dopo essersi separato dalla «sua» 13a batteria decise di ritornare sul fronte russo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e combattere al fianco delle forze tedesche e dei pochi reparti italiani rimasti. Morì, probabilmente nel dicembre 1943, in Russia.[7]
  • Il vero nome del colonnello Verdotti è Domenico Rossotto (1894 - 1991), che comandò il Gruppo Conegliano dal 1937 al 1943.[8]
  • Il vero nome del sottotenente Perbellini è Aldo Corbellini
  • Il vero nome del tenente Brogli è Fausto Broggi
  • Il vero nome del sottotenente Ferrieri è Riccardo Ferrari
  • Il vero nome del sottotenente Dell'Alpi è Gino Dall'Armi. Conseguentemente, il vero nome del padre, il colonnello Dell'Alpi, è Dall'Armi
  • Il vero nome del colonnello Garri è Pietro Gay
  • Il vero nome del sergente Piombi è Sergio Stagni (Bologna, 11/03/1911 - Bologna, 08/08/2008)
  • Il vero nome del maggiore Letti è Talamo
  • Il nome di padre Leone, cappellano del battaglione Monte Cervino, è Padre Leone Casagranda (al secolo Attilio Casagranda)
  • Il vero nome del sergente Sguario, capopezzo del 4° pezzo, è Giovanni Bortolotto, caduto il 30.12.1942

[modifica] Opere derivate

Recentemente è stata indetta una rappresentazione teatrale con la collaborazione del Coro Voce Alpina che ripercorre le tracce dei testi di Bedeschi tramite la narrazione dell'attore Brugnera accompagnata da canti di sottofondo del Coro Vocealpina di Onigo (TV).

[modifica] Edizioni

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ 1964, alla data 2 agosto, da sito web «Cronaca di un secolo in Lunigiana». Riportato il 31 ottobre 2006. Bedeschi ottenne 86 voti su 140 schede valide.
  2. ^ Istituzione Pubblica Culturale - Biblioteca civica Bertoliana. Giulio Bedeschi. Riportato il 31 ottobre 2006.
  3. ^ Istituzione Pubblica Culturale - Biblioteca civica Bertoliana (2004). «Bedeschi, Giulio - Cenni biografici» in Scrittori vicentini, libri per ragazzi. Appunti per una prima bibliografia (doc), a cura di Lorenza Farina. Riportato il 31 ottobre 2006.
  4. ^ Per approfondire vedi la prefazione dello stesso Bedeschi a Il peso dello zaino.
  5. ^ Il reparto d'appartenenza di Bedeschi, seppur menzionato in molte edizioni del libro come 26a batteria è in realtà la 13a batteria, gruppo Conegliano, 3º reggimento artiglieria alpina, 3a divisione alpina Julia.
  6. ^ Gianfranco Dal Mas. Sior Tenente, la sua tenda la xe già pronta..., da sito web «A.N.A. sez. Conegliano». Riportato il 31 ottobre 2006.
  7. ^ Alfio Caruso. Tutti i vivi all'assalto, (capitolo I). Longanesi (Il Cammeo), 2003. Riportato il 31 ottobre 2006.
  8. ^ Col. Domenico Rossotto, da sito web «A.N.A. sez. Conegliano». Riportato il 31 ottobre 2006.

[modifica] Collegamenti esterni

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