Lingua danese

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Danese
Dansk
Parlato inDanimarca, Groenlandia, Isole Fær Øer, Islanda, Germania, Canada, Norvegia, Stati Uniti, Svezia
Locutori
Totale5,3 milioni
Classifica89
Altre informazioni
TipoSVO flessiva (ordine semilibero)
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Lingue germaniche
  Lingue germaniche settentrionali
   Lingua danese
Statuto ufficiale
Ufficiale inEuropa Unione europea
Flag of the Nordic Council 2016.svg Consiglio Nordico

Danimarca Danimarca
Groenlandia Groenlandia
Fær Øer Fær Øer
Schleswig-Holstein Schleswig-Holstein (Germania)
Regolato daDansk Sprognævn
(Consiglio della lingua danese)
Codici di classificazione
ISO 639-1da
ISO 639-2dan
ISO 639-3dan (EN)
Glottologdani1284 (EN) e dani1285 (EN)
Linguasphere52-AAA-cc
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Alle mennesker er født frie og lige i værdighed og rettigheder. De er udstyret med fornuft og samvittighed, og de bør handle mod hverandre i en broderskabets ånd.

Il danese è una lingua di ceppo indoeuropeo appartenente al gruppo settentrionale delle lingue germaniche. È parlata da circa sei milioni di persone, principalmente in Danimarca e nella regione di Schleswig meridionale, nel nord della Germania, dove ha uno status di lingua minoritaria.[1] Inoltre, comunità minori di lingua danese si trovano in Norvegia, Svezia, Spagna, Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina. A causa dell'immigrazione e della perdita linguistica nelle aree urbane, circa il 15-20% della popolazione della Groenlandia parla il danese come lingua madre.

È lingua ufficiale in Danimarca e seconda lingua ufficiale in Groenlandia (accanto al kalaallisut) e sulle Isole Fær Øer (accanto alla lingua faroese). Come ex lingua coloniale, è ancora in uso in Islanda.

Insieme alle altre lingue germaniche settentrionali, il danese è un discendente del norreno: la lingua comune delle popolazioni germaniche che vivevano in Scandinavia durante l'era vichinga. Il danese, insieme allo svedese, deriva dal sottogruppo norreno-orientale, mentre la lingua centrale norvegese prima dell'influenza del danese e del norvegese Bokmål è classificata come norreno occidentale insieme a faroese ed islandese. Una classificazione più recente basata sulla mutua intelligibilità separa il moderno parlato danese, norvegese e svedese come "scandinavi continentali", mentre islandese e faroese sono classificati come "scandinavi insulari".

È lingua di minoranza, parlata da ca. 50.000 persone, nel Land tedesco dello Schleswig-Holstein (dan. Slesvig-Holsten), tutelata dalla costituzione regionale.

Fino al XVI secolo, il danese era un continuum di dialetti parlati dallo Schleswig alla Scania senza convenzioni standard o di ortografia. Con la Riforma protestante e l'introduzione della stampa, fu sviluppata una lingua standard basata sul dialetto colto di Copenaghen. Si diffuse attraverso l'uso nel sistema educativo e amministrativo, anche se il tedesco e il latino continuarono ad essere le lingue scritte più importanti fino al XVII secolo. In seguito alla perdita di porzioni territoriali in Germania e Svezia, un movimento nazionalista adottò la lingua come segno dell'identità danese, ed essa sperimentò una forte ondata di uso e popolarità, con importanti opere di letteratura prodotte nei secoli XVIII e XIX. Oggi i dialetti danesi tradizionali sono quasi scomparsi, sebbene esistano varianti regionali della lingua standard. Le principali differenze linguistiche sono tra generazioni, con un gergo giovanile particolarmente innovativo.

È invece sparito nelle Isole Vergini Statunitensi, colonia danese fino al 1916.

Il danese ha un inventario vocale molto ampio che comprende 27 vocali fonematiche distintive[2], e la sua prosodia è caratterizzata dal fenomeno distintivo dello stød, una sorta di tipo di fonazione laringea. A causa delle molte differenze di pronuncia che distinguono il danese dalle sue lingue vicine, in particolare le vocali, la prosodia difficile e le consonanti "debolmente" pronunciate, a volte è considerata una lingua difficile da apprendere e comprendere[3] e alcune prove dimostrano che i bambini piccoli sono più lenti ad acquisire le distinzioni fonologiche del danese.[4] La grammatica è moderatamente flessiva con coniugazioni e flessioni forti (irregolari) e deboli (regolari). I sostantivi e i pronomi dimostrativi distinguono il genere comune e neutro. Come l'inglese, il danese ha solo i resti di un precedente sistema di casi, in particolare nei pronomi. A differenza dell'inglese, ha perso la marcatura di tutti i verbi. La sua sintassi è l'ordine delle parole V2, con il verbo finito che occupa sempre il secondo posto nella frase.

Anche la variante Bokmål della lingua norvegese è, dal punto di vista strettamente linguistico, una forma di danese norvegesizzato. Ciò nonostante, gli sviluppi storico-culturali inducono a non considerarla tale.

Una variante particolare del danese è parlata sull'isola Bornholm, il bornholmese, che mantiene tratti rinvenuti tutt'oggi nella lingua islandese.

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: grammatica danese.

Insieme ad altre lingue scandinave, il danese è una delle poche lingue indoeuropee che non distinguono (più) la persona e il numero nella coniugazione dei verbi mediante desinenze specifiche. Pertanto si ha sempre la necessità di usare un pronome personale d'accompagno.

I sostantivi si dividono in due classi morfologiche: classe in -en e classe in -et, così definite secondo la forma di articolo con cui si combinano. Dal punto di vista storico, si possono considerare queste due classi come le rappresentanti di due antichi generi grammaticali: la classe in -en infatti è frutto della fusione dei due antichi gruppi di sostantivi maschili e femminili, ed è tradizionalmente definita di genere comune, mentre la classe in -et prosegue l'antico gruppo dei neutri. Elemento peculiare del danese (e delle altre lingue scandinave) è la presenza dell'articolo determinativo enclitico, ed è su questa base che si distinguono le due classi dei sostantivi. Come nei due esempi seguenti, l'articolo determinativo viene suffissato al sostantivo, tranne quando esso è accompagnato da un aggettivo o da un altro modificatore (come una subordinata relativa):

          con articolo
determinativo
con articolo
indeterminativo
con articolo
determinativo
e con aggettivo
classe in -en (genere comune) mand ("uomo") manden en mand den store mand
classe in -et (genere neutro) hus ("casa") huset et hus det store hus

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fonologia della lingua danese.

Una caratteristica tipica del danese è costituita dallo stød (letteralmente, "spinta"): si tratta di una forma di laringalizzazione delle consonanti sonore e delle vocali, realizzata anche come colpo di glottide; ha funzione distintiva o fonematica, poiché esistono coppie di parole differenziate solo dalla sua assenza o presenza, come in hun [hun] "ella" e hund [hunˀ] "cane", mor [mo:ɐ̯] "madre" e mord [mo:ˀɐ̯] "omicidio".

Diversamente che in svedese e norvegese, in danese non esiste la distinzione tonale fra accento "acuto" e "grave", ma la distribuzione dello stød è storicamente legata alle differenze di tono nelle altre due lingue scandinave.

È frequente in danese una notevole riduzione e assimilazione sia di consonanti che di vocali persino in un registro linguistico molto formale, il che può dare agli stranieri un'impressione di pronuncia indistinta e inaccurata rispetto allo standard ortografico, che è invece abbastanza conservativo.

Le consonanti /b, d, g/ sono realizzate sempre sorde (o, più esattamente, desonorizzate): è solo l'assenza di aspirazione che le mantiene distinte rispettivamente da /p, t, k/; inoltre, tale distinzione è presente solo in posizione iniziale di parola o di sillaba tonica, e, pertanto, manca ad esempio in posizione interna, come ad es. in parole come lægge e lække, entrambe pronunciate [ˈlɛg̊ə].

Numeri[modifica | modifica wikitesto]

A differenza che nelle altre lingue scandinave, il sistema di numerazione del danese, a partire dal numero 50 e fino al 99, si basa sul sistema a base 20 o vigesimale, diffuso anticamente in gran parte dell'area celto-germanica (e tuttora conservato in parte nella numerazione francese).
Tyve 'venti' è la base del sistema numerico. Tres, forma breve per tresindstyve, significa letteralmente 'tre volte [venti]', cioè 60; firs, forma breve per firsindstyve, sta per 'quattro volte [venti]', cioè 80. Il numero 100 è invece rappresentato dal sostantivo hundred(e).
I nomi delle decine con prima cifra dispari sfruttano dei moltiplicatori non interi che sono prefissi al numero della ventina successiva. Inoltre, tali moltiplicatori fanno riferimento all'unità intera successiva e non a quella precedente, come invece avviene ad esempio in italiano (infatti, per es., in danese "uno e mezzo" si dice halvanden, letteralmente 'mezza [unità prima della] seconda [unità]').
Pertanto halvtreds '50' è la forma abbreviata di halvtredsindestyve, che è un composto formato da tre membri: il primo, halvtred(je), a sua volta un composto, significa letteralmente 'mezza [unità prima della] terza [unità]' (ovvero 'due e mezzo'), il secondo è sindes 'volte' e il terzo è tyve 'venti'. L'intero composto significa pertanto 'mezza terza volta venti', cioè 20+20+20/2, cioè appunto 50.
Analogamente halvfjerds ('mezza quarta volta [venti]', cioè 20+20+20+20/2) significa '70' e halvfems ('mezza quinta volta [venti] cioè 20+20+20+20+20/2) significa '90'.
Inoltre, nei nomi dei numeri dal 21 al 99 l'unità precede la decina (come in tedesco), perciò, ad es., 22 si dice toogtyve (lett. 'due e venti'), 68 si dice otteogtres (lett. 'otto e tre volte [venti]'), 75 si dice femoghalvfjerds (lett. 'cinque e mezza quarta volta [venti]').

Alfabeto[modifica | modifica wikitesto]

L'alfabeto danese è basato sull'alfabeto latino con le tre lettere aggiuntive Æ æ, Ø ø, Å å. È così composto da 29 lettere: Aa, Bb, Cc, Dd, Ee, Ff, Gg, Hh, Ii, Jj, Kk, Ll, Mm, Nn, Oo, Pp, Qq, Rr, Ss, Tt, Uu, Vv, Ww, Xx, Yy, Zz, Ææ, Øø, Åå. Le lettere c, q, w, x, z vengono utilizzate prevalentemente nelle parole straniere.

Parlanti nei Paesi di lingua danese[modifica | modifica wikitesto]

Territorio / Stato Abitanti Parlanti
Danimarca Danimarca 5.447.084 (2013) 92%
Groenlandia Groenlandia 57.695 (2012) 8,5%
Fær Øer Fær Øer 49. 057 (2010) 5,8%
Fonte: (FR) L'aménagement linguistique dans le monde

Lessico fondamentale[modifica | modifica wikitesto]

Premi Nobel per la letteratura di lingua danese[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Gesellschaft & Integration, su Bundesministerium des Innern. URL consultato il 10 gennaio 2018.
  2. ^ Haberland, Hartmut (1994). "10. Danish". In König, Ekkehard; van der Auwera, Johan. The Germanic Languages. Routledge Language Family Descriptions. Routledge. pp. 313–349. ISBN 978-0-415-28079-2. Retrieved 26 February 2015. Lay summary (26 February 2015).
  3. ^ Grønnum, N. (2008a). "Hvad er det særlige ved dansk som gør det svært at forstå og at udtale for andre?: Første del: enkeltlydene" [What is the peculiarity of Danish that makes it difficult for others to understand and pronounce? First part: Segmentary sounds]. Mål og mæle. 31(1): 15–20.
  4. ^ Bleses, D.; Vach, W.; Slott, M.; Wehberg, S.; Thomsen, P.; Madsen, T. O.; Basbøll, H. (2008). "Early vocabulary development in Danish and other languages: A CDI-based comparison". Journal of child language. 35 (3): 619–650. doi:10.1017/s0305000908008714.PMID 18588717.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Frisoni, Grammatica ed esercizi pratici della lingua danese-norvegiana (rist. anast. 1920), Hoepli, 1979
  • Carlo Merolli, Appunti di grammatica e lingua danesi, Roma, Bulzoni, 1977
  • Steen Jansen, Lingua danese. Elementi strutturali, Roma, Bulzoni, 1978
  • Anna Wegener, Inger-Marie Willert Bortignon, Luca Panieri, Grammatica danese, Hoepli, 2013
  • Henriette Walter, L'avventura delle lingue in Occidente, Laterza, 1999-2006

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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