Demografia del Giappone

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Popolazione del Giappone dal 1880 al 2100.

I dati sulla demografia del Giappone includono statistiche sulla densità, etnia, livello di istruzione, salute, condizione economica, affiliazioni religiose e altri aspetti della popolazione giapponese.

Secondo il censimento più recente, riferito a ottobre 2010, la popolazione del Giappone ammonta a 128 057 352 abitanti, mentre per luglio 2012 la popolazione stimata era di 127 368 088 individui, classificando il Giappone al decimo posto tra i Paesi più popolati al mondo.[1] L’alto numero di abitanti è probabilmente dovuto alla crescita rapida della popolazione tra il XIX e il XX secolo.

Il Giappone negli ultimi anni ha avuto una perdita netta nel numero di abitanti a causa della diminuzione del tasso di natalità sommato a un tasso di immigrazione quasi assente, pur avendo una delle più alte aspettative di vita del mondo pari a 83,5 anni di età a partire dal 2006.[2] La popolazione inoltre ha raggiunto il suo massimo picco nel 2008 (128 083 960 abitanti) scendendo di 285 256 persone nel 2011.[3] Sulla base della stima del Ministero della Sanità del Giappone riferita al 2012, la popolazione nipponica manterrà un calo di circa un milione di persone ogni anno nei prossimi decenni, il quale assesterà la popolazione del Giappone a circa 87 milioni nel 2050; in quel momento, un terzo della popolazione avrà raggiunto o superato i 65 anni.[3]

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Censimento e densità di popolazione[modifica | modifica sorgente]

Mappa della densità di popolazione delle prefetture del Giappone (2009):

██ 0–100

██ 101–200

██ 201–300

██ 301–400

██ 401–500

██ 500–1000

██ 1000–5514

Dal XVIII secolo fino alla prima metà del XIX secolo, la popolazione del Giappone è rimasta stabile a circa 30 milioni di abitanti. Dopo la restaurazione Meiji nel 1868 è iniziata una veloce espansione che ha portato a raggiungere nel 1926 i 60 milioni, superando nel 1967 i 100 milioni di abitanti. Tuttavia, la crescita della popolazione del Giappone ha subito un rallentamento negli ultimi anni, con il ritmo annuo di crescita della popolazione media pari a circa l'1% dal 1960 al 1970. Dal 1980, si è registrato un forte calo. La popolazione del Giappone nel 2005 era di 127,77 milioni, in calo rispetto all'anno precedente (127,79 milioni) per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale. Nel 2011, era 127,80 milioni di abitanti, in calo di 259 000 rispetto all'anno precedente.[3]

Densità di popolazione per Stato (2010)*
Fonte: Statistics Bureau, MIC, Nazioni Unite
Paese Nuvola apps personal.svg = 50 abitanti per km² Densità a/km²
Bangladesh Bangladesh Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 1 033
Corea del Sud Corea del Sud Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 484
Ruanda Ruanda Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg 403
Paesi Bassi Paesi Bassi Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg 400
India India Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 373
Belgio Belgio Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg 351
Giappone Giappone Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 343
Regno Unito Regno Unito Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 255
Germania Germania Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg+ 231
Italia Italia Nuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svgNuvola apps personal.svg 201
*Statistiche riguardanti i primi dieci Paesi con più di 10 milioni di abitanti
Città principali[4]
Posizione Città Popolazione
Tokyo 8 956 000
Yokohama 3 690 000
Osaka 2 670 000
Nagoya 2 266 000
Sapporo 1 906 000
Kobe 1 544 000
Fukuoka 1 482 000
Kyoto 1 470 000
Kawasaki 1 413 000
10ª Saitama 1 230 000

La densità di popolazione del Giappone è di 343 abitanti per chilometro quadrato, secondo la stima del Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni riferita all'anno 2010, classificandosi al settimo posto tra i Paesi aventi più di dieci milioni di abitanti, appena sotto il Belgio (351 a/km²) e sopra il Regno Unito (255 a/km²);[3] inoltre si trova al 37º nella classifica di tutti gli Stati per densità di popolazione.

Secondo i dati del censimento del 2010, nella prefettura di Tokyo si concentra la maggior parte della popolazione del Giappone (13 160 000 di abitanti), seguita in ordine decrescente dalle prefetture di Kanagawa, Osaka, Aichi, e Saitama. Queste cinque prefetture ospitano ciascuna una popolazione di più di sette milioni di abitanti, il 35,7% della popolazione totale. La densità di popolazione di Tokyo è la più alta tra le prefetture del Giappone, pari a 6 016 persone per chilometro quadrato. Questa corrisponde a circa 18 volte la media nazionale (343 persone per chilometro quadrato).[3]

Nel 2012 dodici città del Giappone superavano il milione di abitanti. La loro popolazione totale supera i 28 milioni, una cifra pari al 22,5% del totale nazionale. La città più popolata è Tokyo, con 8 956 000 abitanti. Essa è seguita in ordine decrescente da Yokohama (3,69 milioni di abitanti), Osaka (2,67 milioni), e Nagoya (2,26 milioni).[4]

Invecchiamento della popolazione[modifica | modifica sorgente]

Come altri Paesi postindustriali, il Giappone affronta i vantaggi e gli svantaggi potenziali associati all'invecchiamento della popolazione. Mentre i Paesi con popolazioni giovani possono essere costretti a combattere con problemi di criminalità, povertà e disordini sociali, i Paesi con popolazioni anziane godono spesso di più elevati standard di vita. Tuttavia, il drastico invecchiamento demografico della popolazione giapponese ha innescato preoccupazioni circa il futuro economico della nazione e la vitalità del suo stato sociale.[5] Nel 1989, solo il 11,6% della popolazione superava i 65 anni, ma entro il 2007, la cifra era salita al 21,2%, rendendo il Giappone uno dei più “vecchi” Paesi della Terra.[6]

Cambiamenti nella piramide dell'età

Anno 1950
Anno 1975
Anno 2010

La forma della piramide dell'età del 1950 dimostra che la popolazione del Giappone era composta principalmente da giovani compresi tra gli 0 e i 40 anni. La forma della piramide, però, è cambiata drammaticamente in conseguenza alla diminuzione del tasso di natalità e del tasso di mortalità. Nel 2011, la popolazione di età superiore ai 65 anni era di 2 9750 000 unità, i quali costituivano il 23,3% della popolazione totale, la più alta percentuale di anziani nel mondo. La velocità di invecchiamento della popolazione del Giappone è molto più veloce rispetto ai Paesi avanzati dell'Europa occidentale o degli Stati Uniti. Sebbene la popolazione anziana in Giappone rappresentasse solo il 7,1% della popolazione totale nel 1970, 24 anni dopo, nel 1994, aveva quasi raddoppiato raggiungendo il 14,1%. In altri Paesi con una popolazione anziana, ci sono voluti 61 anni in Italia, 85 anni in Svezia, e 115 anni in Francia per far sì che la percentuale degli anziani aumentasse dal 7% al 14% della popolazione. Questi confronti evidenziano chiaramente il rapido progresso dell'invecchiamento demografico in Giappone.[3]

Inoltre, nel 2011, la popolazione infantile in Giappone (0-14 anni) era pari a 16,71 milioni, il 13,1% della popolazione totale, il livello più basso mai registrato da quando l'indagine è iniziata. La popolazione in età produttiva (15-64 anni) era pari a 81 340 000 unità. In termini di quota, rappresentava il 63,7% di tutta la popolazione, continuando il suo declino dal 1993. Come risultato, il rapporto tra la popolazione dipendente (la somma della popolazione di età infantile e over 65 diviso per la popolazione in età produttiva) costituiva il 57,1%.[3]

Natalità e mortalità[modifica | modifica sorgente]

I tassi di natalità e mortalità del Giappone dal 1950 al 2008.

La popolazione giapponese è in calo, nel 2005, il tasso di mortalità ha superato il tasso di natalità per la prima volta dal 1989,[3] il tasso di fecondità delle donne giapponesi (ovvero il numero di bambini che una donna dà alla luce in tutta la vita) ha raggiunto il livello minimo di 1,26 neonati. Solo nel 2006 vi è stato un incremento nelle nascite con 1,086 milioni di bambini nati nel Paese, 23 mila in più rispetto all'anno precedente, portando il tasso fino all’1,29. Tuttavia gli esperti di demografia affermano che un tasso di 2,1 è necessario per evitare il decrescere della popolazione.[7]

La popolazione ha cominciato a diminuire fin dal 1975, quando si iniziò a registrare la tendenza, ora pienamente confermata, di meno di due figli per donna. Inoltre un terzo degli adulti al di sotto dei 50 anni è single, mentre un'altra statistica governativa mostra che gli adolescenti maschi, dai 16 ai 19 anni, non sono per nulla interessati al sesso,[8][9] o, per quanto riguarda i giovani giapponesi in generale, al matrimonio.[10][11]

Matrimonio e divorzio[modifica | modifica sorgente]

Il numero annuale di matrimoni in Giappone superò il milione nei primi anni settanta, tuttavia, il numero cominciò a diminuire negli anni successivi, per aumentare nuovamente alla fine degli anni ottanta, e proseguendo in modo altalenante negli anni successivi. Nel 2011, le coppie sposate sono state 662 000 con il tasso di nuzialità in diminuzione per il terzo anno consecutivo.[3]

L'età media del primo matrimonio è di 30,7 anni per gli uomini e 29 anni per le donne nel 2011, con un aumento di 2,3 anni e 3,0 anni, rispettivamente, negli ultimi vent'anni. Il tasso di nuzialità in calo e l'aumento dell'età da matrimonio, negli ultimi anni, come descritto sopra sono le cause della diminuzione del tasso di natalità.[3][12]

Al contrario, i divorzi hanno mostrato una tendenza al rialzo dal 1960, con un picco di 290 000 nel 2002. Successivamente, sia il numero di divorzi sia la percentuale di divorzi hanno registrato un calo dal 2003. Nel 2011, il numero dei divorzi era pari a 236 mila, e il tasso di divorzio è stato di 1,87 per mille abitanti.[3]

Flussi migratori[modifica | modifica sorgente]

Migrazione interna[modifica | modifica sorgente]

Un numero di persone compreso tra i 6 e i 7 milioni hanno cambiato le proprie residenze ogni anno, nel corso degli anni ottanta. Circa il 50% di questi trasferimenti sono avvenuti all'interno della stessa prefettura, gli altri sono stati trasferimenti da una prefettura a un'altra. Durante lo sviluppo economico del Giappone nel XX secolo, e in particolare nel corso degli anni cinquanta e sessanta, la migrazione è stata caratterizzata dallo spostamento di un numero sempre maggiore di persone dalle aree rurali alle grandi aree metropolitane in cerca di migliori posti di lavoro o di una migliore istruzione. Questo fenomeno è poi proseguito alla fine degli anni ottanta, ma più lentamente rispetto ai decenni precedenti.[13]

Negli anni ottanta, il governo si è impegnato nel fornire supporto a favore del nuovo sviluppo urbano lontano dalle grandi città, in particolare Tokyo, in modo da attirare i giovani a vivere e lavorare lì, ricavando numerosi vantaggi quali la riduzione dei costi della vita, la riduzione dei costi di viaggio, e, in generale, un più rilassato stile di vita rispetto a quello presente nelle città più grandi.[13]

Le statistiche del governo mostrano che negli anni ottanta un numero significativo di persone hanno lasciato le città più grandi (Tokyo e Osaka). Nel 1988 più di 500 000 persone hanno lasciato Tokyo, la quale ha registrato una perdita netta a causa della migrazione di quasi 73 000 persone all'anno. Osaka registrava una perdita netta di quasi 36 000 abitanti nello stesso anno. Di conseguenza, le prefetture in prossimità dei grandi centri urbani, come Saitama, Chiba, Ibaraki, e Kanazawa vicino Tokyo, e Hyogo, Nara, Shiga vicino Osaka e Kyoto, hanno fatto registrare un incremento netto della popolazione. Questo modello suggerisce un processo di sub-urbanizzazione, ovvero persone che si muovono lontano dalle città in cerca di alloggi a prezzi accessibili, continuando a lavorare o passare il tempo libero nei grandi centri, piuttosto che un vero decentramento.[13]

Emigrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Emigrazione giapponese.
La comunità giapponese di San Paolo (Brasile) è concentrata nel quartiere di Liberdade.

Il boom economico giapponese ha favorito alcuni tipi di emigrazione. Negli anni novanta circa 11 milioni di giapponesi hanno viaggiato all'estero. Più dell'80% di queste persone ha viaggiato come turista, in particolare visitando altre parti dell'Asia e del Nord America. Tuttavia, dei 663 100 giapponesi che vivono all'estero, circa 75 000 possedevano la residenza permanente all'estero, più di sei volte il numero che aveva tale status nel 1975. Più di 200 000 giapponesi si sono recati all'estero negli anni novanta per lunghi periodi di studio, di ricerca, o incarichi di lavoro. Mentre il governo e le aziende private hanno sottolineato l'importanza dell'internazionalizzazione, le persone che hanno vissuto al di fuori del Giappone per un lungo periodo si trovano spesso di fronte a problemi di discriminazione al loro ritorno perché spesso non vengono più considerate pienamente giapponesi.[13] Verso la fine degli anni ottanta, questi problemi, in particolare il bullismo dei bambini rimpatriati nelle scuole, era diventato un grosso problema pubblico sia in Giappone che nelle comunità giapponesi all'estero.[14][15]

Immigrazione[modifica | modifica sorgente]

Grafico che mostra la percentuale di stranieri presenti in Giappone nel 2010.

Secondo le stime del centro immigrazione del Giappone, nel 1991 vi sono stati 1,2 milioni residenti stranieri in Giappone, meno dell'1% della popolazione del Giappone (esclusi gli immigrati irregolari o i turisti stranieri con permesso di soggiorno limitato a novanta giorni). Di questi, 693 100 (circa il 57%) erano coreani e 171 100 (circa il 14%) erano cinesi.[16] Nel 2008 il numero di residenti stranieri nel Paese nipponico si aggirava sui 2,2 milioni.[17]

Nel 2010, il numero di stranieri in Giappone era di 2 134 151, dei quali 209 373 filippini di origini giapponese, 210 032 brasiliani di origine giapponese, 687 156 cinesi e 565 989 coreani.[18] Cinesi, coreani e brasiliani costituiscono il 71% dei residenti stranieri del Giappone.[19]

Le stime all'indomani del terremoto che ha colpito il Giappone nel marzo del 2011, parlano di 671 000 stranieri che hanno lasciato il Paese durante il periodo di tempo compreso tra il 5 e l'8 aprile 2011,[20] dei quali 458 000 hanno poi fatto ritorno.[21]

Per far fronte al problema dell'invecchiamento della nazione e del futuro decrescere della popolazione sono state intraprese campagne di sensibilizzazione in favore dell'immigrazione, tra cui la naturalizzazione di circa 15 000 nuovi cittadini giapponesi all'anno, dei quali la maggior parte coreani.[22][23] Tuttavia il Giappone continua a vedere di cattiva luce l'immigrazione straniera,[24] venendo descritto dall'ex primo ministro giapponese Taro Aso come una nazione di «una razza, una civiltà, una lingua e una cultura».[25]

Dal 20 novembre 2007, inoltre, è entrata in vigore una nuova legge sull'immigrazione, che ricalca quella adottata dagli Stati Uniti dopo l'11 settembre. Qualsiasi non giapponese che passa i controlli di frontiera in Giappone viene schedato: a tutti (ad eccezione dei diplomatici, dei minori di 16 anni, dei militari americani in servizio nel Paese, dei coreani e cinesi residenti da lungo tempo in Giappone e degli "ospiti" dal governo giapponese) vengono prese le impronte digitali e viene scattata una fotografia.[26][27]

Residenti stranieri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gaijin e Razzismo in Giappone.
Transizione del numero di stranieri registrati in Giappone dei cinque Paesi principali.

Se la società giapponese è riluttante a riammettere i rimpatriati, è ancora meno disposta ad accettare come membri a pieno titolo della società coloro che non posseggono origini etniche giapponesi. Molti dei residenti stranieri negli anni novanta erano discendenti di quelli deportati in Giappone durante l'occupazione giapponese di Taiwan (1895-1945) e Corea (1905-1945). Poiché la cittadinanza giapponese si ottiene attraverso la nazionalità del genitore invece che in base al luogo di nascita,[28] le generazioni successive non erano automaticamente giapponesi, costringendo la maggior parte dei coreani in Giappone a chiedere la naturalizzazione e la cittadinanza pur essendo nati e cresciuti in Giappone e sapendo parlare solo il giapponese. Fino alla fine degli anni ottanta, le persone che chiedevano la cittadinanza sono stati costrette a utilizzare la traduzione dei loro nomi in giapponese, per non continuare a subire discriminazioni in ambito scolastico, lavorativo o sentimentale.[16][29]
Alcuni coreani, continuano ad educare i loro figli in lingua coreana, tramandando la storia e la cultura in modo da infondere in essi l'orgoglio di appartenenza alla loro terra. La maggior parte dei coreani in Giappone, tuttavia, non sono mai stati nella penisola coreana e non parlano coreano. Molti di essi sono intrappolati in un circolo vizioso di povertà e discriminazione.[16]

Questo discorso vale anche per la maggior parte dei cinesi in Giappone. Essi risiedono principalmente nelle grandi città quali Yokohama e Tokyo, nella regione del Kansai, e nelle zone a sud di Kyushu, mentre le maggiori chinatown si trovano nelle città di Kobe e Yokohama. Nel territorio giapponese si trovano anche scuole bilingue (giapponese-cinese) che insegnano entrambe le lingue agli studenti.[30] Nonostante il razzismo contro i cinesi in Giappone sia profondamente radicato a causa delle differenze storiche e culturali tra i due Paesi, e prendendo in considerazione la disputa per le isole Senkaku/Diayou che ha contribuito a inasprire i rapporti, in Giappone non si sono registrati gravi episodi di discriminazione a danno dei residenti cinesi.[31]

Durante gli anni novanta fu incoraggiata l'immigrazione dei nippo-brasiliani in Giappone, i quali, a causa di problemi economici e politici abbandonarono il Sud America in cerca di lavoro nella terra del Sol Levante. Essi vengono chiamati dekasegi.[32] Per via della loro origine giapponese, il governo ritenne che essi potessero essere integrati più facilmente nella società giapponese. In realtà, questa semplice integrazione non si è mai verificata, dal momento che i nippo-brasiliani e i loro figli nati in Giappone sono trattati come stranieri dai giapponesi nativi. Anche le persone che sono nate in Giappone, emigrate in tenera età in Brasile e successivamente tornate in Giappone sono trattate come straniere.[33][34] Nonostante la maggior parte dei brasiliani in Giappone abbia il tipico aspetto di un giapponese e delle chiare origini giapponesi, la loro apparente contraddizione tra questi due aspetti e il non "comportarsi da giapponese" o la loro identità brasiliana causa problemi di adattamento e difficoltà nella loro accettazione da parte dei nativi.[35]

Minoranze etniche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gruppi etnici del Giappone e Razzismo in Giappone#Nei confronti delle minoranze nazionali.
Un gruppo di Ainu (tra il 1863 e i primi anni 1870).

Il popolo Yamato è il gruppo nativo etnico dominante del Giappone. Il termine fu utilizzato in tutto il Giappone a partire dalla fine del XIX secolo per distinguere gli abitanti del resto del Giappone da altri gruppi minoritari etnici residenti in zone periferiche del Giappone, quali gli Ainu, i Ryukyuani, i Nivchi, gli Orok, così come i coreani, i taiwanesi e gli aborigeni taiwanesi, i quali furono incorporati dall'impero del Giappone nel XX secolo. Il concetto di "sangue puro" come criterio per l'unicità del popolo Yamato ha cominciato a circolare intorno al 1880 in Giappone, mentre gli scienziati giapponesi hanno iniziato a ricercarne l'eugenetica.[36]

Un altro importante gruppo etnico è formato dagli Hisabetsu Buraku, conosciuti anche col nome di Burakumin. Le stime sul loro numero variano da 2 a 4 milioni, ovvero circa il 2 o 3% della popolazione nazionale.[37] Storicamente i Burakumin facevano parte di quella categoria di persone che, nel loro lavoro (boia, macellai, conciatori) dovevano maneggiare corpi morti, umani ed animali, sangue: elementi considerati impuri dalle religioni scintoista e buddista.[38] Per questo motivo sono tuttora discriminati e vittime di pregiudizi, nonostante gli organi di governo si impegnino a sensibilizzare l'opinione pubblica con campagne contro la discriminazione. Ciò porta questo gruppo etnico a vivere racchiusi in ghetti, con la conseguenza di un basso livello di istruzione e di una bassa condizione socio-economica.[37][38] La situazione odierna dei Burakumin è sicuramente migliore rispetto agli novanta e duemila, ma, soprattutto tra la persone anziane, esistono ancora dei pregiudizi nei loro confronti.[38]

Il secondo gruppo di minoranza più grande tra i cittadini giapponesi è il popolo Ainu, che si ritiene essere correlato ai popoli Tungusi, Altaici e Uralici della Siberia.[39] Attualmente gli Ainu propriamente detti sono circa 15 000, ma le stime variano fino a 50 000 se si tiene conto dei sanguemisto.[40] Nel 1990 sono stati considerati razzialmente distinti e quindi non del tutto giapponesi. Malattie e un basso tasso di natalità hanno fortemente diminuito il loro numero nel corso degli ultimi due secoli, e i matrimoni interraziali avevano portato la popolazione ad essere quasi completamente di sanguemisto.[39] La parola ainu significa "umano" in lingua ainu,[41] e quest'ultima, anche se non più in uso quotidiano, viene ancora trasmessa oralmente di generazione in generazione attraverso poemi epici, canzoni e racconti. Le liriche e le canzoni sono melodie costituite da sole due o tre note diverse e in molti casi imitano il verso degli animali o il canto degli uccelli;[41] queste tradizioni vengono tuttora conservate, soprattutto al fine di trarre vantaggio dal turismo.[39]

Società[modifica | modifica sorgente]

Stile di vita[modifica | modifica sorgente]

I giapponesi godono di un alto standard di vita, e quasi il 90% della popolazione si considera parte della classe media. Tuttavia, molti studi indicano un basso livello di felicità e di soddisfazione per la vita tra i giapponesi rispetto alla maggior parte del mondo altamente sviluppato; i livelli sono rimasti in linea, se non in calo, nell'ultima metà del XX secolo.[42][43][44] I giapponesi, inoltre, si rivelano insoddisfatti della loro vita economica.[45] Il tasso dei suicidi in Giappone è il più alto tra i Paesi appartenenti al primo mondo,[46] e nel 2006 era stimato al 9º posto assoluto nel mondo.[47] Nel 2011 il numero dei suicidi ha superato per il 14º anno consecutivo la soglia dei 30 000,[48] e viene considerato uno dei maggiori problemi del Paese.[49]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istruzione in Giappone.

In Giappone, nonostante la scuola media superiore (dai 15 ai 18 anni) non sia obbligatoria, a partire dal 2005 il 94% degli studenti prosegue gli studi nei tre anni di liceo,[50] mentre il 50% di essi frequenta un'università, una scuola professionale o un altro istituto di istruzione superiore,[50] e di questi l'80% riesce a laurearsi.[51] Tra i laureati, più del 65% trova lavoro, percentuale che sale a circa il 75% tra coloro che hanno frequentato un corso master.[50] Il programma per la valutazione internazionale dell'allievo coordinato dall'OCSE colloca attualmente la conoscenza globale e le competenze dei ragazzi giapponesi di 15 anni al sesto posto al mondo.[52]

Salute[modifica | modifica sorgente]

Il livello di salute in Giappone è dovuto ad una serie di fattori, tra cui le abitudini culturali, l'isolamento e un sistema universale di assistenza sanitaria. Per alcuni esperti i giapponesi sono le persone più "sane" del pianeta.[53] Tuttavia, oltre al problema dei suicidi, uno dei maggiori problemi di salute pubblica del Giappone è il fumo, il quale secondo Tadao Kakizoe (presidente onorario del National Cancer Center) uccide più di 100 000 persone ogni anno ed è responsabile di una morte su dieci.[54]

Un problema sanitario sviluppatosi alla fine degli anni duemila è la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili tra le quali l'AIDS.[55] Tuttavia, la consapevolezza generale tra la popolazione del Giappone per quanto riguarda le infezioni trasmesse per via sessuale rimane bassa.[56] Nel dicembre 2006, l'Organizzazione mondiale della sanità ha indicato il numero di casi di HIV in Giappone in un numero di almeno 17 000, ciò equivale a circa lo 0,01% della popolazione del Giappone, uno dei più bassi rapporti di HIV fatti registrare in tutto il mondo.[57]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Religioni in Giappone (2011)[58]
RELIGIONE PERCENTUALE
Nessuna religione
  
67%
Buddismo
  
22%
Altre
  
3%
Cristianesimo
  
2%
Non comunicato
  
6%
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religioni in Giappone.

Il Giappone gode di una piena libertà religiosa ai sensi dell'articolo 20 della sua Costituzione. Secondo una ricerca del 2011 il 22% della popolazione giapponese segue la religione buddista.[58] Secondo un'altra ricerca del 2008 si definiva buddista il 34% dei Giapponesi.[59] Tra il 49% e il 67%, la popolazione giapponese non riferisce una affiliazione a una religione organizzata.[58][59] Di fatto, la grande maggioranza della popolazione è legata a locali santuari e culti shinto, e una larga fetta pratica un sincretismo di scintoismo e buddismo.[1] Tra le minoranze religiose vi sono l'islamismo, l'induismo, l'ebraismo e il cristianesimo, il quale viene praticato dal 2% della popolazione giapponese.[60] Infine, a partire dalla metà del XIX secolo, numerosi nuovi movimenti religiosi sono emersi in Giappone.[61]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) CIA - The World Factbook (Japan). URL consultato il 22 gennaio 2013.
  2. ^ (EN) WHO: Life expectancy in Israel among highest in the world in Haaretz, 24 maggio 2009. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  3. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Total Population, Ministry of Internal Affairs and Communication. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  4. ^ a b (EN) Yasunori Sato, More than 63 million people live in Japan's largest cities, City Mayor Statistics, 2 maggio 2012. URL consultato il 23 gennaio 2013.
  5. ^ (EN) General Principles Concerning measures for the Aging Society, Ministry of Foreign Affairs Of Japan. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  6. ^ (EN) Justin McCurry, Japan's age-old problem in The Guardian, 17 aprile 2007. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  7. ^ Dopo 6 anni, torna a crescere il tasso di natalità, asianews.it, 2 gennaio 2007. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  8. ^ Ilaria Maria Sala, Giappone, fra calo di natalità e eccessivi allarmismi in La Stampa, 28 maggio 2012. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  9. ^ 1/3 dei giovani giapponesi non è interessato al sesso, news.youinjapan.net, 30 aprile 2012. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  10. ^ (EN) Peggy Orenstein, Parasites in Prêt-à-Porter in The New York Times, 1º luglio 2001. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  11. ^ (EN) Lisa Katayama, Love in 2-D in The New York Times, 21 luglio 2009. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  12. ^ La crisi dei matrimoni in Asia in Il Post, 19 agosto 2011. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  13. ^ a b c d (EN) Japan migration, Library of Congress Country Studies. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  14. ^ Giappone, bullismo a scuola, suicidi due adolescenti in La Repubblica, 13 novembre 2006. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  15. ^ SOS bullismo dopo suicidio di una dodicenne, newsdalgiappone.com, 11 novembre 2010. URL consultato il 22 gennaio 2013.
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