Joyce Lussu

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Joyce Lussu

Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, coniugata Belluigi e poi Lussu, più nota come Joyce Lussu (Firenze, 8 maggio 1912Roma, 4 novembre 1998), è stata una partigiana, scrittrice, traduttrice e poetessa italiana, medaglia d'argento al valor militare, capitano nelle brigate Giustizia e Libertà, sorella dello storico ed antifascista Max Salvadori e moglie in seconde nozze del politico e scrittore Emilio Lussu. Hanno avuto un unico figlio, Giovanni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di origine, gli studi e i soggiorni all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Nacque come Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti a Firenze, l'8 maggio 1912, dal conte Guglielmo Salvadori Paleotti e da Giacinta Galletti de Cadilhac. Il padre [1] era figlio del conte Salvadori Paleotti di Fermo e della sua cugina Adele Emiliani[2]. La madre Giacinta Galletti era figlia del colonnello garibaldino romano Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912) e nipote del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887), fra i difensori della Repubblica romana del 1849[3] e della scrittrice Margaret Collier (1846 - 1929), una nobile inglese[4].

Il padre di Joyce, un liberale in ottimi rapporti con il mondo intellettuale e politico anglosassone, nel 1906 si era trasferito da Porto San Giorgio a Firenze per insegnare presso l'Istituto di Studi Superiori. Nel 1921 s'era candidato senza successo per le elezioni politiche.

Il 24 maggio 1923 Max, il fratello di Joyce, studente di quinta ginnasiale, subì una prima aggressione da condiscepoli fascisti. L'anno successivo, il 1º aprile 1924 il padre Guglielmo, a causa delle sue collaborazioni con alcuni periodici inglesi, il "New Statesman" e la "Westminster Gazette", sui quali apparvero suoi articoli molto critici verso il regime, fu selvaggiamente attaccato davanti alla sede del fascio da una trentina di squadristi che pare volessero eliminarlo. Il giovane figlio antifascista accorse in sua difesa, rimanendo lui stesso ferito.[5]

Pertanto, nel marzo del 1925, Guglielmo Salvadori decise di trasferirsi con la famiglia in Svizzera, a Begnins a 30 km da Losanna, dove rimase fino al settembre 1934. Joyce visse così tra l'Italia e l'estero gli anni dell'adolescenza, in collegi ed ambienti cosmopoliti, maturando un'educazione non formale, ispirata dagli interessi della famiglia per la cultura, l'impegno politico e la propensione alla curiosità, al dialogo, ai rapporti sociali.

Perfetta bilingue, a seguito dell'insegnamento della lingua inglese impartitogli sin dall'infanzia dai genitori, anch'essi bilingui, durante la permanenza in Svizzera perfezionò anche la conoscenza del francese e del tedesco. Come i fratelli Max e Gladys, comunque, ufficializzò questo originale percorso conoscitivo ottenendo la licenza liceale classica con esami da privatista nelle Marche, tra Macerata e Fermo.

Trasferitasi in Germania ad Heidelberg per seguire le lezioni del filosofo Karl Jaspers, vide nascere i primi sintomi del nazismo. Si spostò quindi in Francia e in Portogallo, e si laureò in Lettere alla Sorbona di Parigi e in Filologia a Lisbona.

Il primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1934 sposò Aldo Belluigi[6], un giovane ricco possidente fascista di Tolentino, e con lui, nell'agosto successivo, si recò in Kenya per raggiungere il fratello Max, che vi si era trasferito pochi mesi prima con sua moglie inglese Joyce Pawle. Il matrimonio con Belluigi durò un paio di anni. Nell'ottobre del 1936 Joyce si trasferì nel vicino Tanganica, mentre Belluigi, dopo aver perduto tutto il suo patrimonio nell'impresa agricola in comproprietà con Max Salvadori Paleotti, fece ritorno a Tolentino. Tra il 1934 e il 1938 Joyce viaggiò e soggiornò in diverse zone dell'Africa e qui crebbe l'interesse partecipe per la natura ed il suo impegno contro lo sfruttamento colonialistico di genti e paesi, che da allora restarono motivazioni fortemente legate alla sua scrittura e alla sua vita in genere.

I suoi primi testi poetici significativi si possono collocare in questo periodo: curatore della sua raccolta Liriche[7] sarà Benedetto Croce, che apprezzava la carica vitale della giovanissima scrittrice[8]. In una sua recensione su La Critica (fasc. 2º, 1939), ne evidenzierà la laica capacità di rapportarsi con coraggio al dolore del vivere e la forza dei paesaggi e delle scene che "si sono fatte interne, si sono fuse con la sua anima". impegno contro lo sfruttamento colonialistico di genti e paesi, che da allora restarono motivazioni fortemente legate

L'impegno politico e il matrimonio con Lussu[modifica | modifica wikitesto]

Insieme al fratello Max, Joyce entrò a far parte del movimento "Giustizia e Libertà" e nel 1938 incontrò Emilio Lussu - mister Mill per gli organizzatori della resistenza in esilio - da ora in poi compagno e marito fino alla sua morte. Con lui visse la clandestinità nella lotta antifascista.

La Francia occupata dai nazisti, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, l'Inghilterra, saranno il teatro di rischiose missioni, passaggi oltre confine, falsificazioni di documenti, corsi di guerriglia. Raggiunto, in questa militanza nelle formazioni di G.L., il grado di capitano, nel dopoguerra venne decorata di medaglia d'argento al valor militare. In Fronti e Frontiere del 1946 lei stessa racconterà, in forma autobiografica, le dure e al tempo stesso avventurose esperienze di questo periodo: sarà un libro di grande successo.

A Liberazione avvenuta, vive da protagonista i primi passi della Repubblica Italiana ed il percorso del Partito d'Azione, fino al suo scioglimento nel 1947.

Promotrice dell'Unione Donne Italiane, militò per qualche tempo nel Partito Socialista Italiano e nel 1948 fece parte della direzione nazionale del partito; preferì, tuttavia, tornare ad occuparsi di attività culturali e politiche autonome, insofferente di vincoli e condizionamenti d'apparato.

Le lotte contro l'imperialismo e il colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1958 al 1960, continuando a battersi nel segno del rinnovamento dei valori libertari dell'antifascismo, spostò il suo impegno verso le lotte contro l'imperialismo. Sono gli anni dei viaggi con organizzazioni internazionali della pace, degli incontri con movimenti di liberazione anticolonialistici; e per conoscere le situazioni storico-culturali del "diverso", si occupò della poesia lontana ed, in un certo senso, estranea all'antica cultura dell'Occidente, quella degli "altri", dalla quale era fortemente attratta perché la sentiva strumento unico, rapido ed efficace di conoscenza.

Tradusse, quindi, opere di poeti viventi, alternativi, non letterati, spesso provenienti dalla cultura orale: albanesi, curdi, vietnamiti, dell'Angola, del Mozambico, afroamericani, eschimesi, aborigeni australiani. Fu un'avventura, umana e letteraria, in cui la comunicazione derivò non dalla conoscenza filologica di grammatiche e sintassi, quasi sempre inesistenti, ma dal rapporto diretto poeta con poeta, dalle lingue di mediazione, dai gesti, dai suoni, dal dolore cupo di sofferenze antiche ed ingiuste[non si capisce come da questo possa derivare una traduzione]. Di tutto ciò è un esempio eccellente la sua traduzione delle poesie del turco Nazım Hikmet, a tutt'oggi tra le più lette in Italia.

Così le fu naturale partecipare attivamente alle mobilitazioni in favore di perseguitati politici, quali l'angolano Agostinho Neto e Hikmet, appunto. Proprio attraverso quest'ultimo verrà a conoscenza del problema curdo, "un popolo costretto a vivere da straniero nel suo territorio", come scriverà in Portrait (Ancona, 1988, Transeuropa). E in un viaggio epico, dopo essere passata indenne attraverso le pastoie della burocrazia iraqena ed aver ottenuto dal Presidente, generale Arif in persona, un lasciapassare, raggiunse il Kurdistan e conobbe il popolo che lo abitava e i suoi eroi di allora, resistenti contro il regime Baath: Jalal Talabani (futuro Presidente dell'Iraq negli anni 2000) con i famosi guerrieri peshmarga, ed il mullā rosso Mustafa Barzani.

Era la metà degli anni sessanta e da allora la causa del popolo curdo divenne la causa di Joyce, che la diffuse nel mondo e, soprattutto, nelle scuole.

L'altra storia e il rapporto con i giovani[modifica | modifica wikitesto]

Dall'esperienza terzomondista (con Mario Albano aveva fondato, nel 1966, l'ARMAL, Associazione per i rapporti con i movimenti africani di liberazione) derivò, a partire dagli anni settanta, il suo impegno per la riscoperta e valorizzazione dell'altra storia: quella delle sibille e delle streghe, dei movimenti pacifisti, delle tradizioni locali messe in crisi dalla industrializzazione, dando vita a molti progetti frutto della sua visione critica del divenire e delle sue intuizioni, che il tempo e gli studi avrebbero verificato esatte ed attuali.

Dedicherà una parte fondamentale della sua forte carica vitale al rapporto con i giovani, nell'ipotesi di un futuro di pace, da costruire con impegno costante e conoscenze adeguate del passato, degli errori, delle violenze e delle ingiustizie che non dovevano ripetersi.

Se conserverà una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni e delle persone che le rappresentano, riporrà però fiducia ed apertura verso le nuove generazioni; per questo fino alla primavera del 1998 occupò una parte notevole del suo tempo nelle scuole di ogni ordine e grado, animando incontri che incrociavano percorsi di storia, poesia, autobiografia, progettualità sociale.

Roma, Cimitero acattolico di Testaccio. Cippo funerario

Ultime opere[modifica | modifica wikitesto]

Degno di nota un apocrifo sherlockiano, Sherlock Holmes, anarchici e siluri del 1982 ambientato in una Ancona di inizio secolo. Nel 1998 scrisse Sulla civetteria con Luana Trapè, edizioni Voland.

Morì a Roma il 4 novembre 1998, all'età di 86 anni. Un cippo funerario la ricorda, insieme a Emilio Lussu, all'ingresso del cimitero acattolico di Roma, nel quartiere Testaccio.[9]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Liriche, Ricciardi 1939.
  • C'è un paio di scarpette rosse, Poesia 1944 circa.
  • Fronti e frontiere, U 1944; Bari, Laterza, 1967; Theoria 2000.
  • Tradurre poesia, Milano, Mondadori, 1967; Robin, 1999.
  • Le inglesi in Italia, Lerici 1970; Ancona, Il lavoro, 1999.
  • Storia del Fermano, con G. Azzurro e G. Colasanti, I, Padova 1971.
  • Padre Padrone Padreterno, Mazzotta, 1976.
  • L'uomo che voleva nascere donna, Mazzotta, 1978.
  • Sherlock Holmes Anarchici e Siluri, Ancora, Il lavoro, 1982 e 1986; Robin, 2000.
  • L'olivastro e l'innesto, Cagliari, Della Torre, 1982.
  • Il Libro Perogno, Ancona, Il lavoro, 1982.
  • Storie, Ancona, Il lavoro, 1987.
  • Portrait, Transeuropa 1988.
  • Le comunanze picene, Fermo, Livi, 1989.
  • L'idea delle Marche, Ancona, Il lavoro, 1989.
  • Il Libro delle Streghe, Transeuropa 1990.
  • Alba Rossa Un libro di Joyce ed Emilio Lussu, Transeuropa 1991.
  • L'Uovo di Sarnano, Fermo, Livi, 1992.
  • Lo smerillone, Fermo, Livi, 1993.
  • Itria e le lontre, Fermo, Livi, 1993.
  • Sguardi sul domani, Fermo, Livi, 1996.
  • L'acqua del 2000, Mazzotta, 1997.
  • Il turco in Italia (ovvero L'italiana in Turchia), Transeuropa 1998.
  • Sulla civetteria (con Luana Trapè), Voland 1998.
  • Inventario delle cose certe, Fermo, Livi, 1998.
  • Padre, Padrone, Padreterno. Breve storia di schiave e matrone, villane e castellane, streghe e mercantesse, proletarie e padrone, a cura di Chiara Cretella, Gwynplaine 2009.
  • Il libro delle streghe. Dodici storie di donne straordinarie, maghe, streghe e sibille, a cura di Chiara Cretella, Gwynplaine 2011.
  • L'uomo che voleva nascere donna. Diario femminista a proposito della guerra, a cura di Chiara Cretella, Gwynplaine 2012.
  • Un'eretica del nostro tempo. Interventi di Joyce Lussu ai Meeting anticlericali di Fano (1991-1995), a cura di Luigi Balsamini, Gwynplaine 2012.
  • Elogio dell'Utopia, (con Luana Trapè), Livi, 2016

Curatele[modifica | modifica wikitesto]

  • Donne come te: inchieste di Luciano Della Mea, Roma-Milano, Avanti!, 1957.
  • Storia del Fermano: dalle origini all'unità d'Italia, Ancona, Il lavoro, 1982.
  • Giacinta Salvadori, Lettere fermane, Ancona, Il lavoro, 1989.
  • Margareth Collier, La nostra casa sull'Adriatico: diario di una scrittrice inglese in Italia, 1873-1885, Ancona, Il lavoro, 1981 e 1997, con introduzione di Joyce Lussu.

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Nazım Hikmet, In quest'anno 1941, Lerici, 1961.
  • Nazım Hikmet, La conga con Fidel, Avanti!, 1961.
  • Agostinho Neto, Con gli occhi asciutti, Il Saggiatore, 1963.
  • Canti eschimesi, Avanti!, 1963.
  • Nazım Hikmet, Poesie d'amore, Lerici, 1965; Milano, Mondadori, 1991.
  • Tre poeti albanesi, Lerici, 1965.
  • Nazım Hikmet, Paesaggi umani, Lerici, 1966, Sansoni 1971.
  • Jose Craveirinha, Cantico a un dio di catrame, Lerici, 1966.
  • Alexander O'Neill, Portogallo mio rimorso, Torino, Einaudi, 1966.
  • Ho Chi Mihn, Diario dal carcere, Tindalo, 1967.
  • L'idea degli antenati. Poesia del black power, Lerici, 1968, Gwynplaine, 2013.
  • Tre poeti d'Albania di oggi, Lerici, 1969.
  • La poesia degli albanesi, Eri, 1977.

Intitolazioni[modifica | modifica wikitesto]

Cagliari, via Joyce Lussu

In Sardegna, le città di Cagliari, Olbia, Olmedo, Muros le hanno intitolato aree di circolazione[10]. Armungia ha intitolato a Emilio e Joyce Lussu un museo, in cui sono documentate le loro vite, ma la targa esterna ha dimenticato di includere Joyce[11]. Un sistema bibliotecario a nome Joyce Lussu, è stato costituito dai comuni di Barrali, Dolianova, Donori, Gesico, Guamaggiore, Guasila, Monastir, Nuraminis, Pimentel, Samassi, Samatzai, Selegas, Senorbì, Serdiana, Serrenti, Settimo San Pietro, Siurgus Donigala, Soleminis, Ussana. Porta il suo nome, associato a quello del marito Emilio, anche la biblioteca civica di Tortolì.

È intitolata a Joyce Lussu anche l'emeroteca della Biblioteca delle Oblate a Firenze.

Nelle Marche, al suo nome, dal 2006, è stato intitolato il Premio annuale di narrativa "Città di Offida - Joyce Lussu"[12]. Una via a nome Joyce Lussu è presente ad Ancona e Fermo, mentre Roma le ha dedicato una strada all'interno del parco di Villa Torlonia. Sempre a Roma con un'iniziativa popolare è stata apposta una targa con dedica alla scrittrice nel giardino ufficialmente denominato Caio Cestio (Testaccio).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Era nipote del conte Luigi Salvadori Paleotti (nato nel 1816), che sposò nel 1834 Ethelin Welby (nata in Inghilterra nel 1817), una delle cinque figlie del ricco commerciante inglese Adler Welby (nato nel 1776 o 1777 a South Rauceby, nel Lincolnshire), trasferitosi nel 1833 assieme alla sua amante Martha Hutchinson ed alle loro cinque figlie femmine in Italia a Porto di Fermo. Joyce rievocherà le storie della bisnonna paterna Ethelin e delle altre sorelle Welby nel suo volume Le inglesi in Italia del 1970. Guglielmo Salvadori Paleotti si era laureato a Firenze e a Lipsia e aveva conseguito la libera docenza in Filosofia del Diritto all'Università di Pisa e, più tardi, quella di Filosofia morale a Roma. Fece conoscere in Italia il filosofo e sociologo Herbert Spencer, dal quale mutuò una fiera avversione per ogni forma di totalitarismo, tanto da indurlo, nel 1924, a firmare su due autorevoli giornali britannici articoli contro Benito Mussolini "corruttore della gioventù".
  2. ^ Adele era figlia di Giacomo Emiliani (Magliano di Tenna 27 giugno 1805, Rapagnano 17 marzo 1889) e di Casson Adelaide Welby (nata in Inghilterra nel 1812), sorella di Ethelin (moglie del conte Luigi Salvadori Paleotti di Fermo), trasferitasi con il marito da Porto di Fermo a Rapagnano. Anche di lei parla Joyce Lussu nel suo libro Le inglesi in Italia. Giacomo Emiliani fu un musicista e compositore, protagonista nella vita mondana e culturale di Fermo, tanto che al Teatro dell'Aquila nel 1829 fu eseguita una sua Sinfonia. Intorno all'anno 1838 si stabilì con la moglie Adelaide a Rapagnano, dove condusse un'esistenza sobria ed appartata, senza tuttavia rinunciare a mantenere plurime relazioni col mondo artistico marchigiano e bolognese, e rapporti di amicizia e stima con i musicisti e la nobiltà di Fermo. Ebbe anche legami con il mondo artistico-culturale gravitante attorno alla scrittrice e pianista inglese Margaret Collier che, sposando il parlamentare Arturo Galletti de Cadilhac, era venuta ad abitare sul vicino colle di San Venanzo a Torre San Patrizio. A quel cenacolo cosmopolita di artisti, nobili ed intellettuali, Giacomo dedicò le sue ultime malinconiche pagine musicali, in particolare la sonata per pianoforte The last farewell (L'ultimo addio) dedicata a Margaret Collier.
  3. ^ Arturo Galletti de Cadilhac era figlio del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887) e della nobildonna di origine francese Anna de Cadilhac Salandri-Magatti (Roma, 24 marzo 1825 - Napoli, 1896), detta "la bella di Roma". Colonnello di artiglieria del Regio Esercito italiano, dopo il congedo in concomitanza con il matrimonio, andò a vivere con la giovane moglie a Torre San Patrizio, cittadina all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, di cui fu sindaco. Fu poi deputato della circoscrizione per cinque legislature, dalla XVIII alla XXII (1892-1909). Gli è stato intitolato il teatro cittadino di Torre San Patrizio.
  4. ^ Margaret era figlia di Sir Robert Porret Collier, alto magistrato e Consigliere dell’Ammiragliato di "Gran Gabinetto", più tardi divenuto Lord Monkswell, il quale, prima di entrare nella Camera Alta, era stato deputato alla Camera dei Comuni dal 1852 al 1871 per la città di Plymouth, come suo padre prima di lui. Sua madre era Lady Isabel Rose, «una dama bella e colta, che riceveva con grazia le personalità dell’epoca, scriveva libri per bambini, dipingeva i suoi piatti di ceramica e disegnava i suoi gioielli». «L’ambiente culturale dei Collier era quello liberale dei darwiniani e dei whigs, che esaltava i movimenti risorgimentali italiani e preparò a Garibaldi, quando andò a Londra nel 1864, la più clamorosa manifestazione popolare di entusiasmo mai vista in Inghilterra». La sua famiglia apparteneva all'ambiente non conformista della Londra vittoriana ed era solita ospitare nel proprio salotto intellettuali e politici progressisti, come il famoso scienziato Thomas Henry Huxley (le cui due figlie Ethel e Marion sposarono in successione John, il fratello maggiore di Margaret), Bertrand Russel, Virginia Woolf e Sir Mountstuart Grant Duff, gentiluomo scozzese al servizio della Regina, con una lunga carriera politico-diplomatica (la cui figlia Lily, accesa femminista, sposò Robert, l’altro fratello di Margaret). L'altro fratello di Margaret, John Maler Collier (1850 - 1934), membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, fu deputato al Parlamento inglese, scrittore e noto pittore della confraternita dei preraffaelliti (un suo autoritratto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze). Margaret crebbe a contatto con una cultura raffinata e vivace. Liberale, anticlericale e femminista, amava scrivere e pubblicò su riviste letterarie inglesi diversi racconti ambientati in Italia. Nel 1873, mentre era in vacanza con la madre a Roma, conobbe l’ufficiale garibaldino Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912), di cui si innamorò perdutamente. Dopo il matrimonio andò a vivere con il marito a Torre San Patrizio, una piccola cittadina marchigiana dell’ex-Stato Pontificio, all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, in una ex-cappellanìa chiamata "San Venanzo" (ora chiamata "Villa Zara"), in cima a una collinetta da cui si godeva un favoloso panorama, dai Sibillini all’Adriatico, dal monte Conero al Gran Sasso. Raccontò la sua vita nella provincia italiana all’indomani dell’Unità d’Italia, con l’impatto tra la sua cultura metropolitana del paese all'epoca più industrializzato del mondo e quella rurale e arretrata di Torre San Patrizio, nel libro autobiografico "La nostra casa sull’Adriatico", che nel 1886 venne pubblicato con successo in Gran Bretagna. Nel 1887 pubblicò un vero e proprio feuilleton uscito a puntate con successo in Inghilterra, il romanzo "Babel", poi pubblicato nel 1898 in due volumi dall’editore William Blackwood & Sons di Londra e Edimburgo, anch'esso ambientato nell'allora provincia di Ascoli Piceno, a Monte San Pietrangeli, il paese dove viveva il cugino della madre del marito, Pierre Paul (Paolo) de Cadilhac (18281900), che lì aveva sposato Ermenegilda Quintigliani (16 ottobre 1833 - 14 dicembre 1907). Proprio Paolo aveva segnalato ad Arturo Galletti la possibilità di acquistare a buon prezzo la cappellanìa di San Venanzo. Nel 1891 Margaret Collier pubblicò, sempre con Blackwood & Sons, sotto lo pseudonimo di Isabel Snow, il racconto "The School of Art ". Dopo la fine del suo matrimonio con Arturo Galletti fece ritorno in Gran Bretagna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita nel Devon, fino alla morte nel 1929. A Torre San Patrizio le è stata intitolata una via cittadina. Le informazioni su Margaret Collier e Arturo Galletti de Cadilhac sono tratte dalla "Introduzione" a La nostra casa sull’Adriatico - Diario di una scrittrice inglese in Italia (1873-1885) (Ancona, Il lavoro editoriale, Terza edizione, 1997, ISBN 8876632395) della nipote Joyce Lussu, consultabile on line.
  5. ^ Cfr. Mimmo Franzinelli, Max Salvadori: una spia del regime?!?, in Italia contemporanea, marzo 2005, n. 238.
  6. ^ Miccia Corta - Per passione e per politica Le due vite di Joyce Lussu
  7. ^ Edite nel 1939 dall'editore Riccardo Ricciardi.
  8. ^ "Joyce ha diciannove anni quando si reca per la prima volta a palazzo Filomarino dal filosofo napoletano, il quale già conosceva e stimava il padre Guglielmo Salvadori per le traduzioni che questi aveva fatto delle opere di Spencer e di Wundt": cfr. Tobia Cornacchioli, La sibilla fra Clio e Minerva : Joyce Lussu, la storia, la scuola, Quaderni del Circolo Rosselli, 78 n.s., 3, 2002, p. 162 (Firenze, Alinea, 2002).
  9. ^ Carla Giacobbe !titolo=Joyce Salvadori Lussu, in Maria Pia Ercolini (a cura di), Percorsi di genere femminile, Roma, Iacobelli editore, 2013, pp. 46-48.
  10. ^ Vitalia Lussu, Joyce Lussu, un nuovo viaggio di formazione sulle strade dell'isola, su http://www.toponomasticafemminile.com. URL consultato il 23 luglio 2016.
  11. ^ Museo Emilio e Joyce Lussu, su armungiamusei.it. URL consultato il 23 luglio 2016.
  12. ^ Cfr. Centro Studi Joyce Lussu

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvia Ballestra, Joyce Lussu: una vita contro: diciannove conversazioni incise su nastro, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8490-148-0.
  • Andrea Livi (a cura di), La vita è infinita: Ricordo a più voci di Joyce Lussu, Fermo, Livi, 2000. ISBN 88-7969-146-5.
  • Patrizia Caporossi, Joyce Lussu e la passione politica, 2002.
  • Patrizia Caporossi, Joyce Lussu e la storia, 2003.
  • Luisa Maria Plaisant (a cura di), Joyce Lussu. Una donna nella storia, Cagliari, CUEC, 2003. ISBN 88-8467-168-X.
  • AA.VV., Joyce Lussu: sibilla del Novecento, Atti del convegno del 17 novembre 2007 a Colle Ameno, Sasso Marconi, Le voci della luna, 2008. ISBN 88-902450-9-3.
  • Chiara Cretella, Sara Lorenzetti (a cura di), Architetture interiori: immagini domestiche nella letteratura femminile del Novecento italiano: Sibilla Aleramo, Natalia Ginzburg, Dolores Prato, Joyce Lussu, Firenze, Cesati, 2008. ISBN 978-88-7667-352-8.
  • Federica Trenti, Il novecento di Joyce Salvadori Lussu: vita e opera di una donna antifascista, Sasso Marconi, Le voci della luna, 2009. ISBN 978-88-96048-04-7.
  • Giulio Angioni, Manlio Brigaglia et alii (a cura di Antonio Rojch), L'Alba di Joyce, Nuoro-Cagliari, Le Storie, 2013, 0 609613 462122.[1]
  • Marcella Piccinini, La mia casa e i miei coinquilini. Il lungo viaggio di Joyce Lussu - Documentario ambientato nella casa di Fermo (2016).

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