Lingua faroense
| Faroense Føroyskt | |
|---|---|
| Parlato in | Regno di Danimarca |
| Regioni | Europa settentrionale |
| Parlanti | |
| Totale | L1: 69.000 (2015) L2: 21.000 (2015) Totale: 90.000 (2015) |
| Altre informazioni | |
| Scrittura | Alfabeto latino |
| Tipo | SVO flessiva (ordine semilibero) |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Lingue germaniche Lingue germaniche settentrionali Lingua faroense |
| Statuto ufficiale | |
| Ufficiale in | Regno di Danimarca |
| Regolato da | Málráðið |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-1 | fo
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| ISO 639-2 | fao
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| ISO 639-3 | fao (EN)
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| Glottolog | faro1244 (EN)
|
| Linguasphere | 52-AAA-ab
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| Estratto in lingua | |
| Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1 Øll menniskju eru fødd fræls og jøvn til virðingar og mannarættindi. Tey hava skil og samvitsku og eiga at fara hvørt um annað í bróðuranda. | |
La lingua faroense (nome nativo: føroyskt mál, AFI: [ˈføːɹɪst ˈmɔaːl]), anche detta faringio[1], feringio[2], färingio[3], færoico[4], feroese[5] o faroese, è una lingua germanica settentrionale parlata da circa 90.000 persone prevalentemente nelle Fær Øer, delle quali è la lingua nazionale, ma anche da comunità in Danimarca e Islanda.
Classificazione
[modifica | modifica wikitesto]Il faroense è una lingua indoeuropea appartenente al ramo settentrionale delle lingue germaniche. Sviluppatasi a partire dai dialetti occidentali del norreno rappresenta, secondo il criterio di intelligibilità, una delle tre lingue del gruppo scandinavo insulare, assieme all'islandese e all'estinto norn.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]| Parlato | Scritto | |
|---|---|---|
| 900–1400 | Norreno occidentale | |
| 1400–1600 | Faroense medioevale | |
| 1600–1770 | Tardo faroense medioevale | (danese) |
| 1770–1846 | Faroense moderno | Ortografie fonetiche (Svabo, etc.) |
| 1846–oggi | Ortografia etimologica (Hammershaimb) | |
Norreno occidentale
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene i primi colonizzatori dell'arcipelago furono con molta probabilità monaci irlandesi o vichingo-gaelici provenienti dalle coste del Mar d'Irlanda, la colonizzazione norrena delle isole cominciò all'epoca del Landnám, all'incirca tra l'872 e il 930 d.C. La lingua parlata nelle Fær Øer era quindi il norreno nella sua variante occidentale. Tuttavia, i frequenti contatti tra i navigatori norvegesi e le popolazioni celtiche portarono ad alcune influenze del medio irlandese. Per esempio, in faroense esistono due diversi termini per indicare l'anatra: dunna (dal medio irlandese tunnagh) per l'anatra domestica e ont (dal norreno ǫnd) per quella selvatica. Altre parole di chiara origine celtica sono blak ("latticello", v. medio irlandese bláthach), drunnur ("groppa di animale", v. medio irlandese dronn), grúkur ("testa", v. medio irlandese grúac), lámur ("mano (sinistra)", "zampa", v. medio irlandese lámh), tarvur ("toro", v. medio irlandese tarbh) e ærgi ("pascolo estivo", v. medio irlandese áirge).
Tra il IX e il XIII secolo la lingua faroense non subì grandi mutamenti, restando perciò mutuamente intelligibile con le altre lingue parlate nell'area di diffusione degli antichi vichinghi. Il passaggio delle isole sotto il controllo norvegese e la susseguente cristianizzazione attorno all'anno 1000, infatti, contribuirono all'omogeneità linguistica.
Alle Fær Øer si trovano tre pietre runiche, la più antica delle quali, la Kirkjubøsteinurin o "pietra di Kirkjubøur", è datata tra il 965 e il 1000[6].
Il più antico documento faroense è la Seyðabræv, o "Lettera delle pecore", un decreto reale ad opera di Hákon Magnússon, il futuro Haakon V di Norvegia, che trattava principalmente di ovinicoltura ma che affrontava anche altre questioni e funzionava come una sorta di costituzione locale. Il manoscritto originale, composto nel 1298 e conservato presso l'archivio nazionale a Tórshavn[7], è scritto in norreno occidentale ma contiene alcune parole ed espressioni considerate tipicamente faroensi. Una seconda copia, trascritta all'inizio del XIV secolo e conservata presso la biblioteca universitaria di Lund, contiene tratti tipicamente faroensi così come altri documenti contenuti nello stesso vellum.
Faroense medievale
[modifica | modifica wikitesto]È soltanto dal XV secolo che comincia a differenziarsi una varietà linguistica, chiamata miðaldarføroyskt[8] o faroense medioevale, distinta dal norreno, dall'islandese o dal norvegese: è in questo periodo, infatti, che si sviluppano le principali caratteristiche del faroense, in particolar modo nel sistema vocalico, con un generalizzato e marcato fenomeno di dittongazione delle vocali lunghe norrene.
La fonte scritta più importante di questo periodo è costituita dalle Húsavíkarbrøvini, o "lettere su Húsavík", una collezione di sei documenti trascritti nel 1407 e conservati presso l'Istituto Arnamagnaeano di Copenaghen che riguardano Guðrun Sjúrðardóttir, una delle donne più ricche delle Fær Øer, e la sua eredità. Questi scritti sono particolarmente interessanti perché contengono una serie di tracce di primi sviluppi specifici del faroense. Ad esempio, compaiono le forme fingid e gingin, che riflettono le forme supine fingið e gingin dei verbi faroensi at fáa ("prendere") e at ganga ("camminare") al posto del norreno fengit e gengin. Sebbene l'ortografia di questi scritti sia ancora tipicamente norrena — è ancora presente il carattere þ —, sono tuttavia presenti una serie di errori che sottolineano alcuni primi cambiamenti fonologici propri di quella che diventerà poi la lingua faroense. In una delle lettere troviamo infatti hrentadi per rentaði ("lucrò"), che suggerisce la scomparsa del fonema /h/ prima di una consonante al punto che gli scribi non sapevano quando e dove scriverla, aggiungendola anche in parole che non l'avevano mai avuta. In un'altra lettera compare la forma huast per kvazk: da un punto di vista etimologico /kv/ sarebbe corretto, ma l'errore suggerisce il passaggio da /hv/ a /kv/ in inizio di parola, di nuovo rendendo impossibile per gli scribi sapere quando scrivere hv– e quando kv–. Un'altra indicazione viene dalla forma kannur per kǫnnur ("brocche"), senza metafonia velare.
Tardo faroense medievale
[modifica | modifica wikitesto]La penuria di attestazioni scritte in faroense, dovute all'imposizione del danese come lingua nei documenti ufficiali, in chiesa e nelle scuole a seguito della riforma protestante, che raggiunse l'arcipelago attorno al 1538, ha fatto sì che il faroense continuasse ad essere tramandato in forma esclusivamente orale, utilizzata nella quotidianità, nelle ballate (o kvæði) e nelle leggende per circa trecento anni. Dalle trascrizioni di documenti danesi possono comunque essere desunte altre evoluzioni fonetiche di quel periodo: analizzando i cosiddetti jarðarbøkur ("catasti") e tingbøkur ("verbali del Løgting"), si notano delle ortografie danesizzanti come Roffue per il toponimo (á) Rógvu ma Joen per il nome Jógvan e Gjov per il toponimo Gjógv, il che potrebbe suggerire come il fenomeno dello skerping ("rafforzamento", un inasprimento di alcune vocali lunghe e dittonghi norreni con trasformazione e aggiunta dei nessi consonantici –gv e –ggj, v. ON þrír → Far. tríggir) una non si fosse ancora generalizzato. Sempre gli jarðarbøkur registrano espressioni come gaarss ende per garðs endi ("fine del recinto"), che evidenzia la scomparsa del fonema /ð/.
Nel 1673, scrivendo il primo libro sulle Fær Øer, Færoæ & Færoa reserata[9], Lucas Jacobsøn Debes annota:
«[I Faroensi] parlano la lingua della Norvegia, anche se in questi tempi molti parlano danese, avendo tuttavia molte parole norvegesi. Esiste anche una grande differenza tra i dialetti delle isole settentrionali e quelli che vivono nelle isole meridionali.»
Nella seconda metà del 1600, quindi, la lingua parlata viene ancora percepita come norvegese, e Debes testimonia anche una spiccata differenza fra due macrodialetti — uno settentrionale e uno meridionale.
Faroese moderno
[modifica | modifica wikitesto]Le prime trascrizioni con ortografie fonetiche
[modifica | modifica wikitesto]A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, alcuni studiosi iniziarono a interessarsi sistematicamente al folklore delle Fær Øer, con l’obiettivo di trascrivere ballate e tradizioni orali e, più in generale, di fissare per iscritto una lingua fino ad allora priva di una tradizione scritta stabile.
Il primo di questi studiosi fu Jens Christian Svabo (1746–1824) che negli anni 1770 trascrisse diverse ballate, pubblicate in Indberetninger fra en Reise i Færø, e compilò il primo dizionario faroese–danese–latino, il Dictionarium Færoense, basandosi principalmente sul dialetto dell'isola di Vágar. Svabo si trovò nella posizione di dover elaborare ex novo un sistema grafico per rappresentare il faroese, e scelse pertanto un’ortografia di tipo prevalentemente fonetico. Di seguito, un esempio con trascrizione e traduzione.[10]
| Ortografia di Svabo | Ortografia moderna | Trascrizione fonetica (AFI) | Traduzione |
|---|---|---|---|
|
Aarla ve͡ar um Morgunin |
Árla var um morgunin |
[ˈɔaːɹla ˈvɛaːɹ um ˈmɔɹkʊnɪn ˈsɔuːlɪn ˈɹɔuːwaɹ ʊiː ˈfjœt͡ɬ ˈtʰaiːɹ ˈsɔuwʊ ain so ˈmiklan ˈmanː ˈɹʊiːja ɛaːv ˈkarsia ˈhœt͡ɬ] |
Era mattina presto, (quando) il sole arrossava le montagne, (che) videro un uomo alto cavalcare dal palazzo di Garsia. |
Le scelte ortografiche di Svabo costituiscono la prima evidenza scritta degli sviluppi fonologici del faroense. Tra questi si annoverano la dittongazione delle vocali lunghe norrene á, ó e í rispettivamente in [ɔaː], [ɔuː] (ma nel dialetto di Vágar [œu], da cui la scelta di scrivere "e͡u") e [ʊiː], nonché il passaggio di –ll– a [t͡ɬ] e la trasformazione della desinenza del dativo plurale da –um a [ʊn] (es. "sjaalvun" per sjálvum).
Nel 1817, il pastore di Suðuroy Johan Hendrik Schrøter (1771–1851) fu incaricato dal naturalista e pastore danese Hans Christian Lyngbye di produrre una trascrizione della Sjúrðarkvæði ("Ballata di Sigurd"). Schrøter trascrisse la ballata insieme ad altre, che confluirono nel primo libro mai pubblicato in faroense, Færøiske Qvæder om Sigurd Fofnersbane og hans Æt 1822. Di seguito è riportato un estratto della Sjúrðarkvæði, con trascrizione e traduzione[11].
| Ortografia di Schrøter | Ortografia moderna | Trascrizione fonetica (AFI) | Traduzione |
|---|---|---|---|
|
Brinild situr uj gjiltan Stouli, |
Brynhild situr í gyltum stóli, |
[ˈpɾiːnɪlt ˈsiːtʊɹ ʊiː ˈdʒɪltʊn ˈstɔuːlɪ ˈtʰɛaː hit vɛaːna vʊiːv ˈtrɛːvʊɹ hoːn ˈʃʉuːɹa ɛaːv ˈnoːrˌlɔndʊn ʊiː ˈhiltaɹˌhai tiːl sʊin] |
Brunilde siede su una sedia dorata, la bella donna, attrae Sigurd dalle terre del nord a sé su Hildarheiði. |
Anche l’ortografia di Schrøter era di impostazione puramente fonetica, in continuità con quella di Svabo. Nel 1823, Schrøter realizzò inoltre la prima traduzione dal danese del Vangelo secondo Matteo per la Danske Bibelselskab, che tuttavia non venne accettata dalla Chiesa. Le sue scelte ortografiche suscitarono diverse critiche da parte di altri letterati, tra cui Søren Sørensen, pastore delle Norðoyggjar, che nel 1826 inviò alla stessa società biblica una propria traduzione[12], trascritta secondo il dialetto settentrionale. Nel 1833, Schrøter tradusse anche la Saga dei Faroensi[13] per Carl Christian Rafn, adottando in questo caso una varietà dialettale più neutra e accogliendo i consigli del celebre linguista e glottologo danese Rasmus Christian Rask.
Un ulteriore pioniere fu Jóannes í Króki, pseudonimo di Johannes Clemensen (1794–1869), prolifico raccoglitore di ballate. Nel suo Sandoyarbók (o "Libro su Sandoy"), compilato tra il 1821 e il 1831 e pubblicato solamente oltre un secolo più tardi, í Króki adottò un’ortografia fonetica simile a quella di Svabo, pur con alcune differenze riconducibili sia a fattori dialettali sia a scelte stilistiche personali. Un esempio è l'uso del digramma "ou" invece di "e͡u", che suggerisce una pronuncia più arrotondata di ó, una delle numerose vocali coinvolte in importanti isoglosse del faroense. Di seguito, un estratto con trascrizione e traduzione[14].
| Ortografia di í Króki | Ortografia moderna | Trascrizione fonetica (AFI) | Traduzione |
|---|---|---|---|
|
Gjevi liou u lujie aa |
Gevi ljóð og lýðið á |
[ˈt͡ʃeːvɪ ˈljɔuː oː ˈlʊiːjɪ ɔa: ˈmeːnɪ eː maːn kvøːa ˈpœndɪn fɪst ʊiː ˈhaiːmɪ ˈpɪktɪ haɹ ʊmː ˈviːl eː ˈɹøːa] |
Fate silenzio e ascoltate mentre recito la ballata Il contadino all'inizio viveva a casa e di questo voglio parlare. |
Nel loro insieme, queste trascrizioni fonetiche non standard costituiscono una fase fondamentale nella storia della lingua faroese, poiché resero per la prima volta documentabili per iscritto sia la struttura fonologica sia la variazione dialettale di una lingua ormai distinta dalle tradizioni scritte norrene e danesi. Al tempo stesso, la loro eterogeneità mise in evidenza la necessità di un sistema grafico più stabile e condiviso, esigenza che avrebbe condotto ai successivi tentativi di codificazione dell’ortografia standard.
La nascita e sviluppo dell'ortografia standard
[modifica | modifica wikitesto]L'ortografia standard del faroense oggi in uso risale principalmente all'opera di Venceslaus Ulricus Hammershaimb (1819–1909). I primi tentativi dello stesso Hammershaimb, tuttavia, si collocavano ancora nell’alveo delle ortografie fonetiche allora diffuse, seppur con una maggiore attenzione agli aspetti etimologici rispetto ai suoi predecessori. Una svolta decisiva si ebbe nel 1844, quando Hammershaimb pubblicò un articolo sul Københavnsposten in risposta a una controversa proposta del governo danese sul sistema scolastico delle Fær Øer. Tale proposta mirava a declassare il faroese al rango di dialetto, negandogli di fatto il riconoscimento come lingua autonoma e nazionale. La controversia fu ulteriormente alimentata l’anno seguente da Svend Grundtvig, che pubblicò l'anno seguente l'opuscolo Dansken paa Færøerne, et Sidestykke til Tysken i Slesvig[15], nel quale osservava come il rapporto tra faroense e il danese nelle Fær Øer fosse paragonabile a quello tra danese e tedesco nello Schleswig, dove la popolazione danofona era impegnata nella difesa della propria lingua. In questo clima di confronto politico e culturale, Grundtvig, Hammershaimb e il politico nonché filologo islandese Jón Sigurðsson, tra gli altri, proposero la creazione a Copenaghen di una società volta a raccogliere, conservare e pubblicare testi in lingua faroense, con l’obiettivo di costituire un primo corpus letterario dell’arcipelago. Il progetto non si concretizzò, probabilmente anche a causa della posizione critica assunta dal professore danese Niels Matthias Petersen, che nel 1845 pubblicò sulla rivista Fædrelandet l'articolo Det færøske Sprog. In esso Petersen sosteneva che il faroense non potesse ancora essere considerato una lingua scritta, poicé i testi fino ad allora pubblicati facevano uso di ortografie fortemente dialettali, inadatte a fungere da base per una lingua nazionale. Poiché il faroense derivava dal norreno, Petersen proponeva di assumere l’islandese come modello, adottando un’ortografia di tipo etimologico fondata sul norreno e quindi svincolata dalle variazioni dialettali. Sempre nel 1845, Christian Pløyen, amtmaður (baglivo) delle Fær Øer, inviò una lettera contenente quattro brevi testi tradizionalmente definiti come “incantesimi” alla società che pubblicava gli Annaler for nordisk Oldkyndighed, con la richiesta di darli alle stampe. Il segretario di quella società era lo stesso Carl Christian Rafn che curò la pubblicazione della Saga dei Faroesi un decennio prima e che, ben cosciente del dibattito sullo status sulla lingua faroense, inviò il manuscritto a Jón Sigurðsson affiché ne rivedesse l'ortografia svabiana, "islandesizzandola". La versione elaborata da Sigurðsson fu quindi inoltrata a Petersen, che la restituì a Rafn accompagnandola con osservazioni critiche e con la raccomandazione che la decisione finale sull’ortografia spettasse a un parlante nativo di faroese, ossia a Hammershaimb.
Questo scambio epistolare costituì la base per la prima formulazione dell’ortografia hammershaimbiana, pubblicata nel 1846 negli Annaler for nordisk Oldkyndighed. La pubblicazione comprendeva non solo i quattro testi originariamente raccolti da Pløyen, ma anche alcuni racconti popolari trascritti dallo stesso Hammershaimb, accompagnati da osservazioni sulla pronuncia del faroense. L'ortografia di Hammershaimb, nonostante le evidenti difficoltà derivanti dal suo approccio etimologico, si affermò de facto comme riferimento per le pubblicazioni successive e venne usata anche per gli articoli in faroense del Dimmalætting, il primo giornale dell'arcipelago. Nel frattempo, la questione linguistica era divenuta centrale nel dibattito politico e culturale: il 26 dicembre 1888, tramite un invito pubblicato sul Dimmalætting, venne convocata l'Assemblea di Natale, evento che segnò l'inizio del movimento nazionale faroense. Nel 1889, il linguista Jakob Jakobsen (1864–1918), primo faroense conseguire il titolo di candidatus magisterii, pubblicò sullo stesso Dimmalætting una critica all'ortografia hammershaimbiana. Ispirandosi al linguista inglese Henry Sweet, Jakobsen propose una proprio sistema ortografico di tipo fonetico, ritenuto più naturale e più facilmente apprendibile rispetto a quello etimologico di Hammershaimb. Ne seguì un dibattito sulle pagine del giornale Føringatíðindi, che istituì una commissione alla quale presero parte sia Hammershaimb sia Jakobsen. La commissione elaborò una ortografia di compromesso, nota come Broyting ("cambiamento"), che Jakobsen adottò per le sue opere successive, che però non scalfì la posizione dominante dell'ortografia hammershaimbiana. Nel 1891, Hammershaimb pubblicò, con il contributo del "rivale" Jakobsen, Færøsk Anthologi, un'antologia letteraria contenente, inoltre, una seconda versione della sua ortografia accompagnata da un glossario. Di seguito è riportato un confronto tra le versioni del 1846 e del 1891 del testo Risi og Kelling, pubblicate rispettivamente negli Annaler for nordisk Oldkyndighed[16] e in Færøsk Anthologi[17].
| Hammershaimb 1846 | Hammershaimb 1891 | Traduzione |
|---|---|---|
|
Norðan firi bigdina Eiði [...] standa framman firi landi tveir stórir drengar [...]. Um hesar drengarnar gengur sögnin í Førojun: at einusinni atlaði Ísland at flita Føroiar norður til sín, og sendi tí ein stóran risa við konu síni eftir teimum. |
Norðan fyri bygdina á Eiði [...] standa framman fyri landi tveir stórir drangar [...]. Um hesar drangarnar er sögnin, at einusinni ætlaði Ísland at flytja Føroyar norður til sín og sendi tí ein stóran risa og konu hansara. |
A nord del villaggio di Eiði [...] due grandi scogliere si stagliano di fronte alla spiaggia [...]. Alle Fær Øer c'è una leggenda su queste scogliere: un tempo l'Islanda voleva muovere le Fær Øer a nord verso di sé, e inviò un gigante e sua moglie per averle. |
Il faroense come lingua nazionale
[modifica | modifica wikitesto]Lo sviluppo di un sistema ortografico aveva per la prima volta offerto ai faroensi la possibilità di scrivere la propria lingua, che per secoli era stata considerata poco più di un dialetto corrotto del danese. L'ortografia di Hammershaimb, pur con le sue complicazioni e le lettere mute, permise di creare un ponte etimologico col norreno, garantendo quindi al faroense una dignità linguistica che un sistema ortografico fonetico non avrebbe mai potuto dare. Per esempio, l'ortografia hammershaimbiana permette di legare diverse forme flesse dello stesso lessema anche se l'opposizione tra le realizzazioni breve e lunga dello stesso fonema risulta in pronuncie differenti, mentre Jakobsen utilizza lettere differenti. Laddove Hammershaimb scrive maður e manna ("uomo" rispettivamente al nominativo singolare e genitivo plurale) per il norreno maðr e manna, Jakobsen scrive mävur e manna (pronuncia rispettivamente [ˈmɛaːvʊɹ] e [ˈmanːa])[18]. L’affermazione dell’ortografia standard fu quindi un prerequisito fondamentale per la crescita dell’uso del faroese: essa divenne uno strumento efficace per i giovani poeti e per l’espressione del nascente sentimento nazionale. In questo contesto si distinse Fríðrikur Petersen, autore della poesia Eg oyggjar veit[19], divenuta in seguito un inno nazionale.
Un altro motivo di preoccupazione era quella relativa al purismo: la questione dei prestiti linguistici è strettamente legata al contatto prolungato con il danese, dovuto alla lunga dominazione politica e culturale della Danimarca sulle Fær Øer. Come in altre lingue germaniche settentrionali, compreso l’islandese, questa situazione ha prodotto un certo numero di danismi nel lessico faroese, specialmente in ambiti come l’amministrazione, l’istruzione, la religione e il commercio, dove il danese era lingua dominante per secoli. In questo ambito Jakobsen svolse un ruolo centrale nell’elaborazione del lessico moderno del faroese: pur non essendo un lessicografo professionista in senso stretto, Jakobsen era convinto che la lingua faroese dovesse emanciparsi dall’uso secolare del danese come lingua scritta, amministrativa e di prestigio sociale. In un contesto in cui il danese era percepito come lingua dell’autorità, della cultura e della comunicazione ufficiale, Jakobsen promosse attivamente la creazione di neologismi destinati a sostituire termini di origine danese o internazionale, soprattutto nei settori dell’istruzione, della scienza, dell’amministrazione e della religione. Le sue innovazioni lessicali riflettevano l’idea che il faroese dovesse diventare pienamente funzionale come lingua pubblica e nazionale. Tra i numerosi termini da lui coniati figurano parole oggi comuni come bókasavn (“biblioteca”), gongustjørna (“pianeta”), halastjørna (“cometa”), fastastjørna (“stella fissa”), kollvelting (“rivoluzione”), lærdurháskúli (“università”), skjalasavn (“archivio”), trúboðari (“missionario”) e trúbót (“riforma”). Molti di questi neologismi furono modellati sull’esempio islandese, che Jakobsen considerava un riferimento privilegiato per lo sviluppo di un lessico faroese autonomo e storicamente coerente.[20]
Sebbene durante l'Assemblea di Natale fosse già emersa la necessità di rendere il faroense la lingua nazionale delle Fær Øer, fu soltanto la fondazione del partito indipendentista Sjálvstýrisflokkurin nel 1906 a conferire alla causa un peso politico tale da mettere concretamente in discussione la supremazia del danese. La questione assunse così una dimensione apertamente politica e sfociò nel 1908 nel cosiddetto málstríð (disputa sulla lingua), un conflitto protrattosi per trent'anni tra il partito unionista Sambandsflokkurin e, appunto, gli indipendentisti del Sjálvstýrisflokkurin. Tra le figure più prominenti di questo periodo possiamo si annoverano gli educatori Símun av Skarði (1872–1942), Jákup Dahl (1878–1944) e Andrias Christian Evensen (1874–1917). Dahl fu autore della prima grammatica faroense, Føroysk Mállæra, mentre Evensen non riuscì a portare a termine il suo Føroysk orðabók ("dizionario faroense"). Il primo dizionario bilingue di ampio respiro, il Føroysk-donsk orðabók, venne pubblicato nel 1927 da Christian Matras (1900–1988) e Mads Andreas Jacobsen (1891–1944). Il faroense ottenne progressivamente il riconoscimento ufficiale: divenne lingua di istruzione nel 1937, lingua della Chiesa nel 1938, e høvuðsmál ("lingua principale") dell'arcipelago nel 1948 a seguito del riconoscimento dell'autonomia nazionale, o heimastýri. Il processo di consolidamento non si arrestò col raggiungimeno dell'autonomia: nel 1965 fu fondata l'università delle Fær Øer e Matras venne nominato primo professore di faroense. A Matras si deve inoltre la curatela di Føroya kvæði: corpus carminum Færoensium[21], monumentale raccolta accademica in sette volumi pubblicata tra il 1941 e il 1996, contenente le ballate nazionali raccolte da Svend Grundtvig e Jørgen Bloch. Nel 1985 venne istituita la Commissione per la lingua faroense, nota dal 2013 come Málráðið ("Consiglio sulla lingua"), tuttora unico ente regolatore in materia linguistica. Il primo dizionario monolingue di faroense, Føroysk orðabók, con circa 65 000 lemmi, fu pubblicato nel 1998 da Jóhan Hendrik Winther Poulsen (1934–2022) e collaboratori. Nel 2004 venne infine pubblicato il Føroysk-italsk orðabók, dizionario faroense-italiano a cura di Gianfranco Contri.[22]
Alfabeto
[modifica | modifica wikitesto]Il faroense è scritto con una variante dell'alfabeto latino costituita da 29 lettere. A queste si aggiungono le lettere ⟨c⟩, ⟨q⟩, ⟨w⟩, ⟨x⟩, ⟨z⟩, utilizzate esclusivamente in prestiti linguistici, nomi propri e abbreviazioni. La lettera ⟨x⟩ era impiegata anche nella versione del 1846 dell'ortografia di Hammershaimb, ma non fa parte dell'alfabeto moderno.
| Lettere maiuscole | ||||||||||||||||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| A | Á | B | D | Ð | E | F | G | H | I | Í | J | K | L | M | N | O | Ó | P | R | S | T | U | Ú | V | Y | Ý | Æ | Ø |
| Lettere minuscole | ||||||||||||||||||||||||||||
| a | á | b | d | ð | e | f | g | h | i | í | j | k | l | m | n | o | ó | p | r | s | t | u | ú | v | y | ý | æ | ø |
Fonologia
[modifica | modifica wikitesto]Il sistema fonologico del faroense è caratterizzato da un’elevata complessità vocalica e da una notevole distanza tra grafia e pronuncia. In particolare, il vocalismo comprende numerosi dittonghi e vocali lunghe e brevi, frutto di sviluppi storici a partire dal norreno occidentale, mentre il sistema consonantico presenta fenomeni come l’indebolimento o la caduta di consonanti intervocaliche, tra cui ⟨ð⟩ e ⟨g⟩ in determinate posizioni. Dal punto di vista prosodico, il faroense presenta un accento generalmente fisso sulla prima sillaba della parola, caratteristica condivisa con le altre lingue germaniche settentrionali insulari.
Grammatica
[modifica | modifica wikitesto]La grammatica faroense è simile a quella di altre lingue germaniche settentrionali, anche se ha mantenuto dei tratti distintivi molto arcaici che lo fanno rassomigliare più all'islandese che alle altre lingue scandinave continentali. Il faroense è una lingua flessiva, i sostantivi riconoscono tre generi (maschile, femminile, neutro) quattro casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo) e due numeri (singolare, plurale), mentre i verbi si coniugano per tempo, modo e persona.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Faringio, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Prampolini, Storia della letteratura feringia, in Letteratura universale, Utet 1949
- ↑ Fær Øer, in Sapere.it, De Agostini.
- ↑ Faer Oer, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Faroense, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ (EN) George Vaughan Chichester Young, From the Vikings to the Reformation A Chronicle of the Faroe Islands Up to 1538, 1979, p. 107, ISBN 0-904980-20-0.
- ↑ (FO) Seyðabrævið 1298 - Kongsbókin, su history.fo.
- ↑ (FO) Paulival Andreasen e Árni Dahl, Mállæra, 2ª ed., Føroya Skúlabókagrunnur, 1998, p. 20, ISBN 99918-0-122-7.
- ↑ Lucas Jacobsøn Debes, Færoæ & Færoa reserata [Færoæ & Færoa reserata : that is a description of the islands & inhabitants of Foeroe : being seventeen islands subject to the King of Denmark, lying under 62 deg. 10 min. of north latitude. Wherein several secrets of nature are brought to light, and some antiquities hitherto kept in darkness discovered.], traduzione di John Sterpin, 1676.
- ↑ Faroese, An Overview and Reference Grammar, p. 374
- ↑ Faroese, An Overview and Reference Grammar, p. 375
- ↑ (FO) Eivind Weyhe, Føroyskur málføramunur sambært Schrøter og Sørensen, in Fróðskaparrit — Faroese Scientific Journal.
- ↑ (DE, DA, FO, NON) Carl Christian Rafn, Færeyínga saga: oder Geschichte der Bewohner der Färöer im isländischen Grundtext mit färöischer, dänischer und deutscher Übersetzungen, Copenhagen, 1833.
- ↑ Faroese, An Overview and Reference Grammar, p. 376
- ↑ (DA) Svend Grundtvig, Dansken paa Færøerne, Sidestykke til Tysken i Slesvig (PDF), 1845.
- ↑ V. U. Hammershaimb, Annaler for nordisk Oldkyndighed og Historie, a cura di Jørgen Ditlev Qvist, Copenaghen, Det Kongelige Nordiske Oldskriftselskab, 1846, pp. 360–361.
- ↑ (DA, FO) V. U. Hammershaimb, Færøsk anthologi, S.L. Møllers bogtrykkeri, 1891, p. 344–345.
- ↑ Faroese, An Overview and Reference Grammar, p. 386
- ↑ Eg oyggjar veit — Wikisource, su fo.wikisource.org.
- ↑ (FO) Jógvan í Lon Jacobsen, Hugburður til føroysk yrkisorð (PDF), Íslensk málnefnd, 2001.
- ↑ (FO) Árni Dahl (a cura di), Um kvæðini á Snar, su snar.fo — Il portale educativo delle Isole Faroe.
- ↑ Føroysk-italsk orðabók
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Lingua
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Höskuldur Thráinsson, Hjalmar P. Petersen, Jógvan í Lon Jacobsen e Zakaris Svabo Hansen, Faroese, An Overview and Reference Grammar, 2ª ed., Tórshavn, Føroya Fróðskaparfelag, 2012, ISBN 978-99918-65-40-9.
- (FO, IT) Gianfranco Contri, Føroysk-italsk orðabók, Tórshavn, Orðabókagrunnurin, 2004, ISBN 99918-41-58-X.
- (EN) W.B. Lockwood, An Introduction to Modern Faroese, Tórshavn, Føroya Skúlabókagrunnur, 1977
Letteratura
[modifica | modifica wikitesto]- Gianluca Falanga (a cura di), I carmi di Sigurð Roma, Carocci editore, 2004, ISBN 978-88-430-3024-8
- Fiabe faroesi, traduzione dal faroese di Luca Taglianetti, Milano, Iperborea, 2018, ISBN 978-88-7091-601-0
- (EN) Sissal Kampmann, Darkening/Myrking, Poems in Faroese translated into English by Marita Thomsen, London, Francis Boutle Publishers, 2017, ISBN 978-0-9957473-3-3
- (EN) Beinir Bergsson, The Suntrap/Sólgarðurin, transl. into English by Marita Thomsen, London, Francis Boutle Publishers
- (EN) Sólrún Michelsen, On the Other Side Is March, transl. into English by Marita Thomsen, London, Francis Boutle Publisher
Voci correlate
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Wikipedia dispone di un'edizione in lingua faroense (fo.wikipedia.org)
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Faroese language, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Lingua faroense, su Ethnologue: Languages of the World, Ethnologue.
- Dizionario Faeroese - Inglese da Webster's Online Dictionary - Rosetta Edition.
- Versione feroese della Saga dei Nibelunghi - prima traduzione in italiano dalla lingua feroese a cura di Gianluca Falanga, su carocci.it.
- Darkening/Myrking Poems in Faroese translated into English by Marita Thomsen - prima pubblicazione bilingue (faroese-inglese) di un'opera della letteratura faroese contemporanea, su secure.francisboutle.co.uk.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85047334 · GND (DE) 4104319-4 · BNF (FR) cb12048464j (data) · J9U (EN, HE) 987007567948205171 · NDL (EN, JA) 00576595 |
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