Eva Hart

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Benjamin Hart, Eva ed Esther Hart

Eva Miriam Hart (Ilford, 31 gennaio 1905Chadwell Heath, 14 febbraio 1996) è stata una degli ultimi sopravvissuti del naufragio del Titanic.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Eva Miriam Hart nacque il 31 gennaio 1905 a Ilford, nella contea di Essex, in Inghilterra, da Benjamin Hart (1864-1912) e da Esther Ada Bloomfield (1863-1928). Eva era l'unica figlia della coppia. La bambina è stata educata nel Convento di Santa Maria a Gidea Park, un piccolo quartiere a est di Londra. All'inizio del 1912 Benjamin decise di emigrare con la sua famiglia a Winnipeg, nella provincia canadese di Manitoba per aprire una tabaccheria.[1] [2]

Titanic[modifica | modifica wikitesto]

Eva ed Esther Hart tornano in Inghilterra dopo il naufragio del Titanic

La famiglia Hart s'imbarcò sul RMS Titanic a Southampton, in Inghilterra, il 10 aprile 1912 come passeggeri di seconda classe. All'epoca Eva aveva solo sette anni. Inizialmente avrebbero dovuto imbarcarsi sulla nave Philandelphia ma a causa del famoso sciopero del carbone di quel periodo furono costretti a trasferirsi sul Titanic. Eva non aveva mai visto una nave prima d'ora e, come tutti, era entusiasta all'idea di imbarcarsi sul grande transatlantico. L'unica agitata era la madre Esther: credeva che qualcosa di terribile sarebbe successo al Titanic. Pensava che dichiarare la nave inaffondabile era come "volare davanti alla faccia di Dio".[2] [3] Come dichiarerà in seguito la stessa Eva, sua madre rimaneva vestita tutto il giorno, dormiva di giorno e rimaneva sveglia di notte, convinta che qualcosa sarebbe successo non di giorno bensì di notte.[1] [2] [3] Al contrario della moglie, Benjamin era molto entusiasta del viaggio.

A bordo della nave, Eva amava far visita ai cani dei passeggeri situati nel canile F, insieme a suo padre. Soprattutto amava giocare con il bulldog francese Gamin de Pycombe, di proprietà del passeggero di prima classe Robert William Daniels.[4]

Eva stava dormendo quando la nave urtò l'iceberg alle 23:40 del 14 aprile. La madre Esther, che sentì l'impatto, svegliò subito Benjamin e lo avvertì del pericolo. Gli Hart raggiunsero immediatamente il ponte lance. Lì, Eva sentì l'orchestra guidata da Wallace Hartley suonare il brano Nearer, My God, to Thee (Più vicino a te, mio Dio). In seguito affermò:

« Non c'è dubbio su quello che suonarono. Quando eravamo in acqua si misero a suonare una delle tre versioni di Nearer, My God, to Thee. Ne esistevano tre diverse versioni e quella che eseguirono la ascoltavo sempre in chiesa con mia nonna. In America quella versione non c'era ed è per questo che gli americani sostengono che non era quello il motivo suonato.[5] »

Benjamin accompagnò la moglie e la figlia alla scialuppa di salvataggio n° 14, dove il padre si raccomandò a Eva di "tenere la mano della mamma e di fare la brava bambina". Fu l'ultima volta che Eva vide suo padre. Benjamin morì nel naufragio ed il suo corpo, se recuperato, non fu mai identificato.[1]

A differenza di molti altri bambini a bordo delle scialuppe, che si addormentarono, Eva rimase sveglia tutta la notte e vide la nave spezzarsi in due tronconi e affondare. Quelle scene la perseguitarono per molti anni e per superare le sue paure si chiuse in una cabina per ben quattro giorni di fila.[1] [2]

Oltre ad aver sostenuto la tesi che la nave si spezzò in due tronconi, poi confermata dopo il ritrovamento del relitto nel 1985, affermò anche di aver visto il Californian a poche miglia dal Titanic.[2]

Eva e la signora Hart vennero tratte in salvo dalla Carpathia e raggiunsero New York il 18 aprile. Poco dopo, Esther ed Eva tornarono in Inghilterra, dove la madre si risposò.[1]

Dopo l'affondamento del Titanic[modifica | modifica wikitesto]

La lettera scritta da Esther ed Eva Hart, venduta all'asta il 26 aprile 2014

Nel corso della sua vita Eva ha svolto numerosi mestieri, come quello di cantante in Australia e quello di magistrato.

Eva, fin che fu in vita, divenne una sorta di ambasciatrice della tragedia del Titanic. Oltre a testimoniare varie volte nel corso della vita e a partecipare a diversi convegni sulla tragedia, ha criticato varie volte la White Star Line per aver diminuito il numero delle scialuppe e i cacciatori di reliquie, definendoli persone insensibili con il solo scopo di arricchirsi dei beni dei defunti e di profanare il relitto, ormai divenuto una sorta di tomba per i tanti morti.[1] [2]

Il 15 aprile 1995 Eva e la superstite Edith Brown-Haisman, anch'ella di seconda classe, parteciparono all'apertura di un giardino commemorativo presso il National Maritime Museum di Greenwich. Le due donne donarono una targa per commemorare l'83º anniversario del naufragio del Titanic. Inoltre, venne innalzato un monumento di granito.

Eva Hart morì il 14 febbraio 1996 all'età di 91 anni nella sua casa di Chadwell Heath. Alla sua morte rimasero solo otto superstiti del naufragio, tra cui Millvina Dean e Lillian Asplund. In sua memoria un pub di Chadwell Heath è stato rinominato "The Eva Hart".

Il 26 aprile 2014 è stata venduta all'asta per 100 mila sterline una lettera scritta da Esther Hart poche ore prima dell'impatto con l'iceberg. La missiva, infilata nella giacca della donna dal marito Benjamin prima che ella si fosse imbarcata sulla scialuppa di salvataggio n° 14, diceva: "I marinai ci dicono che è una traversata meravigliosa, ma c'è freddo e molto vento". La figlia Eva aggiunse poi: "Un sacco di baci e amore a tutti da Eva".[6] [7] [8] [9] [10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN242998567 · ISNI: (EN0000 0000 3180 5662 · LCCN: (ENn96000748
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie