Testudo hermanni

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Tartaruga di terra
Testudo hermanni hermanni Mallorca 02.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Sottordine Cryptodira
Famiglia Testudinidae
Genere Testudo
Specie T. hermanni
Nomenclatura binomiale
Testudo hermanni
Gmelin, 1789
Sinonimi
  • Agrionemys hermanni
  • Eurotestudo
Nomi comuni
  • Tartaruga di terra
  • Tartaruga di Hermann
Sottospecie
  • T. hermanni ssp. hermanni
    (Gmelin, 1789)
  • T. hermanni ssp. boettgeri
    (Mojsisovics, 1889)

Ancora in verifica:

  • T. hermanni ssp. hercegovinensis
    (Werner,1899)
  • T. hermanni ssp. peloponnesica

La Tartaruga di terra o Tartaruga di Hermann (Testudo hermanni - Gmelin, 1789) è un rettile appartenente all'ordine delle testuggini.

Distribuzione della specie[modifica | modifica sorgente]

Specie paleartica, è presente esclusivamente nell'Europa meridionale. L'areale si estende dalla Spagna alla Romania includendo le isole maggiori del Mediterraneo. La Testudo hermanni e l'Emys orbicularis sono le sole specie autoctone italiane, la Testudo graeca e la Testudo marginata sono specie introdotte a più riprese in tempi storici.

Areale della Testudo hermanni e localizzazione delle sottospecie

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome Hermanni è in onore del medico e naturalista francese Jean Hermann (1738-1800), dalle sue collezioni[2] proviene l'olotipo.

T. hermanni hermanni[modifica | modifica sorgente]

T. h. hermanni maschio
T. h. boettgeri femmina
Dettaglio inguine: T. h. boettgeri (sinistra) T. h. hercegovinensis (destra)
T. h. peloponessica, carapace e piastrone

Le dimensioni del carapace degli adulti variano da un minimo di 13 cm nei maschi della Puglia a un massimo di 24 cm nelle femmine della Sardegna. La colorazione di base del carapace è giallo-aranciato con diffuse macchie nere, molto estese sul piastrone. La sutura pettorale (rossa nella foto) è, generalmente, minore della femorale (blu nella foto). Altre caratteristiche sono: la pigmentazione gialla delle scaglie sotto gli occhi, assente negli esemplari adulti di T. h. boettgeri, e un caratteristico disegno sullo scuto sopracaudale a forma di toppa di serratura. Questa sottospecie è diffusa in Francia, Italia, Spagna continentale e Baleari. Prima comune, ora sempre più rara in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria[3]. La sua presenza è segnalata nelle isole dell'Arcipelago Toscano (Capraia, Elba, Giglio, Montecristo), dell'Asinara, Pantelleria e Pianosa.

Una consistente colonia con esemplari di entrambe le sottospecie maggiori è limitata ad una località del delta del Po, il Bosco della Mesola.

T. hermanni boettgeri[modifica | modifica sorgente]

Le dimensioni sono maggiori della T. h. hermanni, le femmine adulte possono arrivare a sfiorare i 30 cm di lunghezza come documentato in grossi esemplari di sesso femminile provenienti da alcune regioni di Bulgaria e Romania. Tuttavia le dimensioni medie si attestano a 16–18 cm per i maschi e 20–24 cm per le femmine. La colorazione di base varia dal giallo-verdastro al giallo-dorato a seconda della Regione di provenienza, essendo questa sottospecie diffusa in un areale notevole che parte dall'Istria, Dalmazia, Erzegovina, Serbia, Macedonia, Albania, Grecia centrale e meridionale, in Albania sud-occidentale fino ad arrivare in Romania e Bulgaria. Le macchie nere sono minori di intensità ed estensione sia sul carapace che sul piastrone e in alcuni esemplari sono appena accennate. La sutura pettorale (rossa nella foto) è maggiore della femorale (blu nella foto). Non è raro trovare esemplari con le scaglie sopracaudali unite. Sono state documentate presenze di questa sottospecie nel nord Italia (Bosco della Mesola) nei pressi del delta del Po, ove probabilmente questa sottospecie è stata introdotta. Studi genetici infatti ne confermerebbero l'origine Dalmatica.

Altre sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Sono state proposte due sottospecie di questo animale in attesa di una verifica tassonomica:

  • Testudo hermanni ssp. hercegovinensis[4] (Werner,1899).

Proposta da Perälä (2002, 2004); Bour. (2004) respinta da Fritz et al.[5]

molto simile alla T. h. boettgeri se ne differenzia per l'assenza di una o delle entrambe scaglie inguinali (evidenziata nella foto dal cerchio rosso), peculiarità riscontrata in numerosi esemplari osservati in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro.
La colorazione del piastrone si avvicina a quella della T. h. hermanni.
Peso: maschi tra i 600-830 g; femmine 990-1080 g.
Dimensioni: maschi 12.5-13.5 cm; femmine 14- 15 cm.
Numerosi esemplari presenti nel Bosco della Mesola presentano caratteristiche peculiari di questa sottospecie e recenti studi filogenetici ne confermerebbero l'origine dalmatica.
  • Testudo hermanni peloponnesica
con caratteri morfologici che l'avvicinano all T. h. hermanni, di piccole piccole dimensioni, con carapace e piastrone molto scuri, è stata osservata nei dintorni di Sparta[6]. Alcuni studi[7] evidenziano una effettiva differenziazione genetica degli esemplari presenti in quell'areale. C'è timore che questo gruppo sia stato falcidiato dai tremendi incendi che hanno devastato l'habitat del Peloponneso nell'estate del 2007.

Revisioni della classificazione[modifica | modifica sorgente]

Fino a pochi anni fa le due sottospecie riconosciute erano classificate come:

  • Testudo hermanni ssp. robertmertensi (Wermuth, 1952)
la forma occidentale
  • Testudo hermanni ssp. hermanni (Gmelin, 1789).
la forma orientale

Per motivi di priorità tassonomica attualmente rinominate in:

  • Testudo hermanni ssp. hermanni (Gmelin, 1789).
la forma occidentale
  • Testudo hermanni ssp. boettgeri (Mojsisovics, 1889)
la forma orientale

In base a recenti dati molecolari/morfologici del genere Testudo da alcuni è stato proposto di rinominare la specie Testudo hermanni in Agrionemys hermanni da altri in Eurotestudo[8] elevando le sottospecie a rango di specie riclassificandole:

  • Eurotestudo hermanni
  • Eurotestudo boettgeri

Differenziazioni dalla T. graeca[modifica | modifica sorgente]

Astuccio corneo sull'apice della coda in giovane maschio di T. h. hermanni

I caratteri che distinguono la Testudo hermanni dalla Testudo graeca sono principalmente la presenza di un astuccio corneo all'apice della coda tanto dei maschi quanto delle femmine, assente in T. graeca, e l'assenza dei tubercoli cornei ai lati delle cosce, caratteristici delle T. graeca, anche se eccezionalmente sono presenti in qualche esemplare di T. hermanni. In genere la T. hermanni presenta la divisione in due parti dello scuto sopracaudale, ma numerosi sono gli esemplari con la scaglia priva di tale partizione.

Relazioni genetiche intraspecie[modifica | modifica sorgente]

Raro esemplare di T. h. hermanni con tubercoli cornei sulle cosce

Dalla disamina delle relazioni filogenetiche all'interno del genere Testudo, in particolare della sequenza dell'RNA mitocondriale[9], si è evidenziato che le T. h. hermanni presenti in Italia sono geneticamente omogenee e discendenti da un piccolo numero di esemplari sopravvissuti ad una forte riduzione della sottospecie, probabilmente da ricercare nei cambiamenti climatici avvenuti alla fine del Pleistocene, con localizzazione del rifugio glaciale in Sicilia. Le T. h. hermanni francesi della Côte Varoise, si differenziano da quelle italiane perché discendenti da esemplari provenienti da un differente rifugio glaciale. Gli esemplari presenti in Spagna presentano delle spiccate affinità con gli esemplari siciliani. Nella T. h. boettgeri sono state individuate più linee di discendenza, riconducibili a differenti rifugi glaciali geograficamente ristretti e isolati localizzati nella Grecia, all'interno di questi rifugi le singole popolazioni hanno sviluppando maggiori differenziazioni a causa della deriva genetica.

Fenotipi T. h. hermanni[modifica | modifica sorgente]

I dati sono riferibili ai soli esemplari selvatici, in quanto alcuni fattori morfologici, principalmente la taglia e l'aspetto del guscio, in parte sono correlati alla specificità dell'habitat di sviluppo. Alcuni fattori condizionanti sono il tasso di umidità, l'irradiazione solare, la disponibilità di acqua e la tipologia e quantità delle risorse alimentari offerte dall'areale di frequentazione.[10]

Ceppo italico[modifica | modifica sorgente]

[11]

Nuca e guance gialle caratterizzanti la T. h. hermanni
Femmina di T. h. hermanni 'Pugliese' nata nel 1892
Femmina di T. h. hermanni 'Sarda'
Striature sottogolari in esemplare di T. h. hermanni 'Sarda'
Italia settentrionale
Di piccola taglia con macchie chiare sul carapace.[12][13][14]
Peso intorno ai 400 g, presente in quote collinari fino a 600 m s.l.m.
Dimensioni massime: femmina 15 cm, maschio 13 cm.
Toscana
Dal caratteristico carapace oblungo, con fondo giallo aranciato.[15][16]
La femmina può raggiungere un peso di 1000 g.
Dimensioni massime: femmina 16 cm , maschio 14 cm.
Puglia
Colorazione delle macchie mediamente scura e taglia molto ridotta.[17][18]
Peso: femmina 750 g, maschio 450 g, presente fino a 600 m s.l.m.
Dimensioni massime: femmina 15 cm, maschio 13 cm.
Calabria
Colorazione delle macchie scura e taglia nella media, colore giallo acceso spesso tendente all'aranciato.[19]
peso: femmina 750-900g, maschio 400-550g, presente fino a 1500 mt s.l.m.
dimensioni massime: femmina 17 cm, maschio 14 cm.
Sicilia
Simile alla Toscana ma con la colorazione delle macchie più scura.Sono molto frequenti esemplari con le scaglie golari contrassegnate da una o due bande nere. La seconda scaglia vertebrale è spesso convessa verso la parte anteriore.[20][21][22]
la femmina pesa intorno ai 800-1200 g. Il maschio circa 450-700 g, presente fino a 1500 m s.l.m.
Dimensioni massime: femmina 20 cm, maschio 16 cm. Molto raramente le femmine possono anche arrivare a superare i 20 cm.
Sardegna
Taglia molto grande e pelle scura, il capo presenta alcune macchie gialle. La testa dei maschi ha una forma all'incirca trapezoidale, nella maggior parte degli esemplari le scaglie golari sono contrassegnate internamente da due bande nere. La seconda scaglia vertebrale è spesso convessa verso la parte anteriore.[23]
La femmina può superare i 2 kg di peso.
Dimensioni massime: femmina 24 cm, maschio 18 cm.
Corsica
Caratteristiche molto affini alla forma sarda, documentati casi di esemplari femmine di 23 cm.[24]
Le scaglie golari sono contrassegnate internamente da una o nessuna banda nera.
Dimensioni massime: femmina 19 cm, maschio 16 cm.
T. h. hermanni 'Varoise'

Ceppo francese[modifica | modifica sorgente]

Provenza, Côte Varoise[24][25][26][27][28][29]
La colorazione di fondo del carapace è giallo-oro con macchie non molto scure.
La pelle va dal giallo grigiastro del collo al grigio scuro del capo, con una macchia gialla retrostante l'occhio.
La colorazione della zampe è giallastra.
La separazione tra la prima e seconda squama vertebrale è diritta.
Le scaglie golari internamente sono prive di bande nere.
Dimensioni massime: femmina 20 cm, maschio 17 cm.
T. h. hermanni 'Maiorchina'

Ceppo spagnolo[modifica | modifica sorgente]

La colorazione di fondo del carapace è giallo-oro molto intenso, pelle gialla.[25][30][31][32][33]

Maiorca
Dimensioni massime: femmina 15 cm, maschio 13 cm.
Minorca
Dimensioni massime: femmina 18 cm, maschio 14 cm.
Spagna continentale
Con gli anni la colorazione del carapace tende a diventare più scura.
Dimensioni massime: femmina 16 cm, maschio 14 cm.

Dimorfismo sessuale[modifica | modifica sorgente]

A sinistra maschio, a destra femmina

La differenziazione tra individui maschi e femmine si effettua tramite l'esame dei caratteri sessuali secondari. I maschi, inferiori di taglia, possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla base, l'astuccio corneo è ben sviluppato, nella femmina la coda è piccola e corta, l'astuccio corneo è di ridotte dimensioni. La distanza dell'apertura cloacale dalla base della coda è maggiore nel maschio. I maschi adulti presentano una concavità nel piastrone per facilitare la monta sul carapace della femmina, il piastrone delle femmine e degli esemplari giovani e subadulti è piatto; l'angolo formato dagli scuti anali del piastrone è molto maggiore nel maschio; l'altezza degli stessi scuti è però maggiore nella femmina. Lo scuto sopracaudale del maschio è curvo verso il basso, nella femmina è allineato al carapace.

Sensi[modifica | modifica sorgente]

Scheletro

Le testuggini hanno una buona vista: sanno distinguere forme, colori e riconoscono anche persone. Hanno un senso dell'orientamento molto preciso: se vengono spostate qualche centinaio di metri dal territorio al quale sono molto legate ci ritorneranno in breve tempo. Sono molto sensibili alle vibrazioni del suolo anche se non hanno un udito sviluppato. L'odorato invece è ben sviluppato ed ha un ruolo importante nella ricerca del cibo e nella funzione sessuale.

Eco-etologia[modifica | modifica sorgente]

Attività[modifica | modifica sorgente]

Le tartarughe di Hermann sono animali ectotermi e nelle prime ore della giornata si crogiolano al sole per innalzare la temperatura corporea ed attivare le funzioni metaboliche. L'esposizione al sole permette di assumere i raggi UVB atti alla sintesi della vitamina D. Raggiunta la temperatura corporea necessaria per l'attivazione degli enzimi atti alla digestione le tartarughe si dedicano alla ricerca del cibo. Con temperature atmosferiche superiori ai 27 °C diventano apatiche e cercano refrigerio scavando piccole buche al riparo della vegetazione bassa o riparandosi in piccoli anfratti. Con la discesa delle temperature si ha la ripresa dell'attività.

Letargo[modifica | modifica sorgente]

Nei primi giorni d`autunno, al calare delle temperature, i rettili smettono di alimentarsi, anche per più di 20 giorni, per poter svuotare completamente l'intestino da residui di cibo. Diventano sempre più apatici e, verso novembre o dicembre a seconda della latitudine, iniziano ad interrarsi o a ripararsi in luoghi protetti e cadono in letargo. La temperatura ideale di letargo, calcolata nel luogo di interramento è di 5 °C, temperature inferiori ai 2 °C arrecano danni cerebrali o morte, superiori ai 10 °C le inducono in uno stato di dormiveglia pericoloso per l'esaurimento delle scorte di grasso necessarie a superare l'inverno. In natura gli esemplari si interrano anche di 10-20 centimetri.

Il letargo è una fase metabolica assolutamente necessaria per questa specie, va impedito solo in caso di malattia o debilitazione.

La principale causa di morte, nel caso di esemplari tenuti a svernare all'interno di abitazioni da allevatori improvvisati è proprio la temperatura, che si presenta troppo alta per consentire il letargo e troppo bassa per consentire di continuare ad alimentarsi.

In queste situazioni se si vorrà tenerlo attivo, l'esemplare andrà collocato in un terrario riscaldato con un punto caldo sui 28 °C ed un punto fresco e ombreggiato sui 18 °C, con un substrato di 5 cm circa composto da un 40% di torba bionda di sfagno, un 40% di terriccio naturale privo di concimi e fitofarmaci ed un 20% di sabbia di fiume. Essenziale è una lampada UVB specifica per rettili necessaria per la sintesi della vitamina D occorrente per fissare il calcio.

Se si opta per un letargo controllato la testuggine andrà posta in una contenitore protetto dai roditori con una rete metallica, ricolmo del medesimo substrato del terrario. Il contenitore andrà collocato in un locale buio con temperature tra i 4 °C e gli 8 °C e una sufficiente umidità ambientale, 70%UR. Il risveglio avviene generalmente nel mese di marzo ed è legato al rialzarsi delle temperature diurne.

Accoppiamento[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo il risveglio dal letargo inizia il corteggiamento da parte del maschio, con un rituale che prevede inseguimenti, morsi e colpi di carapace alla femmina. Il maschio monta sul dorso della femmina per la copula che avviene con l'estroflessione del pene contenuto nella grossa coda e in questa occasione emette l'unico verso udibile da questi rettili per il resto muti. La femmina può arrivare fino a 4 anni di anfigonia ritardata, conservando lo sperma in un apposito organo, la spermateca, all'interno dell'ovidutto.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Deposizione delle uova

Animali longevi, si hanno notizie certe di molti esemplari pluricentenari, raggiungono la maturità sessuale intorno ai 10 anni. Le Testudo sono ovipare, le deposizioni avvengono in buche scavate dalla femmina nel terreno con le zampe posteriori. Le femmine di T. hermanni depongono anche in quattro volte, da maggio a luglio, un numero variabile di uova generalmente in proporzione alla taglia dell'esemplare.

Rottura dell'uovo con il dente

Il tempo di incubazione, 2 o 3 mesi circa, e il sesso dei nascituri variano in funzione della temperatura. Con temperature di incubazione inferiore ai 31,5 °C si avrà una preponderanza di esemplari maschi, con temperature superiori ai 31,5 °C in maggioranza femmine. Giunto il momento della schiusa, spesso agevolata da una giornata di pioggia, il tartarughino per rompere il guscio si avvale del cosiddetto "dente dell'uovo", un tubercolo corneo posto tra le narici e la mascella superiore, destinato a sparire in pochi giorni. La fuoriuscita dall'uovo dura anche 48 ore e in questo arco di tempo viene assorbito totalmente il sacco vitellino.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Il perfetto carapace di una T. h. boettgeri della Bulgaria caratterizzato da una colorazione molto chiara

Sono rettili prettamente vegetariani. Gli esemplari selvatici vivono in un habitat caratterizzato da lunghi periodi di aridità che li costringe a nutrirsi di erbe secche, in queste condizioni integrano la loro dieta mangiando artropodi o chiocciole, queste ultime utili per l'apporto di calcio del guscio. Saltuariamente non disdegnano escrementi o piccole carogne. Gli esemplari allevati in cattività sono generalmente sovralimentati e non vanno assolutamente nutriti con: carne, formaggi, alimenti per cani e gatti, uova, pane, latte, agrumi, kiwi.

Il tarassaco, la cicoria e il radicchio rosso sono alcune delle verdure adatte alla loro alimentazione per l'alto rapporto di calcio rispetto al fosforo e per le fibre in esse contenute. Alti apporti proteici e di fosforo con bassi valori di calcio a lungo andare possono provocare, in fase di accrescimento, deformazioni permanenti del carapace e danni agli organi interni.

Evidente segno di una cattiva alimentazione è un carapace con gli scuti appuntiti e scanalati nelle suture, la cosiddetta piramidalizzazione, al contrario un carapace in forma di una levigata semicalotta ovale è segno di una corretta alimentazione.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Macchia mediterranea

Gli habitat della tartaruga di Hermann sono tipicamente mediterranei, compresi nella zona fitoclimatica del Lauretum e caratterizzati da inverni miti con precipitazioni moderate ed estati aride con temperature elevate. Questa specie trova rifugio e nutrimento nella vegetazione bassa cespugliosa della gariga, gli arbusti della macchia mediterranea e nel sottobosco fino a quota collinare temperata. In Italia gli habitat in cui sono ancora possibili dei ritrovamenti e sono presenti dei gruppi vitali sono, le dune sabbiose costiere ricche di vegetazione, le pinete costiere di pini mediterranei con sottobosco di arbusti mediterranei, le leccete e le sugherete. Alcuni gruppi sono presenti nei querceti di roverelle e in alcuni boschi misti di querce e carpini, di frassini e pioppi bianchi (Bosco della Mesola). In alcune regioni si incontrano esemplari in aree destinate all'uso agricolo quali gli: oliveti, agrumeti, mandorleti e vigneti.

Storia, arte e cultura[modifica | modifica sorgente]

Apollo con la Chelys-lyra ricavata dal carapace di una T.hermanni, pittura vascolare greca, ca. 460 a.C.

Probabilmente diffusa nella penisola italiana dall'uomo neolitico, fin dall'antichità è stata catturata e allevata per usi alimentari, utilitaristici e come animale da giardino. Dal carapace se ne ricavavano svariati oggetti di uso comune, preziosi inserti in opere di ebanisteria e gioielleria e casse armoniche per strumenti musicali. La mitologia greca ci narra che l'inventore della lira fu Hermes. Un giorno il dio trovò all'interno della grotta una tartaruga. La uccise, ne prese il carapace e tendendo sette corde di budello di pecora su dei corni di antilope ne ricavò lo strumento musicale. In seguito Ermes la regalò ad Apollo, e questi al figlio Orfeo.

Numerosi sono i rinvenimenti di gusci o oggetti da essi ricavati in sepolture antiche; da svariati ritrovamenti si ipotizza, ma potrebbero essere delle intrusioni post-deposizionali, che gli Etruschi inserivano delle tartarughe vive nelle tombe[34]. I ritrovamenti di gusci nella casa di Giulio Polibio[35] a Pompei confermano che questi rettili erano allevati in epoca romana come animali da giardino.

Dipinto di Paolo Porpora (Napoli 1617-Roma 1673), la T. h. hermanni è un tema iconografico ricorrente in molti suoi dipinti

Nel passato furono allevate da alcuni ordini ordini monastici perché le loro carni, ritenute altamente nutritive soprattutto per gli infermi, erano tra le poche di cui la Chiesa cattolica consentiva il consumo nei giorni di astinenza[36]. Sin dai primordi dell'arte, innumerevoli sono le raffigurazioni di testuggini, in alcune di esse è possibile identificare con certezza l'appartenenza alla specie T. hermanni. In letteratura è ricorrente il personaggio della tartaruga come raffigurazione della longevità e della pacatezza, famoso è il racconto di Esopo, La lepre e la tartaruga. In matematica è da ricordare, Achille e la tartaruga, il secondo dei paradossi formulati da Zenone di Elea. Vuole la leggenda che Eschilo sia morto per colpa di un'aquila, o più probabilmente di un gipeto, che avrebbe lasciato cadere, per spezzarla, una tartaruga sulla sua testa, scambiandola, data la calvizie, per una pietra.

Futuro della specie[modifica | modifica sorgente]

La T. hermanni corre il rischio di scomparire dall'ambiente naturale soprattutto per fattori antropogenici[37] quali l'agricoltura meccanizzata e l'uso dei fitofarmaci, il traffico automobilistico, gli incendi, la distruzione dell'ambiente naturale e l'urbanizzazione, la cattura illegale e la predazione da parte di animali selvatici (soprattutto per colpa dell'introduzione negli anni ottanta a fini venatori del cinghiale ungherese, più grande ed aggressivo dell'autoctono). La cattura a fini alimentari umani pare del tutto scomparsa in Italia.

Da alcuni anni il divieto di cattura degli esemplari in natura ha spinto sempre più gli appassionati a dedicarsi all'allevamento delle varie specie di Testudo e attualmente gli esemplari allevati superano di gran numero quelli selvatici. Tuttavia gli sforzi degli allevatori vengono vanificati da una legislazione nazionale che non ha ancora preso atto di questa nuova realtà.[38]

Legislazione[modifica | modifica sorgente]

Inserita nella Red List delle specie minacciate di estinzione, come tutti i rettili del genere Testudo, la T. hermanni è protetta dalla Convenzione di Berna[39] (allegato II), inclusa nella CITES (appendice II) dal 01/07/75 e nell'allegato A del Regolamento (CE) 1332/2005 della Comunità Europea, per cui è assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolamentato l'allevamento e il commercio degli esemplari in cattività. In Italia i compiti di sorveglianza e di gestione delle norme applicative delle convenzioni internazionali per la tutela delle specie animali sono di competenza del Corpo Forestale dello Stato. L'attuale legislazione e le norme applicative nazionali molto rigide, di fatto hanno fatto aumentare l'importazione nel pieno rispetto del CITES, da allevamenti di nazioni comunitarie di sottospecie (T. h. boettgeri) e specie alloctone (T. horsfieldii). La prima facilmente ibridabile con la sottospecie autoctona, contribuendo così di fatto alla contaminazione genetica della Testudo hermanni hermanni.[40]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Tortoise & Freshwater Turtle Specialist Group 1996, Testudo hermanni in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ (FR) Collezioni universitarie della città di Strasburgo fondate da Jean Hermann
  3. ^ Tartoombria.org
  4. ^ Gionata Stancher, Testudo hermanni hercegovinensis
  5. ^ Fritz, U. et al., op. cit., 2006
  6. ^ (Willemsen & Hailey, 1999a,b)
  7. ^ Fritz, U. et alia, op. cit., 2006
  8. ^ Lapparent de Broin, F. de, R. Bour, J. F. Parham, and J. Perälä. Eurotestudo, a new genus for the species Testudo hermanni Gmelin, 1789 (Chelonii, Testudinidae). Comptes Rendus Palevol. 2006, vol. 5, n°6: 803-811.
  9. ^ Phylogenetic Relationships among the Species of the Genus Testudo
  10. ^ Willemsen, R. E.; Hailey, A., op. cit., 1999b.
  11. ^ Societas Herpetologica Italica, op. cit., pp. 95-178, 1996.
  12. ^ Mazzotti, S.; Villini, C., op. cit., 1996a.
  13. ^ Mazzotti, S. et al., op. cit., 1999.
  14. ^ Pisapia, A., op. cit., 1997-98.
  15. ^ Bossuto, P. et al., op. cit., 2000.
  16. ^ Paglione, G.; Carbone, M., op. cit., 1990.
  17. ^ Aprea G., op. cit., 1996.
  18. ^ Pozio, E.; Frisenda, S., op. cit., 1980.
  19. ^ Capula, M., op. cit., 199?.
  20. ^ Tomasetti, G., op. cit., 1996-97.
  21. ^ Tomasetti, G.; Bossuto, P., op. cit., 2000.
  22. ^ Turrisi, G.F.; Vaccaro, A., op. cit., 1997.
  23. ^ (EN) Aspects of population ecology of Testudo hermanni hermanni from Asinara Island, NW Sardinia
  24. ^ a b Bour, R., op. cit., 1987.
  25. ^ a b Heron, K., op. cit., 1968.
  26. ^ Bour, R., op. cit., 1989.
  27. ^ Cheylan, M., op. cit., 1981.
  28. ^ Devaux, B., op. cit., 1988.
  29. ^ (FR) Manouria Revue, N° 22 mars 2004
  30. ^ Wermuth, H. , op. cit., 1952.
  31. ^ Highfield, A.C. , op. cit..
  32. ^ Kramer, T.; Vickers, B.R., op. cit., 1983.
  33. ^ Pelaz, M. P., op. cit., 1988.
  34. ^ DE GROSSI MAZZORIN J., CERMINARA C. (2005). I resti di testuggini della tomba 15 di Poggio delle Granate: atto rituale o semplice intrusione post-deposizionale?. SCIENZE DELL'ANTICHITÀ. vol. 12
  35. ^ Homo Faber - Natura, scienza e tecnica nell'antica Pompei, Electa 1999.
  36. ^ De Grossi Mazzorin J., Minniti C., 2000: Alimentazione e pratiche religiose: il caso di due contesti monastici a Roma tra il XVI e il XVIII secolo, in Atti del 2º Convegno degli Archeozoologi Italiani, Asti 14-16 novembre 1997, Forlì, pp. 327-339.
  37. ^ Stubbs, D.; Swingland, I.R., op. cit., 1984.
  38. ^ Problematiche legislative e stime degli esemplari in cattività
  39. ^ Sito ufficiale della Convenzione di Berna
  40. ^ Status delle popolazioni italiane della tesuggine terrestre (Testudo hermanni) e strategie di conservazione STEFANO MAZZOTTI - Museo di Storia Naturale, Ferrara

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Manualistica[modifica | modifica sorgente]

  • Guida alle tartarughe terrestri, Marta Avanzi - De Vecchi Editore, 2002 ISBN 88-412-7620-7
  • Il manuale di pronto soccorso per rettili, Marco Salvadori - Schiff Editore, 2001
  • Il grande libro delle tartarughe acquatiche e terrestri, Marta Avanzi e Massimo Millefanti De Vecchi Editore, 2003 ISBN 88-412-7651-7
  • La testuggine comune Testudo hermanni, Holger Vetter, REPTILIA Ediciones S.L. & Edition Chimaira ISBN 84-934185-1-X
  • Tartarughe terrestri, Fabrizio Pirotta - Editore: Il Sole 24 Ore Edagricole, 2001 ISBN 88-506-4361-6
  • Tartarughe terrestri europee, Ursula Campi - Primaris sas, 2000 ISBN 88-85029-59-0
  • Terrario facile, Valentina Fabris e Luciano di Tizio - Primaris sas
  • Terralog (in inglese e tedesco), Holger Vetter - Edition Chimaira ISBN 3-930612-57-7

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