L'esorciccio

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L'esorciccio
L'esorciccio.png
Mimmo Baldi e Ciccio Ingrassia in un fotogramma del film
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere comico, commedia, parodia
Regia Ciccio Ingrassia
Soggetto Ciccio Ingrassia
Sceneggiatura Marino Onorati
Produttore Rosaria Calì
Casa di produzione Ingra Cinematografica
Fotografia Guglielmo Mancori
Montaggio Rosetta Narducci
Musiche Franco Godi
Tema musicale L'esorciccio - canta Ciccio Ingrassia
Scenografia Giorgio Postiglione
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'esorciccio è un film italiano del 1975 diretto e interpretato da Ciccio Ingrassia. Parodia del famoso L'esorcista (1973), è il secondo film diretto da Ingrassia dopo Paolo il freddo (parodia di Paolo il caldo).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Durante degli scavi archeologici in Iran l'Esorciccio scopre un amuleto, che ha il potere di rendere diabolico chiunque ne venga in possesso.

Questo amuleto viene ritrovato dal figlio del Sindaco di un paese della provincia di Roma, Santa Lucia, durante una partita di calcetto tra ragazzi. Come primi segni della possessione il ragazzino abbatte un albero con la palla e, dopo la partita, violenta una contadina nei pressi del campo da gioco. Il giorno successivo la ragazza, accompagnata dalla madre, va a casa del sindaco per chiedere un matrimonio riparatore. Pasqualino non crede alla storia, anzi pensa che sia una macchinazione ordita da Turi Randazzo, suo avversario politico, per screditarlo. La notte stessa il ragazzo abusa anche della domestica e il padre trova nella camera del figlio un gran quantità d'indumenti intimi femminili.

Davanti a queste evidenze il padre fa visitare il ragazzo dal dottor Schnautzer, il quale consiglia di rivolgersi all'Esorciccio. Una volta giunto a casa del Sindaco, l'Esorciccio procede al rituale ma viene aggredito dall'indemoniato ragazzo il quale, durante il tentativo di strangolarlo, perde l'amuleto e "guarisce".

L'amuleto viene però raccolto dalla figlia del sindaco, Barbara, promessa in sposa al nipote di Monsignor Evaristo, Sisto. Di conseguenza la ragazza, timida e mite, si trasforma in una 'femme fatale'. L'Esorciccio viene richiamato e procede a scacciare il maligno: visto l'insuccesso dell'esorcismo preliminare, sfodera dalla tasca il libretto rosso di Mao Zedong, invocando il suo intervento. Alla fine la ragazza aggredisce l'Esorciccio, e nella breve lotta perde l'amuleto, tornando come prima.

Tuttavia l'amuleto è raccolto dalla madre la quale, il giorno successivo, si sveglia con una lunga barba. L'Esorciccio decide di portarla dal barbiere per raderla e per nascondere il fatto fa travestire la signora da frate cappuccino. Tuttavia nella bottega è presente anche Turi Randazzo, l'avversario politico del sindaco. Benché il barbiere tagli la barba questa ricresce ogni volta e la signora, esasperata, inizia a urlare. L'Esorciccio la nasconde nel retrobottega nel quale la signora perde l'amuleto e con esso la barba. Non dovendo più nascondersi esce dal barbiere, ma Turi, insospettito, entra nel retrobottega e trova il saio che la signora indossava per sviare l'identità. Ipotizzando una relazione tra la moglie del sindaco e i frati, volta a guadagnare consensi elettorali, Turi chiama a testimoniare in piazza il barbiere Antonio Sgrò, conosciuto da tutti per la spiccata sincerità, ma questi, avendo raccolto l'amuleto, nega l'accaduto facendo arrestare il candidato sindaco per calunnia.

Ormai senza avversari Pasqualino vince le elezioni e, per ricompensare il barbiere, gli fa dono di una nuova poltrona. Il barbiere, per ricambiare, dona al sindaco l'amuleto. Durante la cerimonia d'insediamento Pasqualino manifesta la sua possessione urinando davanti a tutti e cantando una canzone rock. Nella foga dell'esibizione perde l'amuleto che passa di mano in mano tra i presenti alla cerimonia scatenando il caos (inoltre sul luogo si presenta Randazzo, che vuole vendicarsi di Sgrò) finché non viene inghiottito dall'Esorciccio.

Alla sera, l'Esorciccio e il sindaco parlano dei fatti accaduti, e il secondo si è ormai convinto che sia tutta opera del diavolo. L'Esorciccio sembra redarguirlo, ma poi si trasforma in un demone e scompare in una nuvola di fumo.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato con un budget molto limitato, parzialmente autofinaziato dallo stesso Ingrassia. La villa dove è stato allestito il set per l'abitazione del sindaco Pasqualino Abate è di proprietà dello stesso Ingrassia e si trova nelle campagne fuori Roma.

Ubaldo Lay interpreta nel film lo stesso tenente Sheridan che lo aveva reso celebre attraverso gli sceneggiati.

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