Profondo rosso (film 1975)

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Profondo rosso
Profondo rosso (film 1975).JPG
David Hemmings e Daria Nicolodi in una scena del film
Titolo originale Profondo rosso
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 127 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere thriller
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento,
Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dario Argento,
Bernardino Zapponi
Produttore Salvatore Argento,
Angelo Iacono
Produttore esecutivo Claudio Argento
Casa di produzione Rizzoli Film,
Seda Spettacoli
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Franco Fraticelli
Effetti speciali Germano Natali,
Carlo Rambaldi
Musiche Goblin,
Giorgio Gaslini
Scenografia Giuseppe Bassan
Costumi Elena Mannini
Trucco Giuliano Laurenti,
Giovanni Morosi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Profondo rosso è un film del 1975 diretto da Dario Argento.

L'opera segna, all'interno del percorso artistico del regista, il passaggio fondamentale tra la fase thriller, alla quale appartengono L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio (il film doveva infatti intitolarsi La tigre dai denti a sciabola per continuare la saga zoonomica), e quella horror cominciata con Suspiria.

Fin dalla sua uscita nelle sale, avvenuta il 7 marzo 1975[1], la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico: si segnalano i terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e la musica del gruppo rock progressive dei Goblin. Alcune composizioni sono firmate anche dal pianista jazz Giorgio Gaslini.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Helga Ulmann è una sensitiva tedesca che a Roma, durante un congresso di parapsicologia, afferma di percepire tra il pubblico del teatro l'inquietante presenza di un assassino. A congresso finito, la medium rivela allo psichiatra Giordani di conoscere l'identità dell'assassino; i due però non s'accorgono che il serial killer è ancora nel teatro e li sta osservando di nascosto.
Tornata a a casa, la sensitiva viene brutalmente uccisa a sangue freddo con una mannaia da un individuo con impermeabile nero e cappello, che agisce dopo avere ascoltato una nenia infantile.
Intanto il pianista inglese Marc Daly, che abita nello stesso stabile della Ulmann, assiste involontariamente all'epilogo del delitto insieme all'amico Carlo, anche lui pianista ed alcoolista. Sale subito nell'abitazione della medium e dalla finestra vede allontanarsi furtivamente una figura con un impermeabile nero. Poco dopo arrivano la polizia e una giovane giornalista, Gianna Brezzi, che decide d'indagare assieme a lui sul caso. Marc viene tormentato dal ricordo di uno strano quadro all'interno dell'appartamento della vittima, apparentemente rimosso o spostato, ed è convinto che questa sua sensazione abbia un'importanza cruciale per la risoluzione del delitto.
In giornata, Marc si reca a casa di Carlo e vi conosce la madre, Marta, un'ex-attrice a riposo. Lei l'indirizza a casa di un amico di Carlo, Massimo Ricci, un travestito, dove incontra Carlo. La sera, mentre sta suonando il pianoforte nel proprio appartamento, avverte dei rumori seguiti dalla stessa nenia infantile che la medium ha sentito prima di morire: l'assassino è entrato in casa. Marc fa appena in tempo a chiudersi a chiave nella stanza e a chiedere aiuto a Gianna al telefono. Quando l'intruso si allontana, non prima di averlo minacciato di morte, il pianista s'affaccia alla finestra e rivede ancora dileguarsi una figura con l'impermeabile nero.
Il giorno seguente lo psichiatra Giordani e un collega dichiarano che la nenia infantile, che secondo loro serve all'assassino per ricreare il climax di una certa situazione in cui aveva già ucciso, è collegata alla leggenda di un bambino le cui grida risuonavano in una magione abbandonata, chiamata Villa del bambino urlante, raccontata in un vecchio libro chiamato Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna. Rintracciato il libro, Marc decide di contattare l'autrice, Amanda Righetti; nello stesso pomeriggio però la scrittrice viene assassinata dal killer che, dopo averla tramortita, l'affoga tenendole la faccia immersa nell'acqua bollente. In punto di morte Amanda fa appena in tempo a scrivere sulla parete a specchi, coperta di vapore acqueo, che l'assassino è passato di lì. A causa dell'aria entrata dalla finestra aperta, però, il vapore s'asciuga. Il cadavere viene scoperto la sera stessa da Marc, che nota la strana posizione della donna con il dito rivolto verso il muro.

Giuliana Calandra in una scena

Il giorno seguente, Marc informa Giordani della morte di Amanda: questi si dirige personalmente a casa sua e intuisce il motivo della strana posizione della donna. Aprendo l'acqua calda, infatti, legge il nome dell'assassino sugli specchi del bagno di casa nel punto in cui era stato rinvenuto il corpo della scrittrice. Nel frattempo, Marc riesce a rintracciare la Villa del bambino urlante e scopre inoltre che è disabitata da molti anni. Rintracciatone il custode, si fa prestare le chiavi. Quando entra, scopre che sotto l'intonaco di una parete c'è un affresco raccapricciante che raffigura un bambino con un lungo coltello in mano e un uomo con il petto inondato di sangue con un albero di Natale sullo sfondo.
La sera, Giordani telefona a Marc, cui vuole svelare l'identità del serial killer, ma non lo trova in casa. Mentre sta prendendo un tè, irrompe in camera un pupazzo meccanico: Giordani lo fracassa con un coltello, ma l'assassino sbuca da dietro una tenda e lo colpisce più volte, uccidendolo.
Tornato a casa, Daly viene a sapere da Gianna della morte di Giordani: decide così di abbandonare le sue ricerche e lasciare Roma. Chiede così a Gianna se intenda partire con lui per la Spagna. La giornalista accetta entusiasta e i due si danno appuntamento per la sera stessa, ma Marc, rivedendo la foto della Villa del bambino urlante, s'accorge che una finestra della villa è stata murata. Telefona a Carlo, ma gli risponde la madre. Così scrive un biglietto a Gianna per informarla del suo ritorno alla villa: vi arriva a notte fonda, e s'accerta dell'esistenza di una finestra murata, scoprendo che questa nasconde una stanza a sua volta murata. Da dentro la villa abbatte il muro divisorio ed entra in una stanza segreta: è una sala da pranzo, con un albero di Natale in un angolo. Poi, con sua grande sorpresa, rinviene un corpo mummificato, ma subito dopo riceve un colpo in testa e sviene.
Quando si risveglia, vede il volto di Gianna, che ha letto il biglietto, l'ha raggiunto e l'ha trascinato in salvo fuori dalla villa, cui qualcuno ha appiccato il fuoco, distruggendo sia il cadavere che gli indizi. Marc e Gianna, seguendo la pista di un disegno visto a casa del custode, identico all'affresco nella villa, raggiungono una scuola elementare, dove Gianna, nel tentativo di chiamare la polizia, viene ferita dal serial killer. Nello stesso momento, Marc scopre il nome del presunto assassino: si tratta proprio dell'amico e collega Carlo, che appare alle sue spalle puntandogli contro la pistola. Messo in fuga dalla polizia prima di potere premere il grilletto, Carlo viene investito in pieno da una macchina e muore.
La stessa notte Gianna viene portata in ospedale e riesce a salvarsi. Tutto sembra finito: ma Marc si rende conto che Carlo non può essere l'assassino della Ulmann, perché si trovava con lui nella piazza mentre veniva compiuto il primo delitto. Tornato nell'appartamento della medium, si rende conto che il quadro che l'aveva in precedenza attirato, in realtà è uno specchio, e che quando era entrato la prima volta quello che aveva visto riflesso era il volto del vero assassino. Scopre quindi chi è l'autore dei delitti: Marta, la madre di Carlo.
Compreso l'accaduto, Marc sta per uscire, ma voltandosi si trova davanti la stessa Marta: era stata lei tanti anni prima ad accoltellare il marito (che voleva farla ricoverare in una clinica psichiatrica perché malata di mente) davanti agli occhi atterriti del piccolo Carlo che da allora era rimasto traumatizzato. Questa scena era rimasta impressa nella memoria del figlio: infatti l'aveva disegnata durante l'ora di disegno a scuola e sulla parete di casa. La villa era stata la prima abitazione di Carlo e il corpo in decomposizione era quello di suo padre. Da adulto, Carlo aveva sempre cercato di proteggere il delitto della madre eliminando ogni traccia dell'assassinio. Nonostante ciò, sua madre aveva continuato a uccidere tutti quelli che avevano scoperto la verità e ora, furiosa per la morte del figlio, attenta nuovamente alla vita di Marc. Nella colluttazione che segue Marc, dopo essere stato ferito alla spalla da Marta con un colpo di mannaia, riesce a colpire la donna con un calcio, facendone incastrare la collana nelle inferriate dell'ascensore. Per salvarsi, Marc preme il pulsante di richiamo dell'ascensore che, così, decapita l'assassina.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Profondo Rosso nasce, come altri film di Argento, durante le battute finali della realizzazione della sua opera precedente, l'atipico Le cinque giornate. L'idea di base, la medium che, durante una seduta, percepisce i pensieri di un assassino, risale addirittura ad una prima stesura di Quattro mosche di velluto grigio. Argento lavora febbrilmente sulla sceneggiatura ma, insoddisfatto del risultato, si fa aiutare da Bernardino Zapponi, tanto che alla fine ne risulta una sceneggiatura a quattro mani. Zapponi, intervistato, si attribuisce l'idea di aver voluto rendere molto fisico l'orrore del film e di legarlo ad un contesto realistico e comune, mentre attribuisce ad Argento il lato fantastico della vicenda (la medium, i fantasmi della villa, il disegno della parete, lo scheletro nella stanza murata, lo svolgimento degli omicidi).[2]

Il film, inoltre, risente della particolare situazione affettiva di Argento, che si era appena separato da Marilù Tolo, con cui aveva convissuto per un anno dopo il divorzio dalla prima moglie Marisa Casale. Argento ricorda quel periodo come ricco di febbrile creatività. Inoltre è sul set del film che la sua relazione con Daria Nicolodi si consolida. La Nicolodi stessa riconosce che nel personaggio di Gianna Brezzi, la giornalista da lei interpretata nel film, c'è molto del suo vero carattere e molto del giovane Dario Argento quando faceva il giornalista[2].

Titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo del film ha subito diversi cambiamenti: per continuare la tendenza animalesca dei film precedenti di Argento, il titolo sarebbe dovuto essere La tigre dai denti a sciabola (ma Argento sostiene che diffuse quel titolo per "prendersi gioco della stampa")[3], poi su un copione comparve il titolo provvisorio Chipsiomega (risultato dell'unione delle ultime tre lettere dell'alfabeto greco); infine si optò per Profondo rosso data la gran predominanza di tinte scarlatte nel film, sia per il sangue sia per scelte di scenografia e fotografia (basti pensare ad esempio alla scena iniziale nel teatro).

Cast[modifica | modifica wikitesto]

In una scena del film, quando Daria Nicolodi entra in casa di David Hemmings trova la foto di una donna su un mobile. Chiede chi sia, e alle risposte evasive di lui reagisce buttando la foto nel cestino. La donna rappresentata nella foto potrebbe essere scambiata per Marilù Tolo, e in effetti all'epoca alcuni giornali la scambiarono. Ma nella sua autobiografia Paura, Argento dice che, fermando il fotogramma, chiunque può vedere che non si tratta di Marilù Tolo e afferma che in realtà la foto ritraeva la fidanzata del direttore di produzione.[3]

La scelta di Clara Calamai per interpretare l'assassino non è casuale: Argento voleva infatti un'attrice anziana, un tempo famosa ma adesso dimenticata, in parte per la lunga assenza dallo schermo, in parte perché passata di moda. Nella scena in cui Marc Daly si reca per la prima volta in casa della madre di Carlo, le foto che questa gli mostra non sono delle immagini fittizie ma sono proprio le vere fotografie di Clara Calamai, che la ritraggono sui set dei suoi vecchi film degli anni trenta e quaranta.[4]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese si sono svolte dal 9 settembre 1974 al 19 dicembre dello stesso anno.

Il film è ambientato a Roma e dintorni, ma le scene esterne sono state girate in prevalenza a Torino, e alcune a Roma e Perugia. La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata all'interno del Mausoleo di Santa Costanza a Roma.[5] La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all'interno del famoso Teatro Carignano di Torino, in Piazza Carignano 6[6], attualmente riaperto dopo un accurato restauro. Questo teatro verrà in seguito riutilizzato dal regista 25 anni dopo per alcune scene del suo film Non ho sonno. Per anni si è erroneamente ritenuto che fra i figuranti in platea ci fosse l'attore Mario Scaccia: in realtà si tratta di una comparsa che gli somiglia. La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo ubriaco e Marc, è la Fontana del Po, in Piazza C.L.N. a Torino[5][7]. Gli inquietanti quadri con i volti appesi nell'appartamento di Helga Ulmann, sono opera di Enrico Colombotto Rosso.[5] Il palazzo dove viene uccisa la sensitiva Helga e dove vive anche Marc è sito a Torino in Piazza C.L.N., di fronte al civico 222 ma le riprese interne sono state fatte nei teatri di posa De Paolis a Roma.[5] La scena del funerale della medium Helga è stata girata a Perugia, nella sezione ebraica del Cimitero monumentale.[5] Il locale Blue Bar dove suona Carlo in realtà non è mai esistito. La scenografia fu costruita in Piazza C.L.N. vicino all'abitazione di Marc, ed è un chiaro omaggio al quadro Nighthawks di Edward Hopper.[5] La scuola media Leonardo da Vinci, dove Marc e Gianna entrano di notte per cercare il disegno, è in realtà il Liceo Classico Terenzio Mamiani che si trova a Roma in Viale delle Milizie 30.[5] La lugubre Villa del bambino urlante dove Marc rinviene il cadavere ed il disegno sotto l'intonaco, che nella finzione del film si trova nelle campagne intorno a Roma, in realtà è sita nel quartiere Borgo Po di Torino, in Corso Giovanni Lanza 57 ed è nota come Villa Scott; all'epoca in cui fu girato il film era di proprietà dell'ordine delle Suore della Redenzione (che avevano adibito la struttura a collegio femminile, con il nome di Villa Fatima), e per girare le scene la produzione pagò un periodo di villeggiatura a Rimini alle suore ed a tutte le ragazze allora ospitate nel collegio[8]. All'inizio degli anni 2000 la villa è stata ceduta a privati che l'hanno restaurata. La sperduta casa di campagna di Amanda Righetti si trova a Roma, in via Della Giustiniana 773.[5] La casa di Rodi e della piccola Olga si trova a Roma, in via Della Camilluccia 364.

Le mani guantate dell'assassino sono in realtà le mani di Dario Argento[9]. Il mangianastri con il quale l'assassino riproduce la famosa nenia infantile è un Memocord K70: realizzato fra gli anni cinquanta e sessanta, sia in Gran Bretagna che in Germania, veniva presentato agli uomini d'affari dell'epoca come una banca della memoria della durata complessiva di 90 minuti, ove poter registrare appunti di lavoro, appuntamenti e anche discorsi.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La famosa colonna sonora del film, composta ed eseguita dal gruppo rock progressive Goblin, formato da Claudio Simonetti, Walter Martino, Massimo Morante e Fabio Pignatelli ed integrata da musiche jazz-rock di Giorgio Gaslini, fu scelta da Argento come ripiego. Il regista, infatti, avrebbe voluto addirittura i Pink Floyd per comporla. Il gruppo declinò gentilmente l'invito, perché troppo impegnato nella composizione del loro nuovo album Wish You Were Here, quindi la produzione si rivolse a Gaslini, che aveva già lavorato con Argento ne Le cinque giornate. Tuttavia, Argento sentiva che la musica di Gaslini non andava bene per il film e che occorreva qualcosa di più moderno. La prima stesura dell'ossessiva canzoncina fu definita semplicemente orrenda da Argento (la versione definitiva è cantata da una giovanissima Maria Grazia Fontana) , cosa che fece irritare non poco Gaslini, che in seguito abbandonò il progetto lasciandolo incompiuto[10]. Il regista, inizialmente, avrebbe voluto che a eseguire le musiche del jazzista fossero band all'epoca celebri come Emerson Lake & Palmer o Deep Purple[11] e, per concretizzare le sue aspirazioni, si rivolse all'editore che all'epoca si occupava delle colonne sonore dei suoi film, ovvero Carlo Bixio[11]. Quest'ultimo, rendendosi conto dei costi proibitivi di tali operazioni[11], fece invece ascoltare ad Argento un demo intitolato Cherry Five, opera di un ancora sconosciuto complesso romano: i Goblin. Intrigato dall'ascolto del nastro, il regista contattò il gruppo, che accettò volentieri l'offerta. Uscito Gaslini dal progetto, e mancando i temi principali della colonna sonora, Argento affidò ai più giovani musicisti il compito di completarla[11], ottenendo infine l'album/colonna sonora Profondo rosso. Il celebre e inquietante tema nacque tutto in una notte nella classica cantina che ricorre molto spesso nella storia di molti gruppi dell'epoca. Secondo Argento, il 90% della colonna sonora definitiva è da attribuirsi ai Goblin e solo il resto a Gaslini[2].
Tuttavia nei titoli di testa la colonna sonora è così indicata: « Musiche Giorgio Gaslini eseguite da I Goblin ».
All'epoca, per chi aveva appena visto L'esorcista, la colonna sonora di Profondo rosso riecheggiava il brano Tubular Bells, di Mike Oldfield, musica resa celeberrima appunto dal film di William Friedkin, uscito in Italia nella stessa stagione cinematografica, solo cinque mesi prima, il 4 ottobre 1974. Di recente, Argento in effetti ha dichiarato che suggerì ai Goblin di ispirarsi proprio a Tubular Bells.[3]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo una produzione tutta italiana il film venne girato in lingua inglese - tranne i dialoghi di Clara Calamai, che recita in italiano, come si vede bene dal labiale – e solo successivamente fu doppiato: David Hemmings venne doppiato da Luigi La Monica, Clara Calamai da Isa Bellini, Liana Del Balzo da Wanda Tettoni, Furio Meniconi da Corrado Gaipa, Nicoletta Elmi da Emanuela Rossi e Geraldine Hooper da Renato Cortesi; tutti gli altri attori si doppiarono da soli.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia del grande successo che ebbe nelle sale cinematografiche, a fine anni settanta fu stampata e distribuita in Italia una edizione di bassa qualità in super 8, non autorizzata e accorciata di circa 40 minuti. Si tratta tuttavia di una stampa relativamente rara. Analoga sorte toccò ad altri titoli del regista, quali L'uccello dalle piume di cristallo, 4 mosche di velluto grigio e Suspiria[12].

In Giappone il film uscì solo alcuni anni dopo l'uscita italiana, sull'onda del grande successo di Suspiria, e fu quindi intitolato Suspiria part. 2.

L'8 luglio 2009 è stata organizzata una proiezione pubblica del film a Torino, in piazza C.L.N. (teatro nel film degli incontri notturni tra David Hemmings e Gabriele Lavia e del primo omicidio), alla presenza di Dario Argento. Il musicista Claudio Simonetti si è occupato della sonorizzazione dal vivo del film.

Il 28 novembre 2014 il film restaurato è stato proiettato al Torino Film Festival. Alla proiezione ha partecipato anche il regista, che ha annunciato il ritorno al cinema, nel 2015, della pellicola restaurata in occasione del quarantennale dall'uscita del film.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film incassò 3 miliardi e 700 milioni di lire dell'epoca, piazzandosi così al 10º posto dei film dal maggior incasso in Italia nella stagione cinematografica 1974-75.[13]

All'uscita la stampa non riservò giudizi benevoli, oltre a non aver dimostrato un particolare interesse: sui grandi quotidiani, infatti, raramente fu recensito dal critico titolare, e anche il vice in genere non gli dedicò molto spazio. Su La Stampa, per esempio, l.p. (Leo Pestelli) scrisse che il film «non aggiunge molto ai precedenti L'uccello dalle piume di cristallo e Quattro mosche di velluto grigio; anzi fa sospettare di un'ispirazione stanca, convertita in ricetta»; lamenta poi che sia lungo, «allungato da un formalismo che non ha paura del prolisso e perde troppo spesso di vista la concatenazione e l'interesse narrativo.» Lo accusa quindi di ricorrere a «motivi di Grand Guignol», ma definisce «indubitabile la finezza del lavoro registico, del trapunto delle immagini e dei suoni su un canovaccio che disgraziatamente non provoca eccessivo sussulto.»

Positivi invece i giudizi su Hemmings, Nicolodi e Clamai. Per ironia della sorte, la recensione era abbinata a quella de L'esorciccio, parodia de L'esorcista diretta e interpreta da Ciccio Ingrassia.[14]

L'Unità liquidò il film in un colonnino siglato d.g. (David Grieco), con parole sprezzanti: «Il film è indescrivibile e inenarrabile, tant'è vacuo: un cruciverba a sensazione senza movente né esito. Questo solo presunto emulo di Hitchcock, massaggia stavolta lo spettatore con il fittizio e l'incongruo per condurlo, quasi ammanettato, in un interminabile, fosco tunnel di Luna Park». Parla poi di «dialoghi insulsi» e conclude che il film, «nonostante gratuiti preziosismi, è un inutile elettrodomestico dell'horror» e stronca anche gli interpreti.[15] Non meno drastico Claudio Quarantotto su Il Giornale d'Italia, secondo cui la regia «non di rado cerca l'effetto e l'effettaccio, allineando coltelli e mannaie da macellaio, occhi sbarrati e bocche ghignanti, ascensori-killer e decapitazioni estemporanee, con grande spreco di sangue, sicché, alla fine sembra di aver sbagliato indirizzo e di essere capitati in un mattatoio, non in una sala cinematografica.» Per Achille Frezzato, critico del Giornale di Bergamo e collaboratore di Cineforum, l'uso della macchina da presa « unitamente alle tonalità della fotografia, costruisce un clima di autentica suspense che riscatta un poco il ricorso ad abusati ingredienti del genere […] e la scarsa aderenza di alcuni interpreti ai ruoli loro assegnati». Lo stesso aspetto è sottolineato da Momento sera, per cui Argento «dimostra più di tanti giallisti di saper muovere la macchina da presa, di sapersene servire con effetti discutibili, ma formalmente ineccepibile ».
Tullio Kezich, allora firma del settimanale Panorama, scrisse che Argento « non rifugge dai modi più plateali per bussare a quattrini » e che se il regista « si proponeva di diventare l'Hitckcock italiano, a questo punto dovrebbe riflettere sulla distanza che separa Profondo rosso da un film come Psycho. » Dopo aver definito Argento « incerto », il futuro critico di Repubblica e del Corriere aggiungeva: « A rigor di logica, o di psicologia criminale, il suo giallo fa acqua da tutte le parti » ed elenca, come difetti « situazioni incongrue, pallidi tentativi di giallo rosa nei duetti fra Hemmings e la Nicolodi (…) e una superdose di efferatezze che a Hichcock sarebbero bastate per dieci film. »[16]

Il clamoroso e duraturo successo di pubblico comportò tuttavia alcuni curiosi ripensamenti da parte di autori o editori: per esempio Giovanni Grazzini (Il Corriere della sera) e Laterza, che non avevano inserito Profondo rosso nella prima, riuscitissima raccolta di recensioni Gli anni settanta in 100 film - pubblicata nell'aprile 1976 e comprendente film usciti fino a Dicembre 1975 - lo recuperarono dodici anni dopo nel volume Cinema '75 (Biblioteca Universale Laterza 1988). Grazzini, che poi passò al Messaggero, scrisse fra l'altro: «Se l'estrema ambizione di Dario Argento è di restituire ai reduci dai suoi spettacoli il gaudio di sobbalzare a ogni scricchiolio, di guardare sotto il letto e raddoppiare la dose di tranquillante, il 'terrorista' del cinema italiano può dirsi contento. Era infatti da un bel po' che un film non prendeva altrettanto allo stomaco e popolava i nostri sonni di incubi così barbari.».[17] Sempre fra le pubblicazioni antologiche, Morando Morandini, all'epoca critico del quotidiano il Giorno, nel proprio Dizionario dei film 1999 definisce Profondo rosso « thriller di transizione fra la 1ª fase parahitchcockiana di Argento e quella visionaria e occultista di Suspiria, Inferno ecc. Aumentano l'importanza della cornice scenografica e l'iperbole degli oggetti »[18]

Per l'Enciclopedia del Cinema Garzanti (2006) il film invece «è summa e manifesto del suo thriller barocco e visionario che – per gli elementi di parapsicologia inseriti nel racconto e per la violenza di molte scene – denota già precisi segni della sua successiva virata verso l'horror gotico e crea la formula di un genere misto thriller-horror che influenzerà non pochi autori nazionali e internazionali » (Roberto C. Provenzano).[19]

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 (a 25 anni dall'uscita del film nei cinema italiani), Dario Argento e il gruppo dei Daemonia realizzarono un cortometraggio ispirato al film: sulle note del tema musicale principale il regista romano, in veste di assassino, uccideva uno ad uno tutti i componenti del gruppo, nello stesso identico modo in cui venivano assassinate le vittime del film. Il cortometraggio fu trasmesso da Rete 4 nell'aprile 2000, in coda alla trasmissione in onda del film, ed è stato inserito come extra nell'edizione USA del film in Bluray.

Nel 2007 Profondo Rosso è divenuto anche un musical teatrale, con la supervisione artistica dello stesso Argento, musicato da Claudio Simonetti per la regia di Marco Calindri, con l'attore e cantante (scoperto da Luciano Pavarotti) Michel Altieri che interpreta il ruolo di Marc Daly.[20] La trama riprende la versione originale del film, ma l'ambientazione è spostata in epoca contemporanea. Vengono inoltre aggiunti nuovi brani elettronici scritti da Simonetti per Altieri, raccolti in una nuova colonna sonora.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Profondo Rosso, Dario Argento: “Una storia bellissima scritta in pochi giorni tutta d'un fiato”
  2. ^ a b c Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio: il cinema, la vita, le opere di Dario Argento
  3. ^ a b c Dario Argento, Paura, Einaudi, 2014.
  4. ^ "Spaghetti Nightmares" di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta
  5. ^ a b c d e f g h Le location esatte di Profondo Rosso
  6. ^ Location Esatte E Aneddoti Da "Non Ho Sonno" - Il Davinotti
  7. ^ Negli stessi paraggi (il parcheggio sotterraneo sotto la suddetta piazza, tuttora attivo) furono girate alcune scene dell'inseguimento tra la Porsche 356 e la Fiat 125 che appaiono in un altro film di Dario Argento, Il gatto a nove code.
  8. ^ Dal Tramonto All'Alba: Il nuovo Portale Del Mistero Italiano- paranormale, misteri, criptozoologia, luoghi misteriosi
  9. ^ Speciale Profondo Rosso (Dario Argento 1975) - YouTube
  10. ^ Profondo Rosso - Mordets Melodi, edizione danese del 2008 in 2 DVD, sezione "Trivia".
  11. ^ a b c d dati ricavati dall'intervista a Claudio Simonetti durante la puntata di Stracult (Raidue) dell'11/6/2012.
  12. ^ Gian Luca Mario Loncrini
  13. ^ Stagione 1974-75: i 100 film di maggior incasso, hitparadeitalia.it. URL consultato il 30 novembre 2015.
  14. ^ “Gli assassini nella villa liberty”, su La Stampa, 8 marzo 1975 pag. 8
  15. ^ “Le prime - Profondo rosso”, su L'Unità, 8 marzo 1975 pag. 11
  16. ^ “Panorama ha scelto”, 1975 (poi in “Il MilleFilm”, edizioni Il Formichiere, 1977; pag. 448)
  17. ^ Cinema '75, B. U. Laterza 1988
  18. ^ Dizionario dei film 1999, Zanichelli Editore, pag. 1.030
  19. ^ Enciclopedia del Cinema Garzanti, 2006, vol. A-K, pag. 48
  20. ^ Foto Michel Altieri: 99000 | Movieplayer.it
  21. ^ Tgcom - "Profondo Rosso", brividi in musica

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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