Via Æmilia Scauri

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tracciato presunto della via Æmilia Scauri (in rosso) nella Roma antica (109 a.C.). La linea tratteggiata rappresenta un percorso costiero alternativo secondo alcuni autori. In viola l'estensione da Luni (Portus Lunae) a Lucca (Luca) realizzata da Giulio Cesare (56 a.C.)

La Via Æmilia Scauri è una strada romana fatta costruire dal censore Marco Emilio Scauro nel 109 a.C.

Secondo la testimonianza del geografo Strabone, la via raggiungeva Vada Sabatia l'odierna Vado Ligure, presso Savona, partendo da Luna (Luni): essa non costituiva la prosecuzione della Via Aurelia, che si fermava a Pisa, ma integrava i collegamenti viari terrestri tra Roma e le Gallie verso la Liguria di levante e di ponente. La Via Aurelia, all'epoca, terminava a Pisa, dopo essere stata prolungata da Vada Volaterrana (punto d'arrivo della strada costruita nel 239 a.C. dal censore Aurelio Cotta); cosicché per proseguire da Pisa verso la Liguria, cioè verso le basi marittime di Luni, Genova e Marsiglia i romani erano costretti ad "andar per mare" con la tecnica detta del "piccolo cabotaggio" (cioè lungo costa a portata di eventuali approdi visibili)o deviare per la via Clodia lungo il Forum Clodii cioè lungo il vecchio percorso del Serchio nel mezzo della Garfagnana.

L'ipotesi del percorso appenninico[modifica | modifica sorgente]

Per collegare Roma a Genova o Marsiglia (l'antica Massalia), i Romani passavano via terra da Pisa e Lucca verso Piacenza, poi verso le valli Piemontesi, di qui, riattraversando l'Appennino Ligure, sfociavano alternativamente o a Genova o a Vada Sabatia (Vado Ligure). La Via Æmilia Scauri risponde all'esigenza dei Romani di stabilizzare i collegamenti con la base-colonia di Luni e di qui (usando toponimi attuali) con Piacenza, Tortona, Vado Ligure ed infine Marsiglia. Il collegamento diretto lungo costa tra Pisa e Luni era reso impossibile da due fattori fondamentali: la presenza delle paludi versiliesi, anticamente dette Fossae Papirianae[1], lungo la costa marittima e la presenza degli scomodi Apuani (più noti a quel tempo come Sengauni o Liguri Montani) sui crinali di monti circostanti (Alpi Apuane)

Lungo la costa Tirrenica, da Roma verso Nord, la via Aurelia di quel tempo (siamo nel II secolo a.C.) si interrompeva a Pisa di fronte alla attuale Chiesa di Santa Cristina, cosicché per proseguire ulteriormente verso Nord si doveva attuare una pesante deviazione da Pisa attraverso Corliano, Rigoli e Ripafratta (Acquae Pisanae) verso Lucca e poi verso la Val del Serchio (Auser) in Garfagnana cioè in quella zona che era denominata Forum Clodii, fino a Minucciano.

Dal Forum Clodii si proseguiva verso l'attuale Parma (attraversando il valico della Cisa), riprendendo poi il percorso verso Piacenza. Per recarsi a Luni dunque occorreva percorrere il Forum Clodii fino all'attuale Minucciano (toponimo derivato probabilmente dal nome del console Quinto Minucio Termo - 193 a.C.) lungo l'Auser, poi fino a Gorfigliano e quindi ridiscendere (lungo la Val Aulella) verso l'attuale Aulla, fino al mare. Da Luni era stato tracciato un collegamento con quella che i Romani definivano a loro modo "la zona dei frigoriferi" per la conservazione delle derrate alimentari, meglio nota come Tabernae Frigidae, oggi Massa.

Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV ; Rappresentazione delle zone Apuane con indicate le colonie di Pisa, Lucca, Luni ed il nome "Sengauni" ; il tratto Pisa Luni non è ancora collegato

La Via Æmilia Scauri venne tracciata per collegare Luni a Vada Sabatia (Vado Ligure) salendo verso Piacenza (sovrapponendosi quindi per un piccolo tratto alla Via Æmilia Lepidi) per dirigersi poi verso Derthona (Tortona) (sovrapponendosi in questo caso alla Via Postumia) ed infine scendendo verso Vada Sabatia. Notizie dettagliate in merito ci provengono dallo studioso Nino Lamboglia che tratta l'argomento con maggior dovizia di particolari. Aggiungiamo che, secondo l'ipotesi dello storico geografo Strabone (base di studio del Lamboglia), la via, da Luni, si sarebbe portata attraverso l'Appennino a Tortona e da lì avrebbe raggiunto Vada Sabatia evitando l'impervio percorso costiero, attraversando prima (alla partenza) l'Appennino sul passo della Cisa e riattraversandolo (all'arrivo) dopo Tortona al Passo di Cadibona.

L'ipotesi del percorso costiero[modifica | modifica sorgente]

Il tracciato viario da Luni a Vada Sabatia è scarsamente riconoscibile. Dalla parte di Luni, però, sembra di poter identificare la Via Æmilia Scauri con l'attuale tracciato della Via della Cisa. Alcuni ricercatori meno accreditati del meticoloso Nino Lamboglia, hanno ipotizzato che taluni sentieri e mulattiere preesistenti in val di Vara e fino al passo del Bracco (forse l'antica Boron) probabilmente usati dagli antichi Tigulli fossero tratti della Via Æmilia Scauri che ipoteticamente penetrava nell'entroterra, toccando Ad Monilia, l'odierna Moneglia; oltre Segesta Tigulliorum, oggi Sestri Levante, la strada proseguiva in prossimità della linea di costa salvo nei tratti in cui la particolare morfologia della costa ligure non consentiva alternative, ad esempio in corrispondenza del promontorio di Portofino.
Nell'ipotesi del percorso costiero, la strada che collega Vada Sabatia a Derthona (l'odierna Tortona) è considerata il prolungamento della Via Æmilia Scauri verso il versante padano.

Il collegamento tra Tortona e il mare[modifica | modifica sorgente]

La strada, partendo da Vada Sabatia risaliva la val Quazzola (dove si conservano i resti di diversi ponti in muratura, per tradizione originariamente 7, di cui 2 ancora in uso in località Volte ed in località Ricchini), oltrepassava lo spartiacque al colle di Cadibona, il più agevole valico dell'intera dorsale alpino-appenninica posto a soli m 456 di quota. Da qui seguiva l'asta della Bormida di Spigno, toccando i vici di Canalicum (forse presso Cairo Montenotte) e di Crixia (forse Spigno Monferrato, secondo altri presso Piana Crixia) fino ad Aquae Statiellae (Acqui Terme), da cui una diramazione si distaccava verso Alba Pompeia (Alba).
Da Acqui, infine, la strada raggiungeva Derthona (l'odierna Tortona). In quest'ultimo tratto, soprattutto tra Castelnuovo Bormida e Rivalta Scrivia, sono ancora visibili lunghi tratti del tracciato originario in buone condizioni.

Le epoche successive[modifica | modifica sorgente]

Come sopra menzionato, all'origine la via Aurelia si interrompeva a Pisa e riprendeva a Vado Ligure. Il tratto di Via Aurelia tra l'attuale Pisa e l'attuale Spezia, fu completato dopo che Giulio Cesare riuscì a tracciare una sorta di "scorciatoia" tra Lucca e Luni, facendo costruire intorno al 56 a.C. dal figlio del censore Marco Emilio Scauro (anch'egli di nome Marco Emilio Scauro), pretore e figlio del precedente e di Cecilia Metella Dalmatica quel collegamento che oggi è conosciuto come Via Sarzanese e che collega tuttora per via provinciale Lucca a Camaiore (Campus Major) e Massa, seguendo un percorso collinare.

Per tale ragione e per tale confusione di nomi il tratto di Aurelia tra Pisa e Massa Carrara fu chiamato anche Via Clodia e successivamente Via Scauri prima che definitivamente Via Aurelia.

In buona sostanza dobbiamo constatare che la Via Æmilia Scauri del 109 a.C. è una cosa, altra cosa è la scorciatoia Scauri (che il figlio costruì per Cesare sessant'anni dopo) attraverso Corliano, Rigoli e Ripafratta (San Giuliano Terme) verso Lucca, altra cosa ancora è la Via Clodia che attraversava la Garfagnana lungo la Valle del Serchio, già prima del 109 a.C.

Forse la confusione nacque poiché non si trattava di strade consolari (viae stratae) con misure e caratteristiche "standard", ma si trattava di strade costruite alla meglio in via provvisoria (viae terrenae o viae glareatae) e nel mezzo di numerosi ostacoli sia orografici (paludi e monti) sia bellici (Apuani residui e bellicosi pur dopo la deportazione del 180 a.C.)

Nel 13-12 a.C., i tratti lungo costa dei percorsi delle due Via Æmilia Scauri furono ricompresi nel tracciato della via Julia Augusta, che oggi da Roma a Ventimiglia viene definita in toto Via Aurelia[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vedi Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV
  2. ^ vedi anche Seme di Luna - Valter Bay ed. Luna editore La Spezia. In tale volume è riportato anche lo studio di Nino Lamboglia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]