102/35 su Fiat 634N

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102/35 su Fiat 634N
Fiat 634 102.jpg
Autocannone abbandonato e catturato dagli Inglesi.
Descrizione
Tiposemovente
Equipaggio2 + 6 serventi
CostruttoreOfficine Fiat di Tripoli
Data ritiro dal servizio1942
Utilizzatore principaleItalia Italia
Dimensioni e peso
Lunghezza7,605 m
Larghezza2,3 m
Altezza3,25 m
Peso6,2 t
Capacità combustibile150 l
Propulsione e tecnica
MotoreFiat 355C a 6 cilindri in linea, 8355 cm³
Potenza80 hp a 1700 giri/min
Rapporto peso/potenza12,90 hp/t
Trazione4×2
Prestazioni
Velocità max41 km/h
Autonomia420 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario102/35 S.A. Mod. 1914
Italian Truck-Mounted Artillery in action, Ralph Riccio e Nicola Pignato, 2010.
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Il 102/35 su Fiat 634N fu un autocannone italiano usato dalla Regia Marina durante la seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 102/35 su SPA 9000, prodotto dal 1914 ed impiegato durante la Grande Guerra, fu il primo autocannone italiano, ottenuto dall'installazione su un autocarro di un cannone antiaereo di marina, progettato per l'imbarco sugli incrociatori. Dopo la fine della prima guerra mondiale, le autobatterie furono tutte radiate ed i pezzi furono probabilmente restituiti alla Regia Marina[1]. Nel 1941 lo stabilimento Fiat di Tripoli allestì per la Regia Marina sette autocannoni sul telaio del Fiat 634N, utilizzando i cannoni 102/35 S.A. (Schneider Ansaldo) prelevati dalle difese di Bengasi. Con questi mezzi furono costituite due batterie mobili, la 1ª e la 6ª, servite da personale della Milizia marittima di artiglieria della MVSN, integrate con alcuni vecchi cannoni navali da 76/30 installati sempre sul 634N. La 1ª Batteria ed una sezione della 6ª vennero aggregate alla 132ª Divisione corazzata "Ariete"[2], mentre la sezione B della 6ª fu aggregata alla 102ª Divisione motorizzata "Trento".

Negli ultimi mesi del 1941 parteciparono a diversi combattimenti; il 19 novembre intervenne durante la prima battaglia di Bir el Gobi, distruggendo da lunga distanza almeno 15 carri armati britannici. Tutti gli autocannoni da 102/35 andarono persi per cause belliche o avaria entro la fine dello stesso anno. Oltre alle azioni controcarro, serviti dalle centrali di tiro, effettuavano cannoneggiamenti a lungo raggio e tiri contraerei con buoni risultati. Come progetto di "emergenza" non mancarono di emergere i difetti di questa soluzione, quali la sagoma eccessivamente alta, lo scadimento delle prestazioni fuori strada dell'autocarro e la tendenza ad usura di alcune parti meccaniche. Nessuno di questi mezzi sopravvisse alla campagna del Nordafrica.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 102/35 Mod. 1914 e Fiat 634N.

Il cannone 102/35 Mod. 1914, venne installato sul pianale del camion utilizzando due diversi tipi di affusto: l'OTO Mod. 33 sui primi due esemplari e l'affusto Vickers-Terni Mod. 25 sugli altri. Le modifiche sul mezzo invece consistevano nel "taglio" della cabina chiusa, sostituita da una copertura di tela a soffietto, e nell'installazione di quattro martinetti ad azionamento manuale; il cassone posteriore veniva sostituito da una piattaforma di tiro sulla quale l'affusto brandeggiava a 360°; tale piattaforma si espandeva alla messa in batteria tramite l'abbattimento di 90° delle due sponde laterali metalliche, che aumentavano così lo spazio calpestabile per i serventi. Questi ultimi sono trasportati su panche scoperte poste all'estremità posteriore del pianale, tra le due riservette di colpi di pronto impiego.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Attilio Del Rosso, Ubicumque et semper, su Storia Militare N° 187 (aprile 2009), pag. 19
  2. ^ La partecipazione della Milizia alla campagna in Africa Settentrionale 1940-1943, su regioesercito.it. URL consultato il 6 maggio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Italian Truck-Mounted Artillery, Ralph Riccio e Nicola Pignato, 2010.
  • Gli Autoveicoli tattici e logistici del Regio Esercito Italiano fino al 1943, vol. II, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Nicola Pignato e Filippo Cappellano, 2005.
  • Gli Autoveicoli del Regio Esercito nella Seconda Guerra Mondiale, Nicola Pignato, Storia Militare.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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