San Galgano

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San Galgano
Ambrogio Lorenzetti 007.jpg

Eremita

Nascita 1148/1152
Morte 30 novembre 1181
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione 1185
Ricorrenza 30 novembre; 3 dicembre

San Galgano, conosciuto anche come Galgàno Guidotti (Chiusdino, 1148/1152 circa – Chiusdino, 30 novembre 1181), fu un cavaliere vissuto in Toscana nel XII secolo, che scelse una vita da eremita ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

La sua spada, confitta nel terreno roccioso nell'eremo che porta il suo nome, è meta di curiosi e devoti.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Su Galgano vi sono pochi dati storici sicuri, come incerto è il suo stesso cognome[1]. Nacque probabilmente nel 1148 a Chiusdino, ora nella provincia di Siena, da Guidotto e Dionigia, in una famiglia della nobiltà locale e morì il 30 novembre 1181, giorno della celebrazione liturgica.[2]

Secondo la tradizione, fu un figlio a lungo desiderato ed era destinato, per i costumi dell'epoca, ad una vita da guerriero, quale cavaliere medievale, e nacque nel senese, durante le lotte dei signori locali, Gherardesca, Pannocchieschi ed altri, per la supremazia politico-militare. Era un'epoca di violenze, soprusi e stupri vissuti anche in modo ludico, come manifestazione di vigore e vitalità, ma sempre tesi ad affermare la propria forza e ad ampliare la propria sfera di dominio.

In questo contesto storico Galgano ebbe una gioventù improntata al disordine e alla lussuria, salvo in seguito convertirsi alla vita religiosa e ritirarsi in un eremitaggio vissuto con la medesima intensità con cui aveva precedentemente praticato ogni genere di dissolutezze.

(LT)
« Qui adolescentie sue tempore lascivie argumentis aliquantulum animum relaxavit. »
(IT)
« Nella sua gioventù egli abbandonò un poco il suo corpo alle tentazioni della dissolutezza. »
(R. Pisano, Legenda beati Galgani[3])

Il luogo del suo eremitaggio è conosciuto oggi come la Rotonda di Montesiepi.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Matilde di Canossa

Per comprendere il significato della parabola esistenziale di Galgano occorre inquadrare storicamente l'intero periodo di lotte per la successione della Gran Contessa Matilde di Canossa. Il patrimonio della Gran Contessa era immenso, estendendosi dalla Toscana settentrionale alle sponde adriatiche della Romagna e fu lasciato, alla sua morte, alla Chiesa. Iniziò così una lunga diatriba politico-legale che attraversò il periodo e che culminò nello scontro fra i massimi poteri universali, Impero e Chiesa, scontro sempre latente, i cui protagonisti sarebbero stati prima papa Innocenzo III e poi Ludovico il Bavaro.

Il testamento di Matilde fu impugnato dall'imperatore Enrico IV, che rivendicò per diritto feudale il possesso dei beni canossiani. Fu un secolo di contese che attraversò la Toscana e vide il disfacimento del cosiddetto stato canossiano. Questi problemi lambirono Chiusdino e il suo territorio, strettamente controllati dal vescovo di Volterra, senza tuttavia coinvolgerlo direttamente.

Chiusdino e la valle del Merse erano un feudo del vescovo di Volterra al quale rimasero fedeli fino alla loro conquista da parte di Siena. Il vescovo Pagano Pannocchieschi, esponente di un mondo feudale ormai al tramonto, guidò la resistenza del castello di Chiusdino contro Siena, ma dovette arrendersi al "nuovo" e sottomettersi: era il 1215 ed il comune di Siena aveva vinto.

La vita del santo[modifica | modifica sorgente]

Fu tra questi fermenti che si svolse la vicenda di Galgano. La vita di Galgano è largamente ignota, data la scarsità dei documenti contemporanei. Sono però certi il culto e gli edifici sacri a lui dedicati: la Rotonda che custodisce la spada infissa nella roccia e l'abbazia, i cui resti grandiosi testimoniano l'importanza e la diffusione del suo culto. Inoltre, il reliquiario della testa del santo è conservato a Chiusdino nella prepositura di San Michele. Cenni biografici si ricavano da diverse Vitae: l'anonima Legenda beati Galgani[4], la Legenda beati Galgani confessoris di un anonimo cistercense e a lungo attribuita erroneamente a Rolando Pisano[5], la Leggenda di Sancto Galgano[6], la Vita sancti Galgani de Senis[7], la Vita beati Galgani[8], oltre che dal processo di beatificazione del 1185[9].

Galgano era un giovane violento, ma era destinato a cambiare vita e a diventare un Cavaliere di Dio come profetizzatogli da Misser santo Micchele arcangelo: ebbe infatti due visioni successive in cui l'arcangelo Michele gli indicò il suo percorso di vita[10].

Nella prima visione era tracciato il suo destino di cavaliere sotto la protezione dell'arcangelo stesso, mentre nella seconda l'arcangelo lo invitava a seguirlo.

Seguendo l'arcangelo Galgano attraversò un ponte molto lungo al di sotto del quale si trovava un fiume ed un mulino in funzione, il cui movimento simboleggia la caducità delle cose mondane.

(LT)
« Fluvium inveniunt, molendinum et pontem, de quolibet istorum, misticum possumus capere intellectum»
(IT)
« È facile intuire il significato mistico nascosto nel fiume, nel mulino e nel ponte. »
(R. Pisano, Legenda Beati Galgani.[11])
Rotonda di Montesiepi

Oltrepassato il ponte ed attraversato un prato fiorito, che emanava un profumo intenso e soave, raggiunsero Monte Siepi, dove, in un edificio rotondo, Galgano incontrò i dodici apostoli. Qui ebbe la visione del Creatore: fu quello il momento della conversione. In seguito, durante degli spostamenti, per due volte il cavallo si rifiutò di proseguire e la seconda volta, solo dopo una intensa preghiera rivolta al Signore, il cavallo da solo e con le briglie sciolte lo condusse a Monte Siepi, nello stesso posto dove la visione gli aveva fatto incontrare i dodici apostoli. Qui Galgano, non trovando legname per fare una croce, ne fece una infiggendo la propria spada nella roccia, quindi trasformò il proprio mantello in saio e come tale lo indossò.

Sentì anche una voce che veniva dal cielo che lo invitava a fermarsi in quel posto fino alla fine dei suoi giorni: iniziava così la sua vita da eremita, cibandosi di erbe selvatiche e dormendo sulla nuda terra. Lottò e sconfisse con la sua fermezza il demonio che lo tentava.

(LT)
« Diabolus vero videns constantiam viri mogno ululatu ab eo recessit »
(IT)
« Il diavolo, vedendo la tenacia dell'uomo, si allontanò da lui con un ululato »
(Inquisitio in partibus.[12])

Durante la sua assenza per un pellegrinaggio alle basiliche romane, tre monaci invidiosi cercarono di estrarre la spada dalla roccia per rubarla, ma non riuscendovi la vollero rompere per oltraggio. Il castigo di Dio fu immediato: uno cadde in un fiume ed annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e trascinato via, ma si salvò invocando Galgano. Secondo la leggenda, le mani mummificate conservate nell'attigua cappella del Lorenzetti sarebbero proprio quelle del monaco invidioso, ma probabilmente si tratta dei resti dei primi seguaci di San Galgano rinvenute nel luglio 1694 nel sagrato della Rotonda: la radiodatazione col C14 le fa effettivamete risalire al XII secolo, quindi contemporanee a San Galgano[13].

Al ritorno dal pellegrinaggio, Galgano trovò la spada rotta e provò un grande dolore, ritenendosi responsabile per essersene allontanato; Dio però, volendolo consolare, gli disse di ricomporre la spada posando il pezzo rotto sulla parte infissa nella roccia. Galgano obbedì e i due pezzi si saldarono perfettamente: la spada si ricostituì più forte di prima[14]. L'episodio è raffigurato in un dipinto conservato nella Pinacoteca nazionale di Siena, opera di Giovanni di Paolo (1403-1482). L'eremita costruì poi un romitorio e vi condusse una vita di meditazione e preghiera fino al giorno in cui la voce di Dio, in una luce immensa, gli annunciò la sua morte.

Presenziarono alla tumulazione del suo corpo Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra ed i vescovi di Siena e Massa Marittima.

Appena quattro anni dopo la sua morte, dopo che un'apposita commissione diretta dal cardinale Conrad di Wittelsbach ebbe condotto la relativa inchiesta, papa Lucio III lo proclamò santo.[15]

Culto del santo e di San Michele Arcangelo[modifica | modifica sorgente]

San Michele Arcangelo

Il culto di san Galgano si diffuse rapidamente, specialmente nell'ambiente cavalleresco. Era un culto che parlava di cavalleria in cui, accanto a Galgano, vi era un coprotagonista, san Michele Arcangelo, un angelo, guerriero e vindice, quasi sempre rappresentato con la spada sguainata. Il culto di san Michele era diffusissimo in tutto il Medioevo ed era particolarmente sentito presso i guerrieri, come i Longobardi e i Franchi, la cui devozione si esprimeva con riti e pellegrinaggi, con la costruzione di chiese come Mont Saint-Michel in Francia e con la rappresentazione dell'angelo nella monetazione o negli stendardi. Era un culto particolarmente intenso, che talvolta assunse anche aspetti pagano-scaramantici: san Michele accompagnava sempre il guerriero, era sempre presente nell'animo del combattente, da qualunque parte stesse.

L'arcangelo apparve nel VII secolo nella battaglia di Coronate tra le truppe del re longobardo Cuniperto contro il quale si pose Alachis con il proprio esercito e questa presenza, sentita come reale, dissuase per due volte Alachis dall'accettare la sfida a singolar tenzone lanciatagli dallo stesso Cuniperto. Alachis venne sconfitto ed ebbe tagliate le gambe e la testa, che finì infilzata su una picca di Cuniperto. Quest'ultimo onorerà grandemente san Michele.

È ancora san Michele che, offeso dal comportamento poco rispettoso degli ultimi re longobardi, abbandonò il regno longobardo causandone le caduta.[16]

Nel 1007 Tedaldo di Canossa addobbò riccamente in onore di, fra altri san Michele, il monastero di famiglia nel mantovano e così continuò a fare il figlio Bonifacio.

San Michele è un angelo che lotta, sempre incombente sia nelle battaglie che nelle scaramucce o nei duelli. Si vince o si perde grazie alla sua benevolenza o al suo abbandono, ma in questo è sempre il giusto vendicatore delle offese e delle ingiustizie: è il deus ex machina dello scenario bellico. È l'angelo che svetta su Castel Sant'Angelo a Roma, anche se mostra la spada mentre sta per essere rinfoderata per segnare la fine di una pestilenza.

Simbologia e influenze[modifica | modifica sorgente]

Spada di san Galgano

La narrazione della storia di Galgano è ricca di simbolismi e l'atmosfera sembra quasi magica. La spada, strumento di guerra e di morte, è trasformata in strumento di pace e di speranza; il mantello, orgoglio di ogni cavaliere, diventa umile e povera veste eremitica. È quasi una anticipazione dell'avventura di San Francesco. Galgano era il cavaliere che abbandonava il suo mondo, disgustato dalle nefandezze commesse e da quelle che vedeva continuamente commettere, per dedicarsi ad una vita di eremitaggio e penitenza nella ricerca di quella pace, che il suo tempo non consentiva, e di quel desiderio e contemplazione di Dio che solo la vita ascetica poteva permettere.

Anche l'architettura della Rotonda, la chiesetta che custodisce la spada, è carica di simbolismi. Vi sono richiami etruschi, ma anche celtici e templari: la cupola emisferica a cerchi concentrici, il disegno a linee alterne delle pareti esterne, il luogo su cui è costruita, Monte Siepi, che richiama un sito boscoso idoneo ad un'ara pagana.

Galgano è un santo dalla valenza iniziatica: le sue traversie per giungere alla redenzione lo rendono una figura archetipica, un riferimento per tutti quei santi, a partire proprio da san Francesco, che nell'ascetismo ritrovano la via della salvezza ma anche il prototipo per tanti ordini cavallereschi.

Reliquie[modifica | modifica sorgente]

Poche sono le testimonianze, vere o presunte, che sono rimaste, mentre molto è andato perduto o distrutto. La chiesa di San Michele di Chiusdino conserva la reliquia della testa di san Galgano (conservata fino al 1977 a Siena nella chiesa del Santuccio), mentre il Museo dell'Opera del Duomo di Siena espone un reliquiario del XIV secolo precedentemente usato per custodirla. Lo stesso museo possiede il pastorale degli abati di San Galgano. Molti pittori, quali Domenico Beccafumi, il Sodoma, Bartolomeo Bulgarini, Ventura Salimbeni ed altri rappresentarono in loro opere san Galgano.

La Rotonda[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rotonda di Montesiepi.
La Rotonda

Negli anni immediatamente successivi alla sua morte venne costruita sul suo eremo un edificio di culto, meglio nota come la Rotonda.

La Rotonda è una costruzione a pianta circolare che racchiude e custodisce la spada che Galgano infisse nella roccia. Lo stile architettonico è romanico-senese, caratterizzato da un susseguirsi di fasce cromatiche alternate bianche e rosse; la stessa successione di colori si ripete nella cupola, creandovi come un movimento di onde che si dipartono dal suo culmine per continuare sulle pareti.

Questo particolare cromatismo, sia delle pareti che della cupola, esprime una simbologia che richiama ricordi etruschi, celtici ed anche templari. Si è immaginato[senza fonte] un tentativo dei cavalieri templari di costituire una loro base in Toscana per ricercare il Santo Graal: è il mito che tutto consente. Alla Rotonda è addossata una cappelletta detta del Lorenzetti per i suoi affreschi che la decorano.

Sulla spada è stata condotta una indagine metallografica, iniziata il 17 gennaio 2001 e coordinata dal prof. Luigi Garlaschelli dell'università di Pavia, che ha certificato la sua autenticità quale arma del XII secolo.

« La spada fino al 1924 circa era conficcata in una fessura della roccia e poteva essere estratta. »
([17])

Dopo una serie di atti vandalici fu fissata dal parroco di allora don Ciompi che

« bloccò la lama versando del piombo fuso nella fessura. »
([18])

La spada continuò a subire atti vandalici finché fu deciso di cementarla e poi coprirla con una cupola di plexiglas tuttora presente.

L'indagine, come spesso avviene, non ha dato certezza storica agli avvenimenti descritti dalle varie fonti che hanno narrato la vita di Galgano e il confine con la leggenda rimane piuttosto labile.

La ricerca storica non dà risposte esaustive, anzi

« la sensazione che si riceve, nel cercare su Galgano, è quella di una grande collettiva alterazione della sua figura da parte di tutti e fin da subito. »
(M. Moiraghi[19])

Abbazia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di San Galgano.
Abbazia di San Galgano
veduta aerea
veduta della facciata

A partire dal 1218 fu costruita, poco lontano dalla Rotonda, l'abbazia di San Galgano, dalle caratteristiche architettoniche gotico-cistercensi.

L'edificio è imponente e testimonia, così, la diffusione ed il grande seguito del culto di san Galgano. L'abbazia raggiunse, nel XIV secolo, una grande potenza, anche grazie alle immunità ed ai privilegi concessi da vari imperatori, tra i quali Federico II, ed alle munifiche donazioni ricevute; a ciò si aggiunse l'esenzione dalla decima da parte di papa Innocenzo III.

La ricchezza raggiunta nel Cinquecento fu tale da scatenare una contesa tra la Repubblica di Siena ed il Papato. Papa Giulio II emise nel 1506 un interdetto contro Siena, che resistette ordinando ai sacerdoti la celebrazione regolare di tutte le funzioni liturgiche.

Dopo questo periodo di splendore, iniziò quella lenta decadenza che l'avrebbe ridotta ad un grandioso e mistico rudere. Sarebbe diventata cava di materiali edili, depredata ed abbandonata all'incuria degli uomini; si sarebbe arrivati a vendere le lastre di piombo che coprivano il tetto, esponendola così alle offese del tempo.

Interno dell'abbazia di San Galgano

È proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l'articolazione e l'eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto, un inno alla spiritualità, accomunandola in questo alle abbazie di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania e del Convento do Carmo a Lisbona

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Non c'è certezza storica sul cognome Guidotti: «L'attribuzione del cognome Guidotti, con molta probabilità, è un falso storico o comunque frutto di una elaborazione successiva della storia della sua vita.» (Mario Moiraghi, L'enigma di San Galgano, p. 32 op. cit. in bibliografia.)
  2. ^ Alcuni autori indicano però come data della morte il 3 dicembre 1180.[senza fonte]
  3. ^ ex Moiraghi, L'enigma di san Galgano, p. 205, op.cit. in bibliografia.
  4. ^ Codice Laurenziano, XIV secolo.
  5. ^ Codice di Siena, XV secolo.
  6. ^ Biblioteca apostolica vaticana, cod. Chigi M. V. 118, XV secolo.
  7. ^ Codice di Veroli, XV secolo.
  8. ^ Codice Laurenziano, XV secolo.
  9. ^ Inquisitio in partibus, trascritta da Sigismondo Tizio in Historiae Senenses, op. cit. in bibliografia.
  10. ^ Secondo la testimonianza della madre Dionisia al processo di beatificazione, (Inquisitio in partibus), op. cit. in bibliografia.
  11. ^ Ex M. Moiraghi, op. cit., p. 205.
  12. ^ ex M. Moiraghi, op. cit., p. 193.
  13. ^ San Galgano e la spada nella roccia.
  14. ^ Inquisitio in partibus, ex M. Moiraghi, op. cit., p. 193.
  15. ^ R. Pisano, op. cit. ex in bibliografia.
  16. ^ Paolo di Warnefrit, Storia dei Longobardi.
  17. ^ ex relazione integrale del prof. Garlaschelli 12 settembre 2001
  18. ^ ibidem
  19. ^ op. cit., p. 12.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

studi critici delle fonti primarie
  • Inquisitio in partibus, trascritta da Sigismondo Tizio in Historiae Senenses, Cod. Chigi G. I. 31, pubblicata da Fedor Schneider, Analecta toscana. IV. Der Einsiedler Galgan von Chiusdino und die Anfänge von San Galgano, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken.
  • Eugenio Susi. L'eremita cortese: San Galgano fra mito e storia nell'agiografia toscana del XII secolo, Spoleto, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, 1993. ISBN 8879884433.
  • Franco Cardini, San Galgano e la spada nella roccia, Siena, Cantagalli, 1999. ISBN 8882720446.
  • Anna Benvenuti. La spada nella roccia. L'epopea eremitica di Montesiepi, Firenze, Mandragora, 2004, ISBN 8874610629.
  • Andrea Conti, Mario Iannaccone, La spada e la roccia. San Galgano, la storia, le leggende, Milano, Sugarco, 2007. ISBN 8871985311.
  • Andrea Conti, San Galgano, il santo, l'eremo, l'abbazia, Firenze, Aska, 2011, ISBN 9788875421748,
  • Andrea Conti ( a cura di), Speciosa Imago: l'iconografia di San Galgano dal XIII al XVIII secolo, Siena, Nuova Immagine Editrice, 2014, ISBN 9788871453316.
approfondimenti
  • Maurizio Abbati, Renzo Vatti, Vito Albergo. La splendida storia dell'eremo e dell'abbazia di san Galgano, Rapolano Terme, Octavo, 1997. ISBN 8880301020.
  • Giuseppe Amante, Andrea Martini. L'abbazia di San Galgano, Un insediamento cistercense nel territorio senese, Firenze, Editrice cooperativa libraria Universitatis Studii Florentini, 1969.
  • Franco Cardini, Leggenda di santo Galgano confessore. Siena, Cantagalli, 1982. BNI 849660
  • Massimo Marini, Chiusdino. Il suo territorio e l'abbazia di San Galgano, Siena, Nie, 1995. ISBN 887145118X.
  • Paul Pfister, Cristina Giannini, Franco Cardini, La rotonda sul Montesiepi. San Galgano, Santo insolito, la sua rotonda con la spada nella roccia, i fenomeni del sole, gli affreschi del Lorenzetti, un evento toscano, Siena, Cantagalli, 2001. ISBN 8882720691.
  • Morena Poltronieri, Sergio Costanzo, Nicola Menicacci, Siena e San Galgano. Percorsi magici tra arte, mito e scienza, Riola-Vergato, Hermatena, 2004. ISBN 888843724X.
  • Ivan Rainini, L'abbazia di San Galgano. Studi di architettura monastica cistercense del territorio senese, Milano, Sinai Edizioni, 2001. ISBN 8886679319.
  • Rosanna Rossi, Vita di san Galgano e origini di Montesiepi, Siena, Cantagalli, 2001. ISBN 8882720896.
  • Orfeo Sorbellini, San Galgano. Guido d'Asciano, S. Quirico d'Orcia, Editrice DonChisciotte, 1998.
  • Leandro Tassoni, Il sogno di Galgano, Siena, Cantagalli, 1995.
  • Goffredo Viti, L'abbazia cistercense di San Galgano. Firenze, Certosa Cultura, 2002. ISBN 8887759014.
  • Mario Moiraghi, L'enigma di san Galgano. La spada nella roccia tra storia e mito, Milano, Ancora, 2003. ISBN 8851401268

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