Famiglia giapponese

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Una tipica famiglia giapponese

La famiglia giapponese (家族 kazoku?) svolge un ruolo fondamentale per una perfetta integrazione nella società giapponese. Le responsabilità familiari hanno la precedenza sui desideri individuali, poiché la famiglia, piuttosto che l'individuo, è considerata l'elemento collante che garantisce la sopravvivenza all'interno del sistema sociale. Essa è rigidamente basata sulla linea di successione, ove discendenti e figli sono collegati tra loro tramite un'idea di genealogia della famiglia (系図 keizu?), il che non significa relazioni basate sulla mera successione di sangue, ma piuttosto su un legame di relazione col fine incentrato sul mantenimento e il perpetuarsi della famiglia stessa come istituzione.

Dal periodo Tokugawa, quando il nucleo familiare di base era costituito dallo ie (? “gruppo familiare”), fino alla Seconda guerra mondiale, quando questo sistema fu smantellato dalle Forze alleate, la struttura della famiglia giapponese ha subito notevoli cambiamenti fino ad arrivare a un concetto di famiglia fondata sulla parità dei diritti per le donne, eredità condivisa tra tutti i figli e libera scelta di carriera e matrimonio.

Tuttavia, il rapido progresso economico del dopoguerra ha creato nella società giapponese, soprattutto nella famiglia, dei grossi disordini sociali, quali ad esempio l'assenza di una figura paterna per i figli, dovuta agli orari rigidi delle aziende giapponesi nei quali lavorano i mariti e i padri di famiglia, e la pressione all'autorealizzazione e al successo personale nei ragazzi, innescando la diffusione di vari problemi sociali che vedono i giovani giapponesi non uscire più di casa, ricorrere ad antidepressivi o suicidarsi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia tradizionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi ie (diritto giapponese).

Per la maggior parte del XX secolo il modello ideale di famiglia utilizzato in Giappone è quello dello ie, caratterizzato da un sistema patriarcale e da una rigida gerarchia strutturata in base alla data di nascita. La peculiarità di tale sistema consiste nella caratteristica essenziale, per ritenersi membri di una medesima famiglia, di abitare tutti all'interno della stessa casa e, in caso di mancanza di eredi maschi, di far rientrare nel nucleo familiare anche il genero, o qualsiasi estraneo che abbia anche solo un minimo grado di parentela, al quale viene dato il cognome della famiglia.[1] Ciò può verificarsi anche nel caso in cui i figli maschi non siano ritenuti degni di perpetuare il nome di famiglia.[2] Un'ulteriore caratteristica consiste nel tradizionale passaggio di consegna dell'azienda di famiglia nelle mani del figlio maggiore, il quale diviene responsabile della cura e del sostentamento degli anziani genitori, mentre i figli minori si trasferiscono formando famiglie autonome, che tuttavia rimangono affiliate e subordinate (in base al grado di interdipendenza economica) a quella principale.[3] Il compito delle figlie è trovare marito presso altre famiglie, e in questo vengono educate esclusivamente dalla madre.

Nella famiglia tradizionale, il matrimonio viene visto come un importante collegamento tra le famiglie ed è fonte di grande preoccupazione in quanto la salvaguardia dell'identità dello ie ha priorità assoluta, sicché il matrimonio combinato (見合い miai?) è molto diffuso nel Giappone pre-bellico mentre i membri della giovane coppia hanno poca o nessuna voce in capitolo nell'organizzazione.[4] Tali matrimoni sono gestiti da un mediatore specializzato che si assume l'onere e la responsabilità di comunicare ai genitori l'eventuale rifiuto o la conclusione positiva dell'accordo. Inoltre, i genitori hanno anche il potere di richiamare i figli presso la propria abitazione se non soddisfatti dell'esito del matrimonio.[5] Il ruolo della donna, una volta entrata nella nuova famiglia, è quello di onorare, più di quanto non facciano con i genitori, i propri suoceri, obbedire e servire il marito, mostrarsi accondiscendente e premurosa. Questa totale sottomissione è la chiave di volta che tiene in piedi l'intero sistema governativo del Giappone e viene considerato l'unico modo per dare pace e stabilità al Paese, benché sia noto il totale sacrificio delle donne a questo tipo di gerarchia.[6]

Pranzo in una famiglia giapponese degli anni cinquanta

Secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

La struttura della famiglia giapponese subisce importanti cambiamenti già dalla Restaurazione Meiji del 1866, quando lo sviluppo economico e il capitalismo contribuiscono alla caduta graduale del sistema dello ie, causando l'abbandono della tradizione della famiglia patriarcale. La politica di democratizzazione voluta dagli Alleati durante il periodo d'occupazione contribuisce ad affinare questo processo: anzitutto viene privato di potere legale il vecchio sistema familiare, attraverso l'abolizione dell'eredità a disposizione del solo figlio maggiore e passando a un'eredità condivisa con tutti i membri del nucleo familiare, e nel frattempo anche la responsabilità del mantenimento dei genitori smette di essere un'esclusiva del primogenito passando a essere onere di tutti i figli. Inoltre, il matrimonio combinato viene abolito, restituendo al matrimonio il vero significato di accordo reciproco tra le due persone coinvolte.[7]
In secondo luogo, la dimensione della famiglie diviene più piccola, con un rapida diminuzione del tasso di fertilità, mentre la popolazione abbandona le aree rurali per concentrarsi nelle zone industrializzate delle grandi città, spostando il baricentro della forza lavoro dal settore agricolo e manifatturiero al settore dei servizi. Come in altri Paesi industrializzati, un numero sempre maggiore di giovani ha la possibilità di accedere all'istruzione terziaria e sempre più donne hanno accesso al mercato del lavoro; per contro, la certezza di trovare un lavoro viene meno, mentre i giovani cominciano a ritardare il matrimonio più possibile o a non sposarsi affatto.[8]

Infine uno dei maggiori cambiamenti avviene nello stile delle abitazioni, le quali passano ad essere pensate per una famiglia composta da tre generazioni a uno stile ideato per delle famiglie composte al massimo da quattro membri,[9] ognuno dei quali ha a disposizione la propria stanza, divise tra loro non più dai tipici divisori scorrevoli chiamati fusuma e soji ma da spesse mura di pietra. Tuttavia questa rivoluzione viene frenata dal costo elevato di tali abitazioni, corrispondente in certi casi a sette volte il reddito medio di una famiglia giapponese dell'epoca.

Anni 1950 e 1960[modifica | modifica sorgente]

Una famiglia giapponese nel 1957

Verso la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta inizia a diffondersi in Giappone una particolare tipologia di famiglia composta da un marito lavoratore dipendente impiegato nel settore terziario, solitamente presso aziende fuori città, avente un reddito fisso e stakanovista (サラリーマン salaryman?), dalla moglie, in genere casalinga (主婦 shufu?) e dai loro figli.[10]

Il marito svolge il ruolo di capofamiglia, nonostante manchi da casa la maggior parte del giorno per sei giorni a settimana, lasciando la gestione della famiglia nelle mani della moglie.[11] In quanto assente per lunghi periodi da casa, egli diventa quasi una figura estranea per i figli,[12] i quali non hanno possibilità di vederlo mentre lavora né tanto meno di passare del tempo con lui nei periodi di pausa dal lavoro. Così i bambini rimangono in gran parte privi di un modello maschile, e la presenza del padre a casa finisce per creare confusione all'interno della vita familiare, piuttosto che rappresentare una situazione naturale.

Mentre il marito si occupa del sostentamento della famiglia, lavorando fino a tardi e mantenendo le sue amicizie all'interno della sfera lavorativa, la moglie si occupa dell'educazione e dell'istruzione dei figli. Grazie all'espansione dell'economia giapponese, i ragazzi che riescono ad ottenere buoni risultati in ambito scolastico hanno il futuro assicurato con opportunità illimitate all'interno del mondo del lavoro. A causa di ciò l'obbiettivo primario della madre giapponese diventa il successo e la realizzazione dei figli: esse vengono chiamate kyoiku mama (教育ママ?), termine spregiativo per indicare le madri ossessionate dalla buona riuscita del figlio in ambito scolastico e lavorativo, anche a costo di renderlo infelice.[13][14] Questa particolare attenzione è rivolta soprattutto ai figli maschi, il cui futuro dipende esclusivamente dall'entrata nell'università giusta, mentre le figlie femmine sono incoraggiate a studiare soprattutto per trovare più facilmente marito o un lavoro part-time, il quale dagli anni sessanta viene adottato diffusamente in tutto il Giappone.[15]

Sebbene la cosiddetta Salaryman family non sia la più diffusa in Giappone nei primi anni sessanta, gli uomini stipendiati sono considerati i più desiderati dalle donne giapponesi, in quanto in grado di assicurare un futuro benestante all'intera famiglia. Il poco tempo a disposizione della coppia per stare insieme non viene ancora affrontato come un vero problema. I suddetti cambiamenti nella struttura familiare, infine, portano la donna giapponese ad essere sempre più istruita, incoraggiando gli stessi uomini a scegliere come mogli questa tipologia di donna.

Anni 1970[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni settanta la generazione figlia della Salaryman family cresce in modo sostanzialmente differente dalla precedente, abituata a convivere con l'assenza dei padri, con i genitori con ben poco in comune, oltre a non avere la percezione delle difficoltà economiche in tempo di guerra o nell'immediato dopoguerra, prendendo confidenza con la vita familiare come rappresentata nei film americani e con il concetto di “matrimonio per amore”.

Gli anni settanta vedono un cambiamento radicale nella struttura familiare giapponese, che porta le donne nipponiche a essere sempre più istruite e indipendenti

Tutto ciò, unito alle richieste di eguaglianza da parte delle donne che sfociarono nell'istituzione di un Movimento di liberazione delle donne,[16] e alle proteste studentesche di fine anni sessanta, dà adito alla nascita di una nuova tipologia di famiglia conosciuta con il nome di New family. Quest'ultima differisce dalla sua precedente concezione in tre concetti chiave: in primo luogo, le relazioni tra le coppie sono sempre più associate all'idea romantica dell'amore, con la vita matrimoniale basata sulle relazioni sentimentali e non più su un mero accordo economico tra le parti. In secondo luogo, i rapporti tra moglie e marito diventano più equilibrati e democratici, con una maggiore partecipazione negli affari familiari da parte del marito, il quale lo si può vedere accompagnare le mogli al supermercato e passare del tempo con i figli durante il fine settimana. Inoltre il termine New family viene pubblicizzato in riviste (alcune delle quali sviluppate per soddisfare il mercato), o usato come marchio associato a un innovativo stile di vita.[17]

La maggiore partecipazione delle donne alle attività al di fuori della casa, lo sviluppo economico del Paese, il lavoro degli uomini al di fuori della comunità residenziale, e il numero crescente di donne più istruite, con lunghi periodi liberi da obblighi familiari, contribuisce allo sviluppo di una varietà di opportunità per le donne, che vanno dal lavoro part-time (il quale cresce di tre punti percentuali passando dal 9% degli anni sessanta al 12%[18]) all'educazione dei figli alla partecipazione delle attività della comunità, oltre a provvedere ai bisogni del marito.[9]

Anni 1980 e 1990[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni ottanta, il tasso di natalità cala drasticamente, mentre l'età media del matrimonio aumenta diventando una delle più alte tra i Paesi industrializzati. Questi dati riflettono l'aumento del livello di istruzione di entrambi i sessi e il modello praticamente universale delle donne che lavorano fuori casa per diversi anni prima di sposarsi, assottigliando il divario di preparazione scolastica e lavorativa tra le donne e gli uomini. Nel 1986, il Giappone firma la Dichiarazione delle Nazioni Unite sulle donne e, di conseguenza, adotta la legge per le pari opportunità garantendo alle donne la possibilità di accedere a qualunque tipo di lavoro. Tuttavia i ruoli manageriali rimangono a solo appannaggio degli uomini.[19]

Una minoranza significativa delle donne giapponesi concorda sul fatto che se una donna è in grado di mantenersi, non è obbligata a contrarre matrimonio. Ciò è in contrasto con la tradizionale convinzione che la felicità di una donna dipenda dalla creazione di una famiglia. Tutto questo mina l'autorità patriarcale. Eppure durante questo periodo la stragrande maggioranza dei giapponesi si sposa, con la convinzione diffusa che il matrimonio dovrebbe avvenire all'età giusta. Le donne preferiscono avere figli prima dei 30 anni, sia per motivi di salute sia perché in questo modo le problematiche economiche connesse alla crescita dei bambini possono essere risolte prima che il marito vada in pensione e il reddito familiare diminuisca.

Durante tutto questo periodo il Giappone diventa sempre più consapevole del rapido invecchiamento della sua società, costringendo il governo ad attuare drastiche riforme quali invitare le donne ad avere più figli, ad occuparsi della cura dei genitori anziani — anche se in questo periodo iniziano a diffondersi specifiche case di riposo chiamate rōjin hōmu (老人ホーム?)[20] — e a coprire le esigenze di scarsità di manodopera.[19] Difatti, durante il periodo post-bellico, le donne non vengono impiegate come forza lavoro a causa di una combinazione di fattori, tra cui sufficiente manodopera maschile, l'efficienza economica di mantenere un pool di manodopera a basso costo da utilizzare solo in caso di necessità, le esigenze della famiglia e il livello di istruzione non eccelso delle donne. Dagli anni ottanta, tuttavia, alcuni dei fattori che hanno impedito alle donne una piena partecipazione alla forza lavoro hanno cominciato a cambiare. Una maggiore istruzione delle donne e esperienza in ambito lavorativo, la loro longevità, un minor numero di figli da crescere, e l'alto costo delle abitazioni e dell'istruzione dei bambini sono tra i motivi della crescente partecipazione delle donne sposate alla forza lavoro.

La diffusione della tecnologia, in particolare del mercato degli apparecchi televisivi, contribuisce ad allentare i legami familiari, rendendo i membri della famiglia più indipendenti l'uno dall'altro. Ciò si rispecchia anche nel palinsesto televisivo, da cui in pochi anni scompaiono i programmi generalisti ideati per intrattenere tutta la famiglia, sostituiti da programmi specifici in base alla fascia d'età, oltre ai programmi pensati per un pubblico maturo in seconda serata. Ciò comporta una maggiore autonomia anche negli adolescenti, i quali oltre a passare il tempo nella propria camera quando sono a casa, occupano il loro tempo a scuola, negli sport o in un lavoro part-time, mentre lo sviluppo della ristorazione pubblica permette la consumazione dei pasti al di fuori delle mure domestiche.[21]

Famiglia moderna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Demografia del Giappone#Natalità e mortalità e Demografia del Giappone#Matrimonio e divorzio.

Nel 2005, il tasso di mortalità ha superato il tasso di natalità per la prima volta dal 1989, mentre il tasso di fecondità delle donne giapponesi ha raggiunto il livello minimo di 1,26 neonati, confermando l'ipotesi che vuole la popolazione giapponese dimezzata entro il 2050.[22] Solo nel 2006 vi è stato un incremento nelle nascite con 1,086 milioni di bambini nati nel Paese, 23.000 in più rispetto all'anno precedente, portando il tasso fino all’1,29. Tuttavia gli esperti di demografia affermano che sia necessario un tasso di 2,1 per evitare il decrescere della popolazione.

Riproduzione di un koseki

Questo problema sociale è uno dei maggiori problemi che caratterizza l'era della moderna famiglia giapponese, oltre alla diminuzione costante del tasso di nuzialità e all'aumento del numero di divorzi. Anche se la maggior parte di questi avvengono tra persone intorno ai trent'anni, vi sono alcuni casi di divorzi tra persone molto più mature, che vedono finire il loro matrimonio intorno al periodo di pensionamento del coniuge maschile della coppia. Tra i vari fattori che contribuiscono a questo fenomeno vi sono: il non preoccuparsi più di tanto della reazione e dello stato emotivo dei figli, in quanto già grandi e sistemati con la propria famiglia; la moglie sente di avere ormai compiuto il proprio dovere, allevando i figli e avendo accudito il marito per la maggior parte della sua vita, spinta dal bisogno di cambiare stile di vita, allaccia nuove amicizie indipendenti dal rapporto coniugale. Questo fenomeno contrasta in modo indicativo la norma tradizionale che vuole la moglie comportarsi da elemento collante che tiene assieme la famiglia, sopportando anche eventuali differenze con il marito.

Un altro problema sorto durante gli anni duemila è quello che riguarda il sistema di registro familiare chiamato koseki (戸籍?). Tale sistema prevede che la coppia sposata condivida lo stesso cognome, con uno dei due coniugi (di solito la moglie) che rinuncia al suo cognome per appropriarsi di quello del compagno. Tuttavia può accadere che sia il marito a prendere il cognome della moglie, quando questo viene designato dal suocero come successore ed erede della famiglia (ciò avviene spesso in ambito politico). Ciò nonostante, un numero sempre crescente di donne in carriera è contraria alla cancellazione del proprio cognome quando si sposa, non registrando ufficialmente il matrimonio e correndo il rischio che i figli sia riconosciuti come illegittimi, causando problemi di varia natura in quanto il koseki viene utilizzato per l'ingresso a scuola o nelle domande di lavoro.[23]

Un'altra situazione nella quale il registro familiare influenza la famiglia giapponese è il modo in cui il divorzio venga chiaramente indicato all'interno delle sue pagine, in quanto è richiesto di specificare per quale tipo di divorzio si sia optato. Pertanto se un giovane ha bisogno del koseki per iscriversi a una scuola, o per presentare una domanda di lavoro, tutti i soggetti coinvolti vengono a conoscenza di quando e come i suoi genitori abbiano divorziato. Il divorzio in seguito a rottura dei rapporti è visto come un aspetto che può sconvolgere la vita dei bambini, molto di più rispetto al divorzio consensuale, e quindi è percepito come un qualcosa da evitare. Questo atteggiamento ha impedito il diffondersi di questo tipo di divorzio e potrebbe essere legato al fenomeno dei divorzi tra coniugi maturi, che si verificano dopo l'utilizzo del koseki per i vari aspetti della vita dei figli, causando meno danni rispetto ai divorzi avvenuti durante la fase di crescita di quest'ultimi.

La maggior parte delle famiglie giapponesi moderne sono famiglie nucleari, simili a quelle presenti negli Stati Uniti e in Nord America. Sono composte al massimo da quattro-cinque membri: due coniugi, due figli e in alcuni casi da un nonno. Nonostante l'aspetto sia molto simile alle famiglie occidentali, il percorso storico, sociologico e culturale che ha portato il Giappone ad adottare questo sistema familiare è molto diverso.[24]

Ruoli nella famiglia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

All'interno della famiglia giapponese contemporanea, i ruoli di madre, padre, figli e nonno sono per certi versi simili a quelli della famiglia americana contemporanea. Il padre passa solitamente molte ore fuori casa, con alcune eccezioni rappresentate da padri impegnati in imprese a conduzione familiare nella quale la famiglia vive e lavora sotto lo stesso tetto. In questo caso, non vi è una netta separazione della figura del padre dal resto della famiglia, separazione che rappresenta una dinamica peculiare nella vita familiare giapponese.[25]

Il fatto che i padri giapponesi passino così tanto tempo al lavoro significa che essi spesso abbiano poco tempo o energia da trascorrere con i loro figli, e quindi non solo la responsabilità di crescere i figli ricade sulle madri, ma i padri finiscono per venire rimossi dalle vite dei bambini.[11]

È normale che la madre si assuma la piena responsabilità dell'educazione dei figli, supervisionando la loro educazione, oltre a gestire anche le finanze della famiglia. Questo pone pesanti pressioni sia sulle donne giapponesi, sia sul rapporto tra la madre e i figli.[25]

Onorifici utilizzati all'interno del nucleo familiare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suffissi onorifici giapponesi#Famiglia.

Nella lingua giapponese vi è l'usanza di utilizzare dei suffissi onorifici posti dopo il nome di una persona per stabilire il grado di confidenza o rispetto che si ha nei confronti della stessa. Anche all'interno del nucleo familiare questi vengono utilizzati, soprattutto nella forma più comune (-san), anche se sono diffusi i suffissi -chan (soprattutto tra fratelli e sorelle) o il -sama. Da notare inoltre che per riferirsi ai propri familiari mentre si parla con altri, sono usati altri termini, come ad esempio haha (? nomignolo per “mamma”).

Di seguito un albero genealogico che mostra i gradi di parentela e le rispettive traduzioni in lingua giapponese (romaji e kanji):

 
 
 
Nonna
Obāsan
お祖母さん
 
 
 
Nonno
Ojīsan
お祖父さん
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mamma
Okāsan
お母さん
 
Babbo
Otōsan
お父さん
 
Zio
Ojisan
伯父さん/叔父さん
 
Zia
Obasan
伯母さん/叔母さん
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fratello maggiore
Onīsan
お兄さん
Fratello minore
Otōtosan
弟さん
 
 
 
 
Sorella maggiore
Onēsan
お姉さん
Sorella minore
Imōtosan
妹さん
 
 

Fenomeni sociali derivati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Amae, Hikikomori, Karoshi, Kyoiku mama e Suicidio in Giappone.

L'eccessiva interdipendenza tra madre e figlio può essere causa di problemi di sviluppo psicologico nei bambini, mentre una spropositata pressione all'autorelizzazione e al successo personale sui ragazzi può avere effetti contrari se quest'ultimi non riescono a esorcizzarla o non riescono a conformarsi con il resto della società giapponese, nella quale è indispensabile seguire un preciso e lineare percorso di vita, soddisfacendo le aspettative pre-imposte dalla società, ove discostarsi da queste significa fallire totalmente. Per cui, non è raro che alcuni ragazzi non riescano a sopportare questa pressione, a cui si unisce la mancanza di una figura maschile e dei periodi passati in solitudine a causa del lavoro dei genitori, finendo per chiudersi in se stessi, non uscendo più di casa per mesi o per anni, a ricorrere a medicine o, in casi estremi, al suicidio.[12]

Anche i padri, che passano numerose ore sul posto di lavoro, finiscono per soffrire di stress da “troppo lavoro”. Il fenomeno, segnalato per la prima volta alla fine degli anni sessanta, è causa di numerosi suicidi ogni anno in Giappone, oltre a morti naturali come attacchi cardiaci.[26]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La famiglia in Giappone, Guide.supereva.it. URL consultato il 10 agosto 2013.
  2. ^ «A ereditare è uno solo, e può essere anche un estraneo 'adottato' dalla famiglia. I confini tra parente e non parente risultano pertanto artificiosi; anche una famiglia che sembri basata sui legami di sangue può infatti comprendere estranei semplicemente connotati da un grado di parentela. Chiunque può essere reclutato oppure escluso dallo ie.» (MacFarlane, 2010, op. cit., p. 97)
  3. ^ (EN) CONTEMPORARY JAPAN: THE JAPANESE FAMILY The Traditional Family: Ie, Asian Topics, Columbia University. URL consultato il 10 agosto 2013.
  4. ^ Peletz, 2011, op. cit., p. 25.
  5. ^ Corona, 1990, op. cit., pp. 70-73.
  6. ^ Corona, 1990, op. cit., pp. 83-85.
  7. ^ (EN) Haruo Matsubara, THE FAMILY AND JAPANESE SOCIETY AFTER WORLD WAR II (PDF). URL consultato l'11 agosto 2013.
  8. ^ (EN) Setsuya Fukuda, Leaving the parental home in post-war Japan: Social, economic, and demographic determinants (PDF), Max Planck Institute for Demographic Research. URL consultato l'11 agosto 2013.
  9. ^ a b (EN) Japan - Family, Library of Congress Country Studies. URL consultato l'11 agosto 2013.
  10. ^ Vogel, 1971, op. cit., p. 37.
  11. ^ a b Zielenziger, 2008, op. cit., p. 85.
  12. ^ a b Ferruccio Brambillasca, La famiglia in Giappone, Pontificio Istituto Missioni Estere in Giappone. URL consultato il 13 agosto 2013.
  13. ^ Allison, 1996, op. cit., pp. 106-112.
  14. ^ (EN) Are you a “kyoiku mama” or just an educationally-concerned mother?, Education in Japan Community Blog. URL consultato il 13 agosto 2013.
  15. ^ Kato, 2004, op. cit., p. 96.
  16. ^ (EN) Maria L. Traxler, 1970’s Japanese Women’s Liberation Movement: Its Issues and Successes (abstract) in Asian Studies Student Work, 2012. URL consultato il 13 agosto 2013.
  17. ^ Hiroko, 2004, op. cit., p. 160.
  18. ^ Iwako, 1998, op. cit., p. 158.
  19. ^ a b Anne E. Imamura, THE JAPANESE FAMILY FACES 21ST-CENTURY CHALLENGES, Stanford Program on International and Cross-cultural Education, 2004. URL consultato il 17 agosto 2013.
  20. ^ Rowthorn, 2012, op. cit., p. 753.
  21. ^ Furnari, 2005, op. cit., pp. 33-34.
  22. ^ (EN) Total Population, Ministry of Internal Affairs and Communication. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  23. ^ (EN) Overview of the koseki Family Registration System, Japan Children's Rights Network, 2007. URL consultato il 17 agosto 2013.
  24. ^ (EN) CONTEMPORARY JAPAN: THE JAPANESE FAMILY The Modern Japanese Family, Asian Topics, Columbia University. URL consultato il 17 agosto 2013.
  25. ^ a b (EN) CONTEMPORARY JAPAN: THE JAPANESE FAMILY Roles in the Family, Asian Topics, Columbia University. URL consultato il 17 agosto 2013.
  26. ^ Misako Hida, Morire di straordinari nella terra del Karoshi in La Repubblica, 4 giugno 2008. URL consultato il 17 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Anne Allison, Permitted and Prohibited Desires: Mothers, Comics, and Censorship in Japan, University of California Press, 1996, ISBN 0520923448.
  • Marino Corona, Il Giappone dei Samurai, La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1990, ISBN 88-403-6533-8.
  • Rosa I. Furnari, Jyose e le ragazze perdute del Sol Levante, Armando Editore, 2005, ISBN 8883586603.
  • (EN) Takeda Hiroko, The Political Economy of Reproduction in Japan, Routledge, 2004, ISBN 0203299612.
  • (EN) Sumiko Iwako, Japanese Woman, Simon and Schuster, 1998, ISBN 1439106134.
  • (EN) Etsuko Kato, The Tea Ceremony and Women's Empowerment in Modern Japan: Bodies Re-Presenting the Past, Routledge, 2004, ISBN 0203748875.
  • Alan MacFarlane, Enigmatico Giappone, EDT srl, 2010, ISBN 8860408989.
  • (EN) Michael G. Peletz, Gender, Sexuality, and Body Politics in Modern Asia, Association for Asian Studies, 2011, ISBN 978-0-924304-50-7.
  • Chris Rowthorn, Giappone, EDT srl, 2012, ISBN 8860409519.
  • (EN) Ezra F. Vogel, Japan's New Middle Class: The Salary Man and His Family in a Tokyo Suburb, University of California Press, 1971, ISBN 0520020928.
  • Michael Zielenziger, Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Elliot Edizioni, 2008, ISBN 9788861920224.
Pubblicazioni
  • (EN) Anne E. lmamura, The Japanese Family (PDF) in Video Letter from Japan II: A Young Family, Asia Society, 1990, pp. 7-17. URL consultato il 10 agosto 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]