Assia Djebar

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Assia Djebar

Assia Djebar, pseudonimo di Fatima-Zohra Imalayène (Cherchell, 30 giugno 1936Parigi, 6 febbraio 2015), è stata una scrittrice, poetessa, saggista, regista e sceneggiatrice algerina. Esponente del pensiero femminista, il tema principale delle sue opere è la condizione della donna in Algeria. Considerata una delle più influenti scrittrici nordafricane, è stata la prima autrice del Maghreb a essere ammessa all'Académie française (il 16 giugno 2005).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Assia Djebar nasce a Cherchell, una piccola città costiera situata a circa 80 km da Algeri, da una famiglia appartenente alla piccola borghesia algerina. Il padre, Tahar Imalayène, è un insegnante formatosi all'École Normale d'Instituteurs di Bouzaréah; la madre, Bahia Sahraoui, della famiglia Berkani, fa parte della tribù berbera dei Chenouai.

Assia passa la sua infanzia a Mitidja (al tempo Mouzaïaville), studia in una scuola francese e al contempo frequenta una scuola coranica privata. All'età di dieci anni inizia a studiare nel collegio di Blida, dove apprende l’arabo classico, il greco antico, il latino e l’inglese. Ottiene il diploma nel 1953, per poi continuare gli studi, soprattutto in campo umanistico e letterario, al liceo Bugeaud di Algeri (attuale Liceo Emir Abdelkader). L'anno successivo si trasferisce in Francia, dove frequenta il liceo Fénelon di Parigi. Tra i suoi professori vi è anche la filosofa ed etnologa Dina Dreyfus. Nel 1955 entra a pieno titolo nell’École normale supérieure de jeunes filles di Parigi (oggi École Normale Supérieure), dove sceglie di studiare Storia[1]. Assia è la prima donna algerina e la prima donna musulmana ad essere ammessa all’École.[2]

Nel maggio 1956 partecipa allo sciopero generale degli studenti algerini decretato dal Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e sostenuto dall'UGEMA, l'Union Général des Étudiants Musulmans Algériens[3], e per tale motivo viene espulsa dall'École. È in questa occasione che scrive il suo primo romanzo, La soif, pubblicato nel 1957. Per timore della reazione della sua famiglia, sceglie di scrivere sotto pseudonimo Assia Djebar: “assia” significa consolazione e “djebar” intransigenza, uno dei 99 nomi del profeta Maometto.

Nel 1958 pubblica il suo secondo romanzo, Les impatients, e nello stesso anno sposa lo scrittore Walid Carn, pseudonimo dell’attore di teatro Ahmed Ould-Rouis, membro della resistenza algerina, con lui lascerà la Francia per tornare nel Maghreb.

Nel 1959 il generale de Gaulle in persona chiede la sua riammissione all’École, per "meriti letterari"[4]. In quello stesso anno inizia a studiare e insegnare storia moderna e contemporanea del Maghreb alla facoltà di lettere di Rabat, e con il supporto dell’orientalista Louis Massignon inizia la sua tesi su Lella Manoubia, una santa tunisina vissuta fra il XII e il XIII secolo. Il primo giugno 1962 fa ritorno in Algeria, divenuta indipendente[2].

Nel periodo successivo all'indipendenza dalla colonizzazione francese, in Algeria viene posto il problema della lingua da utilizzare nelle scuole. In seguito alla decisione di imporre come lingua scolastica l’arabo letterario, Assia lascia il paese perché contraria a una decisione così radicale.

Nel 1965, con il marito Walid Carn, decide di adottare l’orfano Mohamed Garne.

Da 1966 al 1975 trascorre gran parte del suo tempo in Francia, soggiornando però in modo regolare in Algeria. Sposa nel 1980, in seconde nozze, il poeta e critico letterario algerino Malek Alloula, dal quale si separerà successivamente.

Per una decina d’anni sospende l'attività di scrittura per dedicarsi ad un’altra forma di espressione artistica, il cinema. Realizza due film: La Nouba des Femmes du Mont Chenua nel 1978, un lungometraggio che le vale il Premio della Critica Internazionale alla Biennale di Venezia del 1979, e nel 1982 il cortometraggio La Zerda ou les chants de l’oubli[1]. Nel 1980 sposa il secondo marito, Malek Alloula, scrittore algerino.

Nel 1999 presenta la sua tesi all'Università Paul-Valery Montpellier 3, avente come soggetto una delle sue opere. Nello stesso anno viene eletta membro dell’Accademia reale di lingua e letteratura francese del Belgio.

A partire dal 2001, dividendosi tra Francia e Stati Uniti, insegna nel Dipartimento di studi francese dell’università di New York, abbandonando la cattedra che aveva precedentemente occupato alla Lousiana State University dal 1995. Il 16 giugno 2005 viene eletta per il Seggio 5 dell’Académie française, succedendo a Georges Vedel.[1] Le università di Vienna, Concordia (Montréal) e Osnabrück (Germania) le conferiscono la laurea honoris causa.

Muore il 6 febbraio 2015, all'età di 78 anni, nella capitale francese, dove ha trascorso buona parte della sua vita[5].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Entrambe le sue prime opere, Les enfants du nouveau monde (1962), e Les Alouettes naïves (1967), sono ambientate durante la guerra d’indipendenza algerina, non ancora terminata negli anni in cui scrive questi due romanzi. Entrambe affrontano i temi del ruolo delle donne nel quotidiano e all'interno del conflitto per l’indipendenza, denunciano la condizione di reclusione esercitata nei loro confronti dalla società tradizionale algerina e l'impossibilità di realizzazione del loro desiderio di emancipazione.

Donne d'Algeri nei loro appartamenti (Femmes d’Alger dans leur appartement), pubblicato nel 1980, è una raccolta di storie che deve il suo titolo ai dipinti di Eugène Delacroix e di Pablo Picasso.

Lontano da Medina: Figlie d'Ismaele (Loin de Medine, 1991), richiama gli avvenimenti che fanno da cornice agli ultimi giorni del Profeta Maometto e al ruolo delle donne all'interno di questi avvenimenti.

Nel 1996, nel libro Bianco d'Algeria (Le Blanc de l’Algérie), Assia insorge contro il ritorno di un terrore assassino in Algeria e cerca nel passato l’origine del male.

Il libro La disparition del la langue française, del 2001, è dedicato alla lingua francese, quella lingua prima imposta e poi assunta volontariamente come lingua di scrittura.

Nel suo ultimo romanzo Nulle part dans la maison de mon père, pubblicato nel 2007, la scrittrice narra la fine della sua adolescenza, racconta dei divieti che soffocavano la sua vita in quel periodo, e la frustrazione provata nel confrontare le restrizioni della sua vita quotidiana con la libertà di cui sembravano beneficiare i suoi compagni di scuola europei. Nel romanzo emerge il tema della doppia oppressione, coloniale e patriarcale.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • La soif, 1957
  • Les impatients, 1958
  • Les enfants du Nouveau Monde, 1962
  • Les alouettes naïves, 1967
  • Poème pour une Algérie heureuse, 1969
  • Donne d'Algeri nei loro appartamenti (Femmes d'Alger dans leur appartement - 1980), Firenze, Giunti, 1988, ISBN 88-09-20116-7
  • L'amore, la guerra (L'Amour, la fantasia, 1985), Como, Ibis, 1995, ISBN 88-7164-041-1
  • Ombra sultana (Ombre sultane, 1987), Milano, Baldini & Castoldi, 1999, ISBN 88-8089-748-9
  • Lontano da Medina: Figlie d'Ismaele (Loin de Médine, 1991), Firenze, Giunti, 1993, ISBN 88-09-20323-2
  • Vasta è la prigione (Vaste est la prison, 1995), Milano, Bompiani, 2001, ISBN 88-452-4846-1
  • Bianco d'Algeria (Le blanc de l'Algérie, 1996), Milano, Il saggiatore, 1998, ISBN 88-428-0675-7
  • Le notti di Strasburgo (Les Nuits de Strasbourg, 1997), Milano, Il saggiatore, 2000, ISBN 88-428-0757-5
  • Nel cuore della notte algerina (Oran, langue morte, 1997), Firenze, Giunti, 1988, ISBN 88-09-21388-2
  • Queste voci che mi assediano: scrivere nella lingua dell'altro (Ces voix qui m’assiègent, 1999), Milano, Il saggiatore, 2004, ISBN 88-428-1013-4
  • La donna senza sepoltura (La femme sans sépulture, 2002), Milano, Il saggiatore, 2002, ISBN 88-428-1063-0
  • La disparition de la langue française, 2003
  • Nulle part dans la maison de mon père, 2007

Film[modifica | modifica wikitesto]

  • La Nouba des femmes du Mont Chenoua, 1977
  • La Zerda ou les chants de l'oubli, 1979

Interviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Andare ancora al cuore delle ferite : Renate Siebert intervista Assia Djebar, Milano, La Tartaruga, 1997, ISBN 88-7738-277-5

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Figlie di Ismaele nel vento e nella tempesta : dramma musicale in 5 atti e 21 quadri (a partire dalle cronache di Ibn Saad e di Tabari), Firenze, Giunti, 2000, ISBN 88-09-01871-0

Temi e stile[modifica | modifica wikitesto]

Nelle principali opere di Assia Djebar ricorrono questioni quali il femminismo, il progetto di decolonizzazione mai concluso, i pericoli del nazionalismo e dell'identitarismo, la violenza religiosa e governativa, le differenze linguistiche dal punto di vista poetico e politico.

In alcune delle sue novelle utilizza come punto di partenza la situazione storica dell'Algeria e le lotte per l'indipendenza per arrivare a focalizzare il ruolo, la partecipazione e la condizione femminile all'interno di una società repressiva e coercitiva.[6]Altre invece partono da esperienze individuali, anche biografiche, che la scrittrice utilizza per poi trattare questioni di più ampia portata. Djebar ha dipinto a più riprese la situazione in cui vive la sua generazione, confrontando i valori delle comunità algerina e francese e considerando, in modo più ampio, le differenze tra le due culture. Dalle sue opere emerge il legame e l'eterno contrasto tra singolo e pluralità, tra il sé e la società nel suo insieme; nel voler esporre la specificità femminile, ne mostra anche l'inevitabile collegamento con il gruppo, sia esso familiare o sociale.[7]

La questione della lingua[modifica | modifica wikitesto]

Una questione importante affrontata dalla scrittrice è quella della lingua: Djebar appartiene, di fatto, a quel gruppo di autori provenienti dal Maghreb che hanno ricevuto un'istruzione e hanno scritto (o che scrivono ancora) le proprie opere in francese. Durante la colonizzazione il governo francese ha imposto la propria lingua, soppiantando in modo forzato le lingue locali (berbero e arabo). Questa politica linguistica coloniale, di tipo invasivo, ha causato delle evidenti conseguenze nel mondo letterario algerino: durante il periodo coloniale, gli scrittori e gli intellettuali, pur essendo madrelingua arabi, non hanno potuto esprimersi nella loro lingua madre; successivamente, non hanno raggiunto una completa padronanza della lingua classica e letteraria araba, e hanno dovuto continuare ad utilizzare il francese, la lingua "degli Altri", percepita come ulteriore forma di oppressione, in una nazione in lotta per l'affermazione della propria identità e indipendenza.[8]

Il contrasto tra lingue è evidente nel pensiero della scrittrice, in cui viene contrapposto il ruolo unicamente comunicativo del francese, freddo e asettico, a quello dell'arabo e del berbero, che Djebar strategicamente unisce a rappresentare non solo il mondo dei sentimenti e degli affetti ma anche quello più ristretto, unicamente femminile.[9] Col passare del tempo tuttavia, la scrittrice si riappacificherà con la lingua francese, accettandola di fatto come parte di una cultura innegabilmente ibrida.[10]

Onorificenze[11][modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
Commendatore dell'Ordre des arts et des lettres - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordre des arts et des lettres

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (FR) Assia Djebar, academie-francaise.fr.
  2. ^ a b (EN) Maïa De La Baume, Assia Djebar, nytimes.com, 13 febbraio 2015. URL consultato il 2 agosto 2017.
  3. ^ (FR) Raphaëlle Leyris, Mort de l’académicienne Assia Djebar, in Le Monde, 7 febbraio 2015. URL consultato il 13 luglio 2017.
  4. ^ Francesca Paci, Assia Djebar, la rivincita delle donne arabo-musulmane, in La Stampa, 8 febbraio 2015. URL consultato il 13 luglio 2017.
  5. ^ (EN) Alison Flood, Assia Djebar dies, theguardian.com, 9 febbraio 2015. URL consultato il 13 agosto 2017.
  6. ^ (EN) Jennifer Bernhardt, Djebar, Assia, su Postcolonial Studies @ Emory. URL consultato il 23 agosto 2017.
  7. ^ (EN) Hiddelston Jane, The Specific Plurality of Assia Djebar, in French Studies, vol. 58, nº 3, 2004, pp. 371 - 384.
  8. ^ (EN) Bassiouney Reem, Arabic Sociolinguistics, Edimburgo, Edinburgh University Press, 2009, pp. 210-221, OCLC 870414887.
  9. ^ (EN) Lobna Ben Salem, “Fugitive Without Knowing it”: Language, Displacement and Identity in Assia Djebar’s Autobiographic Narratives, in Advances in Language and Literary Studies, vol. 6, nº 4, 2015.
  10. ^ (FR) Alfonso De Toro, Au-delà de la francophonie : Représentations de la pensée hybride au Maghreb (Abdelkebir Khatibi — Assia Djebar), in Neohelicon, vol. 35, nº 2, 2008, pp. 63 - 86.
  11. ^ Sito web dell'Accademia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Ben Salem Lobna, “Fugitive Without Knowing it”: Language, Displacement and Identity in Assia Djebar’s Autobiographic Narratives, in Advances in Language and Literary Studies, vol. 6, nº 4, Melbourne, Australian International Academic Centre, 2015.
  • (EN) Hiddelstone Jane, Assia Djebar: Out of Algeria, Liverpool, Liverpool University Press, 2011, OCLC 751158423.
  • (EN) Hiddleston Jane, The Specific Plurality of Assia Djebar, in French Studies, vol. 58, nº 3, Oxford, Oxford University Press, 2004.
  • (EN) Joris Pierre e Habib Tengour, Poems for the Millennium: The University of California Book of North African Literature. Volume 4, Berkeley, University of California Press, 2012, OCLC 871787256.
  • (EN) Kelly Debra, Autobiography and Independence: Selfhood and Creativity in North African Postcolonial Writing in French, Liverpool, Liverpool University Press, 2005, OCLC 788208811.
  • Restuccia Laura, Parole dal silenzio : Assia Djebar, la voce dell'Algeria fra memoria e storia. Palermo: Palumbo, 2004, ISBN 88-8020-582-X
  • Siebert Renate, Assia Djebar, su enciclopedia delle donne.
  • (EN) Rice Alison, Polygraphies: Francophone Women Writing Algeria, Charlottesville, University of Virginia Press, 2012, OCLC 939756120.
  • (EN) Vogl Mary B, Postcolonial African Writers: A Bio-bibliographical Critical Sourcebook, a cura di Pushpa Naidu Parekh, Siga Fatima Jagne, Londra, Routledge, 2014, OCLC 875248225.
  • (EN) Weltman-Aron Brigitte, Algerian Imprints: Ethical Space in the Work of Assia Djebar and Hélène Cixous, New York, Columbia University Press, 2016, OCLC 951562653.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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