Toilette in Giappone

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Una moderna toilette giapponese che unisce le funzionalità di un bidet a quelle tradizionali di un normale wc.

Le toilette in Giappone più comuni sono di tre tipi.[1][2] I più antichi modelli sono i semplici “vasi alla turca” e gli orinatoi, che sono tuttora abbastanza diffusi nelle toilette pubbliche. Dopo la seconda guerra mondiale, si sono diffusi gli occidentali vasi sanitari con sciacquone. Negli anni ottanta sono state introdotte le toilette con funzioni di bidet, che nel 2004 erano già installate in più della metà delle case giapponesi.[3] In Giappone, questi sanitari sono comunemente chiamati washlet (ウォシュレット?), una crasi delle parole inglesi wash (lavaggio) e toilet, che nascono come marchio di fabbrica della TOTO Ltd., industria con sede a Kitakyūshū, e includono svariate comodità moderne, scarsamente presenti al di fuori dei confini giapponesi.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Assicelle in legno impiegate con la stessa funzione della carta igienica nel periodo Nara. I rotoli moderni sullo sfondo aiutano ad avere un'idea delle dimensioni.

Le toilette sono state in uso in Giappone fino dall'inizio della civilizzazione, anche se l'esatto momento della loro invenzione non è conosciuto. I primi sistemi di fognatura risalgono al periodo Yayoi (tra il 300 a.C. e l'anno 250).[5] Questi sistemi venivano utilizzati in grandi insediamenti, verosimilmente combinati con le toilette. Durante il periodo Nara (tra il 710 e il 784), venne creato nella capitale Nara un sistema di fognatura, costituito da ruscelli/fossati larghi 10/15 cm, dove le persone potevano accucciarsi con un piede da ciascun lato. Delle tavolette di legno (籌木 chūgi?) fungevano da carta igienica.[6][7] Le più antiche toilette conosciute, in Giappone, risalgono a quello stesso periodo, ed erano costituite da un pozzo aperto, simile ad una piccola cabina. Per la pulizia personale, oltre alle assicelle di legno, venivano usate alghe,[8] ma prima del periodo Edo (1600-1868) vennero sostituite da fogli di carta washi (和紙? un tipo di carta tradizionale giapponese).[9] Sovente le toilette venivano costruite sopra un corso d'acqua.[6]

Le toilette a pozzo erano le più diffuse, dal momento che erano più facili da costruire e consentivano anche il riciclo delle feci come fertilizzante.[10] Tale soluzione era importante in un Paese dove il buddhismo e il vegetarianismo a esso associato tendevano a ridurre la dipendenza dal bestiame per quel che riguarda il nutrimento, anche se i prodotti del mare sono sempre stati una parte importante della dieta giapponese. A questo proposito, gli escrementi degli appartenenti alle classi più agiate venivano venduti a un prezzo più alto, dato che la loro dieta era migliore.[8] Questa pratica divenne meno comune dopo la seconda guerra mondiale, sia per ragioni di sanità pubblica che per la maggior diffusione dei fertilizzanti chimici.[11] Storicamente, il Giappone ha comunque avuto un più alto standard igienico rispetto, per esempio, all'Europa. Infatti l'eliminazione regolamentata dei rifiuti umani era abbastanza estesa, mentre nel vecchio continente gli escrementi venivano semplicemente gettati nelle strade durante la maggior parte della storia antica.[12]

Nella zona di Okinawa, il bagno era spesso affiancato al porcile, e i maiali venivano nutriti con i prodotti di scarto umani. Questa pratica andò in disuso dopo la seconda guerra mondiale.[13]

Una turca/latrina del periodo Meiji (1868-1912), appartenente a una famiglia giapponese benestante, nei pressi di Nakatsugawa.

Durante il periodo Azuchi-Momoyama (1568-1600), un sistema di fossati adibiti a fognatura detto sewari gesui (背割り下水?) venne costruito attorno al castello di Osaka, e dopo essere stato ristrutturato è tuttora funzionante e in uso.[5][14] L'uso delle moderne fognature cominciò nel 1884, con l'installazione delle prime tubature in mattoni e ceramica nel quartiere Kanda a Tokyo.[5] Altri sistemi idraulici e di fognature furono costruiti dopo il grande terremoto del Kantō del 1923, al fine di evitare epidemie in eventuali ulteriori terremoti. La costruzione delle fognature aumentò solo in seguito alla seconda guerra mondiale, per far fronte all'aumento dei rifiuti in seguito alla crescita della popolazione. Nel 2000, il 60% della popolazione era collegato a un sistema fognario.[15] In Giappone, il 10 settembre è celebrato come il "giorno della fogna". Durante la settimana che precede tale giorno i palinsesti delle emittenti televisivi dedicano spazio all'informare il pubblico circa il ruolo delle opere di fognatura e l'importanza dello sviluppo fognario.[16][17]

I bagni e gli orinatoi come sono conosciuti in Occidente hanno cominciato ad apparire in Giappone all'inizio del XX secolo, anche se la loro diffusione è aumentata solo dopo la seconda guerra mondiale, per l'influenza dell'occupazione da parte degli Alleati.[18] Nel 1977, la vendita di sanitari di tipo occidentale superò quella di latrine tradizionali. Basandosi sul water con bidet incorporato di provenienza svizzera e statunitense, la più grande compagnia di accessori per bagno, la TOTO, presentò il suo Washlet nel 1980.[19][20] Attualmente, le compagnie/fabbriche nipponiche producono alcuni tra i più moderni sanitari ad alta tecnologia al mondo.[21][22]

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

Un cartello che segnala la presenza di una toilette. La scritta recita «otearai» (お手洗い?).

I sanitari e le stanze che li contengono sono indicati in giapponese in svariati modi. Il nome più comune è toire (トイレ?), abbreviazione di toiretto (トイレット?), pronuncia giapponese della parola inglese toilet. Al giorno d'oggi, le due parole sono sinonimi e possono indicare sia il water in sé che la stanza dove questo si trova.[23]

Tra i molti altri nomi per le stanze o altre strutture che contengono sanitari, il più comune è otearai (お手洗い? letteralmente “posto in cui lavare le mani”).[24] In effetti, otearai si riferisce al lavandino ed è una semplice traduzione della parola inglese usata in questi casi, lavatory. È un eufemismo, simile al modo di dire americano bathroom, che si riferisce però letteralmente a una stanza con una vasca. È abbastanza comune vedere sui simboli/indicazioni dei centri commerciali o dei supermercati la scritta keshōshitsu (化粧室? in inglese powder room, lettaralmente “stanza della cipria/polvere” intesa come trucco femminile, un'altra definizione ricalcata dall'inglese) che accompagna il pittogramma della toilette pubblica. Un'altra parola moderna, sempre derivata dall'inglese, è resutorūm (レストルーム, restroom in inglese), anche se questo termine non è d'uso comune. Altra definizione è benjo (便所? letteralmente “posto degli escrementi” oppure “posto consigliato”), anche se questa è una parola considerata sconveniente in pubblico, può essere usata in un ambiente familiare, soprattutto tra uomini.[24] Il giapponese ha molte altre parole per definire i luoghi riservati alle funzioni corporali, ad esempio kawaya (?), habakari (憚り?) o gofujō (ご不浄?), quest'ultima usata soprattutto dalle donne anziane.[24][25]

La tazza del water (ossia il vaso sanitario, il ricettacolo inserito nel pavimento, la cisterna dell'acqua, ecc.) viene anche chiamata benki (便器? letteralmente “congegno per le feci”). L'asse del water è detta benza (便座? “sedile per gli escrementi”).[26] Un vaso da notte, sia per i bambini che per gli anziani o gli infermi/malati, si chiama omaru (御虎子?). La carta igienica è chiamata toirettopēpā (トイレットペーパー? dall'inglese toilet paper) o chiri-gami (ちり紙?).[25]

L'Associazione giapponese delle toilette celebra un'ufficiosa “giornata della toilette” il 10 novembre, per il semplice motivo che in Giappone i numeri 11/10, per il mese e il giorno, si possono leggere ii-to(ire), che significa anche “buon bagno/toilette”.[27]

Tipi di toilette[modifica | modifica sorgente]

Latrine[modifica | modifica sorgente]

Una moderna latrina giapponese con ciabatte da bagno. La scritta a sinistra del tubo verticale dice "per favore, (accucciati) un po' più vicino".

La stanza da bagno tradizionale giapponese (和式 washiki?) è una latrina, conosciuta anche nel mondo anglofono con il nome di asian toilet,[28] toilette asiatica, dal momento che questa progettazione è comune in tutta l'Asia. In italiano ci si riferisce a essa con il termine “turca”.[29] Tale tipologia di toilette fu introdotta in Giappone nel periodo Heian (794-1192)[30] ed è in uso ancora oggi in edifici tradizionali quali ryokan o templi,[31] ma anche nei bagni pubblici, nelle stazioni ferroviarie e sui treni.[32] Una latrina differisce da un wc di tipo occidentale sia nel metodo di costruzione che nel suo impiego. Si tratta essenzialmente di un orinatoio di porcellana ruotato di 90° e incassato nel pavimento.[33] Invece di sedersi, l'utente si accoscia sulla toilette, rivolgendosi con lo sguardo nella direzione del cupolino semisferico rialzato.[29] Un trogolo poco profondo raccoglie i rifiuti, invece di un largo vaso riempito d'acqua come in occidente mentre tutte le altre attrezzature, come la cisterna, le tubature e il meccanismo dello sciacquone, possono essere uguali a quelle di una toilette occidentale.[29] Lo sciacquone fa in modo che l'acqua spinga il materiale di scarto dal trogolo in un serbatoio che viene poi vuotato nel sistema fognario. Il flusso d'acqua può essere azionato allo stesso modo di uno occidentale, anche se alcuni hanno maniglie da tirare o dei pedali.[32] Numerose toilette giapponesi hanno due tipi di flusso: piccolo o grande, la cui differenza sta nella quantità d'acqua usata. Il primo è per le urine e il secondo per le feci.[2]

Come già detto, si può considerare la latrina una variante dell'orinatoio, che è più comodo per gli uomini che debbano urinare in piedi, ma entrambi possono essere usati a questo scopo. Non c'è nessuna differenza tra la defecazione e l'urinazione accosciata. L'utente è in piedi davanti alla latrina e abbassa (alza, in caso di una gonna) i pantaloni e le mutande fino alle ginocchia. Poi si accoscia sul buco, il più vicino possibile alla parte anteriore, dato che gli escrementi tendono a cadere sul bordo posteriore del ricettacolo se ci si accuccia troppo indietro: questo è il motivo per cui molte latrine pubbliche hanno dei cartelli che rammentano di «fare un altro passo avanti».[2][29] Durante la defecazione, è importante mantenere l'equilibrio. Chi non è abituato a mantenere l'equilibrio stando accovacciato, o gli stranieri in visita in Giappone, tendono spesso ad aggrapparsi alle tubature davanti a loro, che si sono per questo motivo guadagnate il soprannome di “barra del grugnito”, dai suoni prodotti mentre ci si aggrappa ad esse.[29][34] Se le tubature sono nascoste o non sufficientemente robuste, può essere presente una maniglia installata appositamente per aiutare l'utente a mantenere l'equilibrio, sia durante l'uso che nello stare in piedi dopo l'uso. Un'altra strategia comune utilizzata dagli stranieri per evitare ogni potenziale incidente imbarazzante mentre si defeca è quella di spogliarsi completamente la parte inferiore del corpo e appendere gli abiti su un gancio prima di assumere la posizione.[29][35]

Altro esempio di latrina giapponese.

Un vantaggio di questo tipo di sanitari è che sarebbero più facili da pulire. Le latrine sono meno care da produrre e consumano una quantità d'acqua inferiore ad ogni risciacquo rispetto ai wc, e, vista la mancanza di un diretto contatto con un sedile, alcuni le ritengono più igieniche.[31] In ogni modo, il contatto con l'asse non è un rischio reale per la salute[36][37] e le latrine possono produrre degli schizzi che possono colpire le gambe o i piedi dell'utente stesso. La mancanza d'acqua minimizza il rischio di spruzzi di ritorno durante la defecazione. Comunque, dal momento che i prodotti dell'escrezione rimangono esposti all'aria fino al momento in cui si tira lo sciacquone, producono comunemente degli odori più forti di ciò che farebbero se fossero ricoperti subito dall'acqua come in un wc occidentale, e questo è un effetto che è sovente possibile notare all'interno o nelle vicinanze di un bagno giapponese. A questo proposito, un sondaggio del Toilet del Elementary School Student Habits Survey riferito al 2012 ha rivelato che il 61,9% degli studenti giapponesi delle scuole elementari ha avuto una spiacevole esperienza con il tradizionale gabinetto giapponese. La causa della riluttanza a utilizzare la latrina sarebbe, oltre all'imbarazzo, la maleodoranza caratteristica di tale tipo di toilette.[38]

Ci sono però alcuni benefici per la salute che vengono attribuiti all'uso abituale della latrina.[39] Si dice che la posizione accosciata aiuti i muscoli della zona pelvica femminile, riducendo le probabilità di incontinenza.[28] Sembra anche che questa posizione rafforzi le anche e migliori la respirazione e la concentrazione, e che renda possibile il regolare traffico fecale, abbassando il rischio di contrarre il cancro al colon.[40] Prendere e mantenere questa posizione in modo regolare può anche aiutare a mantenere le articolazioni del ginocchio flessibili.[41] Alcuni studi infine individuano nell'assumere tale posizione un trattamento efficace e non invasivo per le emorroidi.[42]

Seppur rare, si possono occasionalmente trovare delle latrine di tipo verticale con un'asse che può venire abbassata. In posizione sollevata, viene usato come una latrina, mentre in posizione abbassata, la si può utilizzare allo stesso modo di un wc. Questo ibrido sembra essere comune solo in aree rurali a beneficio di un residente straniero.[43] Gli adattatori da sistemare sulla toilette di tipo giapponese per convertirla in una funzionale toilette di tipo occidentale sono molto più comuni e diffusi.[44]

Le toilette con sciacquone di tipo occidentale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sciacquone.
Un rubinetto sopra la cisterna di questa toilette con sciacquone di tipo occidentale permette di risparmiare acqua recuperando le acque reflue per il prossimo risciacquo. Si noti che non è un rubinetto da cui sia possibile bere.

La normale toilette con sciacquone usata in tutto il mondo è conosciuta in Giappone come toilette di “tipo occidentale” (洋式 yōshiki?). Questo tipo di sanitario, unito a quello ad alta tecnologia, è oggi più comune nelle abitazioni giapponesi che le latrine tradizionali, anche se negli appartamenti più vecchi si possono ancora trovare degli adesivi che spiegano il modo opportuno/corretto/migliore per urinare o defecare utilizzandole.[2] Mentre la maggior parte degli edifici pubblici, come scuole, templi e stazioni sono munite solo di latrine,[2] i giapponesi nelle loro case preferiscono sedersi, soprattutto gli anziani per i quali una prolungata posizione accosciata è troppo affaticante o scomoda.[30][32]

Toilette giapponesi ad alta tecnologia[modifica | modifica sorgente]

La toilette moderna in Giappone, comunemente definita in giapponese washlet (ウォシュレット woshuretto?, dalle parole inglesi wash e toilet) o onsui senjō benza (温水洗浄便座? “sedile pulente con acqua calda”) è attualmente la tecnologia per il bagno più evoluta al mondo, con un'ampia gamma di gadget.[21] Tuttavia la tecnologia washlet non è un'invenzione giapponese, dato che il primo sanitario con bidet integrato venne prodotto fuori dal territorio nipponico dall'azienda statunitense American Bidet Company nel 1964.[45] L'era del sanitario ad alta tecnologia in Giappone iniziò nel 1980 con l'introduzione della serie Washlet G da parte della TOTO,[3][19][20] e da allora il nome del prodotto è stato usato in riferimento a tutte le toilette giapponesi ad alta tecnologia. Nel 2002, quasi la metà delle abitazioni private in Giappone possedeva un sanitario di questo tipo, più di quante non abbiano un personal computer.[46] Anche se a un primo sguardo può sembrare un normale sanitario di tipo occidentale, esso ha numerosi optional, come un asciugatore ad aria calda, asse riscaldato, possibilità di massaggio, regolazioni della temperatura e del getto d'acqua, apertura automatica del coperchio, sciacquone dopo l'uso, pannelli di controllo senza fili, riscaldamento e aria condizionata per la stanza, effetti sonori o musica di sottofondo che permette di coprire i rumori molesti, come parte sia del sanitario che del sedile.[47][48] Queste caratteristiche possono essere comandate da un pannello di controllo che può essere collegato al fianco del sanitario stesso o essere su una vicina parete, spesso con un collegamento senza fili per trasmettere i comandi al sedile.

Due esempi di sanitari di tipo washlet.
 
Due esempi di sanitari di tipo washlet.
Due esempi di sanitari di tipo washlet.

La comodità più diffusa è il bidet integrato che consiste in un ugello della grandezza di una matita il quale, uscendo da sotto l'asse, emette un getto di acqua calda per l'igiene intima.[19][21] Ha generalmente due modalità di pulizia: una per l'ano (おしり oshiri?, funzione rappresentata sul pannello di controllo con delle natiche stilizzate di colore blu) e una per la vulva (ビデ bidet?, rappresentata con una figura femminile di colore rosa).[49] In nessun momento dell'uso l'ugello tocca il corpo dell'utente, e dopo e prima dell'utilizzo si autopulisce.[21] Il tipo di pulizia viene selezionato tramite il pannello di controllo. Generalmente, lo stesso ugello viene utilizzato per entrambi i tipi di pulizia, modificando solo la posizione dei getti, o l'angolatura degli stessi, anche se occasionalmente se ne possono trovare due. Il pannello di controllo è spesso collegato a un sensore di pressione sul sedile stesso, che ne consente l'accensione solo in caso di effettivo utilizzo del bidet: questo per ovviare agli inconvenienti con i primi modelli, quando molti curiosi premevano il tasto che attiva l'opzione lavaggio per vederne o capirne il funzionamento, e prontamente ricevevano uno spruzzo d'acqua in viso.[16]

I comandi e le istruzioni per utilizzare correttamente un washlet. I comandi e le istruzioni per utilizzare correttamente un washlet.
I comandi e le istruzioni per utilizzare correttamente un washlet.
Pannello di controllo a muro wireless con display a cristalli liquidi.

Nella maggior parte delle toilette ad alta tecnologia si possono selezionare la posizione dei getti e la pressione dell'acqua a seconda delle preferenze dell'utente, come anche la temperatura della stessa. Alcune ricerche hanno scoperto che la temperatura preferita dalla maggior parte dei clienti è quella leggermente superiore a quella del corpo umano, dunque una temperatura di 38° sembra garantire la migliore sensazione.[46] I getti possono essere anche vibranti o pulsanti e i produttori di questi tipi di sanitari dichiarano che ciò può essere d'aiuto in caso di costipazione o emorroidi: uno studioso giapponese, il dottor Hiroshi Ojima, ritiene che queste toilette siano così diffuse a causa del basso tasso di assunzione di fibre nell'alimentazione tradizionale giapponese e del susseguente alto tasso di costipazioni nella popolazione.[8]

Le funzioni installate nei sanitari di tipo washlet sono pensate per sostituire completamente la carta igienica,[50] integrando l'azione pulente dell'acqua con l'azione di un asciugatore ad aria, regolabile individualmente, garantendo una sensazione d'igiene totale.[21] Alcuni modelli progettati specificatamente per gli anziani includono braccioli e automatismi che aiutano a riprendere la posizione eretta dopo l'uso.[51] Per evitare rumori causati dall'urto del coperchio nella chiusura, una funzione permette di diminuire la velocità dello stesso, che in questo modo si chiude con un movimento controllato; in alcuni modelli il coperchio si chiude automaticamente una volta passato un certo tempo dal risciacquo. Una delle introduzioni più moderne è il sistema deodorante all'ozono che elimina rapidamente l'odore. Il sedile riscaldato è molto comune, anche in toilette non dotate di bidet. Questa comodità è spesso ritenuta un esempio di uso futile della tecnologia, ma in abitazioni mancanti di riscaldamento centralizzato, come spesso sono quelle nipponiche, la stanza da bagno può essere anche solo pochi gradi sopra lo zero, in inverno, e in questo caso un sedile preriscaldato diviene un oggetto di grande importanza.[16] Inoltre, ci può essere una memoria del tempo di utilizzo, o una modalità di risparmio energia, che riscalda l'asse solamente negli orari in cui è probabile che ci sia utilizzo, sulla base di dati memorizzati; cioè è stato pensato poiché i washlet sono accusati di consumare una quantità eccessiva di acqua ed elettricità. Alcuni modelli possono illuminarsi nel buio o addirittura essere forniti di aria condizionata. Innovazione recente sono dei sensori intelligenti che recepiscono la presenza di qualcuno davanti alla toilette, e ne alzano il solo coperchio, se la persona dà la schiena al sanitario stesso, o il coperchio e l'asse, in caso si stia guardandolo.[52]

Dall'inizio degli anni duemila i ricercatori/studiosi hanno aggiunto anche dei sensori medici a questi sanitari, atti a misurare il contenuto di glucosio nelle urine, oltre che le pulsazioni cardiache, la pressione sanguigna e la percentuale di grasso corporeo dell'utente.[52] Si punta inoltre al perfezionamento di tale sistema, per quanto riguarda i dati che si possono ricavare in questo semplice e quotidiano modo, senza disturbare la vita quotidiana dell'esaminato, eventualmente inviando automaticamente i dati a uno studio medico tramite un telefono cellulare con collegamento internet.[53] Ad ogni modo, queste attrezzature sono ancora molto rare, anche in Giappone e il loro successo di mercato è di alquanto difficile predizione. Una toilette che si possa guidare con comandi vocali è ancora in fase di studio.[52] La succitata TOTO, una delle sue concorrenti NAIS, ed altre compagnie producono inoltre dei “washlet da viaggio”, conosciuti con il nome di mercato di "Travel Washlet"; alimentati a batteria, debbono essere riempiti d'acqua calda prima dell'uso.[54]

Orinatoio e vespasiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Orinatoio e Vespasiano (igiene).
Un moderno orinatoio giapponese.

Gli orinatoi in Giappone sono simili a quelli nel resto del mondo, e vengono utilizzati in toilette pubbliche maschili.

Prima e durante il periodo Meiji, gli orinatoi erano comunemente utilizzati sia da uomini che da donne. Essendo il kimono tradizionalmente indossato senza biancheria intima, le donne necessitavano solamente di sollevarlo, e, alzando leggermente il bacino, potevano dirigere l'urina direttamente nell'urinale. Questa pratica è però andata scomparendo durante il XX secolo, nel quale le donne giapponesi hanno adottato l'abbigliamento in stile occidentale. Oggigiorno, anche i kimono sono per la maggior parte indossati con la biancheria intima. Gli orinatoi femminili hanno avuto un piccolo revival tra il 1951 e il 1968, quando la solita TOTO ne produceva a forma di cono installato nel pavimento. Comunque non sono mai stati molto popolari, e ne sono rimasti solo pochi esempi, come nello stadio nazionale utilizzato per le olimpiadi del 1964 a Tokyo.[8]

Accessori tipici per il mercato giapponese[modifica | modifica sorgente]

Le toilette nipponiche hanno accessori molto simili a quelli che si possono trovare nel resto del mondo; carta igienica, uno spazzolino da bagno, un lavello, anche se esistono accessori peculiarmente giapponesi che si trovano raramente al di fuori dei suoi confini.

Una otohime installata all'interno di una toilette per signore.

Sound Princess (principessa del suono)[modifica | modifica sorgente]

Molte donne giapponesi sono imbarazzate al pensiero che qualcun altro le possa udire mentre utilizzano la toilette[55] (una condizione conosciuta anche come urofobia). Per nascondere il rumore provocato dalle funzioni corporali, molte donne usano continuamente lo sciacquone mentre si trovano in bagno, sprecando in questo modo quantità enormi di acqua.[55] Dal momento che le campagne educative promosse dal governo si sono rivelate inutili in questo senso, durante gli anni ottanta[56] è stato introdotto un congegno che riproduce il suono dell'acqua che scorre senza che ce ne sia l'effettivo spreco. Un nome commerciale per questo aggeggio è otohime (音姫?), con il significato letterale di “principessa del suono”, nome derivato dalla dea giapponese Otohime (che viene però scritto in modo diverso, (乙姫?) con il significato di “la più giovane principessa”), la bellissima figlia del re del mare Watatsumi. Questo congegno è attualmente installato nella maggior parte delle toilette pubbliche femminili di nuova costruzione, e si è cominciato ad installarlo anche in molte delle toilette preesistenti.[55] L‘otohime può essere sia uno strumento a batteria separato dal sanitario in sé e applicato a un muro vicino, oppure incluso nel washlet stesso. Si accende premendo un bottone, o passando la mano davanti a un sensore di movimento. Quando è acceso, produce un suono di acqua che scorre simile a quello dello sciacquone, e si stima che ciò consenta il risparmio di 20 litri d'acqua ad ogni utilizzo.[56] Ciò nonostante, alcune donne sembrano ritenere che l‘otohime suoni artificiale, e preferiscono continuare a far scorrere l'acqua come facevano in precedenza, invece che coprire i suoni con quelli registrati.[56]

Ciabatte da bagno[modifica | modifica sorgente]

Un paio di ciabatte per toilette.

Nella cultura giapponese, c'è la tendenza a dividere le aree in “pulito” e “non pulito/sporco”, e si cerca di mantenere minimo il contatto tra queste due aree. Ad esempio, l'interno di un'abitazione è considerato un'area pulita, mentre l'esterno è ritenuto non pulito. Per riuscire a mantenere le due aree separate, quindi, ci si tolgono le scarpe prima di entrare in casa, di modo che le scarpe non pulite non tocchino l'area pulita all'interno. Storicamente, le toilette erano all'esterno delle case, e le scarpe venivano indossate per recarvisi. Anche se oggigiorno le stanze da bagno sono all'interno delle abitazioni e le condizioni igieniche sono notevolmente migliorate, la toilette è ancora considerata un'area non pulita.[57] Per rendere minimo il contatto tra il pavimento non pulito del bagno e il restante pavimento pulito, molte abitazioni private (ma anche toilette pubbliche) dispongono di “ciabatte da bagno” (トイレスリッパ toire surippa?, dall'inglese toilet slippers) davanti alla porta di questa stanza, da usare esclusivamente all'interno e togliere uscendo,[2] in tal modo si indica anche che la toilette è in quel momento occupata. Queste ciabatte, resti dell'abitudine di indossare scarpe per raggiungere una toilette esterna, possono essere semplici ciabatte in gomma, oppure decorate con soggetti di anime per i bambini, o in pelliccia, in caso di modelli particolarmente lussuosi. Un errore frequente degli stranieri è proprio quello di dimenticarsi di toglierle dopo essere stati in bagno, e usarle quindi inconsciamente in una zona pulita, mescolandola quindi con l'area non pulita.[58][59]

Toilette pubbliche[modifica | modifica sorgente]

Toilette pubblica in Hokkaido, Giappone.

I bagni pubblici in Giappone sono spesso dotati di servizi igienici in entrambi gli stili, anche se alcuni vecchi impianti potrebbero avere soltanto servizi igienici in stile giapponese, mentre alcuni impianti più recenti potrebbero avere solo i servizi igienici in stile occidentale.[2] La carta igienica non è sempre presente; per questo motivo i giapponesi portano con sé dei fazzoletti di carta da poter usare al bisogno. Inoltre delle macchinette automatiche atte alla vendita di carta igienica sono talvolta poste all'esterno dei bagni, mentre varie aziende (come ad esempio la Kleenex) distribuiscono tramite volantinaggio piccoli pacchetti di fazzoletti con il loro logo sulla confezione.[60][61]

In molte toilette pubbliche non sono disponibili il sapone per lavarsi le mani o degli asciugamani, quindi spesso i giapponesi portano con sé addirittura del disinfettante per tali usi, oltre ai già citati fazzoletti.[61][62] Alcune toilette possono essere equipaggiate con potenti asciugatori ad aria calda, atti anche a ridurre il volume di rifiuti che gli asciugamani di carta producono. I lavandini, così come gli asciugatori ad aria sono generalmente attivati da un sensore di movimento, come misura addizionale per il risparmio delle risorse.[61][62]

In Giappone è anche possibile trovare toilette pubbliche sprovviste di porte, nelle quali gli orinatoi e gli eventuali utenti che espletano i propri bisogni sono perfettamente visibili. Questo è possibile in quanto i giapponesi sono piuttosto disinibiti per quanto riguarda orinare in pubblico e, quindi, un bagno pubblico senza separé e porte è considerato perfettamente convenzionale.[60] È altrettanto usuale imbattersi in un bagno pubblico unisex, nei quali gli uomini sono tenuti a ignorare le donne e viceversa;[60] in questo caso i bagni sono generalmente dotati di porte e, per educazione, è preferibile bussare per assicurarsi che nessuno stia utilizzando il servizio.[63]

Aspetti culturali[modifica | modifica sorgente]

La pulizia è un aspetto molto importante nella cultura giapponese,[64] nella quale alcune parole che significano "pulito" possono essere utilizzate anche per descrivere la bellezza. La parola kirei (奇麗?), ad esempio, può essere tradotta come carino, bello, pulito, puro, nitido oppure anche ordinato.[65] L'esigenza di un'estrema pulizia può servire a spiegare sia il continuo successo delle latrine, in quanto esenti da ogni tipo di contatto fisico, che l'ascesa delle toilette ad alta tecnologia con bidet integrato. Alcune persone preferiscono addirittura accovacciarsi su servizi igienici occidentali per evitare il contatto fisico indiretto con altri utenti, conosciuti o sconosciuti, che potrebbero essersi seduti precedentemente. Vi è anche un ampio mercato per i deodoranti e purificanti per l'aria, che le danno una fragranza piacevole: una società ha avuto modo di sviluppare una pillola che si suppone possa rendere i movimenti intestinali inodori.[66]

La maggior parte delle abitazioni giapponesi è di piccole dimensioni, situazione che porta le varie generazioni che compongono la famiglia a vivere a stretto contatto, così la stanza da bagno è una delle poche aree della casa che consenta un po' di intimità.[67] Inoltre in molte abitazioni le toilette sono, quando possibile, in stanze separate da quelle dedicate al semplice lavaggio, dette furoba (風呂場?), anche per la succitata questione culturale della separazione tra pulito e non pulito.[68]

Sia le latrine tradizionali che le toilette ad alta tecnologia sono fonte di confusione per gli stranieri che non vi sono abituati. Vi sono numerosi racconti di persone non giapponesi che, usando una toilette e premendo a caso alcuni tasti, sia per curiosità che cercando il comando dello sciacquone, hanno improvvisamente e spiacevolmente ricevuto un getto d'acqua sulle parti intime, sul viso o hanno accidentalmente allagato la stanza della toilette.[16] Gli ultimi modelli di toilette giapponesi, comunque, contengono un breve manuale in inglese accanto al pannello di controllo, oppure lo stesso può avere pittogrammi e scritte comprensibili a uno straniero in modo da ridurre lo shock culturale.[69]

Il mercato delle toilette ad alta tecnologia[modifica | modifica sorgente]

La TOTO è il più grande produttore di toilette al mondo,[70] comprese le washlet, che, insieme ad altri prodotti collegati alla toilette, sono prodotti anche dalla Inax, dalla NAIS e dalla Panasonic. Il mercato mondiale per le toilette ad alta tecnologia è stato di circa 800 milioni di dollari statunitensi nel 1997. Il maggior produttore al mondo rimane comunque la TOTO, con circa il 50% del mercato totale, mentre al secondo posto si trova la Inax, con il 25%. Il principale mercato per le washlet continua ad essere il Giappone, e la TOTO dichiara che le vendite oltreoceano ammontano al solo 5% del proprio bilancio. Il principale mercato estero è la Cina, dove si vendono più di un milione di washlet ogni anno. Negli USA, ad esempio, le vendite sono molto al di sotto dei livelli giapponesi, anche se le vendite sono aumentate da 600 unità al mese nel 2001 a 1000 unità nel 2003. In Europa, si vendono solo circa 5000 washlet l'anno. Anche se gran parte degli europei ritiene le washlet una curiosità, il numero delle installazioni è comunque in aumento, principalmente per scopi speciali/particolari come le toilette per gli handicappati. In alcuni tipi di disabilità fisica, le persone possono avere dei problemi a raggiungere la regione dell'ano per pulirsi dopo esser stati in bagno: quindi l'introduzione delle toilette con un getto d'acqua per pulire e un soffio d'aria calda per asciugare può risparmiare a queste persone l'imbarazzante bisogno di chiedere ad altri assistenza in questo compito molto intimo.

Ci sono altre ragioni per le basse vendite al di fuori dei confini nipponici. Una di queste è che i clienti hanno bisogno di tempo per abituarsi all'idea delle washlet: anche in Giappone le vendite erano minime quando questi impianti sono stati introdotti nel 1980, ma dopo un periodo di acclimatamento le vendite sono drasticamente aumentate nel 1985. Nel 1990, il 10% delle abitazioni giapponesi aveva una washlet, e questo numero è significativamente aumentato fino a più del 50% nel 2002. Alla TOTO si aspettano un corrispondente aumento delle vendite nei mercati esteri nel corso dei prossimi anni. Un altro motivo può essere la mancanza di una presa di corrente, necessaria per l'uso di una washlet, nelle vicinanze del luogo deputato; presa che è presente in praticamente ogni stanza da bagno giapponese. Esiste, inoltre, una competitività, anche culturale, con il tradizionale bidet, oggetto praticamente sconosciuto agli americani.

C'è effettivamente un produttore svizzero di toilette con doccia, con una storia di scopiazzatura nei confronti delle washlet. I nomi commerciali sono Geberit-O-Mat e Geberella, prodotti dalla Balena, principalmente venduti agli ospedali, e a qualche ristorante d'alta classe; possono includere alcune delle comodità simili a quelle dei prodotti giapponesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

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