Circuito di Sebring

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Sebring International Raceway
Tracciato di Sebring International Raceway
Ubicazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Località Sebring
Dati generali
Inaugurazione 1950
Lunghezza 5950 m
Curve 17
Due configurazioni differenti
Categorie
ALMS
12 Ore di Sebring
Formula 1

Il circuito di Sebring è un tracciato per competizioni automobilistiche situato a Sebring (Florida). Il circuito occupa una parte dell'aeroporto Hendricks Field che attualmente viene utilizzato dall'aviazione commerciale e generale ma che durante la seconda guerra mondiale fungeva da base per l'addestramento dei piloti dei B-17.

Su questo circuito si svolge la famosa 12 Ore di Sebring, una delle gare classiche di questo sport.

Il tracciato[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica del tracciato, derivante dalla condivisione di parte della superficie con l'aeroporto, sono dei tratti realizzati in cemento con numerose giunture. Il passaggio da una sezione all'altra è piuttosto duro e provoca lo sfregamento del fondo della vettura, evidenziato da numerose scintille, con la pista. Questo, insieme alla leggera inclinazione della superficie stradale, rende la pista soprattutto con la pioggia una vera sfida per i piloti.

In origine (nel 1950) la sua lunghezza era di 5,3 km (3,5 miglia)[1] e questo primo tracciato, dopo aver percorso gli ampi piazzali che occupano la parte centrale del sedime aeroportuale, toccava la testata della Pista 14 e impegnava la pista principale dell'aeroporto (la 18, denominata The Straight) e in seguito la pista secondaria 27 (chiamata Back Straight), per riportarsi sul rettilineo del traguardo attraverso la lunga curva a 180 gradi denominata Sunset Curve.

Già nel 1952 la pista fu estesa 8,4 km (5,2 miglia)[1] per la prima 12 Ore: furono ridisegnate la prima curva e il tratto centrale, che ora deviava verso la parte occidentale del sedime percorrendo la lunghissima Big Bend fino al tornantino Hairpin nella zona dei magazzini, che costeggiavano il rettilineo Warehouse, per poi attraversare la esse Webster e reimmettersi nel precedente tracciato, sul rettilineo Green Park.

Nel 1967 il rettilineo Warehouse e la esse Webster furono abbandonati: la nuova versione prevedeva che subito dopo la Hairpin una chicane immettesse i concorrenti sul nuovo rettilineo Green Park, allungato di molto. La lunghezza totale rimase pressoché invariata[1].

Evoluzione del tracciato
Il tracciato della prima 12 Ore del 1952
Il tracciato modificato nel 1967, con l'anticipazione della curva Webster
Il tracciato attuale

Le esigenze contrastanti tra l'aeroporto e l'autodromo imposero una prima riduzione del tracciato nel 1983, quando fu eliminato il tratto finale del rettilineo Green Park, per liberare la testata della Pista 14, e i piloti svoltavano a destra all'altezza della vecchia Webster per attraversare i piazzali e immettersi sullo Straight a metà circa della sua lunghezza. Tale versione del tracciato era lunga 7,6 km (4,75 miglia)[1].

Ma tale intervento non era che il preludio alla completa rivisitazione del tracciato avvenuta quattro anni dopo per separare le attività dei due impianti, confinando l'autodromo nella parte occidentale del sedime: la velocissima sezione First Bend - Second Bend - Tower Turn fu eliminata in favore di una secca curva a sinistra che con un breve rettilineo portava a un tornante a sinistra che immetteva nella Big Bend. Anche lo Straight fu abbandonato in favore di un serpeggiante allungo posto più a ovest, che partiva dalla Webster, percorreva la nuova Tower (ora una curva a 45 gradi), passava sul retro degli hangar centrali e a ridosso della nuova First Bend e si innestava poi lungo il Back Straight, riducendolo. Infine anche la Sunset Bend fu trasformata da tornante a doppia curva, di cui la prima molto stretta. La lunghezza totale fu quindi ridotta a 6,1 km (4,1 miglia)[1].

Nel 1990, dopo la 12 Ore svoltasi sulla precedente configurazione, il circuito si presentava ancora più corto, con l'eliminazione della Webster e il tracciato che a metà del rettilineo Green Park svoltava a destra con la curva Cunningham (90 gradi), percorreva la Collier e raggiungeva direttamente la Tower, ora a 90 gradi. Anche il tornante a sinistra che immetteva nella Big Bend faceva spazio a una nuova serie di curve. Lunghezza del tracciato 5,95 km (3,7 miglia)[1].

Nel 1997 fu modificato l'ingresso al Back Straight stringendo la curva e nel 1999 furono modificate la Sunset (allargata) e lo Hairpin (anticipato e sostituito da una "serpentina")[2].

Il circuito attuale ha perso parte del suo carattere di tracciato "aeroportuale" in quanto gran parte del percorso somiglia agli altri circuiti permanenti ed è caratterizzato da 17 curve intervallate a lunghi rettilinei. Tra le curve si distinguono alcune curve lente molto tecniche e delle curve molto veloci. A questi punti sono stati dati nomi di piloti o di team. La lunghezza della pista è di 6 km (3,7 miglia)[1].

C. Hassan su Bandini-Crosley durante la 12 ore di Sebring nel 1952

Gare[modifica | modifica sorgente]

La prima gara venne svolta nel 1950 e fu dovuta all'idea di Alec Ulman, insieme alla moglie Mary e al colonnello C.D. Richardson, loro socio. La gara era nello stile della 24 Ore di Le Mans e venne effettuata il 30 dicembre dello stesso anno. Furono tredici le vettura che presero parte a questa competizione.

La prima vera 12 Ore avvenne il 15 marzo 1952 e l'anno successivo la gara venne inserita nel calendario della FIA come prima gara del campionato mondiale per vetture sport. Nel 1959 venne svolta a Sebring una gara di Formula 1, vinta da Bruce McLaren, che rimase l'unica disputata su questo circuito.

Nel 1972 la gara perse l'ufficialità della Federazione. In quegli anni stava però emergendo la IMSA (International Motor Sport Association) che incluse la 12 ore nel suo calendario. a fine anni novanta la 12 ore di Sebring è entrata a far parte del calendiario del campionato ALMS.

Attualmente il circuito è di proprietà della Panoz Motorsport.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Databese circuiti gdecarli.it. URL consultato il 18-01-2010.
  2. ^ Database Racingcircuits.net. URL consultato il 18-01-2010.

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