Olocausto (miniserie televisiva)

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Olocausto
Holocaust serie TV.png
La scena della sinagoga data alle fiamme
Titolo originale Holocaust
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1978
Formato miniserie TV
Genere drammatico, storico
Puntate 4
Durata 475 min
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 4:3
Colore colore
Audio mono
Crediti
Regia Marvin J. Chomsky
Soggetto Gerald Green
Sceneggiatura Gerald Green
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi

Doppiaggio originale (1979):

Ridoppiaggio (1986):

Fotografia Brian West
Montaggio Robert M. Reitano, Stephen A. Rotter, Alan Heim, Craig McKay, Brian Smedley-Aston
Musiche Morton Gould
Scenografia Wilfred Shingleton, Theodor Harisch
Costumi Edith Almoslino, Peggy Farrell
Produttore Robert Berger
Produttore esecutivo Herbert Brodkin
Casa di produzione Titus Productions, NBC
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 16 aprile 1978
Al 19 aprile 1978
Rete televisiva NBC
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 20 maggio 1979
Al 19 giugno 1979
Rete televisiva Rai 1
Premi

Olocausto (Holocaust) è una miniserie televisiva statunitense del 1978 diretta da Marvin J. Chomsky che racconta l'olocausto attraverso il vissuto di due famiglie tedesche, una ebrea, i Weiss, ed una, i Dorf, il cui padre di famiglia, spinto dalla disoccupazione, si arruola nelle SS fino a diventare uno spietato criminale di guerra al fianco di Hitler. L'argomento era un'occasione per rappresentare sullo schermo l'atrocità e la follia dei crimini nazisti contro gli ebrei, trattando direttamente argomenti come la creazione dei ghetti e l'uso delle camere a gas.

Lo sceneggiato all'uscita fece il giro del mondo, innescando una serie di dibattiti sull'argomento, in un periodo in cui non veniva trattato apertamente dall'opinione pubblica. La sua proiezione in Germania fornì l'occasione per una revisione delle posizioni sulle responsabilità del popolo tedesco.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Berlino, 1935. La famiglia Weiss vive una vita serena ed agiata: il padre Josef è un affermato chirurgo mentre il figlio Karl, un giovane pittore, è appena convolato a nozze con Inga, una ragazza cattolica che assiste la moglie di Erik Dorf, un avvocato disoccupato che, conoscendo il capo della Gestapo Reinhard Heydrich, viene convinto ad entrare come ufficiale nelle SS come suo attendente. Le leggi razziali e le mire espansionistiche di Adolf Hitler fanno tuttavia precipitare la Germania dapprima in una limitazione dei diritti civili agli Ebrei, quindi in una serie di violenze nei loro confronti, culminando nella notte dei cristalli, e successivamente, dopo l'Anschluss e l'occupazione della Cecoslovacchia, nell'eliminazione sistematica.

Il conflitto devasta il destino delle due famiglie. Karl Weiss viene imprigionato nel campo di concentramento di Buchenwald con l'accusa di "spionaggio", subendo numerose torture. Suo fratello Rudi fugge da Berlino riparandosi in Cecoslovacchia, e poi tra i partigiani sovietici dopo l'invasione nazista del suolo russo nella famigerata operazione Barbarossa. La figlia minore dei Weiss, caduta in stato catatonico a seguito di uno stupro, è tra le prime vittime della camera a gas, applicata inizialmente sui disabili. Stessa sorte per i suoi genitori, suo padre Josef, ormai malato ed inabile al lavoro, nel campo di concentramento di Auschwitz e sua madre Berta; suo zio Moses muore durante la rivolta del ghetto di Varsavia e Karl di stenti poco prima dell'evacuazione del campo.

Erik Dorf diviene un freddo burocrate della morte, attraversando costantemente presente tutte le fasi dello sterminio, dal massacro di Babij Jar, alla conferenza di Wannsee, fino all'attuazione della soluzione finale, venendo infine arrestato alla fine della guerra dagli Alleati. Scoperta la sua complicità ai crimini nazisti, muore suicida ingerende del cianuro. Suo fratello Kurt, ex militante socialista, tiene un duro discorso ai nipoti orfani comunque leali all'ideologia paterna. Rudi, ormai solo, noto per il suo eroismo anti nazista, si arruola in un'organizzazione sionista per la costituzione delle forze armate del nascente stato israeliano e, alla fine della guerra, ritrova Inga, che cresce da sola loro figlio.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Trasmessa negli Stati Uniti dal 16 al 19 aprile 1978 sulla rete NBC in 4 puntate da 120 minuti, in Italia la miniserie è andata in onda dal 20 maggio al 19 giugno 1979 in prima serata su Rai 1, divisa in 8 puntate da 60 minuti.[1][2][3][4][5]

Successivamente è stata replicata da Mediaset dal 4 al 25 maggio 1986 ogni domenica in prima serata su Canale 5, divisa nelle 4 puntate originali e con un nuovo doppiaggio realizzato a Milano.[6][7][8] La stessa versione è stata pubblicata nello stesso anno dalla Deltavideo in un cofanetto di 3 VHS.

Nel 2010 Dall'Angelo Pictures ha distribuito la miniserie integrale in un cofanetto da 3 DVD,[9] usando il doppiaggio originale della versione Rai. Come nell'edizione statunitense, il girato è stato tuttavia accorciato di 30 minuti e portato alla durata totale di 445 minuti.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'apprezzato successo, la miniserie venne anche criticata. Famoso l'intervento del regista e giornalista Claude Lanzmann, che dalle pagine de Les Temps Modernes accusò Olocausto di rappresentare la Shoah adottando gli schemi classici del dramma americano, volti a creare partecipazione emotiva nello spettatore, e quindi non adatti in quanto a rischio di appiattire e sminuire l'enormità del dramma dello sterminio degli ebrei, giudicata irrappresentabile.

Nonostante le isolate critiche, la miniserie ha sicuramente il merito di aver avvicinato l'opinione pubblica al tema della Shoah.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Olocausto" di Gerald Green, La Stampa, 3 maggio 1979. URL consultato il 23 settembre 2014.
  2. ^ "I tedeschi di Torino hanno presentato l'anteprima di 'Olocausto'", La Stampa, 16 maggio 1979. URL consultato il 23 settembre 2014.
  3. ^ "E adesso anche gli italiani sono di fronte all'Olocausto", La Stampa, 20 maggio 1979. URL consultato il 23 settembre 2014.
  4. ^ TV Radiocorriere 21 - Domenica 20 maggio 1979, TV Radiocorriere, 1979. URL consultato il 23 settembre 2014.
  5. ^ TV Radiocorriere 25 - Martedì 19 giugno 1979, TV Radiocorriere, 1979. URL consultato il 23 settembre 2014.
  6. ^ "Su Canale 5 torna 'Olocausto'", La Stampa, 4 maggio 1986. URL consultato il 23 settembre 2014.
  7. ^ TV Radiocorriere 18 - Domenica 4 maggio 1986, TV Radiocorriere, 1986. URL consultato il 23 settembre 2014.
  8. ^ TV Radiocorriere 21 - Domenica 25 maggio 1986, TV Radiocorriere, 1986. URL consultato il 23 settembre 2014.
  9. ^ Dall'Angelo Pictures - Olocausto, Dall'Angelo Pictures, 2010. URL consultato il 23 settembre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]