Castello normanno-svevo (Gioia del Colle)

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Castello Normanno-Svevo di Gioia del Colle
Castello di gioia del colle, esterno 03.jpg
Il castello di Gioia del Colle, in primo piano la cornice ovest e la torre De’ Rossi.
Ubicazione
Stato Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Contea di Puglia
Ducato di Puglia
Bandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
bordered Regno delle Due Sicilie
Italia Italia
Stato attuale Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Città Gioia del Colle
Coordinate 40°48′01″N 16°55′22″E / 40.800278°N 16.922778°E40.800278; 16.922778Coordinate: 40°48′01″N 16°55′22″E / 40.800278°N 16.922778°E40.800278; 16.922778
Mappa di localizzazione: Italia
Castello normanno-svevo (Gioia del Colle)
Informazioni generali
Tipo Castello medievale - rinascimentale
Altezza 26,4 m (torre De’ Rossi)
Costruzione IX secolo-XIII secolo
Materiale Pietra calcarea e carparo rosso
Primo proprietario Riccardo Siniscalco
Condizione attuale Restaurato tra il 1907 e il 1909, e negli anni ‘60
Proprietario attuale Ministero della pubblica istruzione
Visitabile Si
Informazioni militari
Comandanti storici Riccardo Siniscalco
Guglielmo I il Malo
Federico II di Svevia
Carlo I d'Angiò
Carlo V d'Asburgo
Filippo IV di Spagna
Presidio Sede del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colle
fonti citate nel testo dell'articolo
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1leftarrow blue.svgVoce principale: Gioia del Colle.

Il Castello Normanno-Svevo di Gioia del Colle è un castello di origine normanna situato nel centro storico di Gioia del Colle.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini bizantine[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario del castello, corrispondente all'ala destra, è di epoca bizantina, risalente al IX secolo. Esso consisteva di un recinto fortificato di forma rettangolare in pietra calcarea e carparo rosso. Era presente un piccolo cortile, adiacente alla muraglia meridionale, che si apriva verso l'esterno in quella che adesso è piazza dei Martiri del 1799. Il castello aveva la funzione principale di dare riparo alla popolazione in occasione di scorrerie di genti nemiche.

Periodo normanno[modifica | modifica wikitesto]

La corte interna. Foto di Paolo Monti, 1970

Il castello venne poi ampliato da Riccardo Siniscalco, Siniscalco (titolo di alto funzionario reale o imperiale presso i Normanni) dei duchi di Puglia e primo feudatario del territorio dell'odierna Gioia del Colle. Il documento più antico in cui viene fatta menzione del castello risale al 1111, sembrerebbe quindi che l'intervento normanno risalga al 1087. Riccardo Siniscalco trasformò il nucleo originario in residenza nobiliare, allargando il cortile e recintandolo con un solido muro, e costruendo una delle torri, la torre “De' Rossi”, sull'angolo sud-ovest. Il re Ruggero II, sempre di stirpe normanna, ne modificò parzialmente la fortificazione.

Il castello e l'abitato circostante vennero, poi, distrutti da Guglielmo I il Malo, quando questi recuperò il potere sulla terra di Bari.

Periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

La sistemazione attuale si deve a Federico II di Svevia, il quale attorno al 1230 rifondò il castello di ritorno dalla IV crociata in Terrasanta e conferendone la struttura quadrangolare con cortile interno e quattro torri angolari, tipica dei castelli federiciani. Il castello così voluto dall'imperatore faceva parte della rete di residenze e fortificazioni disseminate nel territorio dell'Italia Meridionale, dalla Capitanata fino alla Sicilia, destinate al controllo militare delle fertili regioni del regno. Per tutta l'età sveva, infatti, il castello di Gioia del Colle fu sede di una guarnigione militare e solo pochi ambienti erano lasciati liberi e a disposizione del sovrano. Da alcune cronache e testimonianze sembra, tuttavia, che il puer apuliae amasse risiedere nel castello di Gioia per le sue battute di caccia nei boschi gioiesi.

Periodo angioino, aragonese ed era moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il lato sud del castello con il secondo ingresso

Con la sconfitta di Manfredi alla battaglia di Benevento nel 1266, l'egemonia sveva sull'Italia meridionale terminò. Il castello di Gioia del Colle seguì le medesime sorti. Dopo gli Svevi, esso passò quindi sotto il dominio degli Angioini e degli Aragonesi. Dopo Manfredi, secondo la leggenda nato a Gioia del Colle, il castello divenne quindi proprietà dei Principi di Taranto fino al '400, dei Conti di Conversano fino al '600 e dei Principi di Acquaviva fino agli inizi del '800. Nel corso di questi secoli il castello fu trasformato da costruzione militare a dimora residenziale ed adattato alle nuove esigenze abitative, avendo perso ogni importanza militare e civile, pur mantenendo il suo impianto strutturale. Dal '600, perdendo a mano a mano importanza, il castello cominciò una lunga fase di degrado e a subire deturpazioni, mantenendo tuttavia la struttura originaria a differenza di altri castelli di Puglia, che subirono vari adattamenti adeguandosi a nuove esigenze militari. Per questa ragione il castello di Gioia del Colle costituisce una delle testimonianze più fedeli del periodo normanno-svevo.

Era contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il castello divenne di proprietà di Donna Maria Emanuela Caracciolo nel 1806 fino al 1868. Nel 1884 fu comprato da Daniele Eramo, mentre agli inizi del XX secolo passò al marchese di Noci, Orazio De Luca Resta, il quale richiamò l'attenzione sul monumento, promuovendone il restauro, ed in seguito lo donò al comune di Gioia del Colle. A questo periodo risalgono i primi lavori di restauro effettuati dal 1907 al 1909 da parte dell'architetto Angelo Pantaleo, sotto l'egida del Ministero delle Belle Arti, che miravano a recuperare l'aspetto originario, effettuando tuttavia delle ricostruzioni arbitrarie impostate su un'immagine stereotipa del Medioevo: tra queste le monofore, le bifore e le trifore che si aprono nelle torri e nelle cornici attorno al cortile, nonché il trono e il caminetto presente nella stessa sala.

Nel 1957 il castello, molto malridotto, venne acquistato dal Ministero della pubblica istruzione e annoverato tra i monumenti nazionali.

Alla fine degli anni '60 il castello è stato nuovamente restaurato, a seguito di alcuni crolli successivi all'intervento del 1907, questa volta ad opera dell'ingegnere Raffaele De Vita, rendendolo infine visitabile come monumento ma anche atto ad ospitare attività culturali.

Dal 1977 il castello è sede del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colle. Per un breve periodo, inoltre, il castello ha ospitato la Biblioteca comunale don Vincenzo Angelillo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portone principale del castello, sul lato ovest

Il castello consta di un cortile interno attorno al quale sorgono gli ambienti di cui si compone il castello, organizzati in due piani. Ai due angoli sul lato sud del castello sorgono due torri (denominate “De' Rossi” e “dell'Imperatrice” e alte rispettivamente 26,4 m e 24,1 m) delle quattro originariamente presenti. Riferimenti a queste torri sono contenuti negli scritti di Honofrio Tangho del 1640 e di Gennaro Pinto del 1653.

L'aspetto esteriore risente degli apporti stilistici dei differenti proprietari del castello; il contributo di Federico II di Svevia è tuttavia quello che maggiormente ha impattato sull'aspetto finale. L'opera federiciana si presenta infatti ecletticamente ricca di apporti diversi, tipica della tendenza dell'imperatore di affiancare stili molto differenti tra di loro, con un particolare riguardo all'architettura islamica. Questo si nota nella varietà di motivi artistici all'interno del cortile e delle sale, ispirati appunto a modelli arabi filtrati attraverso modelli crociati, a cui si aggiunge il vistoso apparato di bugne che conferisce una nota di monumentalità alla severa ed austera costruzione normanna. Questo procedimento architettonico, di valore esclusivamente decorativo, si evidenzia nelle bianche cornici calcaree a bugnato lungo gli spigoli delle torri e nelle originali aperture esterne sulla facciata delle cortine e delle torri.

Il portale sud

Il materiale di costruzione del castello è prevalentemente pietra calcarea e carparo rosso. La muratura esterna è costituita di tre diversi tipi di strutture murarie che denunciano tre epoche diverse di realizzazione: piccoli cocci lapidei di pietra calcarea, sulla cortina nord e nord-est; bugne rettangolari a bauletto con canaletti incavati, sulla torre dell'Imperatrice; bugne rettangolari poco aggettanti e schiacciate molto consunte dal tempo, su tutto il resto della costruzione. In particolare, il carparo rosso è stato utilizzato per realizzare le cortine e la parte alta delle torri; fino a 4,50 m di altezza su di queste ultime, infatti, sono state utilizzate bugne di pietra calcarea molto chiara, oltre che agli angoli delle torri e l'incorniciatura di portali, finestre e alcune feritoie.

Numerose monofore, bifore, trifore (queste sono prevalentemente risalenti al restauro del Pantaleo del 1907) e feritoie si aprono in maniera disordinata sulle cortine e sulle torri, confermando le diverse fasi costruttive. Le cortine alte circa 12 m sono divise in due piani; quelli inferiori mostrano numerose strette feritoie, quelli superiori diverse finestre di varia forma.

Ingressi[modifica | modifica wikitesto]

Esistono vari ingressi: il principale è costituito da un ampio portale situato sul lato ovest, un secondo è poco più di una porta sul lato sud. Entrambi sono sormontati da una corona di bugnati a raggiera. Caditoie a due canne incombono al di sopra degli ingressi.

Un terzo ingresso è stato recentemente portato alla luce attraverso la cortina nord.

Cortile[modifica | modifica wikitesto]

Dal portone principale, con il suo arco ogivale, si accede al cortile trapezoidale, dove si trovano la scala per l'accesso al piano superiore nonché i vari locali del pian terreno. La scalinata presenta dei bassorilievi rappresentanti animali e scene di caccia.

Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Le pareti sui lati nord ed est del cortile sono stati ricostruite.

Sale del museo archeologico[modifica | modifica wikitesto]

La sala del forno con l'accesso alla prigione.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico nazionale di Gioia del Colle.

Dal cortile si accede ai locali al piano terra destinati in antichità alle stalle, alla servitù e agli uomini d'arme, nonché al deposito di grano e vettovaglie.

Queste ultime sale rappresentano l'esposizione del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colle, che raccoglie i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nelle aree di Monte Sannace e Santo Mola.

La prigione

Sala del forno e prigione[modifica | modifica wikitesto]

Sul lato meridionale del cortile si trova l'accesso alla sala del forno, dalla quale si scende in un piccolo sotterraneo, adibito in antichità a prigione, su una parete della quale sono scolpite due rotondità, che secondo la leggenda riproducono i seni di Bianca Lancia, amante di Federico II di Svevia.

Stando alla medesima leggenda, l'imperatrice partorì Manfredi, avuto dalla relazione con Federico II di Svevia, nelle prigioni del castello.

Questi ambienti sono situati alla base della Torre dell'Imperatrice.

La sala del trono

Sala del trono[modifica | modifica wikitesto]

Dalla scalinata presente in cortile si sale al primo piano dove sono presenti altri locali, a cominciare dalla sala del trono. In fondo a questa si trova un trono in pietra ricostruito nel corso del restauro del 1907, realizzato con frammenti scultorei recuperati nel castello in seguito alle demolizioni. Un fregio a bassorilievo costituito da una serie di falchi disposti di profilo a coppie e interrotti da croci decora lo schienale del trono.

Un arco presente verso l'estremità della sala serviva a suddividere idealmente il locale in due ambienti, destinati, uno a sala del trono, l'altro a udienze dei sudditi e dignitari che prendevano posto sui sedili in pietra.

La copertura in legno originariamente presente è crollata nel corso dell'ultimo restauro e quindi sostituita con una struttura metallica, mentre il pavimento è stato ricoperto di elementi lignei.

Nella sala sono presenti un camino, anch'esso risalente al restauro del Pantaleo, e vari sedili in pietra.

La sala del caminetto

Sala del caminetto[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sala del trono si accede alla sala del caminetto, cosiddetta per la presenza di un piccolo camino. La sala era probabilmente abitata dalla regina e dalle cortigiane che trascorrevano in questo locale gran parte della giornata. Una porta, sormontata da uno stemma araldico, conduce alla sala del Gineceo; una seconda porta invece conduce alla torre De' Rossi.

Torre De' Rossi[modifica | modifica wikitesto]

Volta interna della torre de' Rossi

La torre De' Rossi fu costruita in epoca normanna, e poi inglobata nell'impianto federiciano. Il nome deriva da una nobile famiglia toscana che vi alloggiò quando venne a Gioia del Colle ad omaggiare l'imperatore.

Una porta sul lato ovest conduce alle scale verso i piani superiori della torre e quindi alla terrazza.

La volta che copre la sala è formata da dodici archetti acuti pensili, uniti da una sottile cornice quadrata con motivi fitomorfi; ai quattro angoli, nei vani degli archetti, ci sono quattro elementi decorativi a conchiglia. Essa fu probabilmente realizzata nel XVI secolo.

La leggenda di Federico II e Bianca Lancia
Bianca Lancia e Federico II, nel Codex Manesse

Federico II e Bianca Lancia d'Agliano si conobbero nel 1225 pochi mesi dopo l’infelice matrimonio tra l’imperatore e Jolanda di Brienne, e condussero una relazione dalla quale nacque Manfredi di Sicilia, che erediterà il trono di Sicilia.

Secondo la leggenda tramandata da padre Bonaventura da Lama e ripresa dallo storico Pantaleo, durante la gravidanza di Manfredi, Bianca Lancia fu imprigionata nelle segrete del castello di Gioia per un atto di adulterio, o per gelosia da parte di Federico II.

Dopo aver partorito, a causa dell’offesa arrecatale da Federico, Bianca Lancia si uccise con un pugnale dopo essersi recisi i seni, che mandò all’imperatore su un vassoio assieme al neonato Manfredi[1]. Si tramanda che il suo corpo fu tumulato nella prigione, ma nessuna tomba è stata mai trovata. Sono invece visibili due rotondità a forma di seni, scolpite su un blocco di pietra lungo la muratura interna esposta ad est.

Stando alla storia, invece, nel 1246 Federico sostava presso il castello di Gioia provenendo da Foggia, dove trovò l'amante molto sofferente. Questa gli chiese di legittimare i tre figli avuti dalla loro relazione e Federico, nel frattempo vedovo della terza moglie Isabella, si unì a lei con un regolare matrimonio consentendole di essere imperatrice per pochi giorni. Secondo la Chronica di fra' Salimbene da Parma, invece, il matrimonio avvenne nel 1250, poco prima della morte dell'imperatore.

Altre fonti indicano il castello di Monte Sant'Angelo come luogo della relazione clandestina tra Federico II e Bianca Lancia.

Torre dell'Imperatrice[modifica | modifica wikitesto]

Interno della torre dell'Imperatrice

Dalla sala del Gineceo, per mezzo di una scala, si accede a quella che probabilmente era la camera da letto dei reggenti del castello, all'interno della cosiddetta torre dell'Imperatrice, posta all'angolo sud-est del castello. La torre risale al periodo svevo ed è stata realizzata facendo largo uso della locale pietra calcarea molto chiara. Il nome della torre rimanda a Bianca Lancia, amante di Federico II e madre di Manfredi, che nacque nelle segrete del castello, poste sulla proiezione verticale della torre stessa, dove l'imperatrice fu rinchiusa con l'accusa di tradimento.

Gli ambienti della torre erano riservati alla famiglia. Ad essa erano destinati i servizi igienici ricavati in una stanzina sul lato nord del locale, dotati di sbocco all'esterno.

La torre era composta di tre piani di cui restano solo le mensole su cui poggiavano le travi dei solai in legno, crollati ma non ricostruiti. Ai piani superiori si accedeva tramite scale a pioli in legno. Dall'ultimo piano si raggiungeva la piattaforma esterna attraverso una scala a chiocciola in pietra, poggiante su una lastra sporgente dal muro.

Il Castello come location cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1964 Pier Paolo Pasolini scelse il castello per girare due sequenze per il film Il Vangelo secondo Matteo: la reggia di Erode e la danza di Salomè, che si svolse nell'ala nord della corte dell'edificio.

Il regista Matteo Garrone nel 2014 ha girato nel castello di Gioia del Colle alcune scene del film Il racconto dei racconti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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