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Nomi di Dio nella Bibbia

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Per nomi di Dio nella Bibbia si intendono i vari appellativi ed espressioni utilizzati nella Bibbia e nella tradizione ebraica per riferirsi a Dio.

Elenco dei nomi di Dio[modifica | modifica wikitesto]

Il tetragramma (in ebraico יהוה) è uno dei casi più tipici di qere-ketiv, cioè di differenza fra pronuncia e forma scritta. Questo è considerato nella Bibbia ebraica come il nome proprio di Dio. La sua pronuncia è concessa solo al Sommo sacerdote. È formato da quattro consonanti e perciò la sua corretta pronuncia non è evidente. La maggior parte delle confessioni cristiane lo legge come "Jahvè". I Testimoni di Geova e alcune correnti cristiane leggono: "Geova". Si scrive in un modo e si legge in diversi altri tra cui in particolare i più utilizzati sono: 'HaShem' (cioè: "il Nome") e אֲדֹנָי Adonai (l'Eterno).[1]

Invocazioni di Dio mediante particelle pronominali: Hu Lui stesso; Atta Tu; Anokì Me; Ani Io; Hineni Eccomi.[1]

  • Adonai significa "Signore mio" (letteralmente "Signore di me"). Spesso associato a questo vi è Sabaoth: Signore delle schiere o Signore degli eserciti. Nella traduzione italiana del Sanctus il Sabaoth è stato tradotto con Dio dell'universo.
  • Ein Sof significa l'Infinito, l'illimitata Potenza di Dio.
  • Echad significa l'Uno, l'unità del divino.
  • El costituisce la particella semantica per il divino, che è inserita in molte parole indicanti il nome di entità spirituali. Da sola significa genericamente "potente". El è il principale Eloah dei Cananei ed è chiamato anche toro o vitello e rappresentato con questi due animali. Il termine è utilizzato anche per indicare il Dio degli ebrei, Yahweh (vedi shadday).
  • El Chai significa il Il potente vivente.
  • E-l da'ot: Il potente della conoscenza (Questo nome compare anche in Samuele I).
  • Elohim è la forma plurale di Eloah, ed è probabilmente un residuo della religione politeistica della terra di Canaan ed ereditato dagli ebrei del regno settentrionale di Israele. Il comandamento ebraico hyeh lecha elohim acherim al panay viene tradotto non ci saranno altri Elohim al di fuori di me. Secondo Rambam, significa E-l hem, "la Loro potenza", cioè potenza di tutto e tutti, su tutti e tutto. Si constata che questo non è un Nome, ma un attributo del precedente. (Alcuni spesso scrivono Eloh/kim per evitare di scrivere Elohim, evitando di scrivere la forma esatta).
  • Eloah è la forma singolare particolare di Elohim. Si può dire che Egli fu l'Eloah di Abramo, l'Eloah di Isacco, l'Eloah di Giacobbe, sebbene sia scritto Elohim. Questa forma divenne impropria quando l'Eloah diventa comune ad un popolo, perché se l'Eloah è il "mio Eloah", non può esserlo di un altro. Ci sono connessioni storiche e geografiche di pronuncia e di radice con le parola Allah (Eloah deriva dalla radice alah, che significa "legge" o "regola"). Allah è il nome con cui i cristiani di lingua araba ed i musulmani chiamano Dio.
  • Yah è un'abbreviazione del Tetragramma.
  • Kol significa il Tutto, la pienezza dell'essere.
  • Shadday è stato un nome attribuito al dio dell'Antico Testamento nell'epoca patriarcale[2]. Il termine shaddài, quando è collegato alla parola ebraica El (divinità) significa nel suo concetto «il potente che nutre, soddisfa e fornisce», anche se William Albright ed altri attribuiscono alla parola un’origine Assira, cioè šadū (shadu) montagna, steppa, vale a dire «divinità della montagna». Tuttavia, secondo Yehuda Berg e altri, l’origine reale della parola ebraica deriva dal suo intensivo ebraico shadad, che il dizionario Brown-Driver-Briggs definisce con «deal violently with, despoil, devastate, ruin», ovvero affrontare violentemente, saccheggiare, devastare, distruggere.[3][4]. Nella Bibbia di Gerusalemme, nelle note relative al passo di Genesi 17, si afferma che tradurre shadday con onnipotente risulta inesatto e che l'etimo risulta incerto, mentre vengono proposte come traduzioni corrette "Dio della montagna" o meglio ancora "Dio della steppa".[senza fonte]

Imitatio Dei[modifica | modifica wikitesto]

Imitazione di Dio (latino imitatio Dei) è un concetto religioso secondo il quale l'uomo ricerca la virtù attraverso il tentativo di imitare Dio. Si ritrova in molte religioni ed ha un ruolo essenziale in alcune branche del Cristianesimo (la cristomimesi, come nell'Imitatio Christi di anonimo) e dell'Ebraismo. Per quest'ultimo il concetto di imitatio Dei - generalmente considerato come mitzvah - deriva in parte dalla dottrina teologica di Imago Dei (Immagine di Dio) - fatto ad immagine di Dio (in ebraico: צֶלֶם אֱלֹהִים?; tzelem Elohim, lett. "immagine di Dio"),[5] che asserisce che gli esseri umani sono creati ad immagine di Dio e hanno quindi un valore inerente al di là delle loro funzioni o utilità. Il popolo ebraico è ispirato dalla Torah ad acquisire virtù divine, come espresso nella seguente frase, presa da Levitico:

« Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo". »   (Levitico 19:2 [1])

Questo concetto in seguito diventò la base dell'Ebraismo rabbinico. Gli ebrei vengono esortati ad eseguire atti di bontà e amore simili a quelli attribuiti a Dio. Tra gli esempi si annoverano la sepoltura dei morti (come Dio seppellì Mosé), visitare gli infermi (come Dio visitò Abramo) e altre mitzvot di questo genere.[6] Il Talmud dichiara: "Come Egli è misericordioso, così anche tu devi essere misericordioso".[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b J. Jeremias, Teologia del Nuovo Testamento, Brescia, 1972 (dal tedesco, Göttingen 1971) pag. 17-22
  2. ^ Genesi 28,3, 35,11, 43,14, 48,3, 49,25
  3. ^ http://www.ericlevy.com/revel/bdb/bdb/21/sin50.html#t24
  4. ^ http://biblehub.com/hebrew/7703.htm
  5. ^ Cfr. articolo di Michael Novak
  6. ^ Trattato Sotah 14a
  7. ^ Trattato Shabbat 133b

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Strack et P. Billerbeck Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch, Monaco di Baviera, 1922-1928 (I, 172 per Samajim; I, 443per il passivo teologico; I, 862 per Samajim; II, 221 per il plurale divino; II 302-333 sulla pronuncia del nome divino, soprattutto 308-313)
  • G. Kittel e G. Friedrich Grande Lessico del Nuovo Testamento, Brescia, Paideia 1965 ss., (Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament, Stoccarda, (I, 264-265 per hagios; IV, 393-398 per theos; VIII, 753-755 per onoma; 1425, 1433-1434, 1458-60, per ouranos)
  • J. Jeremias, Teologia del Nuovo Testamento, Brescia, 1972 (dal tedesco, Göttingen 1971) pag. 17-22 su passivo teologico e circonlocuzioni del nome divino
  • M. McNamara, I Targum e il Nuovo Testamento, Bologna, 1978, pag. 111-115
  • J. Longton et R.F. Poswick, Dizionario Enciclopedico della Bibbia (ed. it. a cura di R. Penna), Borla-Città Nuova, Roma, 1995
  • P. Rossano et al., Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Milano, edizioni Paoline, 1996

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]