Toilette in Giappone

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Una moderna toilette giapponese che unisce le funzionalità di un bidet a quelle tradizionali di un normale wc.

Le toilette in Giappone rivestono un importante ruolo all'interno della cultura del Paese, ove la pulizia e l'igiene sono equiparabili a qualità come la bellezza e l'ordine. Nelle piccole abitazioni giapponesi la stanza della toilette è una delle poche aree della casa che consenta una certa intimità, poiché le varie generazioni che compongono la famiglia sono costrette a vivere a stretto contatto. Per questo motivo in Giappone vi è una grande attenzione rivolta alle tecnologie che rendono le toilette e i bagni più puliti e confortevoli, e i giapponesi sono disposti a spendere molto denaro per le migliorie di questa parte della casa.

Fino alla seconda guerra mondiale i sanitari più diffusi erano i "vasi alla turca" e gli orinatoi, che ancora è possibile trovare negli edifici in stile tradizionale e all'interno delle toilette pubbliche. Dopo il conflitto si diffusero gli occidentali vasi sanitari con sciacquone e negli anni ottanta furono introdotte le toilette con funzioni di bidet, che nel 2014 erano già installate nel 74% delle case giapponesi. In Giappone questi sanitari sono comunemente chiamati washlet, una crasi delle parole inglesi wash (lavaggio) e toilet, che nascono come marchio di fabbrica della TOTO Ltd., industria con sede a Kitakyūshū, e includono svariate comodità moderne, scarsamente presenti al di fuori dei confini giapponesi.

La toilette si trova generalmente separata dalla stanza adibita alla pulizia del corpo, poiché nella cultura giapponese vi è la tendenza a dividere le aree considerate "pulite" da quelle "non pulite", e si cerca di mantenere minimo il contatto tra esse. Questa pratica ha origine antiche, e risale a quando nel periodo Edo le toilette erano delle piccole cabine in legno poste di fuori delle abitazioni, ove per recarvisi era necessario indossare le scarpe. Nel Giappone moderno si usa ancora indossare delle ciabatte quando ci si reca al bagno, il cui pavimento è considerato non pulito. Questo è solo uno degli aspetti culturali legati alle toilette giapponesi, che sovente sono causa di confusione per gli stranieri non abituati agli usi e costumi del Giappone.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Assicelle in legno impiegate con la stessa funzione della carta igienica nel periodo Nara. I rotoli moderni sullo sfondo aiutano ad avere un'idea delle dimensioni.
Latrina risalente al periodo Edo (1600-1868).

Le toilette sono state in uso in Giappone fino dall'inizio della civilizzazione, anche se l'esatto momento della loro invenzione non è conosciuto. Durante il periodo Jōmon (14.000 a.C.-300 a.C.) gli insediamenti erano a forma di ferro di cavallo e la piazza centrale era adibita a discarica; in questi cumuli di immondizia gli studiosi hanno rinvenuto anche resti fecali calcificati (coprolite) appurando che le discariche venissero utilizzate anche a mo' di latrina all'aperto.[1] I primi sistemi di fognatura risalgono al periodo Yayoi (tra il 300 a.C. e l'anno 250).[2] Questi sistemi venivano utilizzati in grandi insediamenti, verosimilmente combinati con le toilette. Durante il periodo Nara (tra il 710 e il 784), venne creato nella capitale Nara un sistema di fognatura,[3] costituito da ruscelli/fossati larghi 10-15 cm, dove le persone potevano accucciarsi con un piede da ciascun lato. Per tutti i tempi antichi le toilette venivano costruite in vicinanza di un corso d'acqua come dimostra il ritrovamento di una latrina risalente all'VIII secolo costruita sopra un ruscello deviato artificialmente, in prossimità delle rovine del castello di Akita.[4] Nel sito dell'antica capitale Fujiwara, corrispondente all'attuale Kashihara, gli archeologi hanno inoltre rinvenuto i resti di un primordiale pozzo nero.[5] Per la pulizia personale, alghe o assicelle di legno chiamate chūgi (籌木?) fungevano da carta igienica,[6][7][8] venendo poi sostituite da fogli di carta washi (和紙? un tipo di carta tradizionale giapponese) prima del periodo Edo (1600-1868).[9]

A partire dal XIII secolo iniziarono a diffondersi le toilette a pozzo (汲み取り便所 kumitori benjo?), dal momento che erano più facili da realizzare e consentivano anche il riciclo delle feci come fertilizzante.[10] Tale soluzione era importante in un Paese dove il buddhismo e il vegetarianismo a esso associato tendevano a ridurre la dipendenza dal bestiame per quel che riguarda il nutrimento, anche se i prodotti del mare sono sempre stati una parte importante della dieta giapponese. A questo proposito, gli escrementi degli appartenenti alle classi più agiate venivano venduti a un prezzo più alto, dato che la loro dieta era migliore.[8] Questa pratica divenne meno comune dopo la seconda guerra mondiale, sia per ragioni di sanità pubblica che per la maggior diffusione dei fertilizzanti chimici.[11] Storicamente il Giappone ha comunque avuto uno standard igienico più alto rispetto, per esempio, all'Europa. Infatti l'eliminazione regolamentata dei rifiuti umani era abbastanza estesa, mentre nel vecchio continente gli escrementi venivano semplicemente gettati nelle strade durante la maggior parte della storia antica.[12]

Nella zona di Okinawa, il bagno era spesso affiancato al porcile, e i maiali venivano nutriti con i prodotti di scarto umani. Questa pratica andò in disuso dopo la seconda guerra mondiale.[13]

Una turca/latrina del periodo Meiji (1868-1912), appartenente a una famiglia giapponese benestante, nei pressi di Nakatsugawa.

Durante il periodo Azuchi-Momoyama (1568-1600), un sistema di fossati adibiti a fognatura[Nota 1] venne costruito attorno al castello di Osaka, e dopo essere stato ristrutturato è ancora funzionante e in uso.[2][14] Durante il periodo Edo le regolamentazioni sanitarie più severe richiesero la costruzione di toilette a cabina collocate al di fuori delle abitazioni, a discapito di quelle realizzate vicino ai corsi d'acqua.[15][16] L'uso delle moderne fognature cominciò nel 1884, con l'installazione delle prime tubature in mattoni e ceramica nel quartiere Kanda a Tokyo.[2] Altri sistemi idraulici e di fognature furono costruiti dopo il grande terremoto del Kantō del 1923, al fine di evitare epidemie in eventuali ulteriori terremoti.[17] La costruzione delle fognature aumentò comunque solo negli anni sessanta, per far fronte all'aumento dei rifiuti in seguito alla crescita della popolazione. Nel 2000 il 60% della popolazione era collegato a un sistema fognario,[18] mentre nel 2013 questa percentuale raggiungeva il 76,3%.[19] In Giappone il 10 settembre è celebrato come il "giorno della fogna". Durante la settimana che precede tale giorno i palinsesti delle emittenti televisivi dedicano spazio all'informare il pubblico circa il ruolo delle opere di fognatura e l'importanza dello sviluppo fognario.[20]

I bagni e gli orinatoi come sono conosciuti in Occidente hanno cominciato ad apparire in Giappone all'inizio del XX secolo, anche se la loro diffusione è aumentata solo dopo la seconda guerra mondiale, per l'influenza dell'occupazione da parte degli Alleati.[10] Alla richiesta esponenziale di questo tipo di sanitari tuttavia non corrispose un'adeguata organizzazione delle infrastrutture fognarie e perciò molti giapponesi furono costretti a ripiegare sulle fosse settiche (浄化槽 jōkasō?), che ancora sono molto comuni nelle aree al di fuori delle grandi città.[19][21] Nel 1977 la vendita di sanitari di tipo occidentale superò quella di latrine tradizionali. Basandosi sul water con bidet incorporato di provenienza svizzera e statunitense, la più grande compagnia di accessori per bagno, la TOTO, presentò il suo "Washlet" nel 1980.[22][23] Da allora le compagnie/fabbriche nipponiche producono i più moderni sanitari ad alta tecnologia al mondo.[24][25]

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

Un cartello che segnala la presenza di una toilette. La scritta recita «otearai» (お手洗い?).

I sanitari e le stanze che li contengono sono indicati in giapponese in svariati modi. Il nome più comune è toire (トイレ?), abbreviazione di toiretto (トイレット?), pronuncia giapponese della parola inglese toilet. Le due parole sono sinonimi e possono indicare sia il water in sé che la stanza dove questo si trova.[26]

Tra i molti altri nomi per le stanze o altre strutture che contengono sanitari, il più comune è otearai (お手洗い? letteralmente "posto in cui lavare le mani").[27] In effetti, otearai si riferisce al lavandino ed è una semplice traduzione della parola inglese usata in questi casi, lavatory. È un eufemismo, simile al modo di dire americano bathroom, che si riferisce però letteralmente a una stanza con una vasca. È abbastanza comune vedere sui simboli/indicazioni dei centri commerciali o dei supermercati la scritta keshōshitsu (化粧室? in inglese powder room, letteralmente "stanza della cipria/polvere" intesa come trucco femminile, un'altra definizione ricalcata dall'inglese) che accompagna il pittogramma della toilette pubblica. Un'altra parola moderna, sempre derivata dall'inglese, è resutorūmu (レストルーム? restroom in inglese), anche se questo termine non è d'uso comune. Altra definizione è benjo (便所? letteralmente "posto degli escrementi" oppure "posto comodo"), anche se questa è una parola considerata sconveniente in pubblico, può essere usata in un ambiente familiare, soprattutto tra uomini.[27] Il giapponese ha molte altre parole per definire i luoghi riservati alle funzioni corporali, ad esempio kawaya (?), habakari (憚り?) o gofujō (ご不浄?), quest'ultima usata soprattutto dalle donne anziane.[27][28]

La tazza del water (ossia il vaso sanitario, il ricettacolo inserito nel pavimento o la cisterna dell'acqua) viene anche chiamata benki (便器? letteralmente "congegno per le feci"). L'asse del water è detta benza (便座? "sedile per gli escrementi").[29] Un vaso da notte, sia per i bambini che per gli anziani o gli infermi/malati, si chiama omaru (御虎子?). La carta igienica è chiamata toirettopēpā (トイレットペーパー? dall'inglese toilet paper) o chiri-gami (ちり紙?).[28]

La Japanese Toilet Association celebra un'ufficiosa "giornata della toilette" il 10 novembre, per il semplice motivo che in Giappone i numeri 11/10, per il mese e il giorno, si possono leggere ii-to(ire), che significa anche "buon bagno/toilette".[30]

Tipi di toilette[modifica | modifica sorgente]

Vasi alla turca[modifica | modifica sorgente]

Una moderna washiki con ciabatte da bagno. La scritta a sinistra del tubo verticale dice: «per favore, (accucciati) un po' più vicino».

La toilette tradizionale giapponese (和式 washiki?) è una turca,[31] conosciuta anche nel mondo anglofono con il nome di asian toilet,[32] toilette asiatica, dal momento che questa progettazione è comune in tutta l'Asia. Tale tipologia di toilette fu introdotta in Giappone nel periodo Heian (794-1192)[33] ed è ancora utilizzata in edifici tradizionali quali ryokan o templi, ma anche nei bagni pubblici, nelle stazioni ferroviarie e sui treni.[34][35] Una turca differisce da un wc di tipo occidentale sia nel metodo di costruzione che nel suo impiego. Si tratta essenzialmente di un orinatoio di porcellana ruotato di 90° e incassato nel pavimento.[36] Invece di sedersi, l'utente si accoscia sulla toilette, rivolgendosi con lo sguardo nella direzione del cupolino semisferico rialzato.[37][38] Un trogolo poco profondo raccoglie i rifiuti, invece di un largo vaso riempito d'acqua come in Occidente mentre tutte le altre attrezzature, come la cisterna, le tubature e il meccanismo dello sciacquone, possono essere uguali a quelle di una toilette occidentale.[31] Lo sciacquone fa in modo che l'acqua spinga il materiale di scarto dal trogolo in un serbatoio che viene poi vuotato nel sistema fognario. Il flusso d'acqua può essere azionato allo stesso modo di uno occidentale,[31] con l'unica eccezione che numerose toilette giapponesi dispongono spesso di due tipi di sciacquone: piccolo ( ko?) o grande ( ō?), la cui differenza sta nella quantità d'acqua usata: il primo è per le urine e il secondo per le feci.[39]

Come già detto, si può considerare la turca una variante dell'orinatoio, che è più comodo per gli uomini che debbano urinare in piedi, ma entrambi possono essere usati a questo scopo. Non c'è nessuna differenza tra la defecazione e l'urinazione accosciata. L'utente è in piedi davanti alla turca e abbassa (alza, in caso di una gonna) i pantaloni e le mutande fino alle ginocchia. Poi si accoscia sul buco, il più vicino possibile alla parte anteriore, dato che gli escrementi tendono a cadere sul bordo posteriore del ricettacolo se ci si accuccia troppo indietro: questo è il motivo per cui molte toilette pubbliche hanno dei cartelli che rammentano di «fare un altro passo avanti».[31][39] Durante la defecazione è importante mantenere l'equilibrio; chi non è abituato a mantenere la posizione accosciata, o gli stranieri in visita in Giappone, tendono spesso ad aggrapparsi alle tubature davanti a loro, che si sono per questo motivo guadagnate il soprannome di "sbarre del grugnito", dai suoni prodotti mentre ci si aggrappa a esse.[31][40] Un'altra strategia comune utilizzata dagli stranieri per evitare ogni potenziale incidente imbarazzante mentre si defeca è quella di spogliarsi completamente la parte inferiore del corpo e appendere gli abiti su un gancio prima di assumere la posizione.[31][41]

Altro esempio di toilette tradizionale giapponese.

Un vantaggio di questo tipo di sanitari è che sarebbero più facili da pulire. Le toilette in stile giapponese sono meno care da produrre e consumano una quantità d'acqua inferiore ad ogni risciacquo rispetto ai wc, e, vista la mancanza di un diretto contatto con un sedile, alcuni le ritengono più igieniche.[34][42] In ogni modo, il contatto con l'asse non è un rischio reale per la salute[43][44] e la turca può produrre degli schizzi che possono colpire le gambe o i piedi dell'utente stesso, anche se la mancanza d'acqua minimizza il rischio di spruzzi di ritorno durante la defecazione. Comunque, dal momento che i prodotti dell'escrezione rimangono esposti all'aria fino al momento in cui si tira lo sciacquone, producono comunemente degli odori più forti di ciò che farebbero se fossero ricoperti subito dall'acqua come in un wc occidentale, e questo è un effetto che è sovente possibile notare all'interno o nelle vicinanze di un bagno giapponese. A questo proposito, un sondaggio condotto dalla Kobayashi Pharmaceutical Co. Ltd. riferito al 2012 ha rivelato che il 61,9% degli studenti giapponesi delle scuole elementari ha avuto una spiacevole esperienza con il tradizionale gabinetto giapponese. La causa della riluttanza a utilizzare la turca sarebbe, oltre all'imbarazzo, la maleodoranza caratteristica di tale tipo di toilette.[45]

Ci sono però alcuni benefici per la salute che vengono attribuiti all'uso abituale della turca.[46] Si dice che la posizione accosciata aiuti i muscoli della zona pelvica femminile, riducendo le probabilità di incontinenza.[32] Sembra anche che questa posizione rafforzi le anche e migliori la respirazione e la concentrazione, e che renda possibile il regolare traffico fecale, abbassando il rischio di contrarre il cancro al colon.[47] Prendere e mantenere questa posizione in modo regolare può anche aiutare a mantenere le articolazioni del ginocchio flessibili.[48] Alcuni studi infine individuano nell'assumere tale posizione un trattamento efficace e non invasivo per le emorroidi.[49]

Seppur rare, si possono occasionalmente trovare delle turche munite di un'asse posticcia che può venire abbassata o sollevata a seconda della volontà dell'utente. In posizione sollevata il sanitario viene usato nel modo tradizionale, mentre in posizione abbassata lo si può utilizzare allo stesso modo di un wc. Questo ibrido sembra essere comune solo in aree rurali a beneficio di un residente straniero.[50] Gli adattatori da sistemare sulla toilette di tipo giapponese per convertirla in una toilette con bidet integrato sono molto più comuni e diffusi.[51]

Toilette con sciacquone di tipo occidentale[modifica | modifica sorgente]

Un rubinetto sopra la cisterna di questa toilette con sciacquone di tipo occidentale permette di risparmiare acqua recuperando le acque reflue per il prossimo risciacquo. Si noti che non è un rubinetto da cui sia possibile bere.

La normale toilette con sciacquone usata in tutto il mondo è conosciuta in Giappone come toilette di "tipo occidentale" (洋式 yōshiki?). Questo tipo di sanitario, insieme a quello ad alta tecnologia, è più comune nelle abitazioni giapponesi rispetto alle toilette tradizionali, anche se negli appartamenti più vecchi si possono ancora trovare degli adesivi che spiegano il modo opportuno/corretto/migliore per urinare o defecare utilizzandole.[52] Mentre la maggior parte degli edifici pubblici più vecchi, come alberghi, templi e stazioni è munita solo di washiki,[39] i giapponesi nelle loro case preferiscono sedersi, soprattutto gli anziani per i quali una prolungata posizione accosciata è troppo affaticante o scomoda.[33][35]

In Giappone molte toilette con sciacquone di tipo occidentale dispongono di funzioni di risparmio idrico come ad esempio la possibilità di scegliere la quantità d'acqua destina al risciacquo, mentre alcune sono dotate di un sistema di riconoscimento delle acque reflue che permette la separazione degli escrementi da minzione da quelli da defecazione, facilitando così il loro trattamento in un impianto di depurazione.[53] Inoltre non è raro trovare toilette equipaggiate di un lavello con cisterna posto al di sopra della toilette stessa che permette di recuperare l'acqua utilizzata durante il lavaggio delle mani per il seguente risciacquo.[54][55]

Toilette giapponesi ad alta tecnologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Washlet.
Esempio di sanitario di tipo washlet

La toilette moderna in Giappone, comunemente definita in giapponese washlet (ウォシュレット woshuretto?, dalle parole inglesi wash e toilet) o onsui senjō benza (温水洗浄便座? "sedile pulente con acqua calda") è la tecnologia per il bagno più evoluta al mondo,[25] e dispone di un'ampia gamma di gadget. Pur essendo molto diffusa all'interno dei confini nipponici tale tecnologia non è un'invenzione giapponese, dato che lo svizzero Hans Maurer ideò il primo sanitario con bidet integrato nel 1956,[56] mentre un prodotto simile venne messo in commercio dall'azienda statunitense American Bidet Company nel 1964.[57] Il sanitario ad alta tecnologia arrivò in Giappone nel 1980 grazie alla TOTO, la quale lanciò sul mercato la serie "Washlet"[22][23][58] e da allora il nome del prodotto è usato in riferimento a tutte le toilette giapponesi ad alta tecnologia.[24] Nonostante d'aspetto sia simile a un normale sanitario di tipo occidentale esso ha numerosi optional: asciugatore ad aria calda, asse riscaldato, possibilità di massaggio, regolazioni della temperatura e del getto d'acqua, apertura automatizzata del coperchio, sciacquone automatico dopo l'uso, riscaldamento e aria condizionata per la stanza, effetti sonori o musica di sottofondo che permettono di coprire i rumori causati delle funzioni corporali e sistemi di pulizia del sanitario regolabili a varie velocità, come parte sia del sanitario che del sedile.[59][60][61] È possibile accedere a queste caratteristiche attraverso un pannello di controllo che può essere installato al fianco del sanitario stesso o essere su una vicina parete, spesso con un collegamento senza fili per trasmettere i comandi al sedile.

La comodità più diffusa è il bidet integrato che consiste in un ugello della grandezza di una matita il quale, uscendo da sotto l'asse, emette un getto di acqua calda per l'igiene intima.[22][25] Ha generalmente due modalità di pulizia: una per l'ano (おしり oshiri?, funzione rappresentata sul pannello di controllo con delle natiche stilizzate) e una per la vulva (ビデ bidet?, rappresentata con una figura femminile di colore rosa).[62][63] In nessun momento dell'uso l'ugello tocca il corpo dell'utente, e dopo e prima dell'utilizzo si autopulisce.[25] Il tipo di pulizia viene selezionato tramite il pannello di controllo. Generalmente, lo stesso ugello viene utilizzato per entrambi i tipi di pulizia, modificando solo la posizione dei getti, o l'angolatura degli stessi, anche se occasionalmente se ne possono trovare due. Il pannello di controllo è spesso collegato a un sensore di pressione sul sedile stesso, che ne consente l'accensione solo in caso di effettivo utilizzo del bidet: questo per ovviare agli inconvenienti con i primi modelli, quando molti curiosi premevano il tasto che attiva l'opzione lavaggio per vederne o capirne il funzionamento, e prontamente ricevevano uno spruzzo d'acqua in viso.[21]

Nella maggior parte delle toilette ad alta tecnologia si possono selezionare la posizione dei getti e la pressione dell'acqua a seconda delle preferenze dell'utente, come anche la temperatura della stessa.[63] Secondo uno studio la temperatura preferita dalla maggior parte dei clienti è di 38 °C, ovvero una temperatura leggermente superiore a quella del corpo umano.[64] I getti possono essere anche vibranti o pulsanti e i produttori di questi tipi di sanitari dichiarano che ciò può essere d'aiuto in caso di costipazione o emorroidi.[8] Tuttavia tali qualità benefiche sono oggetto di dibattito in quanto alcuni studiosi affermano che l'uso frequente o prolungato di questa specifica funzione possa interferire con la capacità di auto-evacuazione dell'utente, causando problemi di costipazione ancora maggiori, oltre ad abbassare le difese immunitarie della zona intorno al retto anale, esponendo la pelle a possibili infiammazioni e irritazioni.[65][66]

A seconda del modello, è possibile accedere alle funzioni del washlet attraverso un telecomando incorporato nel sedile o tramite un pannello a muro dotato di tecnologia wireless. A seconda del modello, è possibile accedere alle funzioni del washlet attraverso un telecomando incorporato nel sedile o tramite un pannello a muro dotato di tecnologia wireless.
A seconda del modello, è possibile accedere alle funzioni del washlet attraverso un telecomando incorporato nel sedile o tramite un pannello a muro dotato di tecnologia wireless.

Le funzioni installate nei sanitari di tipo washlet sono pensate per sostituire completamente la carta igienica,[67] integrando l'azione pulente dell'acqua con l'azione di un asciugatore ad aria.[68] Questa funzione è personalizzabile secondo i gusti dell'utente, il quale può scegliere una temperatura compresa tra i 40 e i 60 °C.[69] Alcuni modelli progettati specificatamente per gli anziani includono braccioli e automatismi che aiutano a riprendere la posizione eretta dopo l'uso.[70] Per evitare rumori causati dall'urto del coperchio nella chiusura, una funzione permette di diminuire la velocità dello stesso, che in questo modo si chiude con un movimento controllato; in alcuni modelli il coperchio si chiude automaticamente una volta passato un certo tempo dal risciacquo.[71] Una delle introduzioni più moderne è il sistema deodorante all'ozono che elimina rapidamente l'odore.[72] Il sedile riscaldato è molto comune anche in toilette non dotate di bidet, e nelle abitazioni sprovviste di riscaldamento centralizzato, come spesso sono quelle nipponiche,[73] esso diviene un oggetto di grande importanza.[21] Inoltre una modalità di risparmio energia permette il riscaldamento dell'asse solamente negli orari in cui è probabile che questo venga utilizzato, sulla base di dati memorizzati. Cioè è stato pensato poiché i washlet sono accusati di consumare una quantità eccessiva di elettricità.[74] Alcuni modelli possono illuminarsi al buio[71] o essere forniti di aria condizionata.[75] Innovazione presente nei modelli più avanzati è un sensore di movimento che recepisce la presenza di qualcuno davanti alla toilette, e ne alza il solo coperchio, se la persona dà la schiena al sanitario stesso, o il coperchio e l'asse, in caso si stia guardandolo.[75]

Dall'inizio degli anni duemila i ricercatori hanno aggiunto anche dei sensori medici a questi sanitari, atti a misurare il contenuto di glucosio nelle urine, oltre che le pulsazioni cardiache, la pressione sanguigna e la percentuale di grasso corporeo dell'utente.[75][76] Gli studiosi inoltre puntano a ricavare tali dati senza interferire con la vita quotidiana dell'esaminato, eventualmente inviandoli automaticamente a uno studio medico o a un computer tramite telefono cellulare con collegamento internet,[77] ed erogare così le cure più adatte alla situazione dell'utente/paziente senza la necessità di un contatto diretto con i medici.[78][79] Un washlet che si possa guidare con comandi vocali è ancora in fase di studio,[75] mentre è sul mercato una versione portatile, che deve essere alimentata a batteria e riempita d'acqua calda prima dell'uso.[80]

Il washlet è prodotto con diverse caratteristiche anche da altre aziende giapponesi specializzate in prodotti elettronici quali la Sanyo, la Panasonic, la Toshiba e la Hitachi,[57] ma in Giappone è la TOTO a detenerne il monopolio, seguita dalla INAX.[58] Secondo una stima riferita al 2014 il 74% delle famiglie giapponesi possiede una toilette ad alta tecnologia all'interno della propria abitazione,[59] mentre sono scarsamente presenti al di fuori dei confini del Giappone.[58][81]

Orinatoio e vespasiano[modifica | modifica sorgente]

Un moderno orinatoio giapponese.

Gli orinatoi (小便器 ko benki?) in Giappone sono simili a quelli nel resto del mondo, e vengono utilizzati in toilette pubbliche maschili.

Prima e durante il periodo Meiji gli orinatoi erano solitamente fatti in ceramica o in legno, con quest'ultimi sovente fissati alla parete della stanza. Per neutralizzare gli odori venivano utilizzati rami di arbusti profumati. In passato gli orinatoi erano comunemente utilizzati sia da uomini che da donne;[15][82] essendo il kimono tradizionalmente indossato senza biancheria intima, le donne necessitavano solamente di sollevarlo, e, alzando leggermente il bacino, potevano dirigere l'urina direttamente nell'urinale.[16] Questa pratica è però andata scomparendo durante il XX secolo, nel quale le donne giapponesi hanno adottato l'abbigliamento in stile occidentale. Nel Giappone moderno anche i kimono sono per la maggior parte indossati con la biancheria intima. Gli orinatoi femminili hanno avuto un piccolo revival tra il 1951 e il 1968, quando la TOTO ne produceva a forma di cono installato nel pavimento. Comunque non sono mai stati molto popolari, e ne sono rimasti solo pochi esempi, come nello stadio nazionale utilizzato per le olimpiadi del 1964 a Tokyo.[8]

Nei moderni orinatoi giapponesi la funzione di pulitura del sanitario è progettata in modo da ridurre al minimo il consumo d'acqua, garantendo tuttavia un'igiene adeguata. Un sistema di risciacquo automatico provvede a erogare ciclicamente la quantità d'acqua sufficiente alla pulizia, anche in assenza di utilizzo del sanitario.[83]

Inoltre dal 2012 l'azienda videoludica SEGA ha installato in Giappone degli orinatoi interattivi dotati di mini-giochi a cui l'utente partecipa moderando la pressione e la direzione del flusso della propria urina. Infatti ogni orinatoio dispone di un sensore di pressione e di uno schermo sul quale, durante lo svolgimento del gioco, compaiono spot e annunci sui prodotti della compagnia di videogiochi giapponese. Tramite questa trovata pubblicitaria la SEGA punta ad incrementare gli introiti sui propri prodotti tecnologici.[84]

Accessori tipici per il mercato giapponese[modifica | modifica sorgente]

Le toilette nipponiche hanno accessori molto simili a quelli che si possono trovare nel resto del mondo; carta igienica, uno spazzolino da bagno, un lavello, anche se esistono accessori peculiarmente giapponesi che si trovano raramente al di fuori dei suoi confini.

Otohime (principessa del suono)[modifica | modifica sorgente]

Una otohime installata all'interno di una toilette per signore.

Molte donne giapponesi sono imbarazzate al pensiero che qualcun altro le possa udire mentre utilizzano la toilette[85][86] (una condizione conosciuta anche come urofobia). Per nascondere il rumore provocato dalle funzioni corporali, molte donne usano continuamente lo sciacquone mentre si trovano in bagno, sprecando in questo modo quantità enormi di acqua.[86] Tale pratica risale al periodo Edo, quando le donne benestanti dell'epoca erano solite riempire e svuotare un vaso[Nota 2] in modo da attutire il rumore prodotto dalle funzioni corporali con quello dell'acqua.[3][85] Dal momento che le campagne educative promosse dal governo si sono rivelate inutili in questo senso, durante gli anni ottanta del XX secolo[87] è stato introdotto un congegno che riproduce il suono dell'acqua che scorre senza che ce ne sia l'effettivo spreco. Un nome commerciale per questo aggeggio è otohime (音姫?), con il significato letterale di "principessa del suono", nome derivato dalla dea giapponese Otohime, la bellissima figlia del re del mare Watatsumi.[Nota 3] Il dispositivo è installato nella maggior parte delle toilette pubbliche femminili di nuova costruzione, e si è cominciato ad installarlo anche in molte delle toilette preesistenti, sia in Giappone che in altri Paesi asiatici come la Corea del Sud.[85][86] L‘otohime può essere sia uno strumento a batteria separato dal sanitario in sé e applicato a un muro vicino, oppure incluso nel washlet stesso. Si accende premendo un bottone, o passando la mano davanti a un sensore di movimento. Quando è acceso, produce un suono di acqua che scorre simile a quello dello sciacquone, e si stima che ciò consenta il risparmio di 20 litri d'acqua ad ogni utilizzo.[87] Dagli anni dieci del XXI secolo è stata lanciata sul mercato una versione portatile del prodotto, la quale ha ottenuto successo anche tra gli uomini.[85] Ciò nonostante, alcune donne sembrano ritenere che l‘otohime suoni artificiale, e preferiscono continuare a far scorrere l'acqua come facevano in precedenza, invece che coprire i suoni con quelli registrati.[87]

Un paio di ciabatte per toilette.

Ciabatte da bagno[modifica | modifica sorgente]

Nella cultura giapponese vi è la tendenza a dividere le aree in "pulito" e "non pulito/sporco", e si cerca di mantenere minimo il contatto tra queste due aree.[88] Ad esempio, l'interno di un'abitazione è considerato un'area pulita, mentre l'esterno è ritenuto non pulito. Per riuscire a mantenere le due aree separate, quindi, ci si toglie le scarpe prima di entrare in casa, in modo che le scarpe non pulite non tocchino l'area pulita all'interno. Storicamente, le toilette erano all'esterno delle case, e le scarpe venivano indossate per recarvisi. Anche se oggigiorno le stanze da bagno sono all'interno delle abitazioni e le condizioni igieniche sono notevolmente migliorate, la toilette è ancora considerata un'area non pulita.[89] Per rendere minimo il contatto tra il pavimento non pulito del bagno e il restante pavimento pulito, molte abitazioni private (ma anche toilette pubbliche) dispongono di "ciabatte da bagno" (トイレスリッパ toire surippa?, dall'inglese toilet slippers) davanti alla porta di questa stanza, da usare esclusivamente all'interno e da togliere uscendo, in tal modo si indica anche che la toilette è in quel momento occupata.[39][38] Queste ciabatte, resti dell'abitudine di indossare scarpe per raggiungere una toilette esterna, possono essere semplici ciabatte in gomma, oppure decorate con soggetti di anime per i bambini, o in pelliccia, in caso di modelli particolarmente lussuosi. Un errore frequente degli stranieri è proprio quello di dimenticarsi di toglierle dopo essere stati in bagno, e usarle quindi inconsciamente in una zona pulita, mescolandola quindi con l'area non pulita.[90][91]

Toilette pubbliche[modifica | modifica sorgente]

Cartello che segnala la mancanza di carta igienica all'interno di una toilette pubblica della stazione di Kyoto.

Le toilette pubbliche (公衆トイレ kōshū toire?) in Giappone sono spesso dotate di servizi igienici in entrambi gli stili, anche se alcuni vecchi impianti potrebbero avere soltanto servizi igienici in stile giapponese, mentre alcuni impianti più recenti potrebbero avere solo i servizi igienici in stile occidentale.[39] La carta igienica non è sempre presente; per questo motivo i giapponesi portano con sé dei fazzoletti di carta da poter usare al bisogno.[38][92] Inoltre dei distributori automatici atti alla vendita di carta igienica sono talvolta posti all'esterno dei bagni, mentre varie aziende (come ad esempio la Kleenex) distribuiscono tramite volantinaggio pacchetti di fazzoletti con il loro logo sulla confezione.[93][94]

In molte toilette pubbliche non sono disponibili il sapone per lavarsi le mani o degli asciugamani, quindi spesso i giapponesi portano con sé anche del disinfettante per tali usi, oltre ai già citati fazzoletti.[94][95] Alcune toilette possono essere equipaggiate con potenti asciugatori ad aria calda, atti anche a ridurre il volume di rifiuti che gli asciugamani di carta producono. I lavandini, così come gli asciugatori ad aria sono generalmente attivati da un sensore di movimento, come misura addizionale per il risparmio delle risorse.[94][95]

Esempio di come le toilette pubbliche maschili giapponesi siano spesso sprovviste di porte o separé.

In Giappone è anche possibile trovare toilette pubbliche per uomini sprovviste di porte, nelle quali gli orinatoi e gli eventuali utenti che espletano i propri bisogni sono perfettamente visibili. Questo è possibile in quanto i giapponesi sono piuttosto disinibiti per quanto riguarda orinare in pubblico[93] e, quindi, un bagno pubblico senza separé e porte è considerato perfettamente convenzionale.[92] Questa usanza pare risalire al periodo Edo, a quando gli agricoltori erano soliti posizionare nelle strade delle vasche di legno poco profonde atte a raccogliere gli escrementi dei passanti, i quali venivano successivamente usati come fertilizzante per i campi. Tale pratica fu abbandonata quando le regolamentazioni sulla salute pubblica divennero più rigorose e con la costruzione delle prime toilette pubbliche nel 1872.[96] È possibile inoltre imbattersi in bagni pubblici unisex,[92] ma in questo caso i bagni sono generalmente dotati di porte e, per educazione, è preferibile bussare per assicurarsi che nessuno stia utilizzando il servizio.[37][97][Nota 4] Gli utenti delle toilette pubbliche giapponesi sarebbero comunque quasi esclusivamente di sesso maschile.[96]

A Oita, capoluogo dell'omonima prefettura, sono presenti delle toilette pubbliche dotate di sensori di movimento che permettono ai vetri che costituiscono le pareti dell'edificio di opacizzarsi nel caso la toilette sia utilizzata e di diventare trasparenti in caso di non utilizzo. Tali strutture, soprannominate smoke toilet (スモークトイレ sumoku toire?), sono state accolte con diffidenza dalla popolazione in quanto i vetri ridiventano trasparenti se il sensore non avverte movimenti all'interno per più di trentacinque secondi, rischiando così di mostrare gli utenti mentre espletano i propri bisogni.[98][99] A Ichihara, nella prefettura di Chiba, è invece presente quella che viene considerata la "più grande toilette pubblica del mondo". È stata progettata dall'architetto Sou Fujimoto e rappresenta una delle maggiori attrazioni turistiche della città.[100]

Esempio di toilette pubblica multiuso.

In Giappone si trovano anche numerose toilette pubbliche multiuso adibite ad accogliere i portatori di handicap, le persone anziane e che possiedono accessori come seggiolini e lettini per bambini, dove i genitori possono agevolmente cambiare i pannolini ai propri figli.[101] Possono trovarsi all'interno della stessa struttura delle toilette pubbliche comuni o in locali distaccati,[102] benché sovente siano faticosamente raggiungibili dagli utenti in sedia a rotella.[103]

Dal 1985 la Japan Toilet Association si occupa della manutenzione delle toilette pubbliche giapponesi, ma nonostante gli sforzi profusi nel migliorare le condizioni igieniche di queste strutture,[104] esse sono ancora spesso identificate con il termine gokei o "5K", ovvero cinque aggettivi che iniziano con la lettera K usati dai media nipponici per descrivere qualcosa di estremamente negativo e che nel caso delle toilette pubbliche equivarrebbero a kitanai (汚い? "sporco"), kusai (臭い? "puzzolente"), kurai (暗い? "buio"), kowai (怖い? "spaventoso") e kowareteiru (壊れている? "rotto").[96]

Le toilette delle scuole giapponesi, infine, hanno beneficiato di un profondo restyling nell'estate del 1999, e dagli anni duemila in alcune di esse è iniziata l'installazione delle toilette con bidet integrato.[30]

Aspetti culturali[modifica | modifica sorgente]

Differenze culturali con l'Occidente[modifica | modifica sorgente]

La pulizia è un aspetto molto importante nella cultura giapponese,[37][66] nella quale alcune parole che significano "pulito" possono essere utilizzate anche per descrivere la bellezza.[74] La parola kirei (奇麗?), ad esempio, può essere tradotta come "carino", "bello", "pulito", "puro", "nitido" oppure anche "ordinato".[74][105] A differenza di altri Paesi ricchi dove le mansioni legate alla pulizia sono spesso affidate a immigrati stranieri, in Giappone questi tipi di lavoro sono generalmente a carico degli stessi giapponesi. Una possibile spiegazione del fenomeno è da ricercare nel basso livello di forza lavorativa straniera presente nel Paese nipponico, ma in ogni caso i giapponesi non considerano umilianti o denigratorie le mansioni legate alla pulizia.[106] Nelle scuole, dove non esiste la figura del bidello, gli studenti sono educati fin da piccoli a pulire le proprie aule a fine giornata.[106][107] L'esigenza di un'estrema pulizia può servire a spiegare sia il continuo successo dei bagni alla turca, in quanto esenti da ogni tipo di contatto fisico, che l'ascesa delle toilette ad alta tecnologia con bidet integrato. Alcune persone preferiscono addirittura accovacciarsi su servizi igienici occidentali per evitare il contatto fisico indiretto con altri utenti, conosciuti o sconosciuti, che potrebbero essersi seduti precedentemente.[10] Vi è anche un ampio mercato per i deodoranti e purificanti per l'aria, che le danno una fragranza piacevole: una società ha avuto modo di sviluppare una pillola che si suppone possa rendere i movimenti intestinali inodori.[66][108] Inoltre in molte abitazioni le toilette sono, quando possibile, in stanze separate da quelle dedicate al semplice lavaggio, dette furoba (風呂場?), anche per la succitata questione culturale della separazione tra pulito e non pulito.[88][109][110]

Cartello che spiega la posizione corretta da assumere per utilizzare al meglio una latrina tradizionale giapponese.

La maggior parte delle abitazioni giapponesi è di piccole dimensioni, situazione che porta le varie generazioni che compongono la famiglia a vivere a stretto contatto, così la stanza da bagno è una delle poche aree della casa che consenta un po' di intimità. Per questo motivo in Giappone vi è una grande attenzione rivolta alle tecnologie che rendono le toilette e i bagni più puliti e confortevoli, e i giapponesi sono disposti a spendere molto denaro per le migliorie di questa parte della casa.[74][111][112]

Le istruzioni di un washlet in giapponese e in inglese.

Sia le latrine tradizionali che le toilette ad alta tecnologia sono fonte di confusione per gli stranieri che non vi sono abituati. I bagni alla turca sono spesso causa di imbarazzo per chi non è abituato o non è in grado di assumere la corretta posizione,[42] e vi sono numerosi racconti di persone non giapponesi che, usando un washlet e premendo a caso alcuni tasti, sia per curiosità che cercando il comando dello sciacquone, hanno improvvisamente e spiacevolmente ricevuto un getto d'acqua sulle parti intime, sul viso o hanno accidentalmente allagato la stanza della toilette.[21] Gli ultimi modelli di toilette giapponesi, comunque, contengono un breve manuale in inglese accanto al pannello di controllo, oppure lo stesso può avere pittogrammi e scritte comprensibili a uno straniero in modo da ridurre lo shock culturale.[113]

Educazione igienica dei bambini[modifica | modifica sorgente]

In Giappone la pratica di avvicinamento all'uso della toilette (toilet training) riveste un ruolo di notevole importanza nell'allevamento e nella crescita dei figli, ove una corretta espletazione dei bisogni è strettamente connessa al benessere e alla salute degli stessi. Ciò ha anche a che fare con la norma culturale che vuole i giapponesi evitare di recare disagio o disturbo al prossimo,[114] e per questo i genitori preferiscono occuparsi personalmente dell'educazione igienica dei figli piuttosto che lasciare l'incombenza agli insegnanti d'asilo. Infatti i bambini giapponesi vengono abituati all'uso della toilette già dall'età di tre o quattro anni, benché alcuni genitori desiderosi di completare questo processo prima dell'entrata alla scuola materna ne anticipino l'inizio verso l'anno e mezzo di età.[115] L'insegnamento all'uso della toilette rimane comunque una parte dei compiti delle scuole materne giapponesi.[116]

Di solito i genitori giapponesi attendono sette segni comportamentali comunemente riconosciuti per assicurasi che il bambino sia pronto a utilizzare una toilette e iniziare quindi il processo di avvicinamento. I sette segni sono: il bambino imita i genitori, è capace di esprimere insoddisfazione a parole, è in grado di rimettere gli oggetti al proprio posto, è in grado di camminare e di sedersi autonomamente, è in grado di togliesi i pantaloni e mutande autonomamente, esprime il desiderio di utilizzare la toilette ed è capace di esprimere verbalmente il desiderio di urinare o defecare.[117] Se il bambino presenta questi segni i genitori acquistano un vasino (御虎子 omaru?), una piccola toilette di plastica che può essere posizionata in ogni parte della casa.[115] L‘omaru è abbastanza piccolo da permettere al bambino di sedercisi sopra e contemporaneamente appoggiare i piedi sul pavimento e tenersi a due apposite maniglie poste nella parte anteriore. Lo scopo dell‘omaru è abituare il bambino all'uso della toilette e infondere nello stesso un senso di sicurezza; per questo motivo alcuni modelli hanno un aspetto simile a giocattoli o sono dotati di pulsanti che emettono suoni in modo da intrattenere il bambino durante l'uso.[116] Allo scopo di diminuire il più possibile lo shock del passaggio alla toilette per adulti le emittenti televisive giapponesi trasmettono inoltre vari cartoni animati educativi come Shima shima tora no Shimajirō, Pantsu Pankurō e Okaasan to issho, ma sono diffusi anche numerosi libri per bambini sull'argomento.[115]

Aspetti controversi[modifica | modifica sorgente]

Alle toilette giapponesi sono legati anche diversi aspetti controversi come ad esempio il commercio illegale di DVD che contengono filmati di giovani ragazze registrati all'interno di una toilette tramite videocamere nascoste.[106]

Inoltre a partire dagli anni duemila è sempre più comune la pratica denominata benjo meshi (便所飯? letteralmente "riso nella toilette", ma traducibile anche come "pasto nella toilette"), termine utilizzato per descrivere lo stress e la paura provati dagli iscritti in una nuova scuola, o dai neo-lavoratori, che preferiscono mangiare chiusi all'interno di una toilette piuttosto che essere visti e additati come solitari e incapaci di stringere amicizie, o di trovare qualcuno con cui condividere le ore del pasto.[118][119] In Giappone, comunque, l'utilizzo della stanza della toilette per fini non prettamente legati alle funzioni corporali non è cosa rara: secondo un sondaggio riferito al 2013, a opera del rivenditore di servizi per il bagno Sunfree Plaza, i giapponesi sono soliti utilizzare la stanza della toilette per svolgere comuni passatempi come leggere, ascoltare musica e cantare oltre ad azioni più importanti come dormire o, appunto, mangiare.[120]

Nella cultura di massa e nel folclore[modifica | modifica sorgente]

I giapponesi sono alquanto disinibiti nel parlare di questioni ritenute intime in altre culture come l'utilizzo della toilette. Nei varietà e programmi comici giapponesi riscuotono molto successo candid camera legate a questo aspetto.[106]

La hit musicale Toilet no Kamisama della cantautrice Kana Uemura descrive nel testo della canzone come la nonna di Uemura era solita raccontarle della presenza di un kami all'interno della toilette, di come venisse spronata a tenere quest'ultima pulita e che così facendo ella sarebbe diventata una bella ragazza una volta cresciuta.[121]

Alle toilette giapponesi sono legate anche varie leggende metropolitane tra le quali la più famosa vede protagonista una studentessa delle scuole elementari, Hanako, che, nascosta nella cabina del bagno di una scuola, terrorizzerebbe chiunque provi a interagire con lei.[118][122]

Note[modifica | modifica sorgente]

Annotazioni[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tale sistema di fossati è detto sewari gesui (背割り下水?), con il significato di "fossati per la fogna disposti uno a fianco all'altro".
  2. ^ Tali recipienti erano chiamati otokeshi no tsubo (音消しの壺?), letteralmente "vasi elimina rumori".
  3. ^ Il nome della dea Otohime viene però scritto utilizzando caratteri differenti (乙姫?), con il significato di "la principessa più giovane".
  4. ^ In Giappone è convenzione assicurarsi che il bagno sia occupato o meno bussando leggermente alla porta e attendendo il "toc-toc" di risposta. Vedi Norbury, 2005, op. cit., p. 69.

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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