Charles Joughin

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Charles John Joughin

Charles John Joughin (Birkenhead, 3 agosto 1878Paterson, 9 dicembre 1956) è stato un cuoco inglese, capo panettiere del Titanic, divenuto famoso per essere sopravvissuto alle acque gelide dell'Atlantico Settentrionale per un tempo eccezionalmente lungo e in un modo alquanto stupefacente. Fu, inoltre, l'ultimo sopravvissuto ad abbandonare la nave[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Charles Joughin nacque a Birkenhead, in Inghilterra, il 3 agosto 1878. Incominciò a lavorare in mare nel 1889, all'età di 11 anni, ed in seguito servì come capo panettiere su numerose navi della White Star Line, tra cui l'Olympic, la gemella del Titanic[2].

Titanic[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1912 entrò a far parte dell'equipaggio del Titanic per il suo primo ed ultimo viaggio. In qualità di capo panettiere, ricevette un salario mensile di £12[2].

Al momento della collisione, Joughin era fuori servizio e si era già coricato nella sua cuccetta, situata sul ponte E. Dopo che gli giunse la notizia che gli ufficiali stavano già imbarcando i passeggeri sulle lance di salvataggio, mandò una squadra di 13 uomini a perquisire la dispensa per prendere tutto il pane che si trovava. Accompagnò poi i suoi uomini sul ponte; ciascuno portava quattro pagnotte. Joughin ritornò in cabina per prendere una dose di whisky per poi risalire sul ponte verso le 00:30 per aiutare le donne ad imbarcarsi sulle lance, usando maniere un po' brutali con le donne che si lamentavano o che rifiutavano di salire sulle imbarcazioni[1]. Nominato responsabile della lancia numero 10 dal comandante in seconda Henry Tingle Wilde, decise di restare a bordo poiché c'erano già molti uomini sulla lancia in grado di occuparsene e avrebbe dato un cattivo esempio se si fosse salvato.

All'01:20 ridiscese le scale fino alla sua cuccetta e mandò giù un altro bicchiere di whisky. Si rese poi conto che il pavimento era già sott'acqua e, verso l'1:45, risalì in tempo sul ponte. Mentre tornava sul ponte, incontrò William O'Loughlin, il medico di bordo, che era diretto verso la dispensa. Fu l'ultima volta che qualcuno lo vide. Sul ponte, il panettiere si accorse che tutte le lance erano già state ammainate in mare. Joughin allora ridiscese sul ponte B e si mise a lanciare più di 50 sedie dalle finestre, per permettere ai naufraghi di aggrapparsi a qualcosa. Alle 2:10, decise di riposarsi nell'ufficio, sul lato di dritta del ponte A. Dopo essersi dissetato, si unì alla folla diretta verso la poppa della nave. A causa dell'eccessiva inclinazione, che gli impedì di rimanere in piedi, fu costretto a scavalcare la battagliola di poppa e a tenersi per non cadere in mare. In quel momento la nave, dopo essersi spezzata in due tronconi, era quasi completamente in verticale e Joughin si trovò a circa 30 metri dall'acqua. Quando la poppa affondò, si mise in acqua, senza bagnarsi i capelli[3].

Secondo la sua stessa testimonianza, Charles continuò a nuotare per circa due ore. Egli ammise di aver accusato poco il freddo, molto probabilmente a causa all'alcool che aveva ingerito durante la notte. Grandi quantità di alcool, che è un vasodilatatore, in genere aumentano il rischio di morte d'ipotermia ma ci sono prove che suggeriscono che l'ingerimento di una certa quantità di alcool può rallentare la perdita di calore e prolungare la sopravvivenza. Verso le 4 di mattina vide il rovesciata la zattera pieghevole B, che scambiò per un relitto. Non c'era posto per lui sull'imbarcazione, che conteneva già una trentina di persone, e fu così costretto a rimanere in acqua. Il cuoco Isaac Maynard, che riconobbe il collega, gli tenne la mano. Joughin, che aveva i piedi gonfi[1], e i superstiti del canotto B vennero tratti in salvo dalla Carpathia.

Dopo il naufragio del Titanic[modifica | modifica wikitesto]

Joughin tornò in Inghilterra e testimoniò all'inchiesta britannica sul naufragio del Titanic, presieduta da John Bigham, 1° visconte di Mersey[1]. Nel 1920 si trasferì a Paterson, New Jersey, negli Stati Uniti. Secondo il suo necrologio, Joughin si trovava a bordo della P/S Oregon quando affondò nel porto di Boston[2]. Successivamente servì su alcune navi della American Export-Isbrandtsen Lines e sulle navi trasporto truppe durante la seconda guerra mondiale. Si ritirò nel 1944[4].

Nel 1943 morì la sua seconda moglie, Annie E. Ripley. La sua morte fu una grande perdita da cui Joughin non si riprese mai. Dodici anni dopo, fu invitato a descrivere la sua esperienza sul Titanic in un capitolo del libro A Night to Remember di Walter Lord[4].

Charles John Joughin morì di polmonite all'ospedale di Paterson il 9 dicembre del 1956 all'età di 78 anni. Fu sepolto accanto alla moglie nel Cedar Lawn Cemetery di Paterson.

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Charles Joughin è stato ritratto in due film dedicati al disastro del Titanic:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]