L6/40

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fiat L6/40
Fiat-Ansaldo L6 40.jpg
Descrizione
Tipocarro armato leggero
Equipaggio2 (pilota e armiere-capocarro)
CostruttoreFiat-Ansaldo
Data entrata in servizio1939
Data ritiro dal servizioinizi anni cinquanta
Utilizzatore principaleItalia Regio Esercito
Altri utilizzatorivedi qui
Esemplari283
Sviluppato dalL3/33
Altre variantiL40, AS43
Dimensioni e peso
Lunghezza3,78 m
Larghezza1,92 m
Altezza2,03 m
Peso6,8 t
Propulsione e tecnica
MotoreSPA 18D 4 cilindri in linea a benzina da 4053 cc, raffreddato ad acqua
Potenza70 hp (52 kW)
Rapporto peso/potenza10,29 hp/t
Trazionecingoli
Prestazioni
Velocità su strada42 km/h
Autonomia200 km
Pendenza max60 %
Armamento e corazzatura
Armamento primario1 cannone automatico Breda 20/65 Mod. 1935 calibro 20 mm[1]
Armamento secondario1 mitragliatrice Breda Mod. 38 da 8 mm coassiale al cannone
Corazzaturadai 6 ai 40 mm
Capacità296 colpi da 20 mm
1.560 colpi da 8 mm
Dati tratti da Bishop 1998[2]
voci di carri armati presenti su Wikipedia

L'L6/40 fu un carro armato leggero[3] italiano utilizzato durante la seconda guerra mondiale, prevalentemente dal Regio Esercito che lo impiegò in tutti i teatri di guerra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L6/40 al Museo dei mezzi corazzati (Kubinka, Russia)

Negli anni trenta la Fiat-Ansaldo sviluppò un carro armato derivato dal modello L3/33, una tankette diventata ormai obsoleta. Il prototipo uscì dall'Ansaldo nel 1938 dotato di una mitragliera binata in torretta e un cannone automatico da 37 mm in casamatta (configurazione simile al M11/39), a cui seguirono altri esemplari di prova che inserivano il cannone, sempre da 37 mm, in torretta, abbinato ad una mitragliatrice coassiale Breda Mod. 38 da 8 mm o dalla già citata mitragliera binata. Per la versione definitiva di serie, arrivata durante il 1939, si optò per la mitragliatrice coassiale e per un cannone Breda 20/65 Mod. 1935 da 20 mm in torretta[1]: si trattava essenzialmente di un carro costruito sullo scafo modificato dell'L3/33 (derivato a sua volta dal carro britannico Carden Loyd Mk VI) con una riserva di 296 colpi per il cannone e 1.560 per la mitragliatrice.[4]

Lo scafo, interamente rivettato, aveva uno spessore che variava dai 6 ai 30 mm ed era abbastanza largo da contenere due uomini, pilota e armiere-capocarro, che potevano accedere al mezzo o dalla torretta o da una porta situata nel lato destro. Il motore era uno SPA 18D a quattro cilindri a benzina da 70 hp (52 kW) capace di sviluppare una velocità massima su strada di 42 km/h; la torretta poteva ruotare di 360° e sia il cannone automatico che la mitragliatrice avevano un alzo variabile tra -12° e +20°. Il treno di rotolamento per ogni lato era costituito da due rulli di corsa e da due coppie di ruote, con il pignone davanti e la puleggia di dietro inframezzati da tre piccole ruote di rinvio.[5]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene fosse sotto molti aspetti un veicolo efficiente nella sua categoria[6], l'L6/40 fu, considerato in linea generale, un mezzo nato "vecchio", sia per quanto riguardava l'armamento che la corazzatura, che non riuscì a svolgere adeguatamente i ruoli per cui era stato creato, ricognizione ed appoggio alla fanteria, e che talvolta, per mancanza di mezzi più adatti fu utilizzato anche come carro di rottura[7].

Fu usato dal Regio Esercito praticamente in ogni fronte della seconda guerra mondiale dove erano coinvolte le forze italiane: in Africa settentrionale, al fronte orientale con l'ARMIR[8], nei Balcani con compiti di contrasto alle operazioni della resistenza jugoslava (alcuni vennero poi catturati dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 e riutilizzati) e in Italia contro le truppe tedesche, che ne catturarono un certo numero per riutilizzarli direttamente con la denominazione PzKpfw 733(i) o per fornirli ai reparti della RSI.

A partire dal 1943 la torretta del carro fu usata sull'autoblindo SPA-Viberti AS43.

L'Esercito Italiano lo utilizzò fino ai primi anni cinquanta.[4], così come i Reparti celeri della Pubblica Sicurezza[9].

Versioni e derivati[modifica | modifica wikitesto]

L6/40 "Portamunizioni"

Uscirono dalla produzione un totale di 283 L6/40 nelle varie versioni:[4]

Versioni di produzione o modificate
  • L6/40 – versione base.
  • L6/40lf – versione con un lanciafiamme al posto del cannone dotata di un serbatoio di liquido combustibile da 200 litri[6].
  • L6/40 Centro Radio – carro radio usato come mezzo di comando, con torretta aperta e mezzi di comunicazione migliorati.
  • L6/40 Portamunizioni – carro portamunizioni che accompagnavano i semoventi M.41 da 90/53; trasportavano 26 colpi a bordo e 40 su apposito rimorchio blindato.
Derivati

Esemplari superstiti[modifica | modifica wikitesto]

Sono attualmente conservati tre esemplari del carro armato ed uno del semovente[10] :

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Italia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Germania Germania
Italia Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Jim Winchester, Carri armati italiani della seconda guerra mondiale, Roma, L'Airone Editrice, 2006, p. 128, ISBN 88-7944-840-4.
  2. ^ Bishop 1998, p. 17.
  3. ^ Carro leggero (L), del peso di 6 t (6), modello 1940 (40).
  4. ^ a b c Bishop 1998, p. 16.
  5. ^ Bishop 1998, pp. 16-17.
  6. ^ a b Winchester, p. 129
  7. ^ Carro L 6/40, su regioesercito.it. URL consultato l'8 novembre 2017.
  8. ^ Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, vol. III, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, p. 1021, ISBN non esistente.
  9. ^ Ugo Mazza, op. cit. pag. 87.
  10. ^ http://the.shadock.free.fr/Surviving_Panzers.html.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fronte Terra Carri armati 2/III - Carri leggeri - L.6/40 sviluppo ed operazioni, Edizioni Bizzarri, Roma 1974.
  • (EN) Chris Bishop, Weapons of World War II, Londra, Brown Packaging Books Ltd, 1998, ISBN 0-7607-1022-8.
  • Ugo Mazza, Quando la Polizia aveva le auto color amaranto, "Rivista Italiana Difesa", 1/2013.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]