Lariosaurus

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Lariosaurus
Stato di conservazione: Fossile
Lariosaurus BW.jpg
Ricostruzione di Lariosaurus balsami
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Superordine Sauropterygia
Ordine Nothosauria
Famiglia Nothosauridae
Genere Lariosaurus

Il lariosauro (gen. Lariosaurus) è un rettile acquatico estinto appartenente ai notosauri, vissuto nel Triassico medio (Ladinico, circa 237-235 milioni di anni fa). I suoi resti fossili sono stati ritrovati in Europa (Italia, Svizzera, Spagna, Francia) e in Asia (Israele e Cina).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Questo animale è noto per numerosi esemplari, provenienti per lo più dal Nord Italia. In media gli esemplari adulti di Lariosaurus avevano una lunghezza compresa tra 60 centimetri e 1,30 metri; ciò li rende tra i più piccoli notosauri conosciuti. Il collo di Lariosaurus era relativamente corto se rapportato a quello di altri notosauri (come Ceresiosaurus), e anche le zampe erano piuttosto piccole. Una caratteristica di Lariosaurus era data dalle zampe anteriori, in cui l'omero era arcuato e molto massiccio, mentre l'ulna era allargata e piatta; tra le ossa dell'avambraccio, inoltre, è generalmente presente un largo spazio. Si suppone che le zampe anteriori si fossero trasformate in strutture simili a pinne, mentre quelle posteriori avessero conservato l'originale struttura con cinque dita (forse palmate).

Fossile di Lariosaurus lavizzarii

Il cranio era appiattito come quello di tutti i notosauri, anche se non in misura estrema come in Nothosaurus; lunghi denti anteriori si intersecavano fra loro quando le fauci erano chiuse, mentre i denti della parte posteriore di mascella e mandibola erano più piccoli. Le costole presentano alcune parti ispessite, così come alcune vertebre e la clavicola. Le costole ventrali (gastralia) sono strettamente compresse fra loro e fromavano una sorta di armatura protettiva.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Il primo esemplare noto di Lariosaurus venne alla luce nel 1830 a Perledo, una località presso il lago di Como, conosciuto anche con il nome di Lario. I reperti vennero studiati e descritti da Giuseppe Balsamo Crivelli sulla rivista Il Politecnico di Milano nel 1839. Balsamo Crivelli, in attesa che fosse confermato che si trattava di un animale mai descritto in precedenza, preferì non attribuirgli un nome. Solo nel 1847, appurato che si trattava di una nuova specie (e di un nuovo genere), Giulio Curioni gli attribuì il nome di Lariosaurus balsami.

Un altro fossile ritrovato appartenente alla stessa specie venne impropriamente chiamato Macromirosaurus plinii. L'esemplare meglio conservato è esposto nel museo botanico di Monaco di Baviera. Altri esemplari sono conservati al servizio geologico di Roma e due sono esposti al Museo di Storia Naturale di Lecco. L'individuo più lungo misura 130 cm.

Cranio di Lariosaurus balsami

Al genere Lariosaurus sono stati in seguito attribuite altre specie: L. buzzii (a volte ascritta a un genere a sé stante, Silvestrosaurus), L. lavizzarii (a volte considerata un esemplare di L. balsami) e L. valceresii provengono dalla formazione di Monte San Giorgio tra Italia e Svizzera, L. curionii è stato ritrovato sui Pirenei, L. stensioei in Israele. Altre specie sono state descritte in Cina (L. xingyensis e L. hongguoensis) ma, almeno per quanto riguarda la prima delle due, sussistono dubbi sull'effettiva appartenenza al genere Lariosaurus (Quesada e Gonzalez, 2005). Secondo Olivier Rieppel anche il rettile descritto come Ceresiosaurus calcagnii sarebbe in realtà da attribuire al genere Lariosaurus[1], ma numerosi altri paleontologi dissentono da questa interpretazione. Lariosaurus è considerato un tipico rappresentante dei notosauri, benché di dimensioni ridotte e sprovvisto delle caratteristiche craniche "estreme" di Nothosaurus.

Fossile di Lariosaurus valceresii

Paleobiologia[modifica | modifica sorgente]

Lariosaurus era un predatore acquatico che si muoveva nuotando grazie alle "pinne" anteriori potenti, e aiutandosi con la lunga coda. Il cranio, con i lunghi denti anteriori, è conformato per intrappolare piccoli pesci e altre prede scivolose come i cefalopodi, ma alcuni resti fossili di Lariosaurus contengono al loro interno anche piccoli esemplari di rettili placodonti del genere Cyamodus (Tschanz, 1989) e pachipleurosauri. La scoperta di probabili embrioni forse appartenenti a Lariosaurus (Renesto et al., 2003) potrebbe indicare l'ovoviviparità di questi animali, e quindi uno stile di vita completamente acquatico.

Il lariosauro e il "mostro" del Lario[modifica | modifica sorgente]

Il nome lariosauro è spesso usato, impropriamente, anche per indicare il presunto mostro del lago di Como.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Olivier Rieppel, The status of the sauropterygian reptile genera Ceresiosaurus, Lariosaurus, and Silvestrosaurus from the Middle Triassic of Europe, "Fieldiana. Geology", ns, n.38, 1998, pp.1-46. [1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. A. Boulenger. 1891. "Eupodosaurus longobardicus". Annals and Magazine of Natural History, Series 6 8:407
  • J. L. Sanz. 1976. Lariosaurus balsami (Sauropterygia, Reptilia) de Estada (Huesca) [Lariosaurus balsami (Sauropterygia, Reptilia) from Estada (Huesca)]. Estudios Geológicos 32(6):547-567
  • L. Via Boada, J. F. Villalta, and M. Esteban Cerda. 1977. Paleontologia y paleoecolgia de los yacimientos fosiliferos del Muschelkalk superior entre Alcover y Mont-Ral (Montañas de Prades, Provincia de Tarragona). 4:247-256
  • A. Toroni. 1979. Les reptiles du Trias moyen du Monte San Giorgio, Tessin [The reptiles from the Middle Triassic of Monte San Giorgio, Tessino]. Bulletin der Vereinigung Schweiz. Petroleum Geologen und Ingenieure 45(109):17-34
  • Mazin, J. M., 1985, A specimen of Lariosaurus balsami CURIONI 1847, from the Eastern Pyrenees (France): Paleontographica Abt. 189, p. 159-169.
  • Kuhn-Schnyder E., 1987: Die Triasfauna der Tessiner Kalkalpen. XXVI. Lariosaurus lavizzarii n. sp. (Reptilia, Sauropterygia). Abh. Schweiz. Palaeont. Ges. 110,1-24
  • Tschanz K. (1989) Lariosaurus buzzii n.sp. from the Middle Triassic of Monte San Giorgio (Switzerland) with comments on the classification of nothosaurs. Palaeontographica A 208: 153-179.
  • A. Tintori & S. Renesto, 1990. A new Lariosaurus from the Kalkschieferzone (Uppermost Ladinian) of Valceresio (Varese-N.Italy). Bollettino Societa' Paleontologica Italiana, v.29/3, pp.11, 2 pl., 7 fig., Modena.
  • Renesto S. 1993 A juvenile Lariosaurus (Reptilia, Sauropterigia) from the Kalkschieferzone (Uppermost Ladinian) near Viggiù (Varese, Northern Italy). Rivista Italiana Paleontologia Stratigrafia, 99(2): 199-212, Milano.
  • O. Rieppel, 1998. The status of the sauropterygian reptile genera Ceresiosaurus, Lariosaurus, and Silvestrosaurus from the Middle Triassic of Europe, "Fieldiana. Geology", ns, n.38, pp.1-46.
  • Rieppel, O. (2000). Middle Triassic marine vertebrates from the northern Gondwanan shelf. Zbl. Geol. Paläont., 9-10: 1269-1284.
  • J.-L. Li, J. Liu, and O. Rieppel. 2002. A new species of Lariosaurus (Sauropterygia: Nothosauridae) from Triassic of Guizhou, southwest China. Vertebrata PalAsiatica 40(2):122-126
  • Renesto S. Lombardo C. Tintori A. and G. Danini (2003) Nothosaurid embryos from the Middle Triassic of Northern Italy, an insight on the viviparity of nothosaurs?. Journal of Vertebrate Paleontology 23(4): 957-960.
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  • Renesto S., Pareo M. & Lombardo C. (2004) A new specimen of the sauropterygian reptile Lariosaurus from the Kalkschieferzone (uppermost Ladinian) of Valceresio (Varese, N.Italy). N.Jb.Palaeont.Mh. 2004 (6): 351-369.
  • J. M. Quesada, S. Aguera González (2005). Descripción del primer ejemplar de Ceresiosaurus (Reptilia: Sauropterygia), hallado en la Península Ibérica en el Ladiniense (Triásico medio) de Mont-ral-Alcover (Tarragona). Estudios Geológicos, Vol 61, No 3-6 (2005) doi:10.3989/egeol.05613-667
  • Jiang, D.-Y., M. W. Maisch, Z.-Y. Sun, Y.-L. Sun, and W.-C. Hao. 2006c. A new species of Lariosaurus (Reptilia, Sauropterygia) from the middle Anisian (Middle Triassic) of Guizhou, southwestern China. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie, Abhandlungen 242:19–42.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]