Torre San Patrizio

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Torre San Patrizio
comune
Torre San Patrizio – Stemma Torre San Patrizio – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Fermo-Stemma.png Fermo
Amministrazione
SindacoLuca Leoni (lista civica) dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate43°11′02.29″N 13°36′39.6″E / 43.183969°N 13.611°E43.183969; 13.611 (Torre San Patrizio)Coordinate: 43°11′02.29″N 13°36′39.6″E / 43.183969°N 13.611°E43.183969; 13.611 (Torre San Patrizio)
Altitudine224 m s.l.m.
Superficie11,93 km²
Abitanti1 985[1] (30-11-2018)
Densità166,39 ab./km²
FrazioniSanta Maria d'Ete, San Venanzo
Comuni confinantiFermo, Monte San Pietrangeli, Monte Urano, Montegranaro, Rapagnano
Altre informazioni
Cod. postale63814
Prefisso0734
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT109040
Cod. catastaleL279
TargaFM
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 988 GG[2]
Nome abitantitorresi
Patronosan Patrizio
Giorno festivo17 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Torre San Patrizio
Torre San Patrizio
Torre San Patrizio – Mappa
Posizione del comune di Torre San Patrizio nella provincia di Fermo
Sito istituzionale

Torre San Patrizio (La Torra o La Tora in dialetto fermano[3]; più modernamente La Torre) è un comune italiano di 1.985 abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo insediamento umano risale al periodo piceno, come testimoniato dal rinvenimento di tombe e corredi funerari risalenti al VII e VI secolo a.C. durante scavi archeologici condotti in località San Patrizio nel 1934. Altri fortuiti ritrovamenti di reperti archeologici di epoca repubblicana e imperiale fanno suppore che la Turris Patritia fosse un pagus.

Non si trovano fonti fino all'XI secolo quando in una "precaria" del luglio 1059 viene citato "et in Colle Patritio". Successivamente viene elencato tra le cose più notabili della città di Fermo già fin dall'anno 1000, con il toponimo "Collis Sancti Patritii" connettendolo con il suo patrono San Patrizio.

Nel 1229 gli homines di Torre San Patrizio vengono citati nei patti di Fermo per insubordinazione sociale.

Doveva già essersi eretto a libero comune nel 1258 quando Manfredi re di Sicilia assoggettò con proprio editto "Turris Sancti Patritii" insieme ad altri comuni al dominio fermano. Nel 1301 tenterà inutilmente di ricostituirsi a libero comune.

Torre San Patrizio nello scontro tra guelfi e ghibellini si schiererà con quest'ultimi. Prova dell'adesione alle istanze ghibelline è il fatto che il 25 settembre del 1301 Pietro Caetani rettore della Marca di Ancona e nipote di Papa Bonifacio VIII infliggerà al podestà di Torre San Patrizio la fortissima multa di 1000 marchi d'argento. Succesivamente la ritroviamo assoggettata alle signorie fermane.

Nel dicembre del 1414 viene posta sotto assedio e occupata da Carlo I Malatesta signore di Rimini, Fano, Cesena e Fossombrone, per poi tornare il 7 giugno 1416 sotto il controllo di Lodovico Migliorati signore di Fermo.

Nel 1433 con l'arrivo nella marca fermana di Francesco Sforza e la sua investitura a signore di Fermo da parte di papa Eugenio IV anche Torre San Patrizio passa sotto il controllo del nuovo signore. Si manterrà fedele al dominio sforzesco e l'8 novembre 1443 il generale Paolo di Sangro al comando delle forze pontificie nonostante l'eroica difesa degli assediati riesce a espugnarla saccheggiandola e infine bruciandola. Nel 1445 col miglioramento del quadro militare per premiare l'eroica resistenza dei torresi lo Sforza ne fa ricostruire il castello tassando i fermani. Il generoso gesto viene ricambiato associando il leone sforzesco alla torre nello stemma cittadino.

La seconda metà del XV secolo vede Torre San Patrizio come campo di battaglia e di scorrerie per scontri tra Fermo e Monte San Pietrangeli. Instabilità che nel 1498 verrà risolta ponendo a difesa del castello Andrea Doria conte di Urbino.

Con l'avvento di Cesare Borgia figlio naturale di papa Alessadro VI anche Torre San Patrizio è costretta a giurargli fedeltà, tuttavia lo spirito ghibellino permane e infatti il 16 agosto 1515 in uno scontro tra le due fazioni perdono la vita ben 200 cavalieri.

Nel 1550 Torre San Patrizio viene annoverata tra i castelli di proprietà di Fermo che vi invia un podestà e un magistrato rinnovandone le cariche ogni sei mesi.


Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A Torre San Patrizio è ambientato "La nostra casa sull'Adriatico"[5] di Margaret Collier (1846-1929)[6], un vero e proprio diario (dal 1873 al 1885, con introduzione di Joyce Lussu, che fu nipote dell'autrice) in cui la scrittrice inglese racconta la sua vita nella provincia italiana all'indomani dell'Unità d'Italia. Sposatasi il 19 aprile 1873 con il colonnello romano Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912)[7], Margaret Collier e suo marito decisero di andare a vivere a Torre San Patrizio in località San Venanzo (ora chiamata "Villa Zara"). Tuttora è visibile (solo dall'esterno) la casa dove vissero Margaret e suo marito.

Ad Arturo Galletti de Cadilhac è dedicato il teatro comunale, a Margaret Collier una via della cittadina.


Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Torre San Patrizio è gemellato con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte dell'Area vasta n. 4 di Fermo, dell'Azienda sanitaria unica regionale delle Marche (A.S.U.R. Marche).


Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società sportiva Torrese (che sì è fusa con la squadra di calcio di Monte San Pietrangeli) ed ha formato l'ASD Monte e Torre calcio, milita nell'attuale campionato calcistico di Terza Categoria. Oltre alla Torrese è presente anche il Torre San Patrizio calcio (anch'essa in Terza Categoria) e la Torrese calcio amatori (UISP).

La società sportiva Torre Volley (pallavolo femminile) attualmente in serie B2, ha partecipato al campionato di B1 negli anni 2011-2012.

Nel paese è presente anche una società di calcio a 5, la Torrese calcio a 5, che milita in Serie C1.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990, p. 660.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Margaret Collier, La nostra casa sull'adriatico., Ancona, Il lavoro editoriale, 1997.ISBN 8876632395
  6. ^ Era figlia di Sir Robert Porret Collier, alto magistrato e Consigliere dell’Ammiragliato di “Gran Gabinetto”, più tardi divenuto Lord Monkswell, il quale, prima di entrare nella Camera Alta, era stato deputato alla Camera dei Comuni dal 1852 al 1871 per la città di Plymouth, come suo padre prima di lui. Sua madre era Lady Isabel Rose, «una dama bella e colta, che riceveva con grazia le personalità dell’epoca, scriveva libri per bambini, dipingeva i suoi piatti di ceramica e disegnava i suoi gioielli». «L’ambiente culturale dei Collier era quello liberale dei darwiniani e dei whigs, che esaltava i movimenti risorgimentali italiani e preparò a Garibaldi, quando andò a Londra nel 1864, la più clamorosa manifestazione popolare di entusiasmo mai vista in Inghilterra». La sua famiglia apparteneva all'ambiente non conformista della Londra vittoriana ed era solita ospitare nel proprio salotto intellettuali e politici progressisti, come il famoso scienziato Thomas Henry Huxley (le cui due figlie Ethel e Marion sposarono in successione John, il fratello maggiore di Margaret), Bertrand Russel, Virginia Woolf e Sir Mountstuart Grant Duff, gentiluomo scozzese al servizio della Regina, con una lunga carriera politico-diplomatica (la cui figlia Lily, accesa femminista, sposò Robert, l’altro fratello di Margaret). Suo fratello John Maler Collier (1850 - 1934), membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, fu deputato al Parlamento inglese, scrittore e noto pittore della confraternita dei preraffaelliti (un suo autoritratto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze). Margaret crebbe a contatto con una cultura raffinata e vivace. Liberale, anticlericale e femminista, amava scrivere e pubblicò su riviste letterarie inglesi diversi racconti ambientati in Italia. Nel 1873, mentre era in vacanza con la madre a Roma, conobbe l’ufficiale garibaldino Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912), di cui si innamorò perdutamente. Dopo il matrimonio andò a vivere con il marito a Torre San Patrizio, una piccola cittadina marchigiana dell’ex-Stato Pontificio, in una ex-cappellanìa chiamata San Venanzo, in cima a una collinetta da cui si godeva un favoloso panorama, dai Sibillini all’Adriatico, dal monte Conero al Gran Sasso. Raccontò la sua vita nella provincia italiana all'indomani dell'Unità d'Italia, con l’impatto tra la sua cultura metropolitana del paese all'epoca più industrializzato del mondo e quella rurale e arretrata di Torre San Patrizio, nel libro autobiografico "La nostra casa sull'Adriatico", che nel 1886 venne pubblicato con successo in Gran Bretagna. Nel 1887 pubblicò un romanzo in due volumi intitolato "Babel", anch'esso ambientato nell'allora provincia di Ascoli Piceno, a Monte San Pietrangeli. Nel 1891 pubblicò, sotto lo pseudonimo di Isabel Snow, il racconto "The School of Art". Dopo la fine del suo matrimonio con Arturo Galletti fece ritorno in Gran Bretagna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita nel Devon, fino alla morte nel 1929. Le informazioni su Margaret Collier e Arturo Galletti de Cadilhac sono tratte dalla "Introduzione" a La nostra casa sull’Adriatico - Diario di una scrittrice inglese in Italia (1873-1885) (Ancona, Il lavoro editoriale, Terza edizione, 1997, ISBN 8876632395) della sorella di Max, Joyce Lussu, consultabile on line.
  7. ^ Figlio del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti e della nobildonna di origine francese Anna de Cadilhac, detta "la bella di Roma", Arturo Galletti de Cadilhac, colonnello di artiglieria del Regio Esercito italiano, dopo il congedo in concomitanza con il matrimonio, si trasferì con la giovane moglie a Torre San Patrizio, una piccola cittadina marchigiana dell’ex-Stato Pontificio, all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, di cui fu sindaco, poi deputato della circoscrizione per cinque legislature, dalla XVIII alla XXII (1892-1909).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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