Ø

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Øø

La "Ø" (minuscolo: "ø"), chiamato aptang, è un fono e una lettera degli alfabeti danese, faerøerese e norvegese.

L'origine della lettera deriva dalla legatura, usata in tipografia, per il dittongo oe (rappresentato fino ad allora dalla runa ethel), con la linea orizzontale della e sovrapposta alla lettera o, divenuto esso stesso una unica lettera.

Nel danese, faroese e norvegese moderno, la lettera ø è un monottongo e una vocale anteriore semichiusa arrotondata: il simbolo IPA della lettera è [ø].

Nella lingua danese (e nel Bokmål, una forma scritta del norvegese), ø è anche una parola e significa isola.

decimal hex HTML
ø ø ø ø
Ø Ø Ø Ø

Si può digitarlo, su Windows, con la tastiera tramite la combinazione Alt+0216 e Alt+0248.

Si può digitarlo, su MacOS, con la tastiera tramite la combinazione Alt+o e Alt+Maiuscole+o.

Si può digitarlo, su Linux, la tastiera tramite la combinazione AltGr+o e AltGr+Shift+o,

In geografia[modifica | modifica wikitesto]

Ø o Ø bakker (colline-isola) è un'area pianeggiante dello Jutland orientale nella valle del fiume Nørreå, con rilievi collinari inclusi nell'alveo fluviale. Si tratta di una morfologia d'origine glaciale, derivata dall'azione erosiva combinata di due ghiacciai confluenti.

In matematica[modifica | modifica wikitesto]

  • Pur non derivando dalla vocale scandinava, la ⌀ maiuscola coincide con il simbolo grafico dell'insieme vuoto.
  • La ⌀ minuscola è simile ma non identica al simbolo grafico del diametro.
  • Ø o ⌀ sono utilizzati a volte come simboli per identificare il valore medio. Questo trova riscontro nelle tabelle nutrizionali degli alimenti.

In musica[modifica | modifica wikitesto]

In musica il segno ø si usa per siglare l'accordo semidiminuito, ovvero un accordo di settima di terza specie, con la terza minore, la quinta diminuita e la settima minore.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

Un simbolo simile veniva usato nei mosaici romani accanto al nome di un gladiatore morto in combattimento[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Futrell, p. 98

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alison Futrell, The Roman Games, Blackwell Publishing, Malden, 2006, ISBN 1-4051-1568-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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