Pinacoteca nazionale (Siena)

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Coordinate: 43°18′56″N 11°19′50″E / 43.315556°N 11.330556°E43.315556; 11.330556

Pinacoteca nazionale
Palazzo Buonsignori - Brigidi, sede della Pinacoteca
Palazzo Buonsignori - Brigidi, sede della Pinacoteca
Tipo Pittura
Indirizzo Via San Pietro, 29, Siena
Sito Pinacoteca nazionale di Siena

La Pinacoteca nazionale di Siena è il più importante museo statale della città, in cui è presente una fondamentale raccolta di opere di scuola senese[1].

La collezione è stata inaugurata nel 1932 ed espone anche i dipinti prima conservati presso l'Accademia di belle arti di Siena.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originale della pinacoteca si formò nel Settecento, con la raccolta dei dipinti dell'abate Giuseppe Ciaccheri, arricchendosi durante la stagione delle soppressioni, oltre che tramite, acquisti, lasciti o depositi. Nel 1930 passò allo Stato e fu trasferita nella sede attuale. L'anno di apertura del museo, il 1932, fu anche quello dell'ordinamento cronologico della collezione, pressoché inalterato fino ai giorni nostri. Nelle sale invece la distribuzione dei singoli dipinti è variata anche consistentemente in seguito a studi sempre più approfonditi sulla pittura senese.

Alla metà dell'Ottocento si è aggiunta la cospicua collezione Spannocchi, sistemata all'ultimo piano della galleria sul finire degli anni settanta del Novecento, che ha dato alla struttura museale un più ampio respiro, con alcuni importanti esempi di pittura non senese dal Medioevo alle soglie dell'età moderna.

La sede[modifica | modifica wikitesto]

La pinacoteca è ubicata nei palazzi Brigidi e Buonsignori presso via San Pietro.

Il palazzo Buonsignori, nonostante la sua edificazione risalga al XV secolo, presenta una facciata direttamente ispirata al medievale palazzo pubblico della città, anche grazie ai restauri puristi della seconda metà del XIX secolo.

Il palazzo Brigidi è invece di più antica costruzione (XIV secolo) ed è solitamente identificato come l'antica residenza della famiglia Pannocchieschi e quindi anche di Nello, sposo della celebre Pia dantesca.

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Nutritissima di dipinti di raffinata qualità, la pinacoteca documenta essenzialmente l'evoluzione della pittura senese dal XIII al XVIII secolo. La visita al museo ha inizio dal secondo piano (Secoli XII-XV) e procede verso cronologicamente verso i piani inferiori; la collezione Spannocchi si trova all'ultimo piano[2].

Secondo piano[modifica | modifica wikitesto]

Le sale 1-2 mostrano esempi di pittura prima dell'affermarsi del gotico, dalla fine del XII alla fine del XIII secolo. Nella prima sala spicca il Crocifisso della fine del XII secolo dalla chiesa di San Pietro in Villore e il Crocifisso n. 597 (Croce di Santa Chiara) dell'inizio del Duecento. Dadato 1215 (e quindi opera più antica documentata di scuola senese) è il Paliotto del Salvatore del Maestro di Tressa. Il dossale di Guido da Siena con la Trasfigurazione, entrata di Cristo a Gerusalemme e resurrezione di Lazzaro è un'opera rara per tecnica (tempera su tela), qualità e stato di conservazione. Un paliotto duecentesco mostra la Madonna col Bambino tra due angeli. La sala due ha alcune opere di Guido da Siena e seguaci (dossale con la Madonna col Bambino e santi, Madonna col Bambino e due angeli). Gli sportelli dell'armadio col Beato Andrea Gallerani ed episodi miracolosi della sua vita nonché il Dittico di Santa Chiara sono opere di Dietisalvi di Speme. Al cimabuesco Guido di Graziano è attribuito il San Francesco con storie della sua vita e il paliotto con San Pietro in trono e sei storie della sua vita. Il Paliotto di San Giovanni Battista (1270-1280) è di scuola senese ma mostra ujna più stretta aderenza ai canoni bizantini[3].

Nelle sale 3-4 vi è raggruppato un corpus di opere di mano di Duccio di Buoninsegna e dei suoi seguaci, a testimonianza della definitiva affermazione di una scuola pittorica senese di altissimo livello. Spiccano la Madonna dei Francescani e il Polittico n. 28 di Duccio, la Madonna col Bambino del Maestro di Badia a Isola, e la Crocifissione con san Francesco di Ugolino di Nerio. Sono di allievi di Duccio il Crocifisso di Segna di Bonaventura, i Santi Benedetto, Michele, Bartolomeo e Nicola di Niccolò di Segna, suo figlio, e la Madonna col Bambino in trono del Maestro di Città di Castello[3].

Le sale 5-6 sono invece dedicate a Simone Martini e ai suoi seguaci: si segnalano la splendida Pala del Beato Agostino Novello (1330 circa), la giovanile Madonna di Vertine e la Madonna di Lucignano d'Arbia. Al cognato Lippo Memmi spettano invece la Madonna col Bambino e i santi Francesco e Ludovico di Tolosa, nonjché la Madonna col Bambino dalla basilica dei Servi e i resti degli affreschi dall chiostro di chiesa di San Domenico. È del Maestro di Palazzo Venezia lo Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria e, di Naddo Ceccarelli, il Polittico della Madonna col Bambino e santi. La sala 6 è dedicata ai seguaci di Simone dopo la peste del 1348: Luca di Tommè (Polittico della Madonna in trono col Bambino e santi), Niccolò di ser Sozzo (co-autore del polittico precedente) e Bartolo di Fredi (Adorazione dei Magi con una fiabesca veduta di Siena)[4].

La grande sala 7 chiude la rassegna dei capiscuola senesi del Trecento con i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti e i loro seguaci. Al primo spetta la Pala del Carmine (1327-1329) di Pietro Lorenzetti, uno dei capolavori assoluti del Trecento senese, il Trittico dei santi Bartolomeo, Cecilia e Giovanni Battista, il Polittico di San Giusto e la tavoletta della Crocifissione; più rovinato il Crocifisso e di attribuzione incerta l'Allegoria della Redenzione. Ad Ambrogio il giovanile Trittico della Madonna col Bambino tra le sante Maria Maddalena e Dorotea, la Madonna col Bambino, la Piccola Maestà e l'Annunciazione dal palazzo Pubblico (1348), sua ultima opera conosciuta, dipinta probabilmente poco prima della morte durante la pestilenza[5]. La sala è completata da esempi di pittori che fecero rinascere la tradizione pittorica locale dopo la scomparsa della generazione del primo Trecento: Paolo di Giovanni Fei (Natività della Vergine) e Bartolomeo Bulgarini (Assunta, Madonna in trono col Bambino e angeli, Trittico della Crocifissione)[5].

Le sale 8 e 9 mostrano gli ultimi trecentisti alle soglie anche del XV secolo, tra cui spicca Andrea Vanni (Crocifissione, Stendardo della Madonna col Bambino e in trono e fedeli). La sala 11 è dedicata a Taddeo di Bartolo (Crocifisso del 1420, Annunciazione forse da legare ai tre scomparti di predella con Adorazione dei Magi, Adorazione dei pastori, Martirio dei santi Cosma e Damiano) e ad Andrea di Bartolo (Madonna in trono tra i santi Filippo e Jacopo, Trittichetto della Natività di Gesù e santi)[5].

Il resto del piano è dedicato all'arte senese del Quattrocento. Nelle sale 12-13 si incontrano i capiscuola Giovanni di Paolo (Crocifissione, Pala di Staggia, Polittico di San Nicola, Piccola Maestà, San Girolamo nello studio, Madonna dell'Umiltà, due Presentazioni al Tempio, Polittico di San Galgano, Giudizio Universale) e Sassetta (scomparti della Pala dell'Arte della Lana, Madonna col Bambino e due angeli reggicorona), testimoni di un periodo, il Rinascimento senese, oggetto di una riscoperta relativamente recente. Di attribuzione incerta, già riferiti ad Ambrogio Lorenzetti ma oggi ritenuti opera del primo Quattrocento vicina al Sassetta, sono i due frammenti di alta qualità con una Città sul mare e un Castello in riva a un lago[6].

Il Rinascimento maturo si trova nelle sale 14-15 con opere di Francesco di Giorgio (Maria annunciata, Annunciazione, Natività coi santi Bernardo e Tommaso d'Aquino - 1475), Matteo di Giovanni (Madonna col Bambino e angeli) e Neroccio di Bartolomeo (Trittico della Madonna col Bambino tra i santi Michele e Bernardino). Nella sala 15 Adorazione dei pastori di Andrea di Niccolò e un fronte di cassone con Trionfo di David di Girolamo di Benvenuto[6]. Un corridoio stretto ospita due predelle del Maestro dell'Osservanza e porta alle sale 16 e 17, quasi interamente dedicate al prolifico Sano di Pietro. Tra le opere di vaste dimensioni il Polittico dei Gesuati e il Polittico dei santi Cosma e Damiano, tra quelle piccole l'Annuncio ai pastori e l'Apparizione della Madonna a Callisto[7].

Nella loggia attigua (sala 18) fa bella mostra di sé la Madonna dell'Umiltà di Domenico di Bartolo (1433). La sala 19 offre un compendio di artisti senesi del pieno Quattrocento, come il Vecchietta ("Arliquiera" dall'ospedale di Santa Maria della Scala e modello per l'altare maggiore del Duomo di Siena in tela), Francesco di Giorgio (Incoronazione della Vergine), Benvenuto di Giovanni (Ascensione di Cristo) e Girolamo di Benvenuto (Pala della Madonna della Neve)[7].

Primo piano[modifica | modifica wikitesto]

Al piano inferiore si ammirano opere del Cinque e Seicento senese. La grande sala 23 mostra le esperienze anteriori all'influenza del Beccafumi, con lavori di Pietro di Francesco Orioli (Ascensione di Cristo, Visitazione e santi, Madonna in trono tra i santi Onofrio e Nartolomeo), Bernardino Fungai (Assunzione della Vergine), Giacomo Pacchiarotti (Adorazione dei pastori), Girolamo Genga (affreschi dal palazzo del Magnifico Pandolfo Petrucci, Fuga di Enea da Troia e Riscatto dei prigionieri e ro cornici intagliate di Andrea Barili)[8].

Le sale 27-30 sono dedicate al Sodoma (Giuditta, Natività, Cristo alla colonna e Deposizione) e al Beccafumi (Trittico della Trinità, Santa Caterina da Siena riceve le stimmate tra i santi Benedetto e Girolamo, Natività della Vergine). Tra i collaboratori e seguaci di Beccafumi il Brescianino (Pala di Monteoliveto, Carità, Speranza e Fortezza), Marco Pino (Sacra Famiglia), Giorgio di Giovanni (Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria). Nella sala 30 si trovano i cartoni di Beccafumi per il pavimento del Duomo di Siena. La sala 31 completa il quadro del Cinquecento senese con esempi di Girolamo del Pacchia (Visitazione), la 32 è ancora dedicata al Sodoma e la 37 conclude il percorso del Beccafumi con la Caduta degli angeli ribelli e la Discesa di Cristo al Limbo, accostate alla scultura coeva del Cristo risorto del Marrina, che fu allievo di Beccafumi[8].

La sala 25, dedicata al Seicento senese, opere di Rutilio Manetti (Miracolo di sant'Eligio), Francesco Vanni (Autoritratto, Immacolata concezione), Andrea Casolari (Matrimonio mistico delle sante Caterina da Siena e d'Alessandria) e Vincenzo Rustici (Pietà)[8]. La 26 è una loggia con vista della città, in cui sono stati collocati frammenti scultorei tre-quattrocenteschi già nel cortile, tra cui i Profeti di Agostino di Giovanni, i Miracoli del beato Giovacchino Piccolomini di anonimo, il Cristo in mandorla da San Galgano di Giovanni di Agostino[9]. Nel corridoio affacciato sul cortile un Ritratto di Elisabetta I d'Inghilterra col setaccio della vestale Tuccia, capolavoro di Quinten Messys il Giovane. Le sale 33-36 sono dedicate alle esposizioni temporanee[9].

Collezione Spannocchi[modifica | modifica wikitesto]

Al terzo piano, la collezione Spannocchi-Piccolomini è esposta pressoché per intero, se si escludono i cartoni di Beccafumi al primo piano e due opere di Albrecht Altdorfer destinate controversamente agli Uffizi (Congedo e Martirio di san Floriano). Vi figurano un San Girolamo di Albrecht Dürer, una Natività di Lorenzo Lotto, una piccola Torre di Babele di scuola fiamminga del XVI secolo, un'Annunciazione di Paris Bordon, quattro copie su rame dei Trionfi di Cesare del Mantegna, una Battaglia di Pieter Snayers, un San Girolamo nello studio di Hendrik van Steenwijck, l'autoritratto di Sofonisba Anguissola che si immagina ritratta da Bernardino Campi, un Ritratto di giovane del Moroni, una Madonna col Bambino e due devoti del Romanino, un San Francesco di Bernardo Strozzi, una Santa Caterina del Sodoma, due Putti reggistemma di Bartolomeo di David, il Ratto di Europa del Padovanino[9].

Lungo la scalinata la serie dell'Alba, il Giorno, il Tramonto e la Notte di Johann König[9].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Beccafumi
Dietisalvi di Speme
Duccio di Buoninsegna
Giovanni di Paolo
Guido da Siena
Ambrogio Lorenzetti
Pietro Lorenzetti
Simone Martini
Maestro di Tressa
Michelino da Besozzo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauro Civai, Enrico Toti, 2004, p. 103
  2. ^ Touring. cit., p. 539.
  3. ^ a b Touring. cit., p. 540.
  4. ^ Touring. cit., p. 541.
  5. ^ a b c Touring. cit., p. 542.
  6. ^ a b Touring. cit., p. 543.
  7. ^ a b Touring. cit., p. 544.
  8. ^ a b c Touring. cit., p. 545.
  9. ^ a b c d Touring. cit., p. 546.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Civai, Enrico Toti, Siena cuore medievale d'Europa. Il sogno gotico, Siena, Alsaba Edizioni, 2004 ISBN 88-85331-08-4
  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003, p. 536.

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