Sacra di San Michele

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sacra di San Michele
Abbazia di San Michele della Chiusa
Sacra di San Michele07.jpg
La Sacra svettante tra le nubi che avvolgono il monte Pirchiriano[1]
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Sant'Ambrogio di Torino
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Susa
Stile architettonico architettura romanica e gotica
Inizio costruzione X-XI secolo
Completamento XIII secolo
Sito web

Coordinate: 45°05′53″N 7°20′37″E / 45.098056°N 7.343611°E45.098056; 7.343611

La Sacra di San Michele, come è comunemente chiamata l'Abbazia di San Michele della Chiusa, è un complesso architettonico arroccato sulla vetta del monte Pirchiriano, all'imbocco della val di Susa, nella Città metropolitana di Torino, in Piemonte. Situato nel territorio del comune di Sant'Ambrogio di Torino, poco sopra la borgata San Pietro, appartiene alla diocesi di Susa.

È il monumento simbolo del Piemonte[2][3] e una delle più eminenti architetture religiose di questo territorio alpino, transito per i pellegrini tra Italia e Francia. Ristrutturato, è stato affidato alla cura dei padri rosminiani[4].

Nel 2016 il museo del complesso monumentale abbaziale è stato visitato da oltre 100.000 persone.[5]

La Sacra di San Michele (TO) sul monte Pirchiriano; sullo sfondo le montagne della Val di Susa

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini (983-1050 d.C)[modifica | modifica wikitesto]

Lapide della tomba di Surio Clemente, figlio di Mogezio Surio e Orbia Vibia, e di sua moglie, Arelia Quarta
Rovine del cosiddetto Monastero Nuovo lato nord-ovest
Torre della Bell'Alda e rovine del Monastero Nuovo

Già in epoca romana fu qui presente un presidio militare, di vedetta presso la via Cozia verso le Gallie. A ricordo di questo passaggio, rimane una lapide, in memoria di una delle famiglie romane che vi abitarono nel I secolo, quella di Surio Clemente.
Il castrum romano fu poi utilizzato dai Longobardi, a guardia delle invasioni dei Franchi, nel contesto delle cosiddette chiuse longobarde, delle quali rimangono alcune vestigia nel sottostante paese di Chiusa di San Michele. Il culto micaelico presso i Longobardi era già diffuso all'epoca, e questo porta a supporre che la venerazione di San Michele Arcangelo fosse già presente in Val di Susa, a partire dal VI secolo circa[6][7], periodo in cui fu presumibilmente eretta proprio qui una chiesetta-cappella dedicata all'Arcangelo. L'Alto Medioevo infatti, vide la costruzione di numerosi edifici religiosi in Europa dedicati al Santo Arcangelo. La data di costruzione del complesso vero e proprio viene identificata tra il 983-987, anche se altri la identificano tra il 999 e 1002. Le fonti più certe parlano del tempo di san Giovanni Vincenzo, l'arcivescovo di Ravenna ritiratosi ad una vita eremitica presso queste zone, quindi tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo. Secondo una leggenda, l’ex arcivescovo ebbe la visione dello stesso Arcangelo Michele, che gli ordinò di erigere un santuario. Gli stessi angeli avrebbero infine consacrato la cappella, che di notte fu vista dalla popolazione come se fosse stata "avvolta" da un grande fuoco.
Le fasi iniziali della costruzione sono scarsamente descritte. I documenti più antichi risalgono ad un certo monaco Guglielmo, che visse proprio in quel cenobio e, intorno alla fine dell'XI secolo, scrisse il Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa. Egli citò la data di fondazione addirittura nel 966; tuttavia, lo stesso monaco, in un altro passo della sua opera, affermò che la costruzione iniziò sotto il pontificato di papa Silvestro II (999-1003).

Il Romanico[modifica | modifica wikitesto]

Accanto al sacello più antico, Giovanni Vincenzo ne fece realizzare un altro, oggi ambiente centrale dell'attuale cripta della Chiesa. Gli studiosi tendono ad attribuire questa parte a Giovanni Vincenzo in quanto le nicchie, gli archetti e le colonnine richiamano motivi analoghi all'architettura bizantina, all'epoca diffusasi nel Ravennate.
Proprio sul finire del X secolo, fondamentale fu l'intervento del nobile francese conte Hugon di Montboissier, detto "Ugone", allora governatore di Aurec-sur-Loire, nell'Alvernia e responsabile dell'Abbazia di Saint-Michael de Cuxa, a Codalet (Pirenei). In tal modo, il conte potè quindi riscattare i suoi peccati a fronte dell'indulgenza richiesta al nuovo Papa Silvestro II. Grazie ai suoi interventi, fu aggiunto un piccolo cenobio per pochi monaci e qualche pellegrino.
L'amministrazione fu data all'abate Adverto di Lezat (diocesi di Tolosa). Fu in questo periodo, tra il 1015 e il 1030, che, molto probabilmente, l'architetto Guglielmo da Volpiano disegnò il progetto della "nuova Chiesa", che verrà successivamente costruita sopra alla primitiva chiesetta.

Interno della Chiesa
Il ripido e severo Scalone dei Morti, costruito in pietra verde in mezzo alle rocce affioranti, conduce in alto all'ingresso della Chiesa

A metà del XI secolo, la struttura dell'abbazia fu quindi affidata ai Benedettini, che ne seppero sviluppare progressivamente il significato spirituale, dando asilo ai pellegrini e protezione alle popolazioni della zona. In questo periodo fu infatti costruito l'edificio della foresteria, staccato dal monastero, e in grado di accogliere i numerosi pellegrini che, percorrendo la via Francigena passante per il Moncenisio, vi salivano per trovare ristoro fisico e spirituale.

In basso a sinistra la foresteria, al centro il monastero e in alto la chiesa

L'ampliamento settentrionale (1099-1390)[modifica | modifica wikitesto]

La parte settentrionale del complesso, oggi in rovina, fu costruita nel XII secolo come "Nuovo monastero", per il quale furono aggiunte tutte le strutture per la vita di molte decine di monaci: celle, biblioteca, cucine, refettorio, officine.
Dalle basi di quello che, probabilmente era l'antico castrum di epoca romana, l'abate Ermengardo, che resse il monastero dal 1099 al 1131, fece realizzare questa opera ardita, partendo dall'impressionante di 6 metri basamento che, partendo dalla base a picco, raggiunge la vetta. Il basamento quindi, è sovrastato dalle absidi, che portano la cima della costruzione a sfiorare i 1.000 metri di altitudine rispetto ai 962 del monte Pirchiriano, la cui vetta costituisce una delle colonne portanti della chiesa, tuttora visibile grazie alla presenza di una targa: "culmine vertiginosamente santo", citazione del poeta rosminiano Clemente Rebora (XX secolo).
Il monastero subì un parziale decadimento nel 1629, a causa del passaggio delle truppe francesi del generale Nicolas de Catinat. Un successivo degrado avvenne durante l'Assedio di Torino del 1706.
Di questa parte infatti, rimangono oggi solo dei ruderi, affacciati verso la Val di Susa: si doveva trattare di un edificio di ben cinque piani, la cui imponenza è manifestata dai muraglioni, archi e pilastri, ad oggi ancora parzialmente visibili.

La torre della Bell'Alda[modifica | modifica wikitesto]

Sempre sul lato settentrionale, isolata dal resto del complesso, svetta la torre della "Bell'Alda", oggetto di una suggestiva leggenda: una fanciulla (probabilmente vissuta nel XIII - XIV secolo), la bell'Alda appunto, volendo sfuggire dalla cattura di alcuni soldati di ventura, si ritrovò sulla sommità della torre. Dopo aver pregato, disperata, preferì saltare nel precipizio sottostante, piuttosto che farsi prendere; le vennero in soccorso gli angeli e, miracolosamente, atterrò illesa. La leggenda vuole che, per dimostrare ai suoi compaesani quanto era successo, tentasse nuovamente il volo dalla torre, ma che per la vanità del gesto ne rimase invece uccisa.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Leggenda della Bell'Alda e Torre della Bell'Alda.
La Sacra di San Michele ammantata di neve.

La "nuova" chiesa (1110-1255)[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa attuale, detta anche "Nuova", è il risultato di più di un secolo di interventi. Partendo dai primitivi progetti di Guglielmo da Volpiano, l’effettivo inizio dei lavori è di difficile datazione, ma si suppone che il primitivo impianto, quello absidale, sia stato commissionato dall’abate Stefano all'inizio del XII secolo, con l'imponente basamento del 1110-1120. Si impone qui lo stile romanico di stampo normanno, senza alcuna finestra e sormontato da volte a crociera analoghe alle attuali.
Tra il 1120 e il 1130, vi lavorò lo scultore Niccolò, ma anche Pietro da Lione. Dal protiro, altissimo a più piani, si accede allo scalone dei Morti, così chiamato perché anticamente era fiancheggiato da tombe. Qui si trova la porta dello Zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali, che all'epoca erano un modo per rappresentare lo scorrere del tempo (quindi una sorta di memento mori). In questi rilievi, simili a quelli dei popoli fantastici nella porta dei Principi di Modena, si riscontrano influenze del linearismo della scuola scultorea di Tolosa.

La Porta dello Zodiaco, opera di maggior pregio artistico della Sacra (Niccolò, XII secolo). Situata al culmine dello Scalone dei Morti, dà l'accesso al piano di base della Chiesa

Sul finire del XII secolo poi, vi furono degli interventi in cosiddetto stile "romanico di transizione", di scuola lombardo-emiliana, caratterizzato dalla comparsa di finestre bifore, ed i cui lavori dovettero richiedere molto tempo, documentato nel passaggio che si trova all'interno delle campate tra il pilastro cilindrico e quello polistilo e nelle due successive arcate con pilastri a fascio ed archi acuti. Le volte originali crollarono nel XVI secolo, sostituite nella navata centrale da una pesante volta a botte, che esercitava una notevole spinta sui muri laterali, minacciandone la stabilità e creando pericolo di ribaltamento. Per far fronte a questa minaccia, durante i restauri di fine Ottocento, fu demolita la volta a botte, e sostituita con una triplice volta a crociera, completata nel 1937.

Il Gotico[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo intervento in periodo medioevale avvenne all'inizio fino a circa metà del XIII secolo (con la solenne consacrazione nel 1255), nel quale comparvero elementi in stile gotico francese, opera di artisti sconosciuti ma di chiara scuola piacentina, come, ad esempio, la decorazione del finestrone dell’abside centrale e le due finestre delle navate minori. Gli interventi eseguiti per adattare lo sviluppo architettonico al particolare ambiente costituito dalla vetta del monte Pirchiriano, portarono al rovesciamento degli elementi costitutivi fondamentali. In tutte le chiese la facciata è sempre localizzata frontalmente rispetto alle absidi poste dietro l'altare maggiore e contiene il portale d'ingresso; al contrario, la facciata della sacra si trova nel piano posto sotto il pavimento che costituisce la volta dello scalone dei Morti. La facciata è sotto l'altare maggiore, ed è sovrastata dalle absidi con la loggia dei Viretti, visibile dalla parte del monte rivolta verso la pianura padana.
Nel 1315, fu composto il Breviario di San Michele della Chiusa, per scandire le preghiere quotidiane e celebrare le festività della Chiesa Cattolica; all'interno del breviario fu posto inoltre il ciclo delle preghiere particolari, per celebrare e onorare il fondatore della Sacra, San Giovanni Vincenzo.

Il declino (1381-1836)[modifica | modifica wikitesto]

Il declino della Sacra fu causato da antefatti politici risalenti al 1362: il principe Giacomo di Savoia-Acaia, a causa della sua insubordinazione a Casa Savoia, fu esautorato da poteri e possedimenti. Il figlio, Filippo II di Savoia-Acaia, si volle quandi vendicare, saccheggiando il borgo di Sant'Ambrogio di Susa e distruggendo il Palazzo Abbaziale. In tali tumulti, fu supportato dall'allora abate Pietro III di Fongeret[8]. Nel 1381 quindi, Amedeo VI di Savoia (detto il Conte Verde), prese la drastica decisione di chiedere direttamente a Papa Urbano VI la soppressione dell'autorità dell'abate presso la Sacra. Da quel momento, il complesso verrà amministrato soltanto da un commendatario. In "commendam", il monastero perse di interesse già nel XV secolo. Fu gestito dai soli Padri Priori che, non solo furono scarsamente sostenuti, ma semplicemente utilizzati dai commendatari per la fruizione delle rendite.

Nel 1622, il cardinale Maurizio di Savoia convinse Papa Gregorio XV a sopprimere, di fatto, tutto il complesso, abitato ormai soltanto da tre monaci, facendo terminare così la secolare gestione benedettina del sito. Le ultime rendite economiche furono destinate alla costruzione della Collegiata dei Canonici della Chiesa di San Lorenzo, presso Giaveno, pochi chilometri più a sud, i quali successero agli scomparsi monaci negli obblighi verso il monastero. Tuttavia, già dopo qualche anno, la Collegiata non riuscì a far fronte alle ingenti spese di gestione della Sacra, che fu lasciata in stato di abbandono per quasi due secoli.

Pianta del complesso della sacra di San Michele (da un disegno di Alfredo d'Andrade)

La rinascita coi Rosminiani (1836)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1836 Carlo Alberto di Savoia, desideroso di far risorgere il prestigio della Chiesa piemontese e del suo casato, pensò di collocare stabilmente una congregazione religiosa. Offrì l'opera ad Antonio Rosmini, giovane fondatore dell'Istituto della carità, che accettò, trovandola conforme allo spirito della sua congregazione.
Papa Gregorio XVI, con un breve dell'agosto 1836, nominò i padri Rosminiani amministratori della sacra e delle superstiti rendite abbaziali. Contemporaneamente, il re affidò loro in custodia le salme di ventiquattro reali di casa Savoia, traslate dal duomo di Torino, ora tumulate in Chiesa entro pesanti sarcofagi di pietra. Per la traslazione delle salme venne realizzato il Sentiero dei Principi. Solo in seguito vennero portati al monastero i 16 pesantissimi sarcofagi di pietra dove furono seppelliti principi, principesse e principini. Tra i più noti: Margherita di Valois,figlia di Francesco I e moglie di Emanuele Filiberto (il "Testa di ferro") ; il duca bambino Francesco Giacinto di Savoia, l'intrigante madre di Vittorio Amedeo II (detto la Volpe Savoiarda), primo Re di Sardegna, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, e il cardinale Maurizio di Savoia.

Corpo centrale dell'abbazia: in basso a sinistra, su uno spuntone di roccia tra Monastero e Chiesa, la statua in bronzo di San Michele Arcangelo creata nel 2005 dallo scultore altoatesino Paul Moroder

La scelta di questa antica abbazia evidenzia la prospettiva della spiritualità di Rosmini che, negli scritti ascetici, richiama costantemente ai suoi religiosi la priorità della vita contemplativa, quale fonte ed alimento che dà senso e sapore ad ogni attività esterna: nella vita attiva il consacrato entra solo dietro chiamata della provvidenza e tutte le opere, in qualsiasi luogo o tempo, sono per lui buone se lo perfezionano nella carità di Dio. I padri rosminiani restano alla Sacra anche dopo la legge dell'incameramento dei beni ecclesiastici del 1867 che spogliava la comunità religiosa dei pochi averi necessari per un dignitoso sostentamento e un minimo di manutenzione all'edificio che conserva numerose opere d'arte[9].

Abbazia nullius[modifica | modifica wikitesto]

La sacra di San Michele godeva del privilegio di abbatia nullius, ovvero dell'esenzione dalla giurisdizione di un vescovo, da molti secoli, quando fu soppressa nel 1803 durante il periodo napoleonico. Nel 1817 fu ristabilita, ma perdette il secolare privilegio e fu compresa nella diocesi di Susa.

Epoca recente[modifica | modifica wikitesto]

Fondamentali furono qui gli interventi architettonici di recupero ed i supplementi di elementi neoromanici voluti da Alfredo d'Andrade, eseguiti a cavallo tra il XIX e il XX secolo, come la scalinata e gli archi rampanti sulla parte meridionale.
Da allora, la Sacra rimase un luogo quieto, di preghiera e meditazione, ad eccezione di una parentesi nel maggio 1944, dove fu teatro di una minacciosa perquisizione da parte degli occupanti tedeschi nella seconda guerra mondiale.
Nel 1980, lo scrittore Umberto Eco si ispirò parzialmente a questa suggestiva abbazia benedettina, per ambientare il suo più celebre romanzo Il nome della rosa[10]. Inizialmente, fu anche proposto di girarvi le scene dell'omonimo film di Jean-Jacques Annaud del 1985, scelta poi scartata dai produttori cinematografici a causa degli elevati costi da sostenere.[11][12] Da ricordare anche il romanzo di Marcello Simoni del 2011, Il mercante di libri maledetti, qui parzialmente ambientato.
Altri restauri del complesso furono eseguiti nel corso degli anni ottanta e novanta; una particolare importanza rivestì la visita di papa Giovanni Paolo II il 14 luglio 1991, nel corso della sua visita alla diocesi di Susa per la beatificazione del vescovo Edoardo Giuseppe Rosaz.
In anni recenti, l'incipiente afflusso di turisti ha reso obbigatorio il senso unico sulla provinciale 188 da Fraz. Mortera di Avigliana verso il Colle Braida per i soli non residenti e durante i giorni festivi.

Nel 2016 viene varato un progetto di ulteriore ristrutturazione ed ampliamento di tutto il sito, con miglioramento dei relativi servizi turistici[13].

Il 15 marzo 2017, presso il Circolo dei Lettori di Torino, è stata presentata al pubblico la candidatura dell'abbazia a patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, nel quadro del sito seriale Il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale.[14]

Elenco degli Abati[modifica | modifica wikitesto]

Abati Monaci[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini fino al 1380 furono 27 gli abati monaci, qui di seguito l'elenco di alcuni con il periodo di reggenza dell'abbazia[15]:

  • Adverto (999-1002)
  • Benedetto I (1002-1045)
  • Pietro I (1045-1066)
  • Benedetto II (1066-1091)
  • Guglielmo I (1091-1095)
  • Ermenegaldo (1095-1124)
  • Gaufrido (1124-1142)
  • Bonifacio I (1142-1148)
  • Stefano (1148-1170)
  • Benedetto III (1170-1200)
  • Pietro II (1200-1227)
  • Elia (1227-1239)
  • Matteo (1239-1244)
  • Guglielmo II De La Chambre (1244-1261)
  • Decano (1261-1283)
  • Raimondo (1283-1292)
  • Riccardo (1292-1298)
  • Andrea (1298-1308)
  • Antonio (1308-1310)
  • Guglielmo III di Savoia (1310-1325)
  • Rodolfo di Mombello (1325-1359)
  • Ugone di Marbosco (1359-1361)
  • Giacomo (1361-1362)
  • Pietro di Fongeret (1362-1379)

Abati Commendatari[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1381 al 1826 ressero l'abbazia 26 abati commendatari:

La mulattiera che da Sant'Ambrogio conduce all'abbazia

Rettori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1836, Re Carlo Alberto di Savoia, desideroso di far risorgere lo splendore della Sacra e volendovi portare le salme di 24 reali di Casa Savoia, ne affidò la cura ad Antonio Rosmini e ai suoi religiosi, che vi sono ancora oggi. Qui di seguito l'elenco di alcuni Padri Rosminiani con il periodo di rettorato dell'abbazia:

  • Andrea Alotto (1943-1946) (1951-1984)
  • Angelo Giupponi (dal 1984 al 1990)
  • Antonio Salvatori (dal 1990 al 2003)
  • Giuseppe Bagattini (dal 2003)

Escursionismo[modifica | modifica wikitesto]

Il sentiero da Chiusa di San Michele alla sacra di San Michele

La Sacra di San Michele è raggiungibile a piedi tramite due percorsi principali: il primo la collega all'abitato di Chiusa di San Michele, l'altro la collega all'abitato di Sant'Ambrogio tramite un'ampia mulattiera con delle stazioni della Via Crucis: in entrambi i casi, il dislivello è di circa 600 mt., con partenza delle mulattiere dalle chiese parrocchiali dei due rispettivi paesi.

Esiste, poi, una terza alternativa, sempre escursionistica, ma con dislivello inferiore: il Sentiero dei Principi con partenza dalla borgata Mortera di Avigliana (630 m). Questo itinerario passa in cima alla Punta dell'Ancoccia (896 m), suggestivo balcone sulla Sacra e la Bassa Valle, e poi ridiscende al Colle della Croce Nera (872 m).

Per gli appassionati di ascensioni alpinistiche, il complesso è anche raggiungibile tramite la via ferrata Carlo Giorda che parte da Sant'Ambrogio di Torino ai piedi del monte Pirchiriano.

Dalla Sacra di San Michele inizia il cosiddetto sentiero dei Franchi, percorso escursionistico che la collega con l'Alta Valle di Susa. Sempre per la Sacra passava, in epoca medievale, un'importante via di pellegrinaggio: la via Francigena, nella sua variante alpina della val di Susa che univa Mont-Saint-Michel, in Francia, al santuario di San Michele Arcangelo, vicino a Foggia.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Immagine finalista al concorso fotografico Wiki Loves Monuments 2015
  2. ^ Legge regionale n. 68 del 21 dicembre 1994
  3. ^ Recentemente il complesso monumentale è stato individuato «quale monumento simbolo del Piemonte, per la sua storia secolare, per le testimonianze di spiritualità, di ardimento, d'arte, di cultura e l'ammirevole sintesi delle più peculiari caratteristiche che può offrire il Piemonte, nonché per la sua eccezionale collocazione e visibilità», da Itinerari religiosi della Regione Piemonte
  4. ^ a b Chiesa e principali opere pittoriche, sacradisanmichele.com
  5. ^ Sacra di San Michele, i padri rosminiani criticano la Regione: "Neanche un euro per i restauri", in Repubblica.it, 07 gennaio 2017. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  6. ^ http://www.sacradisanmichele.com/it/la-storia-della-sacra/il-culto-di-san-michele/
  7. ^ http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV933_Bongi_Sacra_San_Michele.html
  8. ^ http://www.artcurel.it/ARTCUREL/RELIGIONE/OPERE%20SACRE/sacradisanmichele.htm
  9. ^ L'interno della chiesa ha forme gotiche nelle tre navate su pilastri (secolo XIII) e romaniche nelle absidi (secolo XII). Sull'altare maggiore, trittico di Defendente Ferrari. Sparsi per le navate e nel coro vecchio dipinti e affreschi dei secoli XV-XVI e moderni sarcofagi di principi di Casa Savoia. Dalla navata mediana si scende nella cripta, formata da tre sacelli (secoli X, XI, XII). Dal fianco sinistro della chiesa si accede al belvedere.
  10. ^ All'inizio del romanzo Eco scrive: "Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l'abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l'Edificio. Le sue mura sembravano crescere dalle falde stesse del monte, su cui s'innervavano a strapiombo. Dico che in certi punti, dal basso, sembrava che la roccia si prolungasse verso il cielo, senza soluzione di tinte e di materia, e diventasse a un certo punto mastio e torrione (opera di giganti che avessero gran familiarità e con la terra e col cielo)"
  11. ^ valsusainfo.it, Dario Reteuna, santambrogio.valsusainfo.it.
  12. ^ Lettera di U.Eco al Rettore A. Salvatori, 20 febbraio 1995, avosacra.it.
  13. ^ http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/07/09/news/sacra_di_san_michele_partono_i_restauri_ma_mancano_i_soldi_appello_per_trovare_finanziatori-143728699/
  14. ^ Il Piemonte candida la Sacra di San Michele a patrimonio UNESCO
  15. ^ Giovanni Gaddo "La Sacra di San Michele in Val di Susa" S.A.L.E. Domodossola 1936
  16. ^ Visita virtuale abbazia, Coro Vecchio, sacradisanmichele.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia riguardante la Sacra di San Michele, in ordine cronologico.

  • F. LE CLERC, Instruction ou recueil qui donne en peu de paroles une connaissance générale de l'Abbaye et congrégation de Saint-Michel de la Cluse: dont l'abbé est chef et général de l'Ordre de Saint-Benoit, Torino 1664
  • P.G. GALLIZIA, Succinto racconto della fondazione e progresso dell'inclita chiesa abbaziale di S. Michele della Chiusa, Torino 1713
  • M. PAROLETTI, Viaggio romantico-pittorico delle province occidentali dell'antica e moderna Italia, 3 volumi, Torino, 1824-34
  • M. d'AZEGLIO, La Sacra di San Michele disegnata e descritta, Torino, [in cop.: tipografia Chirio e Mina], 1829
  • [C. BALBO], Quattro novelle narrate da un maestro di scuola, Torino, G. Pomba, 1829 (con a p.[113]-166: La bella Alda)
  • G. AVOGADRO DI VALDENGO, Storia dell'abbazia di San Michele della Chiusa, Novara, 1837
  • C. NOVELLIS, Storia di Savigliano e dell'Abbazia di San Pietro, Torino 1844
  • D. CARUTTI, La Bell'Alda e i laghi di Avigliana, in A. BROFFERIO (a cura di), Tradizioni italiane, vol I, pp. 699–719, 1847
  • L.G. PROVANA (a cura di), Libellus Narrationis seu Chronicon Cenobi Sancti Michaelis de Clusa a Willelmo monaco, in Historiae Patriae Monumenta, Scriptores, tomo III, Torino, pp. 245–266, 1848
  • L. CIBRARIO, Sepolcri di principi di Savoia nella Sacra di San Michele. Iscrizioni, Torino, 1856
  • F. PAOLI, La Sacra di San Michele e i suoi sepolcri di Principi di Savoia, Torino, 1868
  • G. CLARETTA, Storia diplomatica dell'antica abbazia di San Michele della Chiusa con documenti inediti, Torino, 1870
  • A. BERTOLOTTI, Dina ovvero la Badia di San Michele della Chiusa, Cagliari, 1874
  • G. CLARETTA, L'abbazia di San Michele della Chiusa nel medio evo. Notizia storico - critica e sfragistica, in "Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino" vol. XXII, PP. 371–391, 1886-1887
  • C. F. SAVIO, Sulle origini dell'Abbazia di San Michele della Chiusa detta la Sacra di San Michele, Torino, 1888
  • F. GABOTTO, L'età del Conte Verde in Piemonte, Torino, 1895
  • A. D'ANDRADE, Relazione dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria, Torino, 1899
  • F. SAVIO, Vita di S. Giovanni Vincenzo, Torino, 1900
  • A.MALLADRA e G.RANIERI ENRICO, La Sacra di San Michele. Natura, Arte, Storia, Torino-Genova, 1907
  • G. SCHARTZ e E. ABEGG (a cura di), Chronica Monasterii Sancti Michaelis Clusini, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptorum, tomo XXX, parte II, Lipsia, PP. 959–970, 1929
  • G. BORGHEZIO, Giaveno ribelle all'abate di San Michele della Chiusa (1279), in "Bollettino storico - bibliografico subalpino", XXXIV, pp. 19–27, 1932
  • G. GADDO, La Sacra di San Michele in Val di Susa, Domodossola, 1936, 1958, 1977, 1986
  • E. OLIVERO, Architettura religiosa pre-romanica e romanica nell'arcidiocesi di Torino,Torino, 1941
  • G. RIBETTO, I monasteri di San Michele della Chiusa e di S. Maria di Pinerolo nei loro rapporti fino al secolo XIII, in "Historica", fasc. 5-6, pp. 149–156, 957
  • E. CASTELNUOVO, Appunti per la storia della pittura gotica in Piemonte, in "Arte antica e moderna", nn. 13-16 (Studi di storia dell'arte…dedicati a Roberto Longhi), pp. 97–111, 1961
  • M. BERNARDI, Tre abbazie del Piemonte, Torino, 1962
  • G. DEBOVE, La Sacra di San Michele in Val di Susa, in "Arte lombarda", X, 2º semestre, pp. 11–32, 1965
  • L. LEIDI, La Sacra di San Michele alle Chiuse e l'Architettura Benedettina (Tesi di laurea- Padova, anno accademico 1964-1965) 1965
  • U.CHIERICI, Appunti sulle vicende costruttive della Sacra di San Michele in Val di Susa, in Monasteri in Italia dopo le invasioni saracene e magiare (sec. X-XII). Relazioni e comunicazioni presentate al XXXII congresso storico subalpino, III convegno di Storia della Chiesa in Italia (Pinerolo, 6-9 settembre 1964), Torino, pp. 527–540, 1966
  • A. PREARO, La Sacra di San Michele. Storia, arte, leggende, Torino, 1966
  • G. TABACCO, Dalla Novalesa a San Michele della Chiusa, in Monasteri in Alta Italia dopo le invasioni saracene e magiare, Torino, pp. 479–526, 1966
  • R. OURSEL, Architettura romanica, Milano, 1967
  • N. M. CUNIBERTI, I monasteri in Piemonte, Chieri, 1970
  • A. DE BERNARDI, Attualità di un monumento storico-La Sacra di San Michele in Valle di Susa,(studi e ricerche nº7), Politecnico di Torino-Facoltà di Architettura e rilievo dei monumenti, Torino, a.a. 1972-73
  • M. DE CESARE, Per una ricostruzione del cartario medievale di San Michele della Chiusa, in "Bollettino storico - bibliografico subalpino", LXXXIV, pp. 303–325, 1976
  • S. CHIERICI e D. CITI, Italia romanica. Il Piemonte, la Val d'Aosta, la Liguria, Milano, 1979
  • E. CASTELNUOVO, M. ROSCI (a cura di), Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna 1773-1861, catalogo della mostra, Torino, 1980
  • M.G. CERRI, D. BIANCOLINI FEA, L. PITTARELLO (a cura di), Alfredo d'Andrade, tutela e restauro, catalogo della mostra, Torino,1981
  • G. SERGI, Potere e territorio lungo la strada di Francia. Da Chambéry a Torino fra X e XIII secolo, Napoli, 1981
  • G.SERGI, La produzione storiografica di San Michele della Chiusa. Una cultura fra tensione religiosa e propaganda terrena, Borgone di Susa, 1983
  • A. PERONI, In margine alla scultura del San Michele di Pavia: il problema dei rapporti con Nicolò, in Scritti di storia dell'arte in onore di R. Salvini, Firenze, pp. 53–62, 1984
  • A. C. QUINTAVALLE, Le origini di Nicolò e la riforma gregoriana, in "Storia dell'arte", LI, pp. 95–118, 1984
  • CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (C.N.R.), Progetto indirizzati geodinamica, Catalogo dei terremoti italiani dall'anno 1000 al 1980, Bologna, 1985
  • G. M. PASQUINO, Una fonte inedita per la vita di San Giovanni Vincenzo, in "Benedictina", XXXII, pp. 423–444, 1985
  • A. PERONI, Per un ruolo di Nicolò nell'architettura, in Nicholaus e l'arte del suo tempo. Atti del seminario (Ferrara, 21-24 settembre 1981), Ferrara, pp. 257–282, 1985
  • A. C. QUINTAVALLE, Niccolò architetto, in Nicholaus e l'arte del suo tempo, pp. 167–256, 1985
  • G. SPINELLI, Le origini di San Michele della Chiusa e la spiritualità eremitica in alta Italia verso il Mille, in "Benedictina", XXXII, pp. 353–366, 19
  • M. TAMAGNO, Il Pirchiriano nell'antichità: le fasi costruttive del monastero della Chiusa, in "Benedectina", 1985
  • A. VALLE, Rosmini e la Sacra di San Michele della Chiusa, Rovereto, 1986
  • R. MAGGIO SERRA e D. BIANCOLINI FEA, voce Alfredo d'Andrade, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 32, Roma, pp. 518–526, 1986
  • A. PEYROT, Il Piemonte nei secoli. Le Valli di Susa e Sangone. Vedute e piante, feste e cerimonie dal XII al XIX secolo, 2 volumi, Torino, 1986
  • G.SERGI, Monasteri sulle strade del potere. Progetti di interventi sul paesaggio politico medievale fra le Alpi e la pianura, in "Quaderni storici",n.61, aprile, pp. 33–56, 1986
  • M. BENCIVENNI, R. DALLA NEGRA, P. CIRIFONI, Monumenti e istituzioni, parte I, La nascita del servizio di tutela dei Monumenti in Italia 1860-1880, Firenze, 1987
  • G. CASIRAGHI, L'organizzazione ecclesiastica di San Michele della Chiusa nella diocesi di Torino, in "Bollettino storico - bibliografico subalpino", LXXXV, pp. 57–135, 1987
  • L. ARIOLI, Come è sorta la Sacra di San Michele, in Segusium, anno XXIII, n.23, 1987
  • AA.VV., Viaggio romantico-pittorico delle province occidentali dell'antica e moderna Italia, 3 volumi, Torino, 1824-34, Sul monte Pirchiriano, Sepolcro di monaci o battistero?, in Segusium, anno XXIII, n. 23, 1987
  • AA.VV., Dal Piemonte all'Europa: esperienze monastiche nella società medievale. Relazioni e comunicazioni presentate al XXXIV congresso storico subalpino nel millenario di San Michele della Chiusa (Torino, 27-29 maggio 1985), Torino, 1988
  • F. DELMASTRO, Alfredo d'Andrade e il restauro della Sacra di San Michele: il progetto e la sua realizzazione, in Dal Piemonte all'Europa, pp. 475–489, 1988
  • C. FROVA, Scuola e cultura letteraria nel monastero di San Michele della Chiusa, in ibidem, pp. 161–174, 1988
  • G. GENTILE, "Ecclesia vocata sepulcrum". Note su funzione, tipologia e significato del "Sepolcro dei monaci" presso l'abbazia di San Michele della Chiusa, in ibidem, pp. 505–532, 1988
  • A. GRISERI, Le vie dei pellegrinaggi e il segno degli Antoniani, in ibidem, pp. 43–74, 1988
  • S. LOMARTIRE, Testo e immagine della porta dello Zodiaco, in ibidem, pp. 431–474, 1988
  • C. PALMAS, La Sacra di San Michele come testimonianza di aspetti strutturali del romanico in Piemonte, in ibidem, pp. 491–503, 1988
  • G. PICASSO, "Sacri canones et monastica regula" nella cultura del monachesimo subalpino, in ibidem, pp. 199–212, 1988
  • G. SERGI, Il prestigio e la crisi: S. Michele della Chiusa dopo il travaglio riformatore, in ibidem, pp. 273–292, 1988
  • G. TABACCO, Piemonte monastico e cultura europea, in ibidem, pp. 3–18, 1988
  • G. ROMANO, Momenti del Quattrocento chierese, in M. Di Macco e G. Romano (a cura di), Torino, pp. 11–32, 1988
  • M. D'AZEGLIO, La Sacra di San Michele, tipografia Enrico Schioppo, 1929. Ristampa Tipolito Melli s.n.c.,Susa, 1988
  • G. CASIRAGHI, Gli studi su San Michele della Chiusa: progressi e problemi, in L. Patria e D. Tamburrino (a cura di), Esperienze monastiche nella Val di Susa medievale, Susa, pp. 25–42, 1989
  • M. DI MACCO e G. ROMANO (a cura di), Diana trionfatrice. Arte di corte nel Piemonte del seicento, catalogo della mostra, Torino, 1989
  • L. PATRIA e D. TAMBURRINO (a cura di), Esperienze monastiche nella Val di Susa medievale, Susa, 1989
  • D. BIANCOLINI FEA, Umberto Chierici, Comunicazione commemorativa (Agliè 1982)
  • AA.VV., La Sacra di San Michele, storia arte restauri, ed. SEAT-STET, Moncalieri, 1990
  • A. SALVATORI, Visitando la Sacra, ed. La Tipografica, Stresa 1991,1992,1994,1997,2000
  • A. SALVATORI, L'Istituto della Carità in Piemonte, in Antonio Rosmini e il Piemonte, ed. Rosminiane, Stresa, 1993
  • P. CANCIAN, G. CASIRAGHI, Vicende, dipendenze e documenti dell'Abbazia di San Michele della Chiusa, in Deputazione Subalpina di Storia Patria, Biblioteca Storica Subalpina CCX, Torino, 1993
  • A. PAPUZZI, Esperienze di un'immagine, in La Sacra di San Michele monumento simbolo del Piemonte, ed EDA, Torino, pp. 11–32, 1994
  • G. SERGI, S. Michele della Chiusa nel Medioevo, in ibidem, pp. 33–52, 1994
  • I. MASSABO' RICCI, Il lento declino dell'Abbazia Clusina, in ibidem, pp. 53–72, 1994
  • A. SALVATORI, Il significato religioso della Sacra, in ibidem, pp. 73–98, 1994
  • D. BIANCOLINI, Cultura e tutela del restauro, in ibidem, pp. 99–122, 1994
  • D. BARRERA, La costituzione dell'architettura della Sacra, in ibidem, pp. 123–158, 1994
  • G. GUADALUPI, P. DELL'AQUILA (a cura di) La Sacra di San Michele, ed. F.M. Ricci, Milano, 1994
  • AA.VV., Il Millennio Composito di San Michele della Chiusa, ed. Melli, Susa, 1995
  • E. DONA', Decano abate di San Michele della Chiusa, Deputazione Subalpina di Storia Patria, Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino, Anno XCIII, Torino, 1995 secondo semestre
  • AA.VV., La Sacra di San Michele monumento simbolo del Piemonte europeo atti del quarto convegno sacrense ed. EDA, Torino, 1996 edizioni rosminiane Stresa 2001
  • M. VIANELLI, La Sacra di San Michele abbazia in Val di Susa, ed. Emmevu, Bologna, 1997
  • R. BORDONE, E. DELLAPIANA, La Sacra di San Michele nella riscoperta ottocentesca del Medioevo. Il progetto dinastico di Carlo Alberto, Deputazione Subalpina di Storia Patria, Bollettino Storico - Bibliografico Subalpino, XCV, Torino 1997 secondo semestre
  • F. CARESIO, Romanico in Piemonte, ed. Di Camillo design e comunicazione (Patrocinio della Regione Piemonte), Viterbo, 1998
  • A. MALLADRA, G. RANIERI ENRICO, La Sacra di San Michele natura, arte e storia, riedizione anastatica, Ed. Rosminiane, Stresa, 1998
  • L. ARIOLI, Vita della Sacra di San Michele della Chiusa dalle remote origini al secolo XIV, ed. Rosminiane, Stresa, 1998
  • AA.VV., La Sacra di San Michele 1991-2001, ed. EDA, Savigliano, 2002
  • A.PREARO, La Sacra di San Michele. Storia, Arte, Leggende. Ristampa, Formagrafica edizioni Torino, 2002
  • AA.VV (a cura di Meridiani), La Sacra di San Michele Natura dentro e fuori le mura. C.D.A. Vivalda Editori, Torino, 2004
  • A. SALVATORI, Visitando la Sacra, Ristampa rivista e corretta, edizioni B.N. Marconi s.r.l., Genova, 2004
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di arte religiosa alpina, Valle di Susa, Borgone Susa 2009
  • Progetto Tesori d'Arte e Cultura alpina, Itinerari di Cultura e Natura alpina Valle di Susa, Borgone Susa 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN145398075 · ISNI: (EN0000 0001 2177 7028 · BNF: (FRcb12569865h (data)