Museo nazionale di San Martino

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Coordinate: 40°50′35.26″N 14°14′26.4″E / 40.843127°N 14.240668°E40.843127; 14.240668

Museo di San Martino
L'ingresso del museo
L'ingresso del museo
Tipo Arte, storia
Indirizzo Largo San Martino, 5
80129 Napoli
Stemma

Il museo nazionale di San Martino fu aperto al pubblico a Napoli nel 1866, all'indomani dell'Unità d'Italia, dopo che la Certosa inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi, fu dichiarata monumento nazionale.

Per volontà dell'archeologo Giuseppe Fiorelli gli ambienti furono destinati a raccogliere in un museo testimonianze della vita di Napoli e dei Regni meridionali (Regno di Napoli e Regno di Sicilia prima e del Regno delle Due Sicilie dopo).

Al museo, che si sviluppa su due livelli, si accede dai due chiostri della certosa.

Primo livello[modifica | modifica sorgente]

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti cicli di affreschi di Paolo De Matteis raffiguranti San Bruno che intercede presso la Vergine per l'umanità inferma (1699).

Sezione Navale[modifica | modifica sorgente]

La sezione comprende vari modelli di imbarcazioni reali: due corazzate, la Corazzata di Re Umberto e la Corazzata della Regina Margherita, un'elegante Lancia reale ed un Lancione a ventiquattro remi che Napoli donò a re Carlo di Borbone. Inoltre vi è il Caicco donato dal sultano turco Selim III a Ferdinando IV di Borbone, databile alla seconda metà del XVIII secolo.

Sono inoltre esposti vari modelli originali di imbarcazioni, armi bianche e da fuoco e documenti storici.

Sala delle carrozze[modifica | modifica sorgente]

Sono ospitate le carrozze reali, tra cui quella più antica della città essendo stata realizzata tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo.

Nella sala sono affissi nelle pareti anche gli stemmi reali e vicereali in marmo.

Sezione presepiale[modifica | modifica sorgente]

Presepe Cuciniello

Alla sala, una volta la cucina della certosa, si giunge tramite il corridoio Fanzaghiano, quest'ultimo funge da collegamento tra il chiostro dei Procuratori e quello Grande.

Il presepe più completo e universalmente noto è il presepe Cuciniello, così chiamato dal nome del donatore che nel 1879 regalò al museo la sua monumentale raccolta di pastori, animali, agnelli, nature morte. Il presepe fu esposto in una scenografica grotta appositamente costruita.

Sono presenti poi altri gruppi presepiali, con alcuni di questi particolarmente piccoli relativi alle tre scene fondamentali della Natività, dell'Annunciazione ai pastori e dell'Osteria, e conservati nei loro originali contenitori: gli scarabattoli.

Quarto del priore[modifica | modifica sorgente]

Una sala dell'appartamento del priore

Le sale successive a quella delle carrozze, al corridoio fanzghiano, ed alla sezione presepiale, costituiscono il Quarto del Priore.

Sono presenti preziosi affreschi, cineserie, pavimenti maiolicati settecenteschi e la galleria di dipinti del XVII secolo e XVIII con opere di Pacecco De Rosa, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo, Artemisia Gentileschi, Micco Spadaro e Massimo Stanzione.

Una delle sale dell'appartamento contiene inoltre una raccolta di armi bianche e da fuoco. Un'altra invece bocche di armi da fuoco tra cui un cannone cinese del XVII secolo chiamato il Maresciallo dai miracolosi risultati.

Un tempo, nel cortile aperto dell'appartamento vi era collocata la scultura marmorea di Pietro Bernini raffigurante la Madonna col Bambino e san Giovannino. Oggi tale scultura, così come il San Martino divide il mantello con il povero, è esposta nelle sale interne del Quarto.

I giardini[modifica | modifica sorgente]

Accessibili dal Quarto del Priore e dalla sala delle carrozze, gli orti della certosa consentono di godere del panorama del golfo di Napoli. Lungo il viale vi sono le quattordici stazioni della Via Crucis indicate nel muro di sostegno.

Museo dell'opera[modifica | modifica sorgente]

In questa sala sono conservati tutti gli oggetti che testimoniano la vita della Certosa, dai ritratti di priori e certosini, ai vetri istoriati, specchiere, vetri a filigrana e a ghiaccio, nonché vetri spagnoli e vetri napoletani dipinti.

Sezione dei ricordi storici del Regno di Napoli[modifica | modifica sorgente]

Altro stemma

Nucleo fondamentale del museo, la sezione storica che annovera testimonianze della storia politica, economica e sociale del Regno di Napoli attraverso dipinti, sculture, arredi, medaglie, miniature, onorificenze, armi e cimeli vari.

Una delle più importanti testimonianze storiche sull'evoluzione topografica di Napoli è data dalla celeberrima Tavola Strozzi, quasi una fotografia della città nella metà del Quattrocento. La “Tavola” che era di proprietà della famiglia Strozzi di Firenze, fu acquistata dallo Stato ed è ospitata a San Martino da diversi anni.

Ospita importanti pitture di vedute e siti reali; ritratti dei Borbone, documenti, monete, armi e dipinti di Filippo Spadai e Salvatore Fergola, tra cui la grande tela dell'Inaugurazione della ferrovia Napoli – Portici, nonché ricordi del 1848, con ritratti di patrioti, di Papa Pio IX e di eroi del Risorgimento. Vi sono interessanti dipinti: di Micco Spadaro, l'Uccisione di Giuseppe Carafa del 1647; di Carlo Coppola, piazza del Mercato; di Micco Spadaro, La peste del 1656 ed il Largo del Mercatello; di ignoto invece Il tribunale della Vicaria al tempo di Masaniello e Piazza del Carmine.

Un'intera sala è dedicata a Carlo III, che fu re di Napoli dal 1734 al 1759. Essa contiene una serie di ritratti di Carlo di Borbone e della sua consorte Maria Amalia di Sassonia, tessuti in seta ad opera della manifattura napoletana; un ritratto di Carlo III re di Spagna, copia coeva di quello eseguito dal Goya.

In un'altra sala vi sono i ricordi della Repubblica Napoletana del 1799: Ammiraglio Nelson di Leonardo Guzzardo; l’Entrata del Cardinale Ruffo a Napoli di Giovanni Ponticelli.

Secondo livello[modifica | modifica sorgente]

Galleria ottocento[modifica | modifica sorgente]

La Giumenta (Giuseppe Renda)

La galleria, presente anche in spazi più ridotti al primo livello, espone circa 950 dipinti della scuola di Posillipo, frutto di diverse donazioni che la borghesia napoletana ha effettuato nel corso degli anni, con dipinti di Francesco Netti, Michele Cammarano, Giacinto Gigante, Vincenzo Migliaro, Domenico Morelli, Eduardo Dalbono, Francesco Paolo Michetti, Giuseppe De Nittis e Antonio Mancini.

Consistenti ed importanti furono le donazioni, segno del grande interesse dimostrato dalla borghesia intellettuale della città, nei decenni di passaggio tra i due secoli, alla costituzione di un museo che raccogliesse le testimonianze più significative della cultura figurativa anche contemporanea. Tra queste va certamente segnalata quella dei fratelli Paolo e Beniamino Rotondo, che costituirono una collezione formata grazie agli stretti legami con alcuni artisti che frequentavano l'importante circolo culturale promosso dalla Famiglia Rotondo.

Ancora sono conservati quadri di Frans Vervloet, Gabriele Smargiassi, Anton Sminck van Pitloo, Luigi Fergola, Gaetano e Giacinto Gigante, nonché dipinti della scuola di Resina con opere di Marco De Gregorio e Federico Rossano.

Infine, sono ivi esposte diverse sculture in terracotta di Vincenzo Gemito, di Giuseppe Renda e Filippo Tagliolini.

Sezione delle arti decorative[modifica | modifica sorgente]

Schiavo turco con scimmia

Vi sono esposte arti decorative come maioliche, porcellane, vetri ed oggetti preziosi. Vi è inoltre esposta la collezione Orilia, comprendente porcellane di Capodimonte, Buen Retiro, Meissen, vetri, tabacchiere, ventagli ed altro, fu donata da Maria Teresa Orilia nel 1953, in ricordo del marito Marcello.

Sezione teatrale[modifica | modifica sorgente]

In essa si possono trovare quadri, stampe, disegni che si riferiscono al Teatro San Carlino; da notare inoltre è un quadretto che raffigura il Sipario del teatro S.Carlo del 1854, due magnifici plastici del teatro S.Carlino ed una bacheca con piccoli cimeli tra cui i biglietti da visita dei maggiori attori napoletani.

Sezione Alisio[modifica | modifica sorgente]

Costituisce l'ultima raccolta privata acquisita dal museo. Donata allo Stato da Giancarlo Alisio e dalle sorelle Alma e Giovanna nel 2001, questa è entrata a far parte del polo museale nel 2004, esponendo circa un centinaio (tra dipinti e acquerelli) di pitture vedutiste databili dal XVII al XIX secolo.

Sezione delle stampe e disegni[modifica | modifica sorgente]

La collezione si pone sullo stesso livello di quella di Capodimonte, esponendo circa sedicimila disegni, tra cui quelli di Luigi Vanvitelli, Giacinto Gigante, Antonio Niccolini, numerose scenografie del San Carlo, diversi ritratti di illustri napoletani e storiche stampe topografiche di Napoli.

Alcune opere[modifica | modifica sorgente]

San Martino divide il mantello con il povero (Pietro Bernini)
La principessa di San Antimo (Francesco Hayez)
Ritratto di Masaniello (Onofrio Palumbo)
Aniello de Aloysio
  • Teatro di San Carlo (XIX secolo)
Didier Barra
  • Veduta di Napoli a volo d'uccello (1590 circa)
Pietro Bernini
Battistello Caracciolo
  • San Gennaro nell'anfiteatro
  • Gesù Portacroce verso il Calvario
Consalvo Carelli
  • Valle dei mulini ad Amalfi (1840 circa)
Gabriele Carelli
  • Il Chiostro Grande della Certosa (1853)
Carlo Coppola
  • Tribunale della Vicaria (XVII secolo, attribuito)
Eduardo Dalbono
  • Da Frisio a Santa Lucia (1866)
Paolo De Matteis
  • Allegoria della prosperità e delle arti nella città di Napoli (1717-1725 circa)
Pacecco De Rosa
  • Deposizione (1607-1656)
Teodoro Duclère
  • Veduta di Napoli da Villa Belvedere al Vomero (1863, disegno)
Augusto Emilio Fabri
  • Ritratto di Eduardo Scarpetta nelle vesti di Felice Sciosciammocca (1879)
Pietro Fabris
  • Tarantella sullo sfondo del golfo di Napoli (XVIII secolo)
Cosimo Fanzago
  • Autoritratto (scultura a mezzorilievo)
Michele Foschini
  • Ferdinando assume il trono di Napoli (1762)
Nicolò Fumo
  • San Martino divide il mantello
Carmine Gentili
  • Trionfo di Bacco e Arianna (1717)
Ercole Gigante
  • Porta Capuana (1855)
Giacinto Gigante
  • Via dei Sepolcri a Pompei (1862, disegno)
  • Giardino inglese a Caserta (1854, disegno)
  • Figura di monaca entro il convento di Santa Maria Donnaregina (1865 circa, disegno)
Vincenzo Gemito
  • Malatiello (1870, busto in terracotta)
  • Ritratto di Raffaele Viviani (1926, busto in terracotta)
Francesco Hayez
  • La principessa di San Antimo
Ignoto
Giuseppe Ise'
  • Ritratto di Francesco II di Borbone (1859)
Antonio Joli
  • Largo di Castello (XVIII secolo)
Antonio Mancini
  • Prevetariello (1870)
Francesco Paolo Michetti
  • Pastorelli d'Abruzzo (1875 circa)
Vincenzo Migliaro
  • Strettoia degli Orefici (1889)
Domenico Morelli
  • Marie al Calvario (1868)
Onofrio Palumbo

Presunto ritratto di Masaniello (XVII secolo)

Giuseppe Renda
  • La Giumenta
Jusepe de Ribera

San Girolamo (1638-1651)

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni
  • Pianta della Città di Napoli (1736-1814)
Micco Spadaro
  • Ritratto dell'abate Bernardo Sedgravis
  • Punizione dei ladri al tempo di Masaniello
Filippo Tagliolini
  • Ercole abbraccia Deianira (scultura in porcellana)
Franz Vervloet
  • La Cappella del Tesoro nella Chiesa della Certosa (1848)
Gaspar Van Wittel
  • Darsena di Napoli (1702)
  • Napoli dal mare (1719)
  • Grotta di Posillipo (XVIII secolo)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]