Lingua danese

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Danese (Dansk)
Parlato in Danimarca, Groenlandia, Isole Fær Øer, Islanda, Germania, Canada, Norvegia, Stati Uniti, Svezia
Persone 5,3 milioni
Classifica 89
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue germaniche
  Lingue germaniche settentrionali
Statuto ufficiale
Nazioni Flag of Europe.svg Unione Europea

Danimarca Danimarca
Groenlandia Groenlandia
Isole Fær Øer Isole Fær Øer
Flag of Schleswig-Holstein.svg Schleswig-Holstein (Germania)
Regolato da Dansk Sprognævn
(Consiglio della lingua danese)
Codici di classificazione
ISO 639-1 da
ISO 639-2 dan
ISO 639-3 dan  (EN)
SIL dan  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Alle mennesker er født frie og lige i værdighed og rettigheder. De er udstyret med fornuft og samvittighed, og de bør handle mod hverandre i en broderskabets ånd.

Il danese è una lingua appartenente al sottogruppo delle lingue scandinave del gruppo delle lingue germaniche della famiglia delle lingue indoeuropee.

È lingua ufficiale in Danimarca e seconda lingua ufficiale in Groenlandia (accanto al kalaallisut) e sulle Isole Fær Øer (accanto alla lingua faroese). Come ex lingua coloniale, è ancora in uso in Islanda.
È lingua di minoranza, parlata da ca. 50.000 persone, nel Land tedesco dello Schleswig-Holstein (dan. Slesvig-Holsten), tutelata dalla costituzione regionale.
È invece sparito nelle Isole Vergini Statunitensi, colonia danese fino al 1916.

Anche la variante Bokmål della lingua norvegese è, dal punto di visto strettamente linguistico, una forma di danese norvegesizzato. Ciò nonostante, gli sviluppi storico-culturali inducono a non considerarla tale.

Una variante particolare del danese è parlata sull'isola Bornholm, il bornholmese, che mantiene tratti rinvenuti a tutt'oggi nella lingua islandese.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi grammatica danese.

Insieme ad altre lingue scandinave, il danese è una delle poche lingue indoeuropee che non distinguono la persona e il numero nella coniugazione dei verbi, e pertanto si ha sempre la necessità di usare un pronome personale d'accompagno.

I sostantivi si dividono in due classi morfologiche: classe in -en e classe in -et, secondo la forma di articolo con cui si combinano. Dal punto di vista storico, si possono considerare queste due classi come le rappresentanti di due generi grammaticali: la classe in -en infatti è frutto della fusione degli antichi gruppi dei sostantivi maschili e femminili, ed è tradizionalmente definita di genere comune, mentre la classe in -et prosegue l'antico neutro. Elemento peculiare delle lingue scandinave è l'articolo determinativo enclitico, ed è su questa base che si distinguono le due classi dei sostantivi. Come nei due esempi seguenti, l'articolo enclitico viene suffissato al sostantivo, tranne quando esso è accompagnato da un aggettivo o da un altro modificatore:

          con articolo
determinativo
con articolo
indeterminativo
con articolo
determinativo
e con aggettivo
classe in -en (genere comune) mand ("uomo") manden en mand den store mand
classe in -et (genere neutro) hus ("casa") huset et hus det store hus

Fonetica[modifica | modifica sorgente]

Una caratteristica tipica del danese è costituita dallo stød (letteralmente, "spinta"): si tratta di una forma di laringalizzazione delle consonanti sonore e delle vocali, realizzata anche come colpo di glottide; ha funzione distintiva o fonematica, poiché esistono coppie di parole differenziate solo dalla sua assenza o presenza, come in hun [hun] "ella" e hund [hunˀ] "cane", mor [mo:ɐ̯] "madre" e mord [mo:ˀɐ̯] "omicidio".

Diversamente che in svedese e norvegese, in danese non esiste la distinzione tonale fra accento "acuto" e "grave", ma la distribuzione dello stød è storicamente legata alle differenze di tono nelle altre due lingue scandinave.

È frequente in danese una notevole riduzione e assimilazione sia di consonanti che di vocali persino in un registro linguistico molto formale, il che può dare agli stranieri un'impressione di pronuncia indistinta e inaccurata.

Le consonanti /b, d, g/ sono sempre sorde: è solo l'assenza di aspirazione che le mantiene rispettivamente distinte da /p, t, k/; la distinzione è presente solo in posizione iniziale di parola o di sillaba tonica, e, pertanto, manca ad esempio in parole come lægge e lække, entrambe pronunciate [ˈlɛg̊ə].

Numeri[modifica | modifica sorgente]

A differenza che nelle altre lingue scandinave, nel danese il sistema di numerazione, a partire dal numero 50 e fino al 99, si basa sul sistema a base 20 o vigesimale anticamente diffuso per gran parte dell'area celto-germanica (e in parte conservato tuttora nella numerazione francese).
Tyve 'venti' è la base del sistema numerico. Tres, forma breve per tresindstyve, significa letteralmente 'tre volte [venti]', cioè 60; firs, forma breve per firsindstyve, sta per 'quattro volte [venti]', cioè 80. Il numero 100 è invece rappresentato dal sost. hundred(e).
I nomi delle decine con prima cifra dispari sfruttano dei moltiplicatori non interi prefissi al numero della ventina successiva. Anche tali moltiplicatori non interi fanno riferimento all'unità intera successiva, e non a quella precedente come ad esempio avviene in italiano (infatti, ad esempio, in danese "uno e mezzo" si dice halvanden, letteralmente 'mezza [unità prima della] seconda [unità]').
Pertanto halvtreds '50' è la forma abbreviata di halvtredsindestyve, che è un composto formato da tre membri: il primo, halvtred(je), a sua volta un composto, significa letteralmente 'mezza [unità prima della] terza [unità]' (ovvero 'due e mezzo'), il secondo è sindes 'volte' e il terzo è tyve 'venti'. L'intero composto significa pertanto 'mezza terza volta venti', cioè 20+20+20/2, cioè appunto 50.
Analogamente halvfjerds ('mezza quarta volta [venti]', cioè 20+20+20+20/2) significa '70' e halvfems ('mezza quinta volta [venti] cioè 20+20+20+20+20/2) significa '90'.
Inoltre, nei nomi dei numeri dal 21 al 99 l'unità precede la decina (come in tedesco), perciò, ad es., 22 si dice toogtyve (lett. 'due e venti'), 68 si dice otteogtres (lett. 'otto e tre volte [venti]'), 75 si dice femoghalvfjerds (lett. 'cinque e mezza quarta volta [venti]').

Alfabeto[modifica | modifica sorgente]

Per scrivere il danese si usa l'alfabeto latino con le tre lettere aggiuntive Æ æ, Ø ø, Å å.

Lessico fondamentale[modifica | modifica sorgente]

Premi Nobel per la letteratura di lingua danese[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gaetano Frisoni, Grammatica ed esercizi pratici della lingua danese-norvegiana (rist. anast. 1920), Hoepli, 1979
  • Anna Wegener, Inger-Marie Willert Bortignon, Luca Panieri, Grammatica danese, Hoepli, 2013
  • Henriette Walter, L'avventura delle lingue in Occidente, Laterza, 1999-2006

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