Il signor Gallet, defunto

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Il signor Gallet, defunto
Titolo originaleMonsieur Gallet, décédé
Altri titoliMaigret e il castellano
Il defunto signor Gallet
AutoreGeorges Simenon
1ª ed. originale1931
1ª ed. italiana1933
GenereRomanzo
SottogenereGiallo
Lingua originale francese
AmbientazioneSancerre
ProtagonistiCommissario Maigret
CoprotagonistiMoers, signora Maigret
AntagonistiÉmile Gallet/Clément/Tiburce de Saint-Hilaire
Altri personaggiÉléonore Boursang
SerieRomanzi con Maigret protagonista
Preceduto daIl carrettiere della "Provvidenza"
Seguito daIl viaggiatore di terza classe

Il signor Gallet, defunto (titolo originale francese Monsieur Gallet, décédé, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e il castellano e Il defunto signor Gallet) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

È cronologicamente il terzo romanzo dedicato al personaggio del celebre commissario, anche se è stato il primo Maigret ad essere pubblicato.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Émile Gallet, domiciliato a Saint-Fargeau, viene trovato morto in una stanza d'albergo a Sancerre, apparentemente assassinato. Maigret si occupa dell'indagine che lo porta a scoprire la doppia vita del defunto: rappresentante di commercio agli occhi della moglie, Aurore Préjean, in realtà vive da anni di espedienti, con il nome di monsieur Clément, estorcendo piccole somme a qualche nostalgico dei Borbone, tra cui il castellano Tiburce de Saint-Hilaire, un agiato nobiluomo di Sancerre. Maigret sospetta di quest'ultimo come del figlio della vittima, Henry. Gallet era però ricattato da qualcuno che era a conoscenza della sua attività di scroccone. E a causa di una salute cagionevole, aveva stipulato un'assicurazione sulla vita a favore della moglie.

Maigret arriverà a risolvere il caso non "cercando l'assassino", ma cercando di "conoscere la vittima". Scopre che il ricattatore, monsieur Jacob, era in realtà un prestanome a servizio di Henry e della sua amante, Eléonore Boursang. Scopre anche che per procurarsi una grossa somma Gallet aveva chiesto del denaro a Saint-Hilaire, il quale anni addietro aveva scambiato la propria identità con quella di Gallet stesso, al fine di potersi appropriare di una grossa eredità ricomprendente il castello di Sancerre. L'omicidio, alla fine, risulta un suicidio abilmente camuffato, che il falso Gallet aveva messo in scena per far permettere alla moglie di riscuotere il premio assicurativo. Il romanzo finisce con Maigret intenzionato a fare rapporto tacendo una parte della verità.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è stato scritto a bordo dell'Ostrogoth a Morsang-sur-Seine nell'estate del 1930 e pubblicato per la prima volta in Francia, da Fayard, nella primavera successiva.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1933, tradotto da Guido Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana "I libri neri. I romanzi polizieschi di Georges Simenon" (n° 6)[1] e sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato anche in altre collane o raccolte tra gli anni trenta e ottanta[2] (dal 1966 con il titolo Maigret e il castellano, nella traduzione di Elena Cantini, e dal 1988 nella traduzione di Lea Grevi). Nel 1994 è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Il defunto signor Gallet, tradotto da Elena Klersy Imbreciadori, nella collana dedicata al commissario (parte de "gli Adelphi", al n° 68).

Film e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Due sono stati gli adattamenti per la televisione di questo romanzo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]