Elena Mannini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Elena Mannini

Elena Mannini (Firenze, 1938) è una costumista italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Elena Mannini, Ritratto femminile. Affresco su embrice, 1957.

Nata a Firenze, vi ha studiato pittura murale all'Istituto d'Arte. Debuttò come costumista, a diciassette anni, nel film del 1955 Giovanna di Gillo Pontecorvo.

Ha collaborato a più di duecento produzioni, tra film, opere liriche, sceneggiati televisivi, spettacoli di prosa e di balletto, sia in Italia che all'estero: suoi sono i costumi di film come Profondo rosso e Le cinque giornate di Dario Argento, o Un viaggio chiamato amore di Michele Placido (per il quale ha avuto anche la nomination al David di Donatello e al Nastro d'argento), come pure di allestimenti teatrali come l'Orlando furioso di Luca Ronconi.

Nel corso della sua lunga carriera ha alternato l'attività pratica di costumista con l'insegnamento di questa disciplina all'Istituto d'arte e all'Accademia di Belle Arti di Firenze, all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico" di Roma.
È moglie dell'attore e regista Italo Dall'Orto e madre del musicista e compositore Gionni Dall'Orto, insieme ai quali ha fondato la "Compagnia teatrale Mannini-Dall'Orto", che coinvolge anche il fratello Armando Mannini (scenografo).

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Elena Mannini ha firmato i costumi di svariati film, tra i quali figurano:

Costume per l'Orestea di Eschilo, 1978.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

In teatro Mannini ha iniziato sotto la regia di Beppe Menegatti, firmando i costumi di Sogno di una notte di mezza estate e La tempesta di Shakespeare, di Nozze di sangue e La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca, di Maria di Babel e di una Bohème. Con lui avrebbe firmato, per la Rai-Tv, anche i costumi di L'acqua cheta (1964) e Giocondo Zappaterra (1964).
Nel 1969 fu chiamata da Luca Ronconi per il suo Orlando furioso al Festival di Spoleto: lo spettacolo fu successivamente portato in tournée in tutto il mondo con grande successo. Tra le collaborazioni successive con Ronconi, una inedita Katchen von Heillbronn di Kleist sul lago di Zurigo, la Tragedia del vendicatore di Webster e la partecipazione al Laboratorio di Prato per Las meninas.
Nel 1972 iniziò la sua lunga collaborazione con il regista Mario Missiroli con spettacoli sia in teatro che in televisione, tra cui un Tartufo di Molière con Ugo Tognazzi e una impegnativa messa in scena de "Les bonnes" di Genet.
Sempre con la regia di Missiroli, inaugurò anche la stagione 1972 dell'Opera di Roma, con I masnadieri di Verdi, e diverse messe in scena per la Rai-Tv come La trilogia della villeggiatura, di Carlo Goldoni (1974), Don Giovanni di Molière (1977, Eurovisione) e Lulu di Franz Wedekind (1979), debutto televisivo di Stefania Sandrelli.
Nel 1975 comincia l'intesa con Franco Enriquez, allora direttore del Teatro di Roma. Insieme avrebbero lavorato a lungo, anche all'estero, per esempio nella Trilogia dell'Orestea di Eschilo al Residenz Theater di Monaco di Baviera, allora diretto da Ingmar Bergman.
Negli anni ottanta fu chiamata da Vittorio Gassman alla "Bottega Teatrale di Firenze", iniziando una lunga attività con lui e con Giorgio Albertazzi, che collaborava all'insegnamento nella scuola. Con Albertazzi, in particolare, iniziò un'intensa partecipazione a un numero rilevante di spettacoli in teatro e in televisione, tra i quali ultimi: La professione della signora Warren di George Bernard Shaw con Franca Rame (1981). Come insegnante dell'Accademia d'arte drammatica, si segnala la sua collaborazione con Andrea Camilleri al saggio tratto da "Il trucco e l'anima" di Angelo Maria Ripellino (1987).
Sempre negli anni Ottanta Orazio Costa la chiamò in Olanda per Una delle ultime sere di carnevale di Carlo Goldoni. All'Aja iniziò anche la collaborazione con Guido De Moor, direttore del Teatro Reale, mentre Armand Delcampe, direttore del teatro Jean Vilar di Lovanio (Belgio), le affidò i costumi de Il gabbiano (con scene di Josef Svoboda) anche in questo caso iniziando una duratura collaborazione con lui e con Pierre Laroche.
Col nuovo secolo Elena Mannini ha collaborato ai costumi della Trilogia dell'Orestea e dei Persiani di Eschilo (Festival di Siracusa 2001 e 2003), entrambi per la regia di Antonio Calenda. Inoltre, ad Amsterdam iniziò una proficua collaborazione con Eric Vos (ultima messa in scena nel 2019: "Il giardino dei ciliegi" di Cecov). Infine, un'altra importante collaborazione con Giuseppe Dipasquale tra cui "I giganti della montagna" di Pirandello (2012).
Negli ultimi anni, ha seguito in particolare la già citata compagnia teatrale Mannini Dall'Orto, curando i costumi di spettacoli come Il piccolo principe (1997), Le avventure di Pinocchio, ovvero bugie musicali (2001) ancora in cartellone nel 2014.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Bozzetto per l' Idomeneo di Mozart (2011).

Oltre che in teatro Elena Mannini ha lavorato anche nel campo dell'opera in Olanda, in Germania, in Russia, in Belgio, per opere come cui Didone ed Enea di Purcell, Orfeo ed Euridice di Monteverdi, o Falstaff di Verdi.
Dal 2004 ha collaborato anche con la Compagnia di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, diretta da Carla Fracci e Beppe Menegatti, realizzando scene e costumi del balletto Dio salvi la Regina (musiche di Kurt Weil), del Re Lear (musiche di Shostakovich) e de La vestale (musica di Spontini).
Fra le sue ultime collaborazioni in questo campo figura, nel 2010-2011, l'Idomeneo di Mozart al Mozarteum di Praga, per la regia di Yoshi Oida.

Iniziative non teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Tra le creazioni non legate in modo diretto al palcoscenico va elencata la mostra: I costumi degli Oscar, curata assieme a Gabriella Pescucci per la Biennale della Moda di Firenze nel 1998, e (sempre nella sua città natale) l'allestimento del Museo del Rinascimento, un percorso di statue di cera in costume d'epoca, che segue la storia della capitale toscana e dei suoi protagonisti.

RAI TV[modifica | modifica wikitesto]

Oltre agli allestimenti già citati, le collaborazioni con l'ente televisivo di Stato annoverano, per la regia di Andrea e Antonio Frazzi, La cosa sulla soglia (1981, Premio Mistfest), La biondina (1982) e La zia di Carlo (1984). Inoltre: Hedda Gabler di Eric Ibsen per la regia di Gianni Amelio (1980); Vampirismus, debutto come attrice di Francesca Archibugi (1981), Comprarsi la vita, regia di Domenico Campana (1988), "Mami, pappi e sirene in Magna Grecia" e "Cinquecento secolo carnale" (Giorgio Albertazzi e Dario Fo, 2004) .

Maschera per Le malade imaginaire di Molière, 1995.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nomination per:

Recensioni[modifica | modifica wikitesto]

« A dilatare il carattere di pastone, di mestica di opere varie, di patch-work semantico nel Coriolano di Enriquez concorre Elena Mannini con eterogenei costumi, frutto di estrose ed irriverenti ibridazioni tessili. La Mannini ha un debole per le ciarpe orientali: ricordo altrove certi suoi paramenti da monastero del Tibet. Qui la nera tenuta con fiocco bianco dei Volsci pasticcia i panni dei congiurati romantici e dei borgomastri olandesi con quelli dei samurai. Costumistica come mosaico, incongruo incastro di guise differentissime[1]. »

« Sbanditi il mistero, l'orrore, il sentore d'inferno a una meschina e ripugnante contabilità, a un cinismo numerico, Mario Missiroli degrada l'eroe molièriano, 'eroe borghese', nella stesura che il Teatro Stabile di Torino presenta al Teatro Argentina di Roma. A sottolineare questa sprezzate accumulazione concorre la ghiribizzosa costumeria di Elena Mannini, il suo gusto di aggiungere straccio su straccio, sì che il vestito diventa un viluppo, un'orchestra di coloriti svolazzi e di sbrendoli, di ciniglie e di nastri, emblemi di frivolezza. Nell'incontro con i contadini sul mare Don Giovanni nasconde il suo volto dietro un bianco velo di fili d'argento: con quel baldacchino di garza appeso alla falda del cappello e la rosea guarnacca dalle frange rosse, il personaggio diventa lui stesso un teatrino barocco[2]. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angelo Maria Ripellino, "Siate buffi". Cronache di teatro, circo e altre arti ("L'Espresso" 1969-1977), Bulzoni, Roma 1989, p. 454.
  2. ^ Angelo Maria Ripellino, "Siate buffi". Cronache di teatro, circo e altre arti ("L'Espresso" 1969-1977), Bulzoni, Roma 1989, p. 629.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Terry Jones (cur.), Moda/cinema [Biennale di Firenze 1998], Electa, Milano 1998. Vi si veda: Terry Jones, "I costumi degli Oscar", pp. 80–131 e Gabriella Pescucci & Elena Mannini, "Cenerentola", pp. 132–139.
  • Bruno Daddi, Museo del Rinascimento. Museo delle cere, "Mega", novembre/dicembre 1999.
  • Francesca Bartolini, Fra teatro e politica la storia di un'amicizia. I Mannini-Dall'Orto e la famiglia Pertini, Comune di Firenze, Firenze 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]