Salvatore Fergola

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Salvatore Fergola, Autoritratto (1864)

Salvatore Fergola (Napoli, 24 aprile 1796Napoli, 7 marzo 1874) è stato un pittore italiano, considerato uno degli esponenti più autorevoli della scuola di Posillipo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Fergola nacque il 24 aprile 1796 a Napoli, figlio di Teresa Conti e di Luigi. Da giovinetto studiò lettere e architettura, per poi accostarsi agli studi pittorici sull'esempio del padre, che come ci riporta Maria Causa Picone era un «pedissequo hackertiano legato ad una minuziosa micrografia che non esclude, tuttavia, una vena felice di acquerellista». Nelle sue primissime esperienze pittoriche, infatti, egli si mostrò enormemente debitore a Jakob Philipp Hackert, sia nell'applicazione della tempera che nell'impostazione della veduta.[1]

Ammesso come allievo all'Ufficio Topografico di Napoli, riscosse immediato successo presso la corte borbonica fin dai primi lavori; questo gli frutterà nel tempo numerose committenze dai Borbone. Come ci tramandano le fonti, nel 1819 Fergola eseguì diversi dipinti a Napoli per conto del duca di Calabria, per poi essere chiamato dal duca di Sicilia; dopo aver ottenuto uno stipendio di trenta ducati mensili dai Borbone, li seguì a Castellammare di Stabia per eseguire alcune vedute del golfo di Napoli. Successivamente si recò a Caserta, San Leucio, Santa Maria Capua Vetere e Ischia, dove si trattenne per tre mesi; le sue peregrinazioni lo portarono nel 1823 in Sicilia con il proposito di fare il giro dell'isola anche se, ammalatosi a Trapani, decise di far ritorno a Ischia e poi nuovamente a Castellammare.

Un giovane visitatore mentre contempla un dipinto fergoliano raffigurante il selvaggio e misterioso profilo delle coste di Capri, in esposizione alla mostra Salvatore Fergola. Lo splendore di un Regno a palazzo Zevallos a Napoli

Nel 1824 seguì i reali a Foggia e a Carditello, dove ritrasse la corsa dei cavalli, per poi spingersi sino ad Arienzo (dove documentò con diverse tele i costumi della Terra di Lavoro) e a Paestum. Tra le tele principali di questo periodo si ricordano l'Antico sepolcro detto la Conocchia in Santa Maria di Capua (1820), l'Imbarco della r.e famiglia dal fiume Sarno (1823) e il Varo del vascello "Vesuvio" (1825). Nel 1829 si reca in Spagna al seguito della famiglia borbonica in occasione delle nozze a Madrid della principessa Maria Cristina di Borbone con Ferdinando IV; oltre alla capitale madrilena Fergola ebbe così l'opportunità di visitare Siviglia, Cadice, Burgos, Toledo, Barcellona. Sulla via del ritorno si trattenne anche qualche mese a Parigi, ospite del duca d'Orléans e della duchessa di Berry: in occasione di questo soggiorno francese Fergola avrebbe recepito stimoli cruciali per il suo stile pittorico.

Nonostante la popolarità raggiunta come illustratore degli avvenimenti di corte e degli eventi più significativi del Regno, Fergola non riuscì a divenire titolare della cattedra di paesaggio presso la Real Accademia, che nel 1838 venne assegnata a Gabriele Smargiassi. Ciononostante in questi anni lavorò instancabilmente, partecipando nel 1839 alla mostra borbonica con Veduta della sorgente del Sarno, Interno della cattedrale di Toledo in Ispagna, Briganti sorpresi dalla gendarmeria nella foresta e tre «paesaggi di composizione» raffiguranti albe e tramonti. Nel 1841 presentò Interno gotico del chiostro di San Giovanni de' Re a Toledo, Esterno gotico della cattedrale di Burgos, Montevergine nel giorno della festa e L'inaugurazione della strada di ferro seguita in Napoli nell'ottobre del 1839. Nel 1843 espose Marina di Capri a chiaro di luna con battello in cui dorme un marinaro e Un sifone nel golfo di Procida, mentre del 1848 è La preghiera della sera. Morì, infine, il 7 marzo 1874 alla veneranda età di 76 anni.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione della strada ferrata Napoli-Portici, 1840
Naufragio

Salvatore Fergola, oltre a esser considerato fra i maggiori esponenti della scuola di Posillipo, è stato un più grande protagonista della pittura di Napoli negli anni della Restaurazione, epoca storica in cui l'antica città partenopea si apprestava a trasformarsi in una grande e moderna metropoli. Dopo il congresso di Vienna, infatti, in Sud Italia venne restaurata la monarchia legittima dei Borbone, la quale promosse un aggiornamento tecnologico destinato a stabilire nel regno di Napoli numerosi primati a livello nazionale. In qualità del suo ruolo di fedele reporter ufficiale di eventi legati alla dinastia borbonica, Fergola fu il più grande interprete pittorico di questo fervore progressista, dipingendo quadri che al di là del valore di propaganda e di celebrazione rivelano una fiducia illimitata nelle nuove istanze di progresso e modernità. Tra i dipinti fergoliani eseguiti con questo intento merita una menzione speciale l'Inaugurazione della strada ferrata Napoli-Portici, 1840, dove è raffigurata per l'appunto l'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici, con il treno che corre lungo la linea di costa, il panorama del golfo di Napoli sullo sfondo e la festosa presenza del pubblico, individuato nei diversi ceti.[2]

I primi dipinti di Fergola, in particolare, sono ancora saldamente legati a quei moduli compositivi d'ascendenza analitica introdotti da Jakob Philipp Hackert. Nella sua prima fase artistica, infatti, Fergola eseguiva principalmente opere dal valore documentario e celebrativo, dove le caratteristiche botaniche e morfologiche del territorio effigiato sono ancora rese con un naturalismo di matrice illuminista. Successivamente nella pittura di Fergola si registra una decisiva virata in direzione del Romanticismo. Nei dipinti appartenenti a questa fase, pur applicando un sostanziale rigore nella rappresentazione, Fergola approda a una visione più fantastica della realtà e lascia trasfigurare un sentimento di intimismo lirico di sapore romantico. Quest'approccio, che certamente era più congeniale alla sua volontà di esaltare le bellezze naturalistiche del golfo di Napoli, gli fu derivato dalla visione delle opere di Horace Vernet e Théodore Gudin, che poté ammirare in occasione del soggiorno a Parigi del 1830. Un'epitome di questo nuovo indirizzo stilistico si può rintracciare nel fortunato repertorio delle marine in tempesta, dove il pittore, pur rappresentando episodi di naufragio realmente accaduti, impiega un registro fantastico che dà ampio spazio alla dimensione eroica del sublime, in pieno accordo con la sensibilità romantica.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mariantonietta Picone Petrusa, FERGOLA, Salvatore, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 46, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996, SBN IT\ICCU\VEA\0101205. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  2. ^ a b Fergola. Lo splendore di un Regno, Gallerie d’Italia, palazzo Zevallos, Napoli.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Fèrgola, Salvatore, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato l'11 giugno 2015.
Controllo di autorità VIAF: (EN95682410 · ISNI: (EN0000 0000 7044 5217 · ULAN: (EN500000287