Episodi di Imma Tataranni - Sostituto procuratore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Gli episodi della serie televisiva Imma Tataranni - Sostituto procuratore sono stati trasmessi su Rai 1 dal 22 settembre al 27 ottobre 2019.

Titolo Prima TV
1 L'estate del dito 22 settembre 2019
2 Come piante fra i sassi 29 settembre 2019
3 I giardini della memoria 6 ottobre 2019
4 Maltempo 13 ottobre 2019
5 Rione Serra Venerdì 20 ottobre 2019
6 Dalla parte degli ultimi 27 ottobre 2019

L'estate del dito[modifica | modifica wikitesto]

Imma Tataranni, sostituto procuratore di Matera, trascorre le vacanze estive a Metaponto in compagnia di famiglia e colleghi. Quando però nota un dito mozzato e tatuato galleggiare in mare, interrompe immediatamente le vacanze per avvertire la Procura. Qui conosce il nuovo procuratore capo Alessandro Vitali, col quale si scambia una prima impressione non proprio positiva, e ritrova il giovane appuntato carabiniere Ippazio Calogiuri, già messosi al lavoro. Dopo aver contattato diversi ospedali che non hanno saputo dargli delle risposte, Ippazio pensa che il dito possa essere un oggetto di scena del film su Gesù che stanno girando a Metaponto con protagonista Sergio Covaser, denunciato qualche anno prima per aver picchiato una prostituta.

Qualche giorno dopo viene rinvenuto un braccio femminile in un acquapark di Tursi, così Imma chiede ad uno scettico Vitali di affidarle il caso. Secondo il medico legale Taccardi la donna era già morta prima che le amputassero il braccio, che presenta alcuni tatuaggi riconducibili a quelli del dito mozzato. Ippazio riceve una telefonata da un ospedale di Taranto e viene a sapere che una certa Nunzia Campanile di Bernalda qualche giorno prima si era presentata al Pronto Soccorso senza un dito: la donna dichiara di esserselo amputato per distrazione mentre stava tagliando il pollo e di non sapere che fine abbia fatto, e Imma osserva non ha tatuaggi sulle mani. Nel giardino, Imma e Ippazio incontrano una ragazza, Leila, presentata da Nunzia come la nipote di una vicina.

Il proprietario di un caseificio trova una gamba dentro una delle vasche. Dopo aver riportato al sicuro la madre, affetta da demenza senile e scappata di nuovo da casa, Imma giunge al caseificio dove Taccardi la informa che quella sulla mano era una decorazione all'henné tipica del Nord Africa che dura al massimo un mese, mentre il tatuaggio trovato sulla gamba, una scritta in arabo ("Puoi prendermi tutto, non puoi prendermi l'anima") è permanente; dall'esame autoptico svolto sul braccio trovato all'acquapark è risultato che la ragazza non doveva avere più di vent'anni. Ippazio propone di risalire all'identità della vittima tramite le impronte digitali prese ai migranti, scoprendo così che la ragazza si chiamava Aida e che era un'immigrata marocchina clandestina arrivata in Italia da quattro anni, fuggita prima da un centro d'accoglienza e poi dagli arresti quando venne fermata per prostituzione.

In Procura arriva un'email con cui l'assassino sfida Imma, e Vitali ipotizza che sia opera di un mitomane. Tuttavia Imma teme più per l'incolumità della figlia adolescente Valentina, specialmente dopo aver scoperto che Aida era stata vista con un cliente allo stabilimento balneare "Lido delle Sirene", dove si sta svolgendo una festa a cui partecipa proprio sua figlia: decide di interromperla facendo infuriare Valentina, che si sente pubblicamente umiliata e decide di passare un po' di tempo dall'amica Bea. Il giorno dopo Imma e Ippazio discutono con Vaccaro, proprietario dello stabilimento, il quale ricorda di aver visto Aida in compagnia di Covaser: quest'ultimo conferma di aver fatto l'amore con la ragazza nel suo camper ma nega categoricamente di averla uccisa, alibi che può essere confermato dal guardiano del set poiché aveva visto la ragazza allontanarsi con un'amica che l'aspettava fuori dal camper.

Il giornalista Zazza chiama Imma e le racconta che in redazione è arrivata una email anonima con l'indirizzo di un'azienda agricola di Scanzano Jonico: lì vengono ritrovati tutti i resti mancanti, tranne il bacino. Ippazio verifica che i primi due luoghi del ritrovamento degli arti sono stati rilevati dopo una recente asta giudiziaria di cui si è occupato il giudice Eugenio Romaniello, il cui fratello Saverio è il presidente della Onlus a cui fa capo l'azienda agricola; il giudice afferma di non ricordarsi di essersi occupato di tali aste giudiziarie e chiede di dargli un po' di tempo per verificare, mentre Saverio ribadisce la sua estraneità ai fatti. Ippazio scopre che l'azienda agricola viene gestita da Tommaso Staffieri, un ex detenuto che lavora lì grazie a Saverio; quest'ultimo ebbe un passato turbolento che include quattro mesi in carcere per possesso di cocaina e il padre, sottosegretario ai lavori pubblici della Prima Repubblica, non fece nulla per impedirgli il carcere.

Mentre Imma accompagna sua madre dai suoceri per il pranzo di Ferragosto, sull'autobus parla con una ragazza che ha sulle mani dei tatuaggi simili a quelli di Aida e dalla quale si fa dare il numero dell'estetista: la donna racconta a Imma che a insegnarle come fare quei tatuaggi è stata una ragazza marocchina di nome Leila. Ippazio informa Imma che Nunzia lavora nell'azienda agricola come bracciante in un campo di pomodori: Nunzia racconta di aver iniziato a lavorare lì dopo essere rimasta vedova, che vi conobbe Leila decidendo di ospitarla senza chiedere niente in cambio e che la ragazza le fece un tatuaggio sulla mano, ridando a Nunzia il sorriso dopo tanto tempo in cui era sottoposta a condizioni insostenibili. Un giorno il caporale Staffieri tentò per l'ennesima volta di abusare sessualmente di lei, e Nunzia lo minacciò puntandogli il dito contro solo per vederselo tagliare dall'uomo con un falcetto: il dito in mare quindi era suo, infatti per medicarle la ferita le dovettero lavare via il tatuaggio. Staffieri viene arrestato.

Imma fa pace con la figlia, poi incontra Saverio che promette di parlare con Nunzia per porgerle delle scuse. Mentre discute con la donna, Saverio scorge Leila mentre li osserva di nascosto e la ragazza, una volta scoperta, si dà alla fuga ma viene investita da un'auto prima che Ippazio possa fermarla. In ospedale la giovane confessa che a Romaniello piaceva fare "cose strane", e che per soddisfare le proprie fantasie violente si era rivolto ad Aida, mentre lei avrebbe dovuto solamente guardare. Quando però Saverio aveva provato ad abusare anche di lei, Aida di era gettata contro l'uomo per proteggere l'amica, venendo però uccisa; Leila riuscì a fuggire nel campo di pomodori dove lavorava Nunzia. Imma mostra a Leila una foto di Vaccaro, che la ragazza conferma essere stato il protettore di Aida. Purtroppo la giovane muore prima di poter firmare il verbale.

Imma intuisce che Vaccaro era l'unico a sapere dell'omicidio, e che per tenere sotto scacco Romaniello aveva cominciato a spargere pezzi del corpo in più punti (tutti riconducibili al suo cognome) tenendo per sé il bacino, l'unica parte che grazie al liquido seminale avrebbe potuto far risalire all'identità dell'assassino. Imma e Ippazio si recano allo stabilimento ma non trovano Vaccaro, che nel frattempo è stato rapito; i due entrano nella sua barca e trovano il bacino. Due giorni dopo Imma convoca Saverio in Procura e gli espone la propria ricostruzione, aggiungendo che di Vaccaro sono sparite le tracce, e che forse è stato ucciso. A quel punto Saverio confessa l'omicidio e ricorda che, da quando passò quattro mesi in carcere senza che suo padre facesse nulla per impedirlo al fine di impartirgli una lezione, ne uscì peggio di prima e iniziò a fingere.

Vitali consegna a Imma i risultati del referto sul bacino, ammettendo di aver sempre creduto in lei e complimentandosi per il suo fiuto, oltre a consigliarle di concedersi dei giorni di riposo. Mentre si lascia trasportare dalle onde, Imma ripensa a quando si distingueva già da bambina.

Come piante fra i sassi[modifica | modifica wikitesto]

Al liceo di Valentina viene proiettato un documentario di denuncia del 23 novembre 2003 contro le scorie radioattive depositate a Scanzano Jonico in cui compare don Mariano, presente in aula: ribadisce ai ragazzi che certe persone perdono il lume della ragione e del rispetto di fronte ai soldi. Nel frattempo sul ciglio di una strada di Nova Siri viene ritrovato il cadavere del giovane Nunzio Festa, che secondo Taccardi è stato ucciso al massimo alle 5 della mattina stessa ed è arrivato lì già privo di vita; Imma nota che porta il timbro della discoteca "Magna Grecia" dove la sera prima era stato protagonista di una rissa.

Imma e Ippazio incontrano il padre del ragazzo, Rosario, il quale racconta di aver dovuto crescere da solo il figlio da quando la moglie morì poco dopo averlo avuto, e la nuova moglie dell'uomo, la quale afferma che negli ultimi tempi il figliastro rientrava spesso tardi o non rientrava affatto. Nella camera del ragazzo Imma trova solo vestiti "comuni", mentre quando è stato ritrovato dai carabinieri indossava abiti firmati; in una foto il giovane è in compagnia della sua fidanzata, Milena Amoroso. La ragazza si mostra reticente, ma infine racconta di aver perso sua madre a causa del cancro, così come Nunzio, e che tante altre persone della zona sono morte della stessa malattia; poco prima che Nunzio morisse, sia lei che suo fratello Carmine lo avevano incontrato. Imma nota che ha un livido sulla fronte, ma Milena si rifiuta di spiegarle come se l'è procurato. Ippazio avverte la superiore che gli uomini del maresciallo Domenico La Macchia stanno pedinando Carmine, datosi alla fuga.

Imma punisce Valentina vietandole di andare al prossimo concerto di Achille Lauro, di cui anche Nunzio era fan, poiché si è nascosta in un bagno per disabili con l'amica Bea per sfuggire a una lezione, venendo trovate dal restauratore Pino. Carmine, arrestato e precedentemente interrogato da La Macchia, racconta a Imma di essere scappato non essendo riuscito a mettersi in regola con i prodotti alimentari che esporta, di aver picchiato Nunzio perché faceva il prepotente con sua sorella e di aver buttato un coltello a serramanico insanguinato dal finestrino della camionetta per non alimentare ulteriormente la sua pessima nomea; il suo alibi consiste nell'aver passato la notte con una certa Adele Cammarota, della quale è solo l'ultimo dei numerosi amanti. Il sangue sul coltello risulta di origine suina, così Imma dispone la scarcerazione di Carmine. Ippazio mostra a Imma una mappa topografica di Nova Siri segnata da numerose "X" e trovata nel computer di Nunzio, oltre a due biglietti per il concerto.

Imma parla nuovamente con Rosario, il quale afferma che il figlio non gli aveva mai dato una mano nell'orto, che voleva andare lontano e che ultimamente s'incontrava, senza mai dirgli di cosa parlassero, con un certo Emanuele "Manolo" Pentasuglia, titolare di un campeggio; Manolo racconta a Imma e Ippazio che la sera del 21 ottobre si trovava al campeggio, ma nessuno può confermare il suo alibi. Imma incontra per caso Milena e cerca di conversare riferendole di aver firmato l'ordine di scarcerazione del fratello Carmine; la ragazza si mostra inizialmente riluttante ma, dopo che Imma la esorta a non tenersi tutto dentro, confessa di aver litigato col fidanzato, che sembrava un altro, la sera prima della sua morte.

Imma partecipa malvolentieri ad una cena tra ex compagni di classe; osservando un articolo su una rivista che parla del recupero di reperti tramite metal detector, ricorda di aver visto un piccolo frammento antico e un disco in camera di Nunzio. Il giorno dopo si fa spiegare dal restauratore Pino che si tratta di pinakes, antiche tavolette votive greche di grande valore al mercato nero, facilmente rintracciabili col metal detector. Imma crede che Nunzio fosse coinvolto in una storia di tombaroli, forse con la complicità di Manolo, e incarica Ippazio di scoprire se l'uomo ha precedenti del genere e di controllare la situazione patrimoniale della famiglia Festa.

Imma non riesce ad ottenere il rito per direttissima nei confronti di Saverio Romaniello, che perciò rimarrà agli arresti domiciliari fino alla prossima udienza. Imma racconta a Ippazio che il disco trovato in camera di Nunzio, creduto fino a poco prima un portacenere, è in realtà un metal detector con sopra un frammento di pinakes, e crede che le "X" sulla mappa possano indicare l'ordine degli scavi. Imma scopre che Nunzio non aveva un conto a suo nome né in banca né alla posta, ma possedeva solo una carta ricaricabile; suo padre invece aveva un conto con le rate del prestito per pagare gli stipendi dei suoi contadini, però c'è un'anomalia: nonostante non abbia pagato le rate per dieci mesi, due giorni dopo la morte del figlio ha versato 10.000 euro risolvendo la situazione. La moglie di Rosario aveva scoperto da sola che l'uomo aveva fatto il prestito per pagare i contadini, decidendo di dargli i soldi necessari per le rate, nonostante poi la cooperativa sia fallita lo stesso; Imma riferisce alla donna delle voci sulla sua presunta relazione con Nunzio, una diceria a cui nemmeno suo marito crede, e sul matrimonio per soldi: in effetti la donna lo conobbe e sposò quando era benestante, ma è solo quando vide tutti i sacrifici fatti per pagare il dovuto ai suoi dipendenti che capì quale uomo avesse accanto, innamorandosene. Le fa inoltre sapere che la casa è in vendita.

Imma convoca Milena in Procura e le riferisce del pettegolezzo su Nunzio e la matrigna, messo in giro da Adele Cammarota, fatto alla base della rissa tra il fidanzato e suo fratello Carmine. Milena racconta che un giorno lei e Nunzio andarono in un boschetto sulla collina dove fecero l'amore; ad un certo punta Nunzio si allontanò e quando tornò le disse che aveva da fare con Manolo. Milena, Imma e Ippazio si recano nella zona in cui Nunzio si era diretto e dove incontrano il proprietario del podere, Ignazio Mileo; l'uomo sostiene di voler usare come concimaia lo scavo trovato dai tre, e non sa cosa ci fosse prima. Quello scavo è uno dei tanti segnati con le "X" dove il ragazzo aveva trovato i reperti che si era messo a vendere, molto probabilmente in compagnia di Manolo che in precedenza aveva rotto i rapporti con dei tombaroli professionisti. Imma chiede a La Macchia di indagare sui proprietari dei terreni segnati e Manolo confessa di aver venduto pinakes e una statuetta di bronzo funeraria di altissimo valore a Saverio Romaniello: dei soldi però non ha mai saputo niente. Romaniello nega di aver mai accettato acquisti illegali di reperti archeologici e di non aver avuto niente a che fare con Nunzio, per poi smentirsi col suo avvocato una volta che Imma se ne va.

La Macchia scopre che i proprietari dei poderi segnati si sono improvvisamente arricchiti, e tutti loro rispondono che ciò è dovuto a prestiti a tasso zero di amici e famigliari; l'unico a non aver fatto spese pazze è stato Antonio Palma, che continua a coltivare la terra. Imma decide di firmare l'autorizzazione per scavare nei terreni degli altri possidenti e mostra a don Mariano la mappa di Nunzio: lei pensa che le "X" indichino i luoghi in cui sono stati interrati rifiuti tossici, e si domanda se Nunzio abbia trovato anche quelli oltre ai reperti, ma don Mariano ne dubita perché se così fosse il suo corpo non sarebbe mai stato fatto ritrovare dai criminali. Dopo che Pietro e Valentina trovano una scritta minatoria davanti casa, Vitali intende assegnare a Imma una scorta armata, ma la donna rifiuta. Ippazio convoca separatamente Antonio Palma e Rosario Festa; Palma conferma che gli è stata promessa una grande cifra in cambio del permesso di versamento di rifiuti tossici nei suoi terreni, ma non vuole però che Rosario lo sappia perché, anche se inizialmente voleva dire all'amico che il figlio si era messo nei guai ha fatto passare troppo tempo, e quando l'hanno ucciso non ha ritenuto necessario dovergli dire più niente per rispetto della memoria del figlio: infatti era stato proprio Nunzio a chiedergli di interrare i rifiuti tossici, offrendogli 10.000 euro subito e altri 40.000 a cose fatte, mentre a lui sarebbe spettato il 10% dell'affare.

Cercando gente a cui vendere i reperti, Nunzio venne contattato da qualcuno interessato più alle cavità che i reperti, e gli venne chiesto di offrire ai contadini amici del padre parecchi soldi di anticipo per far sotterrare qualcosa di illecito nei loro terreni; Imma ipotizza che quel qualcuno sia Romaniello, dato che è stato l'ultimo ad averlo incontrato prima che iniziasse a contattare i contadini. Imma incontra Milena e le dice di aver capito da alcuni segnali lasciati in passato che è incinta e che Nunzio non voleva quel bambino: il livido in fronte glielo lasciò il ragazzo perché non aveva mai sopportato di vederla piangere, come in quel momento. Riguardo ai rapporti di Nunzio col padre, Milena riferisce che il giovane iniziò a disprezzarlo dal fallimento della cooperativa, accusandolo di servilismo. Imma e Ippazio si recano da Festa e, mentre Ippazio aiuta la moglie di Rosario a sistemare i bagagli in vista di una vacanza in Sicilia, Imma espone a Rosario i fatti: hanno scoperto che Nunzio era entrato in un giro di ecomafie e voleva che anche suo padre accettasse di interrare rifiuti tossici: è per questo che ha ucciso suo figlio. Rosario racconta che Nunzio era ossessionato dalla povertà, gli rinfacciava colpe che non aveva e gli aveva detto che aveva già preso accordi con i mafiosi per l'interramento; Rosario però non voleva veder avvelenata la propria terra, così Nunzio cominciò a insultarlo mostrandogli l'anticipo e dicendogli che ormai era troppo tardi, e in un batter d'occhio, quasi senza rendersene conto, Rosario lo accoltellò.

Imma, ripensando ad un episodio della sua gioventù, decide di fare una sorpresa alla figlia portandola al concerto di Achille Lauro.

I giardini della memoria[modifica | modifica wikitesto]

In una gravina fuori Matera viene trovato il cadavere mummificato di Domenico Bruno, un architetto scomparso 15 anni prima: ad un primo esame, la morte dell'uomo appare come la conseguenza di un incidente; Imma partecipa ad un convegno di Giulio Bruno, figlio di Domenico, che la segretaria Diana sa essere stato in cattivi rapporti col padre. Parlando con don Mariano, Imma scopre che Domenico aveva vinto un appalto per un progetto chiamato I giardini della memoria, ma non se ne fece niente. Un particolare delle scarpe, il sentimento visionario ed ecologista e l'auto parcheggiata lontano, fanno pensare a Imma che si sia trattato di un omicidio. Da un'analisi al cranio, Taccardi rileva che l'uomo è stato colpito alla testa da un corpo contundente, probabilmente ferroso.

Imma e Ippazio parlano con Giulio, il quale rivela di aver cominciato a odiare suo padre da quando divorziò dalla moglie, ritenendo che sua madre abbia cominciato a stare male a causa di ciò; quest'ultima racconta che prima di lasciarla suo marito era allegro, forse innamorato, ma che di lei non lo è stato mai, e che piaceva molto alle donne per il fascino dell'intellettuale; tuttavia, da una lettera Imma ipotizza che l'architetto fosse segretamente omosessuale. Giulio confessa a Imma che lo sapeva, che suo padre era un idealista ma che ipocritamente non aveva mai avuto il coraggio di dire la verità; un giorno origliò una chiamata di suo padre e scoprì che intratteneva una relazione con un uomo, rimanendone sconvolto.

Intanto in Procura arriva Jessica Matarazzo, nuovo agente di polizia giudiziaria e reginetta di bellezza catanese; la ragazza ipotizza che Bruno possa aver frequentato uno dei locali gay di Bari, dove era docente universitario. Poco prima della scomparsa, Bruno aveva ricevuto molte chiamate da un numero fisso di Matera, e si comportava come se sapesse che stava per succedergli qualcosa. Diana chiama Imma e scopre che Bruno era in contatto con lo studente Andrea Saponaro, ora direttore di uno studio grafico, sposato e padre di una bambina: Andrea tiene a specificare di non essere omosessuale e di aver avuto solo una storiella con il professore quando era ventenne, sentendosi dire che era la prima volta che si era innamorato veramente; in seguito visse a Milano, poi tornò a Matera dove conobbe sua moglie Rosaria, e un anno dopo Bruno lo richiamò per riprendere la relazione. Imma gli spiega che poco prima di morire Bruno fece diverse telefonate a un negozio di alimentari appartenuto alla zia di Andrea, e gli parla della lettera che egli stesso scrisse al professore. Turbato, Andrea chiede di potersene andare lasciando l'edificio visibilmente nervoso; quando poi la sera legge un articolo che lo indica come sospettato dell'omicidio, si suicida.

Vitali suppone che Andrea abbia ucciso Bruno dopo averlo minacciato, ma Imma lo ritiene innocente. Un uomo si presenta in Procura dicendo di sentirsi colpevole del suo suicidio: durante una passeggiata Andrea gli confidò di aver paura che si alzasse un polverone, soprattutto perché erano amanti, ma non immaginava che sarebbe arrivato ad uccidersi; poi racconta che una sera di molti anni prima notò Andrea, piangente, nel negozio di alimentari della zia mentre parlava con un uomo, che crede fosse l'architetto Bruno. La sera del funerale di Andrea, Imma incontra sua madre: la donna le racconta di come in passato difese il figlio dalle cattiverie della gente, ed è certa della sua innocenza; saputo dei tentativi di contatto del professore, lo minacciò due giorni prima della sua scomparsa, ma Bruno sostenne di voler solo proporre un lavoro ad Andrea; da quel momento Andrea si ammalò e per un po' di tempo non uscì di casa. Imma è molto addolorata per la situazione e viene consolata dal marito Pietro.

Durante un'escursione col marito nel luogo del ritrovamento del cadavere, Imma incontra il dottor Ettore Rossetti, dal quale apprende che 15 anni prima vi furono effettuati degli scavi archeologici per riportare alla luce una necropoli sannita, ma non fu trovato nulla, solo una grande cavità; l'unica conseguenza degli scavi fu la caduta del vincolo ambientale. Imma telefona a Diana chiedendole di redigere una documentazione completa sul Vallone della Femmina (sia prima che dopo la scomparsa di Bruno) e sugli scavi di 15 anni prima: Diana spiega che gli scavi furono ordinati dalla Soprintendenza e che l'ecosistema ne uscì distrutto, con la conseguente rimozione del vincolo ambientale; una ditta chiese di costruirci un centro residenziale progettato da Giulio Bruno, ma non se ne fece nulla: solo di recente Giulio ha ripresentato la proposta, stavolta con un progetto chiamato Il giardino. Ippazio parte per seguire un concorso per diventare maresciallo; Jessica lo saluta baciandolo ma Ippazio la respinge. Imma osserva la scena da una finestra, visibilmente intristita per la sua partenza, seppur temporanea.

Imma interroga Giulio: subito dopo la morte del padre presentò un progetto presidenziale per "deturpare" un'area che suo padre invece intendeva proteggere; Imma sostiene che si sia allontanato da suo padre non perché omosessuale, ma perché si opponeva ai suoi progetti: in effetti Domenico voleva denunciare la ditta del figlio perché era convinto che l'unico obiettivo fosse non l'eventuale ritrovamento nella necropoli sannita, ma la rimozione dei vincoli ambientali, anche se infine non denunciò. Imma chiede a Giulio cosa c'entri suo zio Santino Bruno nella vicenda: Giulio racconta che da giovane, a causa delle sue tendenze violente, fu spedito dai genitori in Argentina dopo un anno di carcere per proteggerlo da se stesso. Suo padre disprezzava il fratello descrivendolo fascista, bigotto e ignorante, ma in qualche modo lo rispettava; Giulio propose allo zio di tornare in Italia per convincere il fratello a non denunciarlo, dandogli in cambio del denaro; Santino però chiese al nipote troppi soldi, così Giulio cercò di prendere tempo, e dopo un po' suo padre scomparve e suo zio tornò in Argentina in fretta e furia. Imma chiede a Giulio se sapeva che suo padre aveva dato al fratello 100.000 euro prima della sua partenza; Giulio risponde di sì, dicendosi stupito perché suo padre non era uno scialacquatore, e che la cosa lo fece arrabbiare perché era convinto che quei soldi fossero destinati a lui e sua madre, poi spiega che del suo progetto non se n'è fatto più niente dopo il cambio d'amministrazione, ma che spera di poterlo realizzare dopo l'elezione del nuovo presidente della regione.

Dalle ricerche di Diana risulta che Santino è tornato in Argentina dopo la scomparsa di suo fratello, e non prima come è stato detto in televisione. Non solo: Santino è tornato in Italia per assistere al funerale del fratello, ed è in procinto di ripartire. Imma chiama Ippazio e riesce a far convocare Santino: l'uomo dice di non essersi presentato in chiesa perché era legato a Domenico ma non alla famiglia né alla città, di aver viaggiato per la Basilicata nei giorni precedenti alla partenza, e di essersi fatto un anno di carcere per aver picchiato un ragazzino del quartiere dopo che aveva offeso il fratello. Imma prima gli chiede perché il fratello gli ha regalato 100.000 euro, e se è stato al Vallone della Femmina quando tornò dall'Argentina, ma Santino nega; gli chiede poi se sapeva che Domenico era omosessuale, al ché Santino interrompe l'interrogatorio.

Una frase detta da Vitali ("Che si presenta in modo da sembrare vero") fa venire ad Imma un'intuizione: chiama Giulio chiedendogli il numero di scarpe di suo padre, 40, mentre quello del cadavere è 43/44. Il giorno dopo Imma riconvoca Santino e approfitta di un suo momento di distrazione per far analizzare le sue impronte digitali da un bicchiere, poi gli chiede se ha ucciso suo fratello perché aveva scoperto che era omosessuale. Jessica riceve i risultati e fa un cenno a Imma, la quale suppone che Santino abbia ucciso il fratello perché non poteva tollerare di aver passato un anno in carcere "a causa" dell'omosessualità del fratello, creduta fino a quel momento una falsità; il corpo però è rimasto in una posizione strana, tale e quale a 15 anni prima, inoltre le scarpe sono fatte di carpincio (un esemplare che si trova soltanto in Argentina) e il loro numero non coincide con quello che indossava Domenico. Le impronte digitali parlano chiaro: lui non è Santino ma Domenico, tornato a Matera per il funerale del fratello per fare i conti col passato.

Domenico confessa: non voleva che il centro residenziale venisse costruito, per di più dal figlio; Santino provò a spaventarlo per conto del nipote e Domenico promise di consegnarli la stessa cifra proposta dal figlio per farlo tornare in Argentina. Santino accettò, ma al momento di firmare il bonifico la madre di Andrea Saponaro chiamò Domenico; quest'ultimo, molto turbato, decise di portare il fratello al Vallone della Femmina dove erano soliti giocare da piccoli, e rivelargli la verità. Santino divenne furioso accusandolo di avergli rovinato la vita e cercò di aggredirlo, ma Domenico lo uccise colpendolo in testa con un pezzo di ferro: decise perciò di scambiare le identità, non avendo niente da perdere, e trasferirsi in un'altra città per non farsi scoprire dai conoscenti del fratello. Giulio, guardando il notiziario dell'arresto del padre, che quindi scopre essere vivo, sorride.

Maltempo[modifica | modifica wikitesto]

Imma fa un sogno in cui lei e Ippazio si baciano appassionatamente, rendendo chiara l'attrazione che prova verso il sottoposto, ma viene svegliata da Pietro. Imma viene a sapere da Vitali che il deposito in cui era contenuta l'unica prova contro Romaniello è stato distrutto da una fuga di gas, secondo lei di origine dolosa; la cosa rischia di far saltare decine di processi, e Imma teme che Angelo Latronico, l'avvocato di Romaniello, possa chiederne la scarcerazione e l'annullamento del processo. Vitali apre un'inchiesta che però non porta risultati.

Ippazio effettivamente torna a Matera per testimoniare ad un processo e passa a salutare Imma; Jessica però interrompe l'incontro a causa del ritrovamento del corpo di una ragazza apparentemente gettatasi da un muraglione. Osservando il cadavere, Imma riconosce Donata Miulli, una giornalista precedentemente incontrata in Procura che sosteneva di aver rivelazioni scottanti sull'onorevole Luigi Lombardi, candidato alla presidenza della regione, di cui è stata amante; Taccardi ipotizza che si sia uccisa la sera prima tra le 18 e le 20. Imma e Jessica vanno dai genitori della ragazza, i quali l'hanno vista l'ultima volta la mattina del giorno precedente, prima che andasse a cercare lavoro presso un ristorante; il padre di Donata si sfoga furiosamente rimpiangendo tutti gli sforzi fatti dalla figlia, accusando la società di non supportare i giovani. Imma e Diana parlano col gestore del ristorante in cui Donata avrebbe dovuto fare una prova, scoprendo che all'ultimo la ragazza non si era presentata sostenendo di non sentirsi bene; il cameriere Luciano Lauria, che aveva frequentato Donata fino alla morte della ragazza, crede che il malore fosse una scusa ed è convinto che non si sia suicidata dato che amava troppo la sua terra per lasciarla. In un servizio televisivo, Romaniello dichiara di essere scontento che l'unico motivo per cui il processo a suo carico è stato chiuso è a causa della distruzione dell'unica, secondo lui discutibile, prova contro di lui, perché era certo che avrebbe dimostrato la propria innocenza in aula.

Imma prende un pullman per Roma dove ritrova Ippazio che la accompagna fino al Parlamento per incontrare Lombardi: l'uomo ammette di aver conosciuto Donata alcune settimane prima, ma di non averla sentita ultimamente; ha un solido alibi poiché il giorno della morte della ragazza era impegnato in un convegno. Ippazio scopre che Donata era molto amica del'aspirante attrice Maddalena Bartoli, alias Lolita Tiger, con la quale ad un certo punto aveva smesso di scriversi; il profilo social di Maddalena risulta chiuso al pubblico, così Imma incoraggia Ippazio a diventarne amico; nel frattempo Pietro visita Cinzia, musicista con cui condivide la passione per il sassofono e che si mostra interessata a lui. Imma e Ippazio trascorrono insieme la serata, e Imma fatica a trattenere i suoi sentimenti; tornata in hotel, riceve una chiamata da Pietro che le dedica una serenata. Il mattino seguente Imma giunge a Cinecittà dove Maddalena sta sostenendo un provino: la giovane è a conoscenza della tresca tra Lombardi e Donata, i quali sono stati insieme per sei mesi fino quando Lombardi improvvisamente la lasciò, ma Donata non le volle dire il motivo; tornata a Matera, non si è fece più sentire.

Diana racconta che Donata è stata avvistata la mattina del 5 marzo alla stazione degli autobus di Matera da Nunziatina Santarcangelo di Grottole, cosa impossibile poiché è stato accertato che la sua morte è avvenuta la sera precedente; se però le analisi dovessero risultare errate, questo consentirebbe di sospettare di Lombardi. Imma chiede a Nunziatina se è sicura che di aver visto proprio Donata, di cui è stata levatrice e che salvò in quanto nata prematura; Nunziatina conferma di averla vista con indosso dei pantaloni neri e una pelliccetta rosa. Il registratore digitale della ragazza viene ritrovato e il contenuto è sconvolgente: Lombardi lascia Donata dicendole di essere suo padre, avendo commesso quindi incesto. Con un movente a disposizione, Imma ordina a Diana di redigere un'informativa su Lombardi, sua moglie e i genitori di Donata. Imma crede che Donata volesse ricattare Lombardi rivelando la cosa alla ricca moglie dell'uomo, Maria Giulia: il fatto della figlia segreta e dell'incesto consumato avrebbe avuto sulle elezioni un peso molto maggiore rispetto a un "semplice" tradimento. Diana scopre che negli anni ottanta Rosanna, la madre di Donata, faceva parte di un'associazione culturale con sede a Potenza, dove abitava il giovane Lombardi, quindi potrebbero essersi conosciuti là.

Imma assiste ad un dibattito televisivo tra Lombardi e l'avvocato Zakary, poi interroga Lombardi nel suo camerino: la mattina del 5 marzo aveva un incontro con le associazioni ambientaliste in Val d'Agri mentre il giorno prima, subito dopo il convegno, è ripartito per Matera in macchina da solo; nel pomeriggio aveva chiamato Donata, ma senza ottenere risposta; l'ultima volta che la vide fu alla fine di febbraio alla Camera, quando ribadì di voler interrompere la loro relazione. Imma gli mostra il registratore digitale, così Lombardi rivela che, dai discorsi di Donata, capì di avere avuto una relazione con sua madre Rosanna; la donna però gli disse che non voleva più avere niente a che fare con lui e che avrebbe pensato da sola all'aborto. Dopo la scoperta, Lombardi decise di interrompere la relazione con Donata così le disse la verità.

Imma convoca Rosanna, convinta che non le abbia detto tutta la verità. La donna spiega che quando rimase incinta di Lombardi lei voleva tenere il figlio ma lui no poiché pensava soltanto alla carriera, oltre al fatto che aveva già messo gli occhi sull'attuale moglie, molto più facoltosa di lei; Rosanna accettò di abortire perché non credeva di poter amare il figlio di una persona così ignobile. In seguito iniziò una relazione con Bakunin, che l'amava da sempre, e dopo due mesi rimase incinta di Donata, nata prematura. Lombardi, pieno di sensi di colpa nei confronti di Rosanna, si convinse di essere il padre perché i conti sembravano coincidere, saltando a conclusioni affrettate. Imma e Ippazio discutono con Lombardi: i discorsi fatti in campagna elettorale erano molto promettenti, mentre quanto dichiarato ai giornali li contraddice, e l'uomo si giustifica dicendo che a volte la realtà è diversa dai sogni, un concetto inculcatogli proprio da Donata; la ragazza lo aveva informato di aver cenato con Zakary, essendosi già messi d'accordo per ricattarlo con la registrazione; non si aspettava una tale durezza da Donata. Imma rivela a Lombardi che lui non è il padre di Donata perché Rosanna abortì e che la ragazza è in realtà figlia proprio di Bakunin, suo attuale marito.

Imma interroga Zakary e l'uomo afferma di aver incontrato Donata il giorno prima che morisse, la conosceva già perché gliene aveva parlato Lombardi come di una ragazza molto brillante. Gli si avvicinò dicendo di volergli parlare dandogli elementi per montare uno scandalo da cui Lombardi sarebbe uscito malissimo; la descrive come una ragazza estremamente cinica, che parlava dell'incesto come se fosse gossip. Zakary le chiese di fornirgli una prova, e lei rispose che gli avrebbe fatto avere una registrazione che in quel momento non aveva; vedendo che non avrebbe ricavato granché, entrò nell'auto di Zakary cercando di sedurlo. Zakary rimase stupito dal suo atteggiamento, così diverso da quello descritto da Lombardi, avendo per tutta risposta "Se uno è sempre uguale, sai che noia". Questa frase fa avere un'illuminazione a Imma, che chiede a Zakary se la ragazza avesse un tatuaggio con la faccia di una tigre e se indossasse una pelliccetta rosa, cosa che l'uomo conferma.

Imma spiega a Diana che il secondo cellulare di Donata ce l'ha sicuramente una sua amica che, spacciandosi per lei, ha ricattato Zakary dopo aver parlato al telefono con Lombardi, ed è chiaro che a Lombardi sembrasse strano che la ragazza lo trattasse così male: l'amica in questione è Maddalena Bartoli. Ippazio si innervosisce sostenendo che Maddalena abbia avuto una vita difficile e che non sia un'assassina; Imma gli domanda come fa ad essere così sicuro che non sia lei, e lui risponde di aver da poco cominciato a frequentarsi con la ragazza. Imma insiste nel sapere se è mai stato a casa sua e se Maddalena possiede una pelliccetta rosa e dei pantaloni neri, cosa che Ippazio conferma. Maddalena sta partendo per la Spagna, così Imma chiede a Ippazio di convincerla a restare, perché altrimenti dovrebbero chiedere l'estradizione, e con le prove in loro possesso non sarebbe affatto facile. Ippazio risponde di non voler fare l'infame, ma Imma ribadisce che si tratta di svolgere il suo lavoro. Imma convoca Maddalena ma la ragazza non collabora, sebbene sia chiaro che abbia praticamente venduto la sua amica in cambio di soldi. Imma le spiega che, dopo aver rivelato a Donata quanto sospettava, Lombardi aveva dato ordine di bloccare la giovane all'ingresso della Camera ma Maddalena, spacciandosi per l'amica, riuscì a distrarre il servizio d'ordine capendo che se voleva poteva farsi passare per lei. Maddalena se ne va, e Ippazio riafferma di non credere che sia lei l'assassina di Donata.

Soli a casa della ragazza, Ippazio si fa dire da Maddalena la verità: secondo lei, Donata era "seduta su una miniera d'oro", ma non voleva andare fino in fondo e ha fatto la fine che meritava. Ippazio, turbato, le chiede se era arrabbiata con lei, e Maddalena risponde che Donata la faceva arrabbiare, e che a volte quando è arrabbiata può fare cose tremende: ha ucciso lei Donata. Distrutto, Ippazio la fa arrestare. Imma interroga Maddalena: la ragazza si finse Donata la sera del 3 marzo per capire se fosse possibile ricattare Lombardi, ma le serviva la registrazione, quindi la mattina successiva chiamò Donata per incontrarsi a Pisticci; l'amica però voleva cominciare una nuova vita insieme al cameriere Luciano, e quando Maddalena le chiese il registratore digitale non glielo diede perché non lo aveva più con sé. Donata le disse che poteva lasciar perdere perché non sarebbe mai diventata nessuno approfittandosi di uno scandalo, e che non avrebbe mai voluto diventare come lei; dopo alcuni momenti di silenzio, Maddalena la spinse oltre un muretto. Inoltre Donata le rivelò che Lombardi era coinvolto in una grossa faccenda riguardante l'ambiente di cui però sapeva ancora troppo poco.

La sera Imma prova a chiamare Ippazio, che non le risponde. Riceve un mazzo di rose che inizialmente crede essere un segno di "perdono" da parte di Ippazio, in realtà mandatele dal marito, del quale apprezza il gesto.

Rione Serra Venerdì[modifica | modifica wikitesto]

Ippazio è appena diventato maresciallo e torna a Matera dove viene festeggiato dai colleghi, ma si mostra ancora scosso dal caso precedente. Imma si ritrova a che fare con un caso che la tocca da vicino: la sua ex compagna di banco al liceo, Stella Pisicchio, è stata assassinata nel suo appartamento. Per terra sono state trovate delle chiavi, la porta di casa era chiusa a chiave e le finestre erano sbarrate: l'unica via di fuga possibile resta una botola sul soffitto del bagno; Taccardi stabilisce che Stella è morta per strangolamento. Il corpo è stato ritrovato da Anna D'Avena, una sarta che abita al piano terra, la quale racconta di essere passata da Stella (dalla quale aveva ricevuto una copia delle chiavi) poco prima delle 8, trovandosi davanti il cadavere della donna; ricorda di aver visto, verso le ore 17 del giorno prima, un signore sconosciuto che prima salì le scale e poi andò da lei per farsi rammendare l'orlo dei pantaloni. Il cadavere di Stella viene portato via.

Dai controlli risulta che Stella è morta tra le 16 e le 18, e dalle analisi sul suo computer pare che fosse iscritta ad un sito d'incontri; inoltre Ippazio scopre che la famiglia Pisicchio possedeva un lamione (grotta palazzata) ai Sassi. Diana ricorda che l'ultima volta che lei e Imma hanno visto Stella è stato durante la cena fra ex compagni di classe fatta mentre erano in corso le indagini sull'omicidio di Nunzio Festa: Diana la ricorda come particolarmente intristita, come se si aspettasse qualcosa. Imma si dirige al lamione, vicino alla chiesa di San Pietro Caveoso, venendo accompagnata per un po' da Eustachio Quaratino, chiamato da tutti Stacchio, un bambino che offre spiegazioni sui monumenti ai turisti e che abita nello stesso condominio di Stella, che descrive come una persona buona. Nel lamione Ippazio trova delle lastre fotografiche, mentre Imma prende una scatola in cui sono conservate delle fotografie di gioventù. Intanto don Mariano chiede a Samuel (un ragazzo che sta aiutando a costruirsi una vita, e che si scambia messaggi su internet con Valentina) di scattare di nascosto delle foto che ritraggono Giulio Bruno, Zakary, Saverio Romaniello, Angelo Latronico, Luigi Lombardi e un sesto uomo mentre discutono sul progetto del grande centro residenziale.

Mentre si fa accompagnare a Grottole da Jessica, Imma chiama Diana spiegandole che dall'estratto conto risulta che Stella aveva prelevato 2.000 euro qualche giorno prima di morire. Parlando col macellaio scopre che d'estate passava sempre le vacanze lì, ma che da un po' non l'ha più vista; una cliente invece dice di averla incontrata una volta di recente quando chiese a lei e suo figlio le condizioni della strada per andare a Ginosa e dicendo, riferendosi a un uomo, "I serpenti glieli metto alla gola". Ippazio avverte Imma che sebbene Taccardi non abbia ancora concluso l'autopsia, ha scoperto che Stella era vergine; nel sito d'incontri la donna non aveva avuto molta fortuna, però intratteneva una corrispondenza con un certo Dino Bizzarri, il quale racconta che Stella voleva perdere la verginità, ma che dopo quella richiesta non l'ha più sentita. Dalle indagini risulta però che la chiamò il giorno della sua morte alle 16:47, così l'uomo ammette di aver ripensato alla proposta, ma Stella dichiarò di non voler più fare niente; al termine della conversazione, Bizzarri sentì la canzone E ti vengo a cercare di Franco Battiato. Intanto arrivano i risultati dell'identikit sull'uomo sconosciuto: è Gaetano De Nardis. La madre di Imma consegna alla figlia una prezioso braccialetto che dice essere un ricordo di suo padre per quando nacque, cosa che a Imma risulta piuttosto strana poiché suo padre allora era disoccupato.

Imma e Jessica si recano al palazzo di Gaetano De Nardis, sulla cui entrata sono incisi dei serpenti attorcigliati come stemma nobiliare. Nel salone c'è un ritratto di Isidoro De Nardis, eroe risorgimentale che combatté per la spedizione dei Mille. L'uomo sostiene che Stella fosse ossessionata da lui, e che andò al suo appartamento verso le 17 per dirle di smettere senza ottenere risposta. Imma viene a sapere che Gaetano, come suo padre Annibale prima di lui, è pieno di debiti e che viene aiutato a tirare avanti dai suoi concittadini, e che se Gaetano dovesse vendere il palazzo di famiglia il Comune ne farebbe un monumento storico; un vecchietto si lamenta della famiglia De Nardis, affermando che ha molti morti sulla coscienza. Parlando col geometra Calenzano, Imma scopre che l'interesse sul palazzo da parte del Comune c'è, e che anche una donna, Santina Scandiffio da Potenza (dello stesso condominio di Stella e Anna), chiamò per informazioni sulla struttura; parlando con Anna però, Imma scopre che la donna è morta l'anno precedente, e che solo Stella badava a lei. Imma parla con Stacchio chiedendogli se il giorno della morte di Stella ha visto qualcosa di strano, ma il bambino nega e afferma che Stella era ricca, cosa che a Imma non risulta.

Taccardi asserisce che i graffi sui polsi di Stella non sono stati provocati da manette o lacci, ma da una stretta non particolarmente forte. Imma spiega a Diana che Stella finse di essere Santina Scandiffio per non far risalire a lei le chiamate, effettuate probabilmente da un telefono pubblico dato che sui tabulati telefonici non c'è niente: Imma è convinta che Stella abbia cercato di proposito De Nardis, per questo ha chiesto informazioni sul palazzo. Al funerale di Stella Imma conosce Eufemia Abate, un'estetista sua vecchia amica. Prima di andarsene, Imma si sofferma sulla lapide di Cenzino Latronico, un uomo che sua madre ha in diverse occasioni indicato come suo padre; si reca quindi in una gioielleria per consegnare il braccialetto e sapere da chi è stato acquistato.

Ippazio porta ad Imma un soprattacco di gomma trovato sul tetto di Stella oltre la botola, che corrisponde a una scarpa di taglia 36. Nell'appartamento di Stella sono state trovate molte impronte digitali di un bambino: potrebbero appartenere a Stacchio. Imma e Ippazio vanno al condominio dove trovano una piccola folla all'esterno; la madre conferma che Stacchio porta il 36 di scarpe, poi si mette a piangere: suo figlio è scomparso dalla sera precedente. Imma chiede a Vitali di farsi affidare anche il caso della scomparsa di Stacchio, convinta che sia collegato al caso di omicidio: forse il bambino ha visto qualcosa dalla botola che dà sul tetto e l'assassino l'ha fatto sparire. Vitali decide di co-assegnare il caso a Imma e alla dottoressa D'Antonio; quest'ultima segnala che gli ultimi che hanno visto Stacchio sono i suoi amichetti del parco, due gemelli e una ragazzina, Brunella, che si fa accompagnare dal fratello minore, Nicolas. Stacchio aveva detto loro di dover badare ai fratelli minori; la madre, che doveva fare la badante di notte, pensò che si fosse trattenuto dagli amici, così portò gli altri figli dalla sorella, e la mattina seguente pensò che fosse andato a scuola; all'ora di pranzo ancora non si era fatto vivo, e credette che fosse andato dal padre (un trafficante di auto rubate per la Romania) per non farsi sgridare per il ritardo del giorno prima; il padre però rispose solo la sera dicendo di non averlo visto. Imma va alla scuola di Stacchio dove, parlando con la maestra Strammiello, viene a sapere che Nicolas è il più spaventato da quella storia. Imma e Ippazio parlano con gli amichetti di Stacchio, e vengono a sapere che il bambino si era fermato davanti al parco col padre, Vito. L'uomo, convocato in Procura, si mostra completamente disinteressato al figlio.

In un momento d'intimità, Pietro dice a Imma che sembrano due serpenti, il che fa tornare in mente alla donna lo stemma nobiliare dei De Nardis e una panda rossa vecchio modello vista davanti al municipio di Grottole. Imma ci torna immediatamente per parlare con il barista, da cui apprende che la macchina appartiene al fruttivendolo Michele; un cliente del bar, lo stesso che accusò i De Nardis, fa il nome di un certo Peppino e, grazie a sua madre, Imma scopre che l'uomo in questione è Giuseppe Pisicchio, nonno di Stella: le lastre trovate da Ippazio sono una delle testimonianze del massacro di migliaia di meridionali dopo il 1861 da parte dell'esercito piemontese per rappresaglia contro i briganti; Imma nota che un soldato dell'esercito è Isidoro De Nardis. Imma comprende cosa voleva Stella da Gaetano De Nardis: dopo aver trovato le lastre messe nel lamione del nonno e aver saputo che De Nardis voleva vendere il palazzo al Comune, pensò di ricattarlo poiché, se fossero spuntate delle foto dove l'eroe del risorgimento si era macchiato di un crimine così grande, il sindaco non avrebbe potuto approvare l'acquisto. Ippazio comunica a Imma e Diana di aver saputo da Michele che quest'ultimo ha prestato la sua panda rossa a De Nardis in cambio della sua jaguar: l'uomo che è andato a prendere Stacchio al parco potrebbe essere proprio De Nardis, al quale Imma e Ippazio mostrano le lastre incriminate. Imma spiega che negli anni sessanta il nonno di Stella fece fortuna, al punto da arrivare a prestare i soldi alla famiglia De Nardis in caso di bisogno; tra le cose che Peppino si portò a casa era compreso un baule di lastre fotografiche ritrovato anni dopo nel lamione da sua nipote Stella. Gaetano ammette che di queste lastre Stella gliene aveva parlato e che se le avesse rese pubbliche avrebbe compromesso la vendita del palazzo al Comune: Stella lo ricattò pretendendo 15.000 euro, così De Nardis andò da lei per trattare il prezzo, ma non ricevette risposta. Imma gli chiede se conosceva Stacchio, ma l'uomo nega.

Ippazio riceve un messaggio da un suo collaboratore: alla scientifica, l'analisi sulla panda rossa ha rivelato che sul tappetino del guidatore sono state trovate tracce di guano di pipistrello, di una specie particolare che si trova solo in una grotta chiamata appunto Grotta dei Pipistrelli. Purtroppo la scoperta è terribile: lì viene trovato il cadavere del piccolo Stacchio. Convocato il Procura, De Nardis ammette di aver conosciuto Stacchio in casa di Stella quando la donna gli mostrò una delle lastre; siccome non aveva i 15.000 euro voluti dalla donna, chiese al bambino di prendere le chiavi di riserva per vedere se Stella teneva le lastre in casa, così da poterle rubare. Le foto però si trovavano nel lamione, così Stacchio gli disse che poteva aprire la porta, ma in cambio di soldi; le lastre gli caddero e si ruppero, ma De Nardis gli diede comunque i soldi promessi convinto che, con le lastre rotte, Stella non avrebbe più potuto ricattarlo. Tuttavia De Nardis temeva che Stella possedesse delle copie così, volendo essere certo di non essere più ricattabile, suonò il campanello di Stella più volte, ma dopo aver aspettato un po' se ne andò. L'unico testimone degli incontri fra lui e Stella era il piccolo Stacchio: nella paura, De Nardis disse a Stacchio che a uccidere Stella era stato suo padre Vito, nascosto nella Grotta dei Pipistrelli. De Nardis lo portò lì ma, in preda ai rimorsi, decise di non ucciderlo e se ne andò lasciandolo solo nella grotta.

Imma fa convocare Eufemia e le mostra una foto di gioventù dove compaiono lei, Stella e un certo Luca Lacerenza, il quale però non abitava a Grottole poiché ci veniva solo per le vacanze, dato che la famiglia era emigrata in Svizzera; Eufemia non crede che fra Luca e Stella ci fosse stato qualcosa. L'ultima volta che ha sentito Stella è stato il giorno prima che morisse, dicendole di voler cambiare aspetto senza dirle il motivo. Imma chiama Valentina per sapere chi ha scattato una foto di lei e Bea, immaginando che sua figlia sorrida all'autore (Samuel); il giorno dopo Imma richiama Eufemia, la quale afferma che Stella in effetti era felice proprio per l'autore della foto: Francesco Calenzano, cugino di Luca. Imma ripensa all'appartamento di Stella, in cui trovò un album di Franco Battiato uscito nel 1988; nel retro della fotografia c'è scritto agosto 1988.

Convocato Calenzano, Imma gli rivela che Gaetano De Nardis è indagato per duplice omicidio, ma restano ancora diversi punti da chiarire. Fingendo di notare casualmente le sue scarpe poiché insolitamente piccole, Imma si fa dire che porta il numero 36, e dicendogli che lei e Diana erano compagne di scuola di Stella, che era sua compaesana. Calenzano però non sa "di dov'è" perché se n'è andato troppo presto, a nemmeno 6 anni, in Svizzera, precisamente a Winterthur; comunque conferma di essere cugino di Luca Lacerenza. Ippazio gli dice che le impronte digitali trovate a casa di Stella non corrispondono a nessuno di quelli che frequentavano la casa, e Imma gli mostra l'album di Battiato, poi gli fa notare che nella foto Stella non sorride a Luca, che pure è un bel ragazzo, ma a chi scatta la foto. Il giorno dell'omicidio di Stella qualcuno ha sentito E ti vengo a cercare: però la cosa strana è che in casa mancava il lettore; in disparte, Diana chiama il numero di Calenzano, il quale per suoneria ha proprio E ti vengo a cercare, ma non risponde e mostra segni di turbamento. Calenzano dice che lo statuto di stagionale permetteva di restare in Svizzera non più di 9 mesi di seguito, così le vacanze estive le passava a Grottole; ricorda che l'estate del 1988 era speciale, che Luca era molto amato dalle ragazze, soprattutto da Eufemia, la quale si portava sempre dietro l'amica Stella; quell'estate la radio trasmetteva sempre E ti vengo a cercare. Poi tornò in Svizzera e non la rivide per quasi trent'anni, rimanendo però in contatto epistolare; la rincontrò solo di recente, il 17 maggio, davanti a Palazzo De Nardis, e da allora cominciarono a frequentarsi diventando amanti: per questo ha detto di non conoscerla, perché è sposato e con figli. Stella però era vergine, quindi lui sta mentendo.

Calenzano si agita e vuole raccontare un fatto senza il quale Imma non lo può capire: la legge sugli stagionali non consentiva di portare le famiglie in Svizzera, così i bambini erano costretti a rimanere in casa in assoluto silenzio, come se non esistessero; un giorno vennero dei poliziotti e sua zia, che lo chiuse in un armadio, venne portata in Questura per un controllo. Ritrovare Stella davanti al palazzo fu per lui una piacevole coincidenza, mentre per lei era segno del destino; Stella lo portò al ponte di pietra dove si baciarono la seconda volta dopo trent'anni anni, e Calenzano provò un'emozione fortissima: voleva rivederla, ma lei temporeggiava. Il 26 maggio si mise a fare ordine in cantina e trovò l'album di Battiato e così, adducendo una scusa alla moglie, si presentò in casa di Stella senza neanche avvisarla, lasciandola stupita. Prima le diede l'album, dopodiché iniziarono a baciarsi ma, quando lei si spogliò, lui rimase molto sorpreso nel vederla con un intimo sexy, che vide come una nota stridente. Il telefono di Stella squillò a ripetizione: si trattava di Dino Bizzarri; mentre Stella parlava al telefono, il cellulare squillò anche per lui, così che Bizzarri ascoltò E ti vengo a cercare. Dopo aver raccontato un'altra scusa alla moglie, guardò Stella e fu come svegliarsi da un sogno: non aveva più voglia di stare con lei, pensò alla moglie, ai figli e alle difficoltà affrontate insieme. Stella lo ricattò dicendogli che se non sarebbe rimasto avrebbe detto a sua moglie che erano amanti da anni, così gli sottrasse le chiavi. Nel cercare di riprenderle, nella mente di Calenzano si sovrapposero i ricordi della penosa infanzia in Svizzera, così le mise le mani al collo strangolandola; si sentì in trappola, come quella volta da piccolo chiuso in armadio. Squillò il campanello e dallo spioncino vide che si trattava di De Nardis, il quale rimaneva sul pianerottolo; nello stesso istante in cui Calenzano salì sulla botola, De Nardis se ne andò. Fuori dallo studio ci sono la maestra Strammiello e Nicolas: il bambino racconta a Imma che voleva solo sapere dove Stacchio aveva nascosto i soldi delle mance dei turisti; Stacchio non voleva dirlo ai suoi amici, così un giorno lo inseguirono fino alla Grotta dei Pipistrelli dove lo circondarono; Nicolas non voleva picchiarlo, ma Brunella e i gemelli sì, così Stacchio scappò e cadde in un buco: all'inizio piangeva, poi smise. Nicolas credeva che si fosse solo addormentato e se ne andò. Vedendola profondamente addolorata, Ippazio le stringe una mano e le accarezza una guancia.

La sera, Pietro va a trovare Cinzia per risolverle un problema alla tastiera, ma a sorpresa la sassofonista ha preparato una cena per entrambi per "sdebitarsi"; Pietro accetta di rimanere e manda un messaggio a Imma dove scrive che è a cena dal collega Ridolfi. Imma riceve la chiamata di Ernesto Morra, proprietario della gioielleria, che le conferma che il braccialetto portato lì è stato comprato da Cenzino Latronico.

Dalla parte degli ultimi[modifica | modifica wikitesto]

Imma riceve una chiamata urgente da parte di don Mariano, il quale fissa un appuntamento a una stazione di benzina sulla strada per Miglionico; contemporaneamente Pietro si sente male a causa di un'intossicazione alimentare, così Imma si vede costretta a portarlo all'ospedale, poi chiama Ridolfi per sapere cosa hanno mangiato la sera prima, ma nonostante tenti di dissimulare Imma capisce che il marito ha cenato con un'altra persona. In ufficio Diana le comunica che don Mariano è stato ucciso investito da una macchina: per Imma è un colpo durissimo. Insieme a Jessica giunge alla stazione di benzina dove si trovano Ippazio e Taccardi: il primo ha già mandato le telecamere a una ditta di sicurezza milanese e ha inoltrato la richiesta per i tabulati telefonici, mentre il secondo dichiara che don Mariano è stato investito almeno due volte ed è morto per lo schiacciamento della cassa toracica. Alla fondazione gestita dal prete, Imma parla con Ilona, madre di Samuel, scoprendo che don Mariano riceveva frequenti minacce di morte; mentre Samuel e la squadra di Imma cercano il tablet da cui il prete non si separava mai, la stessa Imma conosce Antonio Scaglione (il sesto uomo nelle foto scattate da Samuel), imprenditore e finanziatore della fondazione, il quale conosce don Mariano da molti anni poiché lo aveva aiutato ad allontanarsi dagli usurai; ci sono anche Sergio e Caterina, genitori di un ex drogato che don Mariano aveva aiutato a ripulirsi, i quali accusano le istituzioni di averlo lasciato solo e chiedono che venga fatta giustizia almeno adesso.

Approfittando di Pietro addormentato, Imma controlla le sue chat e scopre che il marito ha cenato con la sassofonista Cinzia. In ufficio Imma chiede a Diana di cercare informazioni su Cenzino Latronico, dopodiché conversa con l'imprenditore Bruno Mottola, il quale accusa don Mariano di non averlo aiutato abbastanza con i suoi debiti, convinto che don Mariano prendesse delle percentuali per aiutare imprenditori indebitati come lui, tranne lui. Imma si arrabbia e gli chiede se tre anni prima qualcuno gli ha ordinato di querelare il prete, ma Mottola non risponde. A casa Valentina chiede alla madre perché non abbia visitato più frequentemente Pietro in ospedale, ed Imma sfoga la sua frustrazione dovuta sia al marito che al caso di don Mariano, venendo consolata dalla figlia. Dall'autopsia Taccardi non ha rilevato nulla di nuovo, ribadendo il trauma fatale a cuore e polmoni e morte istantanea, mentre Jessica porta i risultati dei tabulati telefonici. Imma rivela a Ippazio che don Mariano l'aveva chiamata per un incontro urgente, senza però accennare al motivo; ne parla anche con Vitali, al quale spiega di non sapere perché don Mariano non volesse fare l'incontro in Procura. Dai tabulati telefonici risulta che prima di morire don Mariano aveva contattato spesso alcuni membri della sua associazione “Anti Usura”: solo un numero risulta sconosciuto, quello di un certo Pasquale Iannuzzi. Da Ilona, che aiutava don Mariano in casa, vengono a sapere che Iannuzzi covava del risentimento verso il prete poiché aveva aiutato sua moglie, vittima di violenza domestica, a nascondersi. Imma visita Pietro senza portare l'anello del matrimonio, il marito accampa scuse sulla cena ma alla fine confessa di aver mangiato con Cinzia, senza però aver fatto niente di più. Ippazio scopre che 5 anni prima Iannuzzi era stato condannato per favoreggiamento per aver dato un passaggio ad un membro della sacra corona unita, che ha un camion di sua proprietà che usa per lavoro e che ha tre denunce per maltrattamenti sulla della moglie, Rosa Divella. Diana porta a Imma una foto di Cenzino Latronico con i due figli, l'oculista Chiara e l'avvocato penalista Angelo; Latronico era il fondatore di un'importante impresa edile ed è morto il 2 luglio 2011, giorno della processione della Madonna della Bruna a cui la madre di Imma non volle assistere.

In Procura Ippazio si sfoga con Imma perché si sente in qualche modo escluso, ma i due si chiariscono subito. Imma mostra a Ilona e Samuel le chiavi trovate addosso a don Mariano: due sono della casa e della fondazione, ma non riconoscono l'ultimo paio. Dopo la querela di Mottola l'associazione ha ricevuto molte intimidazioni e don Mariano ha dovuto spostare la sede al Sasso Barisano, ed è stato proprio Antonio Scaglione ad ospitarlo: forse le chiavi appartengono alla sede provvisoria; parlando con Scaglione, Imma scopre che effettivamente le chiavi sono dell'appartamento nel quale, mentre si svolge il funerale del prete, Ippazio e il collega Capozzo trovano Rosa Divella. In Procura Mottola ammette di aver chiamato spesso don Mariano per sapere dove si trovava sua moglie, e che è proprietario di un'auto modello Twingo; sull'auto ci sono segni di una colluttazione, che Mottola afferma essere dovuti ad un cane. Dalle analisi sulle telecamere risulta che l'auto era stata usata da don Mariano per andare alla stazione di benzina; quando entra Rosa, Mottola cerca di aggredire la moglie accusandola di averlo tradito con don Mariano, e afferma di aver ucciso il prete; Imma però non crede alla confessione per il movente della gelosia, e Vitali decide di toglierle il caso. Imma visita la tomba di don Mariano e scopre dal custode che dopo il funerale è stata visitata da un piangente Iannuzzi, che era da solo. In Procura passa Angelo Latronico, annunciando che rappresenterà la difesa di Iannuzzi nell'imminente processo.

Pietro si scusa con Imma per il malinteso, dicendole che mentre era in ospedale avrebbe voluto dirle quanto si sente perso senza di lei e quanto l'ama. Samuel riceve una chiamata dalla segreteria dell'Accademia Piemontese di Alta Cucina: la domanda per il master di alta formazione professionale per chef è stata accolta, ed è stato don Mariano ad inviarla a sua insaputa. Imma va in ospedale dove è ricoverato Iannuzzi, accoltellato da un detenuto; Vitali la fa uscire. Mentre se ne va con Ippazio, Imma riflette sull'analisi delle telecamere secondo lui, leggendo il labiale, don Mariano avrebbe detto “Devo aspettare qua tanti anni” (dove “tanti anni” in realtà è “Tataranni”): don Mariano doveva incontrare Iannuzzi ma voleva che fosse presente anche lei, e quando Iannuzzi ha saputo che Imma sarebbe arrivata se ne andò. Imma e Ippazio sono convinti che l'uomo si stia prendendo la colpa per coprire qualcuno: è strano che sia difeso da Angelo Latronico, uno dei più costosi avvocati di Matera, quindi qualcuno deve averlo pagato per lui.

Mentre assiste al processo contro Iannuzzi, Ippazio riceve una telefonata dall'ospedale: l'uomo è scappato, probabilmente grazie ad un complice; la sera prima aveva fatto una telefonata, concessagli dal primario dato che Iannuzzi è malato di leucemia terminale e voleva avvisare alla moglie. Imma crede che Iannuzzi sapesse da tempo della sua malattia ingannando tutti quanti, e quelli che hanno provato ad ucciderlo sono gli stessi che sta coprendo e che hanno paura che parli. Vitali decide di riaffidarle il caso chiedendole di andare fino in fondo. Con Ippazio, Imma ipotizza che Iannuzzi abbia fatto un patto accettando di uccidere don Mariano in cambio di soldi, probabilmente per dare un vitalizio alla moglie, la quale sarebbe rimasta senza un soldo alla sua morte. Ippazio rammenta che il campo in cui è stato ritrovato don Mariano somigliano molto a quelli del caso di Nova Siri: forse il suo obiettivo era portarla là; Imma convoca Mileo chiedendogli se ha cambiato idea accettando di far interrare rifiuti tossici nel suo campo: l'uomo confessa di averlo fatto per avere i soldi necessari per curare la figlia malata, e di aver parlato solo con Nunzio Festa. Iannuzzi viene ritrovato ma, prima di essere catturato, viene ucciso da un uomo della 'ndrina Mazzocca, colpito a sua volta, fatalmente, da Jessica. Dai risultato del RIS risulta che i bidoni trovati sotto al campo dove è stato ucciso don Mariano contenevano rifiuti tossici: appare chiaro che Iannuzzi ha ucciso don Mariano perché aveva scoperto qualcosa di grosso. Imma crede che il prete avesse convinto Iannuzzi a raccontarle di tutti i viaggi che faceva per i rifiuti tossici: infatti la sua leucemia è dovuta al contatto con tali scorie, essendo stato quel campo meta frequente dell'uomo.

Samuel rivela a Imma che qualche tempo prima don Mariano gli aveva chiesto di seguire l'onorevole Lombardi e fare foto del posto dove andava, ovvero alla sede della Onlus di Saverio Romaniello, dove c'erano anche altre persone; Samuel sa che il prete aveva scaricato le foto sul tablet scomparso. Diana scopre che Scaglione due anni prima aveva ristrutturato la casa di Lombardi che si trova ai Sassi; da un giornale scopre che è stata approvata la costruzione di un centro residenziale progettato da Giulio Bruno, e l'appalto per la costruzione è andato alla ditta di Scaglione. Romaniello arriva in Procura per parlare con Vitali, al quale suggerisce di far trasferire la Tataranni. Visionando una cassetta sul terremoto dell'Irpinia del 1980, Imma scopre che Scaglione ha lavorato alla ricostruzione delle abitazioni. Imma va a trovarlo dicendogli che il clan Mazzocca era in contatto con Saverio Romaniello, che Scaglione dice di aver incontrato per caso un anno prima. Imma gli rivela che Iannuzzi era malato di leucemia poiché trasportava rifiuti tossici illegalmente; il governo in vigore nel 2003 voleva sfruttare le cave naturali del paese interrando tutte le scorie radioattive d'Europa e d'Italia, ma in seguito alle ribellioni il governo rinunciò; la mafia però decise di sfruttare questa idea. Dopo aver scoperto di essere malato, Iannuzzi decise di parlarne con don Mariano rivelando tutto, ma la famiglia Mazzocca venne a sapere di questi incontri e chiese a Iannuzzi di uccidere il prete in cambio di un vitalizio per la moglie. Tuttavia, l'uomo si è voluto cautelare portando don Mariano in un campo dove aveva appena interrato rifiuti tossici, e dove infatti sono stati trovati tutti i veleni. Imma crede che sotto al Vallone della Femmina, dove deve essere costruito il progetto Il giardino, stiano interrando tonnellate di veleni, e che sul tablet scomparso ci sia un dossier sul progetto e su chi ha fatto affari. Scaglione racconta di aver fatto grandi sacrifici per dar vita alla sua ditta, e quando ci fu il crollo del 23 novembre 1980, credette che Dio si stesse accanendo contro di lui; fu allora che gli si avvicinò un uomo che non conosceva e che definisce "demonio"; memore della cassetta visionata, Imma gli chiede se l'uomo in questione si chiamasse Cenzino Latronico, e Scaglione conferma.

Imma parla con Porzia, addetta alle pulizie in Procura, dicendole che sua madre andava a fare le pulizie a casa di Latronico quando ancora non era nata; le mostra il braccialetto datole dalla madre e dice che l'uomo potrebbe essere suo padre. Porzia le rivela che sua madre e Latronico ebbero un unico rapporto, ma la donna se ne pentì per tutta la vita. Porzia però la rassicura dicendole che è figlia al 100% di Rocchino Tataranni, e che quando a Latronico venne il dubbio sua madre non se la sentì di contraddirlo, e che negli anni la demenza senile le ha confuso i ricordi. Imma riceve un pacco contenente il tablet di don Mariano, inviatole da Scaglione, il quale si è pentito sentendo le grida di don Mariano e Pasquale Iannuzzi, e pensando a quanti lucani potrebbero morire se dovesse lasciarsi coinvolgere: vuole togliersi questo peso dalla coscienza. Ippazio cerca Scaglione ma, purtroppo, scopre che si è suicidato impiccandosi. Imma spiega a Ippazio che Don Mariano era riuscito a ricostruire la rete affaristica dietro la costruzione de Il giardino: il progetto era stato realizzato da Giulio Bruno, favorito politicamente da Romaniello e Lombardi, e sponsorizzato economicamente da Zakary e dalla Firex: volevano interrare i rifiuti tossici là sotto. Le persone coinvolte sarebbero state al sicuro poiché abitano nei villoni fuori Matera. Ippazio le chiede quale sia il ruolo di Scaglione, e perché lui e don Mariano siano rimasti insieme fino alla fine: Imma chiarisce che Scaglione è stato bravo a restare fuori dall'affare almeno fino al bando per la realizzazione dell'appalto, avvenuta poco dopo la morte di don Mariano; grazie alle foto scattate da Samuel, don Mariano aveva scoperto che Scaglione faceva parte di quella cupola. L'uomo si è suicidato perché era all'oscuro della faccenda dei rifiuti tossici e della malattia di Iannuzzi, pensando che si trattasse di una delle tante speculazioni edilizie.

Mentre in città si sta svolgendo la parata della Madonna della Bruna, Ippazio confessa a Imma di essere geloso della sua famiglia e di tutti quelli che passano del tempo con lei, e si baciano appassionatamente. Mentre Imma assiste alla parata con Pietro e Valentina riceve un messaggio da Porzia, la quale ha fotografato di nascosto dei documenti nell'ufficio dei Vitali nei quali c'è la domanda di trasferimento suggerita da Romaniello, ma poco dopo lo stesso Vitali si affaccia da un balcone adiacente sostenendo di non poter fare a meno del suo acume nonostante il carattere impossibile. Da una terrazza poco lontano anche Ippazio assiste alla parata, e si scambia un sorriso con Imma.

Note[modifica | modifica wikitesto]