Valle d'Itria
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La Valle d'Itria è una porzione di territorio della Puglia centrale, a cavallo tra le province di Bari, Brindisi e Taranto. Il suo territorio coincide con la parte meridionale dell'altopiano delle Murge. La principale peculiarità della valle sono i trulli, tipiche ed esclusive abitazioni in pietra a forma di cono.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le origini
I numerosi siti archeologici tra i quali il sito archeologico di Pezza Petrosa[1], grotta di Facciasquata , grotta di Montescotano, Monte Fellone presso Villa Castelli[2]; Maselli, Ibernia piccola, Carperi, monte d'Alessio, monte le Fergole e Figazzano presso Cisternino, kaelia attuale Ceglie Messapica, Specchia Tarantina a Martina Franca attestano la frequentazione umana nel territorio sin dall'età del bronzo e la fondazione di colonie Messapiche poi inglobate dalla Taranto di origine Spartana ed infine parte del territorio della regio II Apulia et Calabra dell'Impero Romano che vide un importante porto nell'antica città romana di Egnazia. Citata da autori come Plinio, Strabone, Orazio, la città ebbe grande importanza nel mondo antico per la sua posizione geografica; grazie alla presenza del porto e della Via Traiana, fu attivo centro di traffici e commerci.
[modifica] Il Medioevo
Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri di origine alto medievale (V-X secolo), quando la regione visse un periodo di guerra ed incertezza politica ed economica e fu ripetutamente attaccata da popolazioni straniere (prima i Goti, poi i Longobardi e i Saraceni). Sull'acropoli di Egnatia, tra VIII e X secolo d.C., fu edificato un imponente maschio, che assunse le funzioni di un castello; al suo interno comprende anche una cappella con abside semicircolare. In epoca altomedievale il borgo di Egnazia, dimenticando i fasti e la popolazione dei tempi antichi, si racchiuse in questa zona. Il periodo è politicamente complesso: il regno longobardo con capitale a Benevento, fronteggia l'impero bizantino, mentre Bari è un emirato arabo a partire dall'883 d.C. Egnazia si trova a 50 km da Bari, Taranto e Brindisi, tutte all'epoca islamiche. Il castello fu realizzato con blocchi di reimpiego; nella parte in basso a destra presenta una cappella con abside. Tradizionalmente, alle scorrerie dei Goti viene attribuito l'abbandono di Egnazia, ma la vita continuò in aggregati di capanne sull'acropoli già fortificata, addossate al castello, sede delle nuove funzioni politico-amministrative. L'ultimissima fase di vita di Egnazia si protrae fino al X-XV secolo, epoca a cui risalgono gli ultimi rinvenimenti di ceramiche. Successivamente, alcune famiglie nei secoli successivi sporadicamente si insediano nelle tombe a camera, riadattate ed ampliate per lo scopo. Il fenomeno verrà poi arginato dalla concentrazione degli abitanti verso Monopoli e Fasano. L'abbandono di Egnazia fu lento e progressivo, e la città sarà poi usata esclusivamente come cava di materiale edilizio di reimpiego per le costruzioni nelle suddette città. Nei pressi di Ceglie Messapica e Villa Castelli sono presenti resti del Limes Bizantino [3](detto paretone dei greci) ed una serie di specchie, luoghi d'avvistamento e piazzeforti atte alla difesa del territorio[4]..
Il toponimo "Itria" sembra derivare dal culto orientale della Madonna Odegitria (cioè che indica la via) importato dai monaci basiliani che nel 977 si insediarono nel territorio, provenienti dai territori dell'impero romano d'oriente. I basiliani fondarono proprio nella Valle d'Itria un sito monastico dove fu trovato un affresco raffigurante la Madonna Odegitria, protettrice dei viandanti. Oltre che da necessità difensive, la vita nelle grotte fu incentivata nel VIII secolo dalla lotta iconoclasta di Leone III e in quelle stesse gravine trovarono riparo molti monaci greci, giunti dall'Oriente.
Nel X secolo, grazie alla colonizzazione operata dal Monastero di San Benedetto di Conversano, nasce il centro di Castellana Grotte [5]. Nel 1098 il Conte di Conversano Goffredo, di origini normanne, dona a san Benedetto tutto il territorio di Castellana e consente all'abate di radunarvi gente per popolarlo.
Nella seconda metà del XI secolo con l'avvento dei Normanni, da questi fu conquistata nel XI secolo diventando feudo degli Altavilla che vi impiantarono una serie di castelli e torri[6]., nel 1080 il feudo che comprendeva Massafra, Mottola, Oria [7] e Castellaneta, venne assegnato a Riccardo Senescalco, nipote di Roberto il Guiscardo,. Mentre la diocesi di Oria veniva assorbita dall'arcidiocesi di Brindisi e Ostuni, si costituiva la diocesi di Mottola sede vescovile dal XI secolo fino al 1818. Riccardo Senescalco fortificò il suo feudo restaurando una serie di piccoli castelli sulle murge meridionali. Ulteriore conseguenza della conquista normanna fu il sostituirsi progressivo ai basiliani di rito greco dei monaci benedettini.
Nel XIII secolo la valle fu parte del regnum siciliae dominio dell'imperatore Federico II di Svevia "puer Apuliae". Nel 1226 Papa Clemente IV concede il convento di Conversano a un gruppo di monache circestensi fuggite dalla Morea, regione della Grecia centrale. A loro vengono assegnate tutte le proprietà dell'antica abbazia, compresa Castellana, e la giurisdizione ecclesiastica: ovvero la potestà ordinaria su clero e popolo di Castellana più il diritto di impugnare il pastorale e cingere la mitra. Nel 1229, in seguito alla presa di posizione a favore del Papa da parte dei monaci di Santo Stefano (la guerra tra Gregorio IX e Federico II) l'imperatore fa distruggere l'Abbazia confiscando tutti i beni che successivamente nel 1261 vengono restituiti ai monaci da Manfredi Principe di Taranto. Nel documento cedula taxationis del 1276, il casale di Santa Maria de Fajano risulta inserito all'interno della Terra di Bari. Nel 1313 gli Ospitalieri di San Giovanni Gerosolimitano prendono possesso e rimettono in piedi l'Abbazia, con la legittimazione di una bolla di Giovanni XXII. Gli Ospitalieri divennero successimante Cavalieri di Malta manterranno l'Abbazia e i suoi feudi, tra i quali Fasano, fino agli inizi del XVIII secolo. Santo Stefano sarà prima commenda e poi baliaggio. Durante la guerra dei Novant'anni tra Giovanna I, regina di Napoli, e Luigi di Ungheria, Fasano e gli altri casali limitrofi vengono assaliti e derubati da settemila ex-soldati in protresta per non aver ricevuto la paga che li spettava.
Intorno al XIV secolo Martina Franca eletta comune su ordine del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò. Sulle rovine del medioevale luogo di culto della Vergine odigitria, nel 1545 è stato costruito a il Convento dei Cappuccini. Martina insieme a Villa Castelli furono proprietà della famiglia Orsini dal Balzo. Il territorio di Li castelli passò poi nel XVI secolo alla famiglia genovese degli Imperiali, che trasformarono la fortezza medioevale in castello impiantandovi anche una stazione per l'allevamento di pregiate razze equine[8].
[modifica] Età Moderna
| Ignazio Ciaia |
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Fasanese, nel 1792, entrato in contatto con i circoli illuministici a Napoli, conosce l'intellettuale Carlo Lauberg che, nella capitale, aveva fondato una istituzione accademica di chimica nella quale propugnava le sue idee giacobine; il sodalizio con Lauberg si cementa vieppiù con la fondazione della Società patriottica, di derivazione massonica. Con l'avvio delle repressioni borboniche sfugge in un primo momento all'arresto nel 1793, dopo che era stato denunciato da uno studente, e aiuta l'amico Lauberg a prendere la fuga; ma, il 26 luglio 1795, la polizia borbonica lo preleva nella sua casa paterna di Fasano e lo arresta. Dopo alcuni periodi di detenzione nel Castel Sant'Elmo di Napoli ed a Bisceglie, torna in libertà e, con la proclamazione della Repubblica (21 gennaio 1799) viene chiamato dal generale francese Jean Étienne Championnet quale membro della rappresentanza nazionale nel primo governo provvisorio, carica che manterrà per oltre un mese prima di entrare nella Commissione esecutiva della difesa. Con la restaurazione armata imposta dai Borboni ed ottenuta grazie all'intervento delle truppe sanfediste del Cardinale Ruffo e la caduta della Repubblica fu nuovamente incarcerato, nonostante una falsa promessa di espatrio in Francia fu giustiziato il 29 ottobre 1799. |
Il 24 ottobre 1584 Ceglie Messapica nota come "Ceglie del Guado" venne ceduto in permuta da Cornelio Pignatelli a Ferdinando Sanseverino, conte di Saponara e barone di Viggianello. I Sanseverino ampliarono il castello e promossero la fondazione del convento dei Cappuccini, oggi scomparso, e di quello dei Domenicani (sede del comune fino al 2005.
Nel XVI secolo, Alberobello, piccolo feudo sotto il dominio degli Acquaviva, conti di Conversano, cominciò a popolarsi di contadini che resero la selva (così denominata) fertile. I conti autorizzarono i coloni a costruire le abitazioni a secco, in modo da poter essere dirute in caso d'ispezione regia, poiché la nascita di un agglomerato urbano esigeva il pagamento del tributo secondo la prammatica de baronibus; con l'astuta proposta si evitava il balzello.
Morto nel 1782 senza eredi Michele Imperiali, il duca di Monteiasi, Gioacchino Ungaro, nell'anno 1793[9], acquisì le masserie "Pezza della Corte" e "Antoglia", insieme alla vasta zona de "li Castelli". I terreni furono concessi in piccoli lotti ai braccianti dei paesi vicini e di conseguenza si venne creando un nucleo abitato intorno al castello sorto sull'antica fortificazione che fu ristrutturato ed adibito a palazzo ducale.[10].Nel 1799 Fasano dà il suo tributo alla Rivoluzione partenopea con Ignazio Ciaia, che per pochi giorni, prima della conclusione, è una delle colonne portanti che reggono le sorti della Repubblica a Napoli. Anche il paese risente di questa nuova guerra. Un paese un po' refrattario alle nuove idee, infatti quando si sta per proclamare piantare l'albero della libertà, alcuni fasanesi insorgono e danno fuoco alla casa natale del martire Ignazio Ciaia (il caso degli incendi si ripete a Martina franca ad opera di alcuni mercenari francavillesi).Inizia un nuovo duello che coinvolge Fasano, questa volta tra realisti e giacobini, e che vede vede incendiare le case dei maggiori esponenti delle fazioni contrapposte. I giacobini, guidati dalle famiglie Ciaia e Notarangelo scappano, per poi tornare con la discesa di Broussier a Bari e la fuggita dei capi realisti da Fasano, riuscendo quindi ad ottenere la Repubblica, ma per soli quindici giorni. Tornano i realisti che si vendicano con la decapitazione in piazza della innovatrice Anna Teresa Stella, sepolta successivamente nella Chiesa Matrice.
L'economia si è fondata a lungo sulla pastorizia e sull'agricoltura ruotando intorno a piccoli castelli, le masserie fortificate e a villaggi lungo le vie della transumanza, importante per l'allevamento e le attività commerciali con lo spostamento di greggi dall'Abruzzo al Salento attraverso le Murgie. Il fenomeno avveniva in autunno lungo antiche vie di comunicazione dette tratturi e carrari in occasione delle quali si organizzavano nei comuni di passaggio fiere di forte fermento economico. Nel XIX secolo la valle d'Itria fu terra di brigantaggio pre e post unitario. Il 12 gennaio 1818 nel territorio di Li Castelli il prete brigante Ciro Annicchiarico fondatore della "setta dei decisi" e promotore della "repubblica salentina" primo anello rivoluzionario della "repubblica europea" disarmò i fucilieri reali che si recavano ad Ostuni[11]. Nel Bosco delle Pianelle a Martina Franca trovò rifugio il celebre brigante Carmine Crocco evaso da Brindisi. Mente tra Cegie Messapica e Cisternino veniva costituta durante il Risorgimento una vendita carbonara, ad opera di Domenico Termetrio di Cisternino, e una sezione della Giovine Italia.
[modifica] Geografia
La Valle d'Itria coincide con la parte meridionale dell'altopiano delle Murge [12]. Nota anche come Valle dei Trulli è delimitata a Sud da Monte Fellone e Monte Castello, si estende tra le province di Bari, Taranto e Brindisi e comprende i comuni di Alberobello, Noci, Cisternino, Villa Castelli, Ceglie Messapica (BR), Locorotondo (BA) e Martina Franca (TA) ed altri centri limitrofi affini a livello geografico e culturale. È caratterizzata dalla presenza di numerose grotte tra cui le celebri Grotte di Castellana[13] e le gravine di Villa Castelli [14]e di Castellaneta.
La flora si compone di tratti di bosco e di macchia mediterranea, alternati a numerosi vigneti da cui si ricava un vino bianco di ottima qualità, tra i quali il Locorotondo DOC ed il Martina Franca DOC, e oliveti secolari dai quali si produce olio di oliva Extravergine tra i quali il Villa Castelli DOC.
La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi e diversi rapaci notturni (civetta, gufo, assiolo e barbagianni)[15].
[modifica] Comuni della Valle d'Itria
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[modifica] Dialetto
Sebbene amministrativamente divisa tra le province di Bari, Taranto e Brindisi, la Valle d'Itria presenta una notevole omogeneità culturale e antropica (diffusione dell'abitato sparso nelle campagne quasi totalmente assente nel resto del Meridione d'Italia) che si riflette anche nel dialetto. Nonostante piccole differenze tra paese e paese, il dialetto di Martina franca, Locorotondo, Cisternino e Alberobello è riconducibile alla matrice dei dialetti pugliesi settentrionali del sud-est barese.
[modifica] Galleria Fotografica
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Chiesa di Sant'Antonio ad Alberobello |
sito archeologico di Pezza Petrosa a Villa Castelli |
Torre del Castello di Ceglie Messapica |
Basilica di S. Martino a Martina Franca |
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Trullo Sovrano ad Alberobello |
Torre dell'orologio a Noci |
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Bosco delle Pianelle tra Specchia Tarantina e Monte Fellone |
La caverna principale delle grotte di Castellana Grotte |
Porta Urbica di San Gennaro a Montemesola |
Chiesa del SS. Rosario a Montemesola |
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Grotte di Montevicoli a Ceglie Messapica |
Torre dell'orologio in piazza Plebiscito a Martina Franca |
Chiesa Madre a Mottola |
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[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Ciro Cafforio, Preistoria di Rudiae Tarantina, Taranto 1938
- ^ P.Scialpi, I Mirmidoni e Villa Castelli, Edizioni Pugliesi, 2003, ISBN: 9788883480409
- ^ Giuliano Volpe, Puglia paleocristiana e altomedievale, Edipuglia 1991
- ^ G. Neglia, Il fenomeno delle cinte di Specchie nella penisola salentina, Edizioni Adriatica, Bari 1970
- ^ citata per la prima volta in una pergamena del 901 nel fondo di documenti di san Benedetto di Conversano, confluiti nell'Archivio Diocesano ed editi da Domenico Morea a fine Ottocento presso i Benedettini di Montecassino. La pergamena si riferisce all'atto di vendita di Ermenefrido, figlio di Ermuzio, e sua moglie Trasisperga a favore di Ianniperto. Il documento parla di un Castellano Vetere e di un Castellano Novo
- ^ R. Licinio, Castelli medievali, dai Normanni a Federico II e Carlo I d'Angiò,Ed. Dedalo, Bari 1994
- ^ il territorio di Oria comprendeva anche gli attuali comuni di Villa Castelli, Francavilla Fontana e Manduria
- ^ L. Morleo, Breve storia di Villa Castelli, opuscolo della direzione didattica della scuola elementare statale di Villa Castelli.
- ^ R.Biondi, "Villa Castelli. Dalle proprietà degli Ungaro si sviluppa il paese", in Riflessioni. Umanesimo della pietra, Martina Franca 1987.
- ^ R.Biondi, "Villa Castelli: dal feudo al comune. Le grandi trasformazioni agrarie del duca Gioacchino Ungaro", in Riflessioni. Umanesimo della Pietra, Martina Franca 1988
- ^ R.Quaranta, Don Ciro Annicchiarico, Edizioni del Grifo, Lecce, 2005.
- ^ Il nome "Murgia" fa riferimento ad una voce italica di origine osca che è mutuata probabilmente dalle lingue preindoeuropee parlate in Italia meridionale prima della migrazione osca, e significa pietra. Sopravvive ancora nel suo significato originario nei dialetti calabresi settentrionali con il medesimo significato Gerhard Rohlfs, Nuovo dizionario dialettale della Calabria, Ravenna, 1977-1996. capitolo 19 p 442
- ^ scoperte nel gennaio del 1938 da Franco Anelli e Vito Matarrese
- ^ di interesse storico è il trappeto del duca Gioacchino Ungaro antica struttura all'interno dell'insenatura naturale che divide in due il paese
- ^ Vincenzo Fusco (nota preliminare di), La fauna della grotta di monte Fellone in provincia di Brindisi, istituto lombardo di scienze e lettere, Milano 1967