Grotte di Castellana

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Grotte di Castellana
Grotte di Castellana: la caverna principale (la grave)
Grotte di Castellana: la caverna principale (la grave)
Stato Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Province Bari Bari
Comuni Castellana Grotte
Altitudine 330 m s.l.m.
Coordinate 40°52′32.34″N 17°08′59.21″E / 40.87565°N 17.14978°E40.87565; 17.14978Coordinate: 40°52′32.34″N 17°08′59.21″E / 40.87565°N 17.14978°E40.87565; 17.14978
Mappa di localizzazione: Italia
Grotte di Castellana

Le Grotte di Castellana sono un complesso di cavità sotterranee di origine carsica di interesse speleologico e turistico, situato nel comune italiano di Castellana Grotte, in Puglia.

Annesso al complesso vi è un museo speleologico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le grotte di Castellana, estese per circa 3 chilometri, si aprono a 330 m s.l.m. a 1800 metri dall'abitato di Castellana Grotte, sull'altopiano carsico delle Murge sud orientali che si formò nel Cretaceo superiore circa novanta - cento milioni di anni fa. L'intero territorio comunale è caratterizzato da rocce calcaree composte essenzialmente da carbonato di calcio, prevalentemente del tipo calcare di Altamura.

L'ingresso naturale alle grotte è un'enorme voragine profonda sessanta metri denominata la Grave. La visita al pubblico si snoda lungo uno scenario per circa 1 km. L'itinerario più lungo, richiede due ore e si sviluppa per 3 km, tra caverne e voragini a cui sono stati dati nomi mitologici o fantastici. Dalla Grave alla Grotta Nera o della Lupa Capitolina, dopo aver superato il Cavernone dei Monumenti, superato la Calza e successivamente la Caverna della Civetta, attraversato il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio ed il Piccolo Paradiso, si scorre per il lungo Corridoio del Deserto detto anche il Grand Canyon sotterraneo (di una colorazione rossiccia dovuta alla presenza in tale tratto di minerali ferrosi) si raggiunge la Caverna della Torre di Pisa, il limpido Laghetto di acqua di stillicidio, il Corridoio Rosso, la Caverna della Cupola ed infine passando dal luccicante Laghetto di Cristalli, si giunge nella Grotta Bianca, cavità luminosa e splendente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della Grave inizia nel Cretaceo superiore (novanta-cento milioni di anni fa), quando la Puglia era sommersa da un antico mare, nel quale vivevano vaste colonie di molluschi e vegetali marini. Per milioni di anni generazioni e generazioni di queste forme di vita si erano succedute le une alle altre e, morendo, i loro gusci svuotati e le loro carcasse si erano accumulati sul fondo del mare, formando un gigantesco deposito di fango e di sabbia, che con il suo lento ma continuo accrescimento si era via via compresso, fino a formare uno strato di calcare dello spessore di diversi chilometri. A partire da sessantacinque milioni di anni fa, il progressivo innalzamento delle terre aveva portato la regione al suo aspetto attuale e nella massa calcarea emersa, a causa della sua rigidità, si erano formate estese fratture, che l’avevano fortemente incisa. L’acqua fluviale d’intense precipitazioni, percolando nel sottosuolo aveva, poi, formato un’estesa falda acquifera sotterranea, tale da disciogliere gradualmente il calcare e di allargare le fratture; queste avevano finito per unirsi le une alle altre per il crollo della roccia frapposta, formando, così, piccoli condotti, via via trasformatisi in ambienti sempre più ampi. Nei luoghi in cui le fratture s’intersecavano in gran numero (fenomeno qui più rilevante che in qualsiasi altro punto del sistema carsico castellanese) si erano determinati estesi e ripetuti crolli; questi si erano ampliati sempre più verso l’alto, riducendo via via lo spessore di roccia che separava la cavità dall'esterno, finché lo strato residuo, ormai assottigliato, non era crollato, facendo giungere all'interno della grotta il primo raggio di luce.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Un primo tentativo di esplorazione fu realizzato alla fine del XVIII secolo da alcuni giovani del luogo, che tuttavia si arrestarono pochi metri dopo il maestoso ingresso. La scoperta dell'intero sistema di voragini e cavità che compongono il complesso risale al 23 gennaio 1938 ad opera dello speleologo Franco Anelli nell'ambito di una campagna di ricerche speleologiche condotte nelle Murge sudorientali su invito dell'ente provinciale per il turismo di Bari.[1]

Le stalattiti eccentriche[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di formazioni, di dimensioni generalmente ridotte, che non obbediscono alla legge di gravità come le normali stalattiti. Esse si accrescono infatti lateralmente, a semicerchio e perfino verso l’alto, dando vita a forme spettacolari. Sulla loro genesi i pareri degli studiosi sono discordi, per cui nella letteratura speleologica troviamo varie ipotesi; a ogni modo, all'origine del loro casuale dirigersi in ogni direzione, vi sono indubbiamente varie cause. A parte il caso della presenza di eventuali correnti d’aria che possono fare deviare orizzontalmente il tragitto delle gocce d’acqua, negli altri casi il ruolo principale è giocato da particolari forme di cristallizzazione della calcite. La calcite è un minerale che cristallizza nel sistema romboedrico; la cannula stalattitica è infatti formata da una serie di piccolissimi romboedri che si compenetrano uno nell'altro. Se, per cause varie, in tale tubicino avviene una perforazione laterale, l’acqua che fuoriesce attraverso tale apertura crea un’apposizione laterale di altri romboedri. La direzione rispetto all'orientamento comune può essere causata anche dalla presenza di impurità di varia natura, che possono ostacolare la crescita del romboedro di calcite in una direzione, per cui può formarsi una ramificazione laterale che continuerà a svilupparsi in una diversa direzione. Vi sono poi stalattiti eccentriche costituite da un canaletto centrale estremamente piccolo, con diametro inferiore al millimetro, nel quale l’acqua scorre molto lentamente; alla sua estremità inferiore, è sempre presente una gocciolina d’acqua in cui i cristalli di calcite possono disporsi secondo diversi orientamenti, da cui le diverse direzioni assunte dalle concrezioni che si formano.

Ricerche in corso[modifica | modifica wikitesto]

La Grave è ben lungi dall’aver rivelato tutti i suoi segreti. Nel 2006 l’Amministrazione Comunale e la Società Grotte di Castellana hanno progettato ed effettuato un vasto intervento di ripulitura dell’abisso, riportando in superficie molti detriti, accumulatisi nel corso dello scavo della galleria d’accesso e di altri lavori di sistemazione turistica delle cavità, nonché il materiale di risulta, convogliato dallo scorrimento delle acque eluviali nella citata galleria e, da qui, in una depressione alla base della parete nord della voragine. È questo il punto nel quale si potrebbe sperare di rinvenire un accesso a nuove cavità, che potrebbero svilupparsi lungo la principale linea di frattura delle Grotte, oggi conosciute, oppure perpendicolarmente a essa. Lo stesso Anelli, infatti, aveva già intrapreso uno scavo in tale direzione ma aveva dovuto rinunciarvi, di fronte al pericolo di franamenti e per la scarsità dei fondi a disposizione.

Le insufficienti risorse finanziarie hanno impedito, nel 2006, di completare lo scavo in questione, bloccato proprio laddove la parete della caverna inizia a curvarsi verso l’interno.

Un’indagine condotta in loco ha evidenziato ancora vari metri di terra sotto il punto di massima profondità raggiunta e, inoltre, ricerche geofisiche di superficie, condotte negli anni passati con varie tecniche d’indagine, hanno consentito d’ipotizzare l’esistenza di nuovi rami, che si diramerebbero dalla voragine iniziale. La storia della Grave non può, pertanto, dirsi conclusa e, forse, si avrà in futuro un riscontro circa gli esiti della pionieristica spedizione guidata nel Settecento da Vincenzo Longo, nel corso della quale quegli esploratori avrebbero visto caverne diverse da quelle oggi conosciute, esistenti, addirittura, sotto l’abitato di Castellana-Grotte

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La caverna nera è così denominata per la particolare colorazione che assumono le pareti per la presenza di piccoli funghi neri Scolecobasidium anellii.

Una delle particolarità delle grotte è la presenza del coleottero Italodites stammeri, il cui habitat è rappresentato dalle grotte della Basilicata e della Puglia.

La fauna cavernicola[modifica | modifica wikitesto]

Le ricerche biospeleologiche condotte all’interno delle Grotte di Castellana hanno portato alla scoperta di una ricchissima fauna cavernicola, tra cui nuove specie endemiche quali:

  • i crostacei isopodi Murgeoniscus Anellii e Castellanethes Sanfilippoi;
  • lo pseudoscorpione Hadoblothrus gigas;
  • il coleottero pselafide Tychobythinus anellii;
  • il coleottero carabide Italodytes stammeri.

Particolarmente diffuso nelle grotte l’ortottero Troglophilus Andreinii, una specie di cavalletta cavernicola che i più fortunati possono avere la fortuna d’incontrare durante la visita alle grotte. L’animale più caratteristico delle grotte è senza dubbio il pipistrello, presente nelle grotte in cinque specie: Miniopterus schreibersii, Rhinolophus ferrum-equinum, Rhinolophus mehelyi, Rhinolophus euryale e Myotis capaccinii.

Il Museo speleologico Franco Anelli[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurato nel 2000, a 62 anni dalla scoperta del sistema carsico, è intitolato allo speleologo lodigiano Franco Anelli (1899-1977) che delle grotte fu, oltre che scopritore, anche divulgatore e appassionato direttore. Agli originari intendimenti di Anelli – la visita al Museo Speleologico sarà una facile, dilettevole escursione fra le pagine di un libro affascinante, il libro delle grotte: pochi ordinati capitoli di commento a un ponderoso volume, quello della Scienza delle caverne – si è ispirato, nella realizzazione del percorso didattico-espositivo, il Gruppo Puglia Grotte, l’associazione speleologica castellanese, fondata nel 1971, che – per conto della società Grotte di Castellana – gestisce la struttura. Il Museo, ospitato nell’edificio progettato nel 1952 dall’architetto Pietro Favia (1895-1972), oltre a rappresentare un utile momento di approfondimento per il turista interessato e un punto di riferimento per la ricerca speleologica pugliese – presso la struttura del Museo è ospitato il Centro di Documentazione Speleologica Pugliese "Franco Orofino" della Federazione Speleologica Pugliese, comprendente una biblioteca tematica, un'emeroteca e un archivio fotografico

I laboratori didattici[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Speleologico "Franco Anelli" è da vari anni meta di un crescente turismo scolastico che, attraverso visite guidate, laboratori didattici e visite speleoturistiche nelle diramazioni laterali delle Grotte, rappresenta una delle principali novità del sito carsico negli ultimi anni. Tra i laboratori didattici proposti – nati, secondo l'intendimento di Anelli, per contribuire a diffondere nel mondo della scuola ...la conoscenza degli studi del sottosuolo naturale attraverso un’efficace illustrazione del mondo sotterraneo e dei fenomeni che in esso si svolgono o che si sono svolti nel lontano passato della storia geologica d’Italia, fenomeni fisici, biologici e antropici... – vi sono, tra gli altri, quelli di astronomia, scienza delle grotte, speleologia, biospeleologia, geologia ed ecologia. Inoltre presso il Museo Speleologico "Franco Anelli" sono attive una serie di iniziative, allo scopo di favorire l'apprendimento educativo tramite laboratori interattivi e lezioni specifiche da svolgere anche all'interno dell'ambiente ipogeo, come la proposta speleojunior, per consentire agli studenti di vivere l'emozione del buio e di comprenderne gli aspetti più nascosti.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anelli Franco, Castellana – Arcano mondo sotterraneo in Terra di Bari. Nuova Postumia d’Italia, Castellana-Grotte, 1954.
  • Carpinelli Gaetano Sergio, Speleonight, speleologia e divulgazione attraverso escursioni turistico-emozionali nelle Grotte di Castellana. Studio statistico pilota, Gruppo Puglia Grotte, Spelaion 2011.
  • Lovece Daniela, Pace Pino, Il cinema alle Grotte di Castellana (Castellana-Grotte, Puglia), in Grotte e dintorni, 11, 2006.
  • Lovece Daniela, Pace Pino, Le prime immagini delle Grotte di Castellana, in Grotte e dintorni, 14, 2007.
  • Manghisi Vincenzo, Le Grotte di Castellana. Cinquant’anni di storia e d’immagine, Nuova Editrice Apulia, 1990.
  • Manghisi Vincenzo, Franco Anelli (1899 – 1977) – Un maestro di speleologia e di vita, in Grotte e dintorni, 1, Castellana-Grotte, 2001.
  • Manghisi Vincenzo, Pace Pino, Guida illustrata alle Grotte di Castellana, Castellana-Grotte, 2006.
  • Manghisi Vincenzo, Pace Pino, La Grave di Castellana-Grotte tra storia e leggenda, Martina Franca, 2009.
  • Pace Pino, La vocazione didattica del Museo Speleologico Franco Anelli, Gruppo Puglia Grotte, Spelaion 2011.
  • Regione Puglia, Federazione Speleologica Pugliese, Grotte e carsismo in Puglia, Castellana-Grotte, 2007.
  • Reina Alessandro, Parise Mario, Geologia delle Grotte di Castellana: ipotesi speleogenetiche. In Geologi e Territorio, 1, 2004.

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