Pinax

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Uno dei pinakes dalla numerosissima collezione conservata presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.
Raffigura Persefone e Ade seduti sul trono (V secolo a.C.).

I pinakes, al singolare pinax (in greco πίνακες, singolare πίναξ), sono dei quadretti votivi in terracotta, legno dipinto, marmo o bronzo tipici dell'antica Grecia. Era usuale trovarli sui templi come forma di pittura.

In Magna Grecia furono prodotti tra il 490 e il 450 a.C. principalmente nelle poleis di Locri Epizefiri, Medma e Hipponion. Altri pinakes sono stati ritrovati in Sicilia, presso Francavilla di Sicilia.

Per denominarli è stato oggi mantenuto l'uso della lingua greca (pinax/pinakes = quadretto/i). I pinakes furono, nel mondo artistico di cultura greca, ideati e prodotti generalmente per la devozione alle divinità; nella maggior parte sono d'ottima fattura artistica ed animata raffigurazione, originariamente anche abbellita da colori vivaci di cui restano solo poche tracce su alcuni quadretti.

Molte delle raffigurazioni in bassorilievo pervenute riguardano la devozione a Persefone, la dea rapita dal dio dell'oltretomba Ade, il quale la portò negli inferi per sposarla ancora fanciulla. Un considerevole numero di esemplari di pinakes è custodito presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria dove in circa centosettanta modi diversi sono rappresentati i vari momenti del mito: il ratto di Persefone, i preparativi per le nozze, i due sposi in trono, la raccolta della frutta, etc.

Dall'analisi del materiale trovato, si desume che per poter soddisfare la grande richiesta di questo tipo d'offerte votive, i quadretti venivano prodotti in serie, utilizzando matrici. Tutte le offerte divenute numerose ed ingombranti, dopo essere state ridotte in pezzi venivano accantonate in fosse di deposito nelle adiacenze del santuario dagli addetti al culto, che attuavano un rito tradizionale consacrandole alla divinità e impedendone il riutilizzo, altrimenti sacrilego. Per questo motivo nessuno dei pinakes ritrovati oggi è integro, ma al più riassemblato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I Pinakes di Locri Epizefiri, a cura di E. Lissi Caronna, C. Sabbione e L. Vlad Borrelli, voll. I-III, Roma, Società Magna Grecia, 1999-2007.
  • F. Vistoli, I pinakes di Locri Epizefiri. Musei di Reggio Calabria e Locri, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, LXXV, 2008-2009, pp. 199-213.

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