Massimo Salvadori Paleotti

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Massimo Salvadori Paleotti, noto anche come Max William Salvadori Paleotti o, più brevemente, Max Salvadori (Londra, 16 giugno 1908Northampton, 6 agosto 1992), è stato uno storico e antifascista italiano, fratello di Joyce Lussu e cognato di Emilio Lussu.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1908 a Londra, Massimo fu il secondogenito dei tre figli del conte Guglielmo Salvadori Paleotti detto Willie (Fermo, 1880 - 11 febbraio 1953) e di Giacinta Galletti de Cadilhac detta Cynthia, e l'unico maschio. Il padre Guglielmo[1] era figlio del conte Giorgio Salvadori Paleotti di Fermo e della sua cugina Adele Emiliani[2]. La madre Giacinta Galletti de Cadilhac era figlia del colonnello garibaldino romano Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912) e della scrittrice Margaret Collier (1846 - 1929), una nobile inglese[3]. Giacinta era quindi nipote da parte di padre del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887), fra i difensori della Repubblica romana del 1849[4]. Suo zio era l'ingegnere Roberto Clemens Galletti de Cadilhac (1879 - 1932) pioniere della telegrafia senza fili.

Il padre di Max, un liberale in ottimi rapporti con il mondo intellettuale e politico anglosassone, nel 1906 si era trasferito da Porto San Giorgio a Firenze per insegnare presso l'Istituto di Studi Superiori. Nel 1921 s'era candidato senza successo per le elezioni politiche.

Il 24 maggio 1923 Max, studente di quinta ginnasiale, subì la prima aggressione da condiscepoli fascisti. L'anno successivo, il 1º aprile 1924 quando il padre Guglielmo, a causa delle sue collaborazioni con alcuni periodici inglesi, il "New Statesman" e la "Westminster Gazette", sui quali apparvero suoi articoli molto critici verso il regime, fu selvaggiamente attaccato davanti alla sede del fascio da una trentina di energumeni squadristi che pare volessero eliminarlo, il giovane figlio antifascista accorse in sua difesa, rimanendo lui stesso ferito.[5][6]

Pertanto, nel marzo del 1925, Guglielmo Salvadori decise di trasferirsi con la famiglia in Svizzera, a Begnins a 30 km da Losanna, dove rimase in una sorta di auto-esilio fino al settembre 1934. Max visse così tra l'Italia e l'estero gli anni dell'adolescenza, in ambienti cosmopoliti, maturando un'educazione non formale, ispirata dagli interessi della famiglia per la cultura. Perfetto bilingue, a seguito dell'insegnamento della lingua inglese impartitogli sin dall'infanzia dai genitori, anch'essi bilingui, durante la permanenza in Svizzera perfezionò anche la conoscenza del francese e del tedesco.

Laureatosi a Ginevra nel 1929, aderì al movimento Giustizia e Libertà e tornò in Italia ove, mentre collaborava alla diffusione della stampa clandestina, conseguì una seconda laurea all'Università di Roma.[5]

Lo Smith College visto dall'alto (ca. 1932-34)

Arrestato nel 1932, con circa quaranta altri compagni, in una "crisi di profondo scoraggiamento, fece atto di sottomissione al regime" senza compromettere nessuno degli arrestati.[7] Condannato a 5 anni al confino nell'isola di Ponza[8] il suo atto di sottomissione al regime fascista gli consentì di scontarne solo uno,[9] e fu poi inviato al domicilio coatto a Fermo.[5] Nel 1933, utilizzando il passaporto britannico, espatriò nuovamente in Svizzera e poi in Inghilterra. Nel 1943, ufficiale dell'Esercito britannico, prese parte alla campagna di Sicilia e agli sbarchi alleati di Salerno ed Anzio con la missione di organizzare la ribellione contro il regime di Mussolini. Salvadori ebbe un ruolo di primo piano nel riorganizzare le attività "politiche" della N.1 Special Force (Special Operations Executive) in Italia e nel cercare di allineare le posizioni di questo organismo con quelle del Partito d'Azione.[10]

Dal 1945 al 1973 insegnò Storia e Politica nello Smith College a Northampton (Stato del Massachusetts) con alcune interruzioni per incarichi nell'UNESCO a Parigi e nella NATO.

Tra le sue opere più note: The Rise of Modern Communism del 1952 (edizione italiana: Il movimento comunista nel ventesimo secolo: cenni storici), American Capitalism del 1954 (edizione italiana: Capitalismo democratico: considerazioni sull'economia americana) e The Liberal Heresy del 1977 (edizione italiana L'eresia liberale: principi, origini e sviluppo storico).

Fondamentali anche i suoi libri sulla guerra di liberazione italiana, di cui fu un protagonista e osservatore in posizione privilegiata, in quanto incaricato di tenere i contatti tra i servizi militari inglesi e le formazioni partigiane: Resistenza ed azione: ricordi di un liberale del 1951; Storia della Resistenza italiana del 1955, con prefazione di Riccardo Bauer e La Resistenza nell'Anconetano e nel Piceno del 1962.

Nel 1992, pochi mesi prima della morte di Salvadori avvenuta, a ottantaquattro anni a Northampton, si svolse a Fermo, città d'origine della famiglia e poi del suo domicilio coatto, un convegno sulla sua figura (vedi in Bibliografia), organizzato dalla Società operaia di mutuo soccorso di Porto San Giorgio.

La sorella minore, Gioconda Beatrice, più nota con il nome di Joyce Lussu, è stata una nota scrittrice e poetessa, partigiana impegnata nella lotta antifascista al fianco del marito Emilio Lussu, poi esponente politica del Partito d'Azione e del Partito Socialista Italiano, attiva nelle promozione dei movimenti di liberazione anticolonialisti.

Opere pubblicate in lingua italiana (elenco parziale)[modifica | modifica wikitesto]

  • L'unità del Mediterraneo, Roma, Saturnia, 1931.
  • Problemi di colonizzazione africana, Roma, Arte della stampa, 1932.
  • Aspetti della crisi australiana, Torino, La riforma sociale, 1932.
  • La penetrazione demografica europea in Africa, Torino, Fratelli Bocca, 1932.
  • Problemi di libertà, Bari, Laterza, 1949.
  • Resistenza ed azione: ricordi di un liberale, Bari, Laterza, 1951.
  • Il movimento comunista nel ventesimo secolo: cenni storici, Firenze, La nuova Italia, 1954.
  • Storia della Resistenza italiana, prefazione di Riccardo Bauer, Venezia, Pozza, 1955.
  • Capitalismo democratico: Considerazioni sull'economia americana, prefazione di Ernesto Rossi, Roma, Opere Nuove, 1956.
  • La democrazia liberale, Roma, Opera Nuove, 1958.
  • Educazione ragione e democrazia, Roma, Opere nuove, 1959.
  • Prospettive americane, Roma, Opere nuove, 1960.
  • L'economia della libertà, Roma, Opere Nuove, 1961.
  • La Resistenza nell'Anconetano e nel Piceno, Roma, Opere Nuove, 1962.
  • Gli Stati Uniti da Roosevelt a Kennedy: Breve storia della nazione americana dal 12 aprile 1945 al 22 novembre 1963, Napoli, Edizioni Scientifiche italiane, 1964.
  • La dignità dell'individuo di qua e di là dell'Atlantico del Nord, Milano , Lega internazionale per i diritti dell'uomo, 1974.
  • Ricordo di Giovanni Amendola, Sala Bolognese, A. Forni, 1976.
  • L'eresia liberale: principi, origini e sviluppo storico, Sala Bolognese, Forni, 1979.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Era nipote del conte Luigi Salvadori Paleotti (nato nel 1816), che sposò nel 1834 Ethelyn Welby (nata in Inghilterra nel 1817), una delle cinque figlie del ricco commerciante inglese Adlard Welby (nato nel 1776 o 1777 a South Rauceby, nel Lincolnshire), trasferitosi nel 1833 assieme alla sua amante Martha Hutchinson ed alle loro cinque figlie femmine in Italia a Porto di Fermo. La sorella di Max, la scrittrice e poetessa Joyce Lussu, rievocherà le storie della bisnonna paterna Ethelyn e delle altre sorelle Welby nel suo volume Le inglesi in Italia del 1970. Guglielmo Salvadori Paleotti si era laureato a Firenze e a Lipsia e aveva conseguito la libera docenza in Filosofia del Diritto all'Università di Pisa e, più tardi, quella di Filosofia morale a Roma. Fece conoscere in Italia il filosofo e sociologo Herbert Spencer, dal quale mutuò una fiera avversione per ogni forma di totalitarismo, tanto da indurlo, nel 1924, a firmare su due autorevoli giornali britannici articoli contro Benito Mussolini "corruttore della gioventù".
  2. ^ Adele era figlia di Giacomo Emiliani (Magliano di Tenna 27 giugno 1805, Rapagnano 17 marzo 1889) e di Casson Adelaide Welby (nata in Inghilterra nel 1812), sorella di Ethelyn (moglie del conte Luigi Salvadori Paleotti di Fermo), trasferitasi con il marito da Porto di Fermo a Rapagnano. Anche di lei parla Joyce Lussu nel suo libro Le inglesi in Italia. Giacomo Emiliani fu un musicista e compositore, protagonista nella vita mondana e culturale di Fermo, tanto che al Teatro dell'Aquila nel 1829 fu eseguita una sua Sinfonia. Intorno all'anno 1838 si stabilì con la moglie Adelaide a Rapagnano, dove condusse un'esistenza sobria ed appartata, senza tuttavia rinunciare a mantenere plurime relazioni col mondo artistico marchigiano e bolognese, e rapporti di amicizia e stima con i musicisti e la nobiltà di Fermo. Ebbe anche legami con il mondo artistico-culturale gravitante attorno alla scrittrice e pianista inglese Margaret Collier che, sposando il parlamentare Arturo Galletti de Cadilhac, era venuta ad abitare sul vicino colle di San Venanzo a Torre San Patrizio. A quel cenacolo cosmopolita di artisti, nobili ed intellettuali, Giacomo dedicò le sue ultime malinconiche pagine musicali, in particolare la sonata per pianoforte The last farewell (L'ultimo addio) dedicata a Margaret Collier.
  3. ^ Margaret era figlia di Sir Robert Porret Collier, alto magistrato e Consigliere dell’Ammiragliato di "Gran Gabinetto", più tardi divenuto Lord Monkswell, il quale, prima di entrare nella Camera Alta, era stato deputato alla Camera dei Comuni dal 1852 al 1871 per la città di Plymouth, come suo padre prima di lui. Sua madre era Lady Isabel Rose, «una dama bella e colta, che riceveva con grazia le personalità dell’epoca, scriveva libri per bambini, dipingeva i suoi piatti di ceramica e disegnava i suoi gioielli». «L’ambiente culturale dei Collier era quello liberale dei darwiniani e dei whigs, che esaltava i movimenti risorgimentali italiani e preparò a Garibaldi, quando andò a Londra nel 1864, la più clamorosa manifestazione popolare di entusiasmo mai vista in Inghilterra». La sua famiglia apparteneva all'ambiente non conformista della Londra vittoriana ed era solita ospitare nel proprio salotto intellettuali e politici progressisti, come il famoso scienziato Thomas Henry Huxley (le cui due figlie Ethel e Marion sposarono in successione John, il fratello maggiore di Margaret), Bertrand Russel, Virginia Woolf e Sir Mountstuart Grant Duff, gentiluomo scozzese al servizio della Regina, con una lunga carriera politico-diplomatica (la cui figlia Lily, accesa femminista, sposò Robert, l'altro fratello di Margaret). Il fratello maggiore di Margaret, John Maler Collier (1850 - 1934), membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, fu deputato al Parlamento inglese, scrittore e noto pittore della confraternita dei preraffaelliti (un suo autoritratto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze). Margaret crebbe a contatto con una cultura raffinata e vivace. Liberale, anticlericale e femminista, amava scrivere e pubblicò su riviste letterarie inglesi diversi racconti ambientati in Italia. Nel 1873, mentre era in vacanza con la madre a Roma, conobbe l’ufficiale garibaldino Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912), di cui si innamorò perdutamente. Dopo il matrimonio andò a vivere con il marito a Torre San Patrizio, una piccola cittadina marchigiana dell’ex-Stato Pontificio, all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, in una ex-cappellanìa chiamata San Venanzo (ora chiamata "Villa Zara"), in cima a una collinetta da cui si godeva un favoloso panorama, dai Sibillini all’Adriatico, dal monte Conero al Gran Sasso. Raccontò la sua vita nella provincia italiana all'indomani dell'Unità d'Italia, con l'impatto tra la sua cultura metropolitana del paese all'epoca più industrializzato del mondo e quella rurale e arretrata di Torre San Patrizio, nel libro autobiografico "La nostra casa sull'Adriatico", che nel 1886 venne pubblicato con successo in Gran Bretagna. Nel 1887 pubblicò un romanzo in due volumi intitolato "Babel", anch'esso ambientato nell'allora provincia di Ascoli Piceno, a Monte San Pietrangeli, il paese dove viveva il cugino della madre del marito, Pierre Paul (Paolo) de Cadilhac (1828 – 1900), che lì aveva sposato Ermenegilda Quintigliani (16 ottobre 1833 - 14 dicembre 1907). Proprio Paolo aveva segnalato ad Arturo Galletti la possibilità di acquistare a buon prezzo la cappellanìa di San Venanzo. Nel 1891 Margaret pubblicò, sotto lo pseudonimo di Isabel Snow, il racconto "The School of Art". Dopo la fine del suo matrimonio con Arturo Galletti fece ritorno in Gran Bretagna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita nel Devon, fino alla morte nel 1929. A Torre San Patrizio le è stata intitolata una via cittadina. Le informazioni su Margaret Collier e Arturo Galletti de Cadilhac sono tratte dalla "Introduzione" a La nostra casa sull’Adriatico - Diario di una scrittrice inglese in Italia (1873-1885) (Ancona, Il lavoro editoriale, Terza edizione, 1997, ISBN 88-76632395) della nipote Joyce Lussu, consultabile on line.
  4. ^ Arturo Galletti de Cadilhac era figlio del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887) e della nobildonna di origine francese Anna de Cadilhac Salandri-Magatti (Roma, 24 marzo 1825 - Napoli, 1896), detta "la bella di Roma". Colonnello di artiglieria del Regio Esercito italiano, dopo il congedo in concomitanza con il matrimonio, andò a vivere con la giovane moglie a Torre San Patrizio, cittadina all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, di cui fu sindaco. Fu poi deputato della circoscrizione per cinque legislature, dalla XVIII alla XXII (1892-1909). Gli è stato intitolato il teatro cittadino di Torre San Patrizio.
  5. ^ a b c Max Salvadori: una spia del regime?!? di Mimmo Franzinelli. Riferimenti e link per la consultazione dell'articolo disponibili nei Collegamenti esterni.
  6. ^ L'episodio è descritto anche nella pagina dedicata alla sorella di Max, Joyce Lussu.
  7. ^ Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, vol. V, Milano-Roma , Edizioni La Pietra, 1968-1989, p. 326. Episodio e fonte sono citati nell'articolo di Franzinelli.
  8. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 19.9.1932 contro Massimo Salvadori e altri ("Organizzazione giellista a Roma"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1377-1378
  9. ^ Mauro Canali, Le spie del regime, Bologna, 2004.
  10. ^ Mireno Berrettini, La Resistenza italiana e lo Special Operations Executive britannico (1943-1945), Firenze, 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Max Salvadori: l'uomo, il cittadino: atti del Convegno, 14 marzo 1992, a cura di Alfredo Luzi, con la collaborazione di Clara Muzzarelli Formentini. Fermo: A. Livi, 1996.

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