Il comandante affonda con la nave

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L'espressione «il comandante affonda con la nave» indica un protocollo, norma sociale, prassi o consuetudine storica di tipo cavalleresco/marinaro secondo il quale il comandante di un bastimento, nel caso ci si trovi in una situazione di pericolo di vita (in genere nell'atto di abbandonare la nave) si sacrifichi con essa, o sia l'ultimo a lasciarla.

Tale espressione divenne famosa in quanto soventemente associata al naufragio[1] del RMS Titanic nel 1912 e al suo comandante Edward J. Smith, ma nella realtà lo precede almeno di 11 anni[2].

Significato metaforico[modifica | modifica wikitesto]

Dietro questa usanza vi sarebbe un profondo senso del dovere e di fede cristiana. In un tempo in cui chi andava per mare rischiava la vita era un modo per potersi elevare a figura eroica con un gesto di sacrificio estremo che sublimava il dolore per la perdita delle persone, della nave e dell'equipaggio, una sorta di catarsi del comandante che si inabissava insieme al suo vascello/nave per dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarla.[senza fonte]

Esempi significativi[modifica | modifica wikitesto]

Il cacciatorpediniere Francesco Nullo in navigazione

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il naufragio è la sommersione completa di una imbarcazione o di una nave per cause accidentali. Sono escluse le azioni di guerra per le quali si usa il termine generico "affondamento". Cfr. il lemma "naufragio" sul vocabolario Treccani.
  2. ^ (EN)
    « ...for if anything goes wrong a woman may be saved where a captain goes down with his ship. »
  3. ^ Cfr. la pagina dedicata al comandante Borsini sul sito della Marina Militare

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