Fær Øer

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Coordinate: 61°57′15″N 6°51′25″W / 61.954167°N 6.856944°W61.954167; -6.856944

Fær Øer
Fær Øer - Bandiera Fær Øer - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Fær Øer - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Fær Øer
Nome ufficiale Føroyar
Færøerne
Dipendente da Danimarca Danimarca
Lingue ufficiali Faroese, danese
Capitale Tórshavn  (12.648[1] ab. / 2015)
Politica
Status Nazione costitutiva del Regno di Danimarca
Sovrano Margherita II di Danimarca
Primo ministro Aksel V. Johannesen[2]
Superficie
Totale 1 396[2] km² (185º)
 % delle acque 0,5 %
Popolazione
Totale 49 188[3] ab. (gennaio 2016) (209º)
Densità 34,8 ab./km² (171º)
Nome degli abitanti Faroesi, faroensi, feroesi[4], feringi
Geografia
Continente Europa
Fuso orario UTC 0
Economia
Valuta Corona delle Fær Øer[5]
PIL (nominale) 2 200 milioni di $ (2006)
PIL pro capite (nominale) 45 250 $ (2006)
Varie
TLD .fo
Prefisso tel. +298
Sigla autom. FO
Inno nazionale Tú alfagra land mítt
Festa nazionale 29 luglio[2]
Fær Øer - Mappa
 

Le isole Fær Øer (faroese: Føroyar, danese: Færøerne)[6] sono un arcipelago subartico formato da 18 isole, situato al largo delle coste settentrionali dell'Europa, tra il Mare di Norvegia e il nord dell'Oceano Atlantico, a metà strada tra l'Islanda e la Norvegia.

Le isole sono una Nazione costitutiva del Regno di Danimarca e del Folketing, ovvero il Parlamento danese, che comprende anche Danimarca e Groenlandia. Hanno ottenuto l'autonomia nel 1948 e nel corso degli anni hanno acquisito il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, ma non la difesa e gli affari esteri. Con l'eccezione di una piccola forza di polizia e guardia costiera, non hanno una forza militare organizzata, che rimane responsabilità della Danimarca.

Le Fær Øer hanno legami tradizionali con l'Islanda, le Shetland e le Orcadi, le Ebridi e la Groenlandia. L'arcipelago si separò politicamente dalla Norvegia nel 1815. Le Fær Øer hanno due rappresentanti nel Consiglio nordico (il forum di cooperazione dei governi dei Paesi nordici). Con l'Islanda, l'Irlanda e il Regno Unito, le Fær Øer si contendono l'isolotto di Rockall.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il testo più antico che descrive le isole è il "Liber de mensura orbis terrae" del monaco irlandese Dicuil, scritto nell'anno 825[6][7], testo in cui vengono descritti i viaggi di alcuni monaci scozzesi nelle isole[7]. Sebbene il testo non nomini le isole Fær Øer[8], la descrizione data si adatta molto bene all'arcipelago, come notato già da A.Letronne nel 1814[9]. Dicuil mette in evidenza la grande quantità di ovini presenti sull'isola[6][8][9], da cui Fær, che in lingua norrena significa "pecore"[6], mentre Øer sarebbe una forma plurale di ø, "isola", parola rimasta anche nel danese moderno[10]. Fær Øer significherebbe quindi: "isole delle pecore"[11].

Il toponimo Fær Øer (in feringio Føroyar e in danese: Færøerne) che dava anche il nome latino alla soppressa diocesi cattolica delle isole[12], la cui prima parte è attestata in norreno nella forma scritta fær, viene tradizionalmente interpretata secondo il danese fåre-øerne, "isole delle pecore". Troviamo per la prima volta questa interpretazione nella Historia Norvegiæ, dove l'errata lezione nordica farcar è tradotta con insulæ ovium: il testo aggiunge che i coltivatori faroesi possedevano ricchi greggi di pecore composte da migliaia di capi. La difficoltà è che il termine fåre/fær è scomparso nelle lingue scandinave occidentali ("pecora" in norreno è anche sauðr, da cui il feringio seyður e il norvegese sau).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia delle origini dell'arcipelago delle Fær Øer non è ben nota, anche se si ritiene che derivi dalla conquista dello stesso ad opera dei vichinghi coloni di Naddoddr, scopritore dell'Islanda. Si pensa che anche monaci irlandesi[13] giunti dalla vicina Scozia o direttamente dall'Irlanda verso il VI secolo abbiano abitato le isole. San Brendano di Clonfert, monaco irlandese e Papar si suppone abbia visitato le Fær Øer in due o tre occasioni (512-530), nominando due delle isole Sheep Island e Paradise Island of Birds. Nel tardo settimo secolo agli inizi del secolo ottavo nelle isole era frequente la presenza di monaci provenienti dall'Irlanda, per opera di conversione ed evangelizzazione ma anche solo per la solitudine del romitaggio.

Secondo la Saga dei Faroesi, gli emigranti che lasciarono la Norvegia per sfuggire alla tirannia di Harald I si insediarono nelle isole all'incirca all'inizio del IX secolo. Nell'XI secolo venne introdotto il Cristianesimo da Sigmundur Brestirson, obbligato a rifugiarsi in Norvegia dopo che la sua famiglia, originaria delle isole del sud, era stata sterminata nel corso di un'invasione degli abitanti delle isole del nord. Sigmundur Brestirson venne poi inviato a conquistare le isole dal re di Norvegia Olaf I. Dopo aver preso possesso delle isole, Sigmundur Brestirson fu assassinato, ma i norvegesi mantennero il loro controllo fino al 1397, quando la Norvegia entrò in un'unione con la Danimarca, che gradualmente evolse nella doppia monarchia Danese-Norvegese. La riforma protestante raggiunse le Fær Øer nel 1538. Quando la Norvegia venne separata dalla Danimarca con il trattato di Kiel del 1814, fu la Danimarca a mantenere il possesso delle Fær Øer.

Il monopolio danese del commercio con le Fær Øer fu abolito nel 1856. Il paese cominciò allora a svilupparsi in una nazione moderna, dedita principalmente alla pesca, e con una propria flotta. Il risveglio dei sentimenti nazionali, cominciato nel 1888, fu all'inizio orientato sull'ambito culturale, in particolare sulla rinascita della lingua faroese. Dopo il 1906 si rafforzò l'indipendentismo politico, con la fondazione dei primi partiti politici delle Fær Øer.

Il 12 aprile 1940, le Fær Øer furono occupate dalle truppe del Regno Unito, come contromossa all'invasione della Danimarca da parte della Germania nazista. Questa azione fu decisa per scongiurare una possibile occupazione tedesca nelle isole, che avrebbe potuto avere gravi conseguenze per gli esiti della seconda battaglia dell'Atlantico. Tra il 1942 e il 1943 gli Inglesi costruirono l'unico aeroporto delle Fær Øer, l'aeroporto di Vágar.

Il controllo delle isole ritornò alla Danimarca dopo la guerra, ma nel 1948 venne introdotta la cosiddetta Hjemmestyre (o, in feringio, Heimastýrislógin), che garantiva un alto grado di autonomia locale. Le Fær Øer scelsero di non unirsi alla Danimarca al momento del suo ingresso nella Comunità europea, ora Unione europea, nel 1973. Le isole hanno incontrato considerevoli difficoltà economiche in seguito al crollo dell'industria della pesca nei primi anni novanta, ma da allora si sono moltiplicati gli sforzi per aumentare il grado di diversificazione dell'economia. Nel frattempo è cresciuto il sostegno popolare per l'indipendenza, che è l'attuale obiettivo del governo.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Comuni delle Fær Øer, Regioni delle Fær Øer e Isole dell'arcipelago delle Fær Øer.
L'isola disabitata di Lítla Dímun.
Il punto più alto dell'arcipelago: il Slættaratindur (882 m), sull'isola di Eysturoy.

Le Fær Øer sono un arcipelago formato da 18 isole, al largo delle coste settentrionali dell'Europa, tra il Mare di Norvegia e il nord dell'oceano Atlantico, a metà strada tra l'Islanda e la Norvegia. Le loro coordinate sono 62°00′N 6°47′W / 62°N 6.783333°W62; -6.783333, hanno una superficie di 1 399 k , e non presentano grandi laghi o fiumi. La linea costiera si estende per 1 117 km , è contornata in molti punti da scogliere e ovviamente non ha confini di terra con alcun paese. Le isole sono scoscese e rocciose, con pochi picchi. Il punto più alto è il Slættaratindur, 882 metri sopra il livello del mare. La sola isola disabitata è Lítla Dímun.

Le 18 isole di cui si diceva sopra sono Fugloy, Svínoy, Borðoy, Viðoy, Kunoy, Kalsoy, Eysturoy, Streymoy, Vágar, Mykines, Hestur, Koltur, Nólsoy, Sandoy, Skúvoy, Stóra Dímun, Lítla Dímun e Suðuroy.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Eysturoy in una sera di ottobre.
Diagramma relativo alle temperature medie e agli accumuli piovosi annui di Tórshavn.

Secondo la classificazione dei climi di Köppen, le Fær Øer hanno un clima oceanico subpolare. Tuttavia, è fortemente rilevante l'influenza riscaldante esercitata qui dall'Oceano Atlantico, e in particolare dalla corrente nord-atlantica. Questo, unito al continuo transito di perturbazioni provenienti da nord-ovest, garantisce inverni miti (con la temperatura media compresa tra i °C e i 4 °C) ed estati fresche (temperatura media tra 9,5 °C e 10,5 °C)[14].

Le isole spesso sono battute dal vento e avvolte nella nebbia. Hanno inoltre un cielo quasi sempre coperto, tanto che in media si registrano 260 giorni all'anno con precipitazioni e che i giorni soleggiati risultano più rari di quelli nuvolosi. Le isole si trovano proprio lungo il percorso di depressioni in movimento verso nord-est, e questo significa che si possono avere forti venti e pesanti piogge in ogni periodo dell'anno.

Il 5 settembre 1966 le Fær Øer furono colpite dall'uragano Faith, con venti che superarono i 160 km/h . Poco dopo aver colpito la capitale Tórshavn, esso fu declassato a "tempesta extratropicale".[15]

La registrazione dei dati meteorologici nelle Fær Øer prese avvio nel 1867.[16]

Distanze dai paesi più vicini[modifica | modifica wikitesto]

Le Fær Øer viste dal satellite
Paese Distanza
Regno Unito Regno Unito 320 km
Islanda Islanda 450 km
Irlanda Irlanda 670 km
Norvegia Norvegia 670 km
Danimarca Danimarca 990 km

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

La lingua nazionale è la lingua faroese, lingua indoeuropea appartenente al gruppo delle lingue germaniche e al sottogruppo del germanico settentrionale (o scandinavo), assieme al danese, al norvegese (bokmål e nynorsk), allo svedese e all'islandese.

Una delle più note canzoni scritte in faroese è Ormurin langi.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le statistiche ufficiali del 2002, l'84,1 % dei Faroesi fa riferimento alla Chiesa Luterana dello Stato (Fólkakirkjan), resasi indipendente dalla chiesa luterana danese a partire dal 29 luglio 2007. Nelle Fær Øer vi sono inoltre una piccola comunità di cattolici, soprattutto stranieri, che hanno il loro centro nella chiesa di Santa Maria a Tórshavn (vedi la voce Chiesa cattolica nelle Fær Øer) e quattro congregazioni di Testimoni di Geova.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Politica delle Fær Øer.

La divisione amministrativa è basata sulle isole: vi sono 34 comuni con circa 120 città e villaggi.

Viene ancora oggi utilizzata la tradizionale divisione in sýslur. Il termine sýsla significa distretto e, sebbene oggi siano solo distretti di polizia, i sýslur vengono ancora utilizzati nel linguaggio comune per indicare una regione geografica.

Nel passato, ciascun sýsla aveva una propria assemblea, o ting, chiamata várting. I sei sýslur sono:

Tinganes a Tórshavn, la sede del Governo

Oggi, le elezioni sono tenute nei comuni per i rappresentanti del parlamento nazionale, il Løgting. Le Fær Øer, come parte del Regno di Danimarca, eleggono anche dei rappresentanti che siedono nel parlamento danese, il Folketing. Per le elezioni del Løgting ci sono 7 distretti elettorali, ciascun comprendente un sýslur, mentre l'isola di Streymoy è divisa in una parte nord e sud (regione Tórshavn).

Il Governo delle Fær Øer esercita il potere esecutivo negli affari locali. Il capo di governo è chiamato Løgmaður o Primo Ministro. Ogni altro membro del gabinetto è chiamato Landsstýrismaður.

L'ufficio del primo ministro, nel centro della capitale, è sempre aperto e chiunque voglia esporre un problema o una lamentela è libero di farlo.

Le Fær Øer e la Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

Il Trattato di Kiel del 1814 pose fine all'unione tra Danimarca e Norvegia. La Norvegia passò sotto il controllo del Re di Svezia, ma le Fær Øer, l'Islanda e la Groenlandia rimasero in mani danesi. In seguito a questi eventi, il Løgting fu sciolto nel 1816, e il governo delle Fær Øer divenne quello di una regione della Danimarca, con un Prefetto incaricato del controllo delle isole. Nel 1852 il Løgting venne ristabilito, ma fino al 1948 non ebbe altri poteri al di fuori di quelli consultivi.

Alla fine della seconda guerra mondiale, parte della popolazione era favorevole all'indipendenza dalla Danimarca, e il 14 settembre 1946 si tenne un referendum sull'eventuale secessione. Era la prima volta in cui i Faroesi avevano l'opportunità di esprimersi a favore dell'indipendenza o di scegliere di continuare a far parte del Regno di Danimarca. Il risultato del referendum produsse una piccola maggioranza a favore della secessione, ma fu immediatamente seguito da alcuni eventi che impedirono di portare a termine la separazione dalla Danimarca.

La maggioranza nel parlamento faroese cadde e, in seguito a nuove elezioni, i partiti contrari all'uscita dal Regno di Danimarca, avendo visto crescere il loro elettorato, formarono una coalizione e decisero di non approvare la secessione. Al suo posto venne raggiunto un compromesso e il parlamento danese approvò un regime di ampia autonomia, detto anche Home Rule, che entrò in vigore nel 1948. Le Fær Øer cessarono così di essere considerate una dipendenza della Danimarca, ottennero un ampio controllo sui propri affari e un sostegno economico annuale non irrilevante dalla Danimarca.

Gli isolani sono a tutt'oggi divisi tra quelli favorevoli all'indipendenza e quelli che preferiscono continuare a essere parte del Regno di Danimarca, con numerose opinioni intermedie. Alcuni sono a favore di un'immediata e unilaterale dichiarazione d'indipendenza, altri ritengono sia necessario raggiungere l'autonomia gradatamente e in pieno consenso con il governo danese. Sono anche molti coloro che accettano di buon grado un graduale incremento dell'autonomia, ma sempre mantenendo un forte legame con la Danimarca.

Nel marzo del 2000 sono stati avviati i negoziati sull'indipendenza con il governo danese.

In seguito al Trattato di Famjin del 29 marzo 2005 stipulato tra la Danimarca e le Fær Øer, le isole acquisiscono una sempre maggiore autonomia nel campo della politica estera e della sicurezza.

Le Fær Øer e l'UE[modifica | modifica wikitesto]

Le Fær Øer non fanno parte dell'UE.[17][18] Un protocollo al trattato di adesione della Danimarca alla Comunità europea afferma che i cittadini danesi che risiedono nelle Fær Øer non devono essere considerati cittadini europei ai sensi del trattato. Le Fær Øer non hanno aderito al trattato di Schengen, che consente la libera circolazione tra i Paesi aderenti; tuttavia, essendo le isole parte dell'Unione nordica dei passaporti, non esistono controlli di frontiera tra l'arcipelago e alcuno dei paesi nordici compresi nell'area Schengen[19].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di crisi economica nei recenti anni novanta, che ha portato a un drastico calo dell'attività di pesca, negli ultimi pochi anni le Fær Øer si sono riprese, e la disoccupazione è scesa al 5% a metà 1998, per poi tuttavia risalire negli anni successivi. Tuttavia, la quasi totale dipendenza nella pesca fa sì che l'economia resti estremamente vulnerabile. I Faroesi sperano di ampliare la loro base economica costruendo nuove strutture per il processo dei prodotti ittici. Il petrolio trovato vicino alle Fær Øer dà una speranza per l'esistenza di giacimenti nell'area circostante, che potrebbero garantire una sicura prosperità economica.

Dal 2000, sono stati promossi nelle Isole la tecnologia dell'informazione e alcuni progetti economici per attrarre nuovi investimenti. Il risultato di questi progetti non è ancora noto, ma si spera possa portare una migliore economia di mercato nelle Fær Øer.

Le Fær Øer hanno una bassa percentuale di disoccupazione, ma questo non è necessariamente segno di una riconversione economica, dal momento che giovani e studenti si spostano in Danimarca e in altri paesi una volta terminata la scuola dell'obbligo. Rimane nelle Isole una fascia di popolazione di età medio-alta, che non ha gli strumenti e le conoscenze per espandere l'utilizzo delle tecnologie moderne nelle Fær Øer.

Si segnalano alcune esperienze positive nell'utilizzo delle energie rinnovabili (in particolare, fornita dal moto ondoso), la cui quota ammonta al 45% del totale del consumo energetico dell'arcipelago[20].

La caccia ai cetacei[modifica | modifica wikitesto]

I globicefali dalla spiaggia di Hvalba vengono trasportati nelle apposite industrie per la loro lavorazione

La caccia ai globicefali, o Grindadráp, è una tradizione per i faroesi, un tempo un'attività economica in quanto le carni dei cetacei uccisi venivano consumate dagli stessi. La maggior parte di essi la considera parte della propria cultura e non condivide le tesi di chi ne chiede l'abolizione. Voci critiche però contestano la sostanza e la modalità con cui ha luogo la mattanza e sono molteplici le iniziative a tutela dei cetacei[21]. In particolare è criticata la tradizionale cruenta caccia che avviene all'inizio di ogni estate, in cui un migliaio di globicefali, specie di cetacei chiamati anche balena pilota e balena dalle pinne lunghe vengono spinti in prossimità delle spiagge e uccise con ami, lame e funi.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Sull'isola Vágar è attivo l'omonimo aeroporto, da cui partono voli per diverse destinazioni in Danimarca e in Europa, mentre dal porto di Tórshavn ci sono collegamenti regolari con nave-traghetto per Norvegia e Danimarca.

A causa del territorio roccioso e scosceso delle Fær Øer, per lungo tempo il suo sistema di trasporti non è stato tanto esteso quanto quello di altri Paesi. Questa situazione è cambiata, e oggi le infrastrutture sono state sviluppate estensivamente. Circa l'80% della popolazione nelle isole è connessa da tunnel che passano al di sotto delle acque, da ponti e da argini che collegano le tre isole più grandi nel nord-est, mentre le altre due maggiori isole a sud sono connesse alla concentrazione urbana settentrionale con moderni e veloci traghetti.

In particolare il tunnel Norðoyatunnilin, lungo 6300 metri sotto lo stretto del Leirvíksfjørður, che collega la città di Klaksvík sull'isola di Borðoy con la città di Leirvík sull'isola di Eysturoy ha velocizzato i collegamenti all'interno delle isole.

Ci sono buone strade che collegano ogni villaggio nelle isole, eccetto sette piccole isole dove sorge un solo villaggio che sono comunque collegate con navette che le raggiungono almeno due volte al giorno. A oggi altri tunnel sono in progettazione per migliorare ulteriormente un già ottimo ed efficiente sistema stradale.

Villaggio Hvalba

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Studentessa delle Fær Øer in abbigliamento tipico

La maggior parte della popolazione è di etnia faroese, di origini scandinave e celtiche.

Il feringio è parlato da tutti e quasi tutti parlano anche il danese. Pressoché tutta la popolazione parla correntemente l'inglese, insegnato nelle scuole fin dall'età di cinque anni. Tra le altre lingue in genere si insegnano danese e norvegese.

La popolazione è distribuita sulla maggior parte del paese; solo recentemente si è avuto un significativo aumento dell'urbanizzazione. Le isole inoltre possiedono il tasso di fertilità più alto di tutta l'Europa, con 2,6 figli per coppia contro la media europea di 1,3[22].

L'industrializzazione è stata significativamente decentralizzata; il paese ha quindi potuto mantenere in modo significativo la propria cultura contadina. I villaggi dotati di strutture portuali insufficienti non hanno potuto beneficiare pienamente della conversione dall'agricoltura all'economia basata sulla pesca, e nelle zone agricole più periferiche restano solo pochi giovani. Queste zone, come Fugloy, Svínoy, Mykines, Skúvoy e Stóra Dímun, che hanno limitate reti di comunicazione col resto del paese, non possono sempre essere raggiunte a causa del cattivo tempo. Nei decenni trascorsi, la struttura sociale organizzata sulla base dei villaggi è stata sottoposta a notevoli pressioni, mentre vi è stata una crescita dei "centri" che possono offrire le merci e i servizi richiesti dalle periferie. I negozi e i centri di servizio sono dunque stati spostati dai villaggi verso i centri urbanizzati.

A dispetto di quanto potrebbe apparire, la popolazione faroese è moderna e dinamica; l'uso delle carte di credito è ovunque diffuso (persino in tutti i taxi), così come quello di internet. Qui si vengono a integrare moderno e antico, cultura e natura, la splendida natura di queste isole che da sempre ha ispirato artisti locali e non.

Il crimine è ridotto ai minimi termini, si conta solo qualche incidente dovuto all'alcool. Le case in genere sono lasciate aperte poiché i ladri sono praticamente inesistenti.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ai campionati europei giovanili di nuoto 2008 disputatisi a Belgrado, Pál Joensen ha dominato le gare di stile libero in lunga distanza (400, 800 e 1500 metri). Il nuotatore s'è poi confermato su grandi livelli ai campionati europei di nuoto del 2010 e del 2014, riuscendo a ottenere medaglie d'argento nei 1500 stile libero in entrambe le competizioni sempre nella medesima disciplina.

Esiste una squadra nazionale di calcio che non ha mai ottenuto risultati di rilievo. I suoi giocatori non sono professionisti. Ha vinto la prima gara ufficiale il 12 settembre 1990, valevole per le qualificazioni agli Europei di Svezia 1992: la partita era Fær Øer-Austria (1-0) giocata in Svezia, a Landskrona.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Le Fær Øer vivono un grande momento di produzione musicale, moltissimi sono gli artisti, in solo o in gruppo, che animano la scena discografica faroese. Il cantautore Teitur Lassen è originario delle isole Fær Øer, così come la cantante Eivør Pálsdóttir e il gruppo viking metal Týr. Entrambi hanno raggiunto un discreto successo internazionale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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