Exekias

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La firma di Exekias come ceramista: ΕΧΣΕΚΙΑΣ ΕΠΟΙΕΣΕ (“[mi] fece Exekias”), circa 550540 a.C., Louvre F53

Exekias (Ἐξηκίας; ... – ...) è stato un ceramista e ceramografo greco antico, attivo ad Atene tra il 550 e il 530 a.C. Le sue opere furono largamente esportate in varie parti del mondo, compresa l'Etruria.

Come ceramografo la sua attività appare confinata a un periodo ancor più breve, durante il quale operò nella realizzazione di ceramica a figure nere, in un'epoca che conobbe la massima fioritura di quella tecnica pittorica della quale è considerato da molti il maggior esponente, oltre che una delle principali figure dell'intera storia dell'arte.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dioniso con suo figlio Oinopion, anfora attica a figure nere, ca. 540-530 a.C., British Museum (B 210). Sull'altro lato è raffigurata la scena di Achille e Pentesilea.

La figura di Exekias, come vasaio prima e come pittore poi, appare strettamente legata a quel vasto e compatto gruppo di artisti, denominato Gruppo E che, tra la metà e l'ultimo scorcio del sesto secolo, operò una netta e consapevole rottura della tradizione e della maniera artistica che, dal 550 a.C., si era affermata con il ceramografo Lido. Fu questo movimento artistico a fornire il retroterra da cui si staglia nettamente la figura di Exekias come ceramografo:

(EN)
« Group E, however, [...], is the soil from which the art of Exekias rose, the tradition which he absorbs and transcends »
(IT)
« Il Gruppo E, tuttavia, [...], è il terreno dal quale l'arte di Exekias si leva, la tradizione che egli assorbe e trascende »
(John Beazley, The Development of Attic Black-Figure, 1986, p. 58)

I lavori di Exekias si distinguono per la grandiosità della composizione, la padronanza del disegno e la fine caratterizzazione, in grado di trascendere le severe limitazioni espressive imposte dalla tecnica a figure nere. Come ebbe a dire uno storico dell'arte antica:

« [...] il marchio di fabbrica del suo stile è una dignità quasi statuaria che porta la pittura vascolare prossima a rivendicare per la prima volta il suo posto tra le arti maggiori. Non è una questione di taglia e proporzioni, sebbene entrambe facciano la loro parte, perché le sue scene di azione sono composte con originalità e verve. »
(John Boardman, Athenian Black Figure Vases, p. 57)

Sia come ceramografo sia come ceramista Exekias fu un innovatore, in grado di immaginare nuovi temi, di sperimentare nuove forme vascolari, fra le quali, probabilmente, il cratere a calice,[2] l'invenzione della kylix del "tipo A" e "ad occhioni", di cui si dirà in seguito, dell'anfora di "tipo A" e dell'anfora a collo distinto. Exekias, inoltre, seppe concepire innovazioni tecniche insolite, come la mano di fondo rosso corallo per esaltare la resa cromatica, un accorgimento utilizzato, con grande effetto, nel tondo interno della kylix di Dioniso, che sarà ripreso occasionalmente da artisti sia a figure nere sia a figure rosse. La vernice rosso corallo ha la stessa apparenza della vernice nera ed è ottenuta o proteggendo il colore dalla riossidazione durante la cottura oppure grazie all'aggiunta di qualche ingrediente.[3]

Quattordici sue opere firmate sono sopravvissute[4] mentre gliene sono attribuite circa altre 25, tra vasi e pinakes. Uno dei suo celebri lavori è un'anfora autografa, ora ai Musei vaticani, che ritrae Aiace e Achille intenti in un gioco da tavolo (forse dadi o astragali). Vi si leggono, in forma metrica, le parole: "Eksekias egraphse m'kapoiesen" ("Exekias mi fece e mi dipinse").

Anche altri lavori ritraggono scene dalla guerra di Troia, come l'uccisione di Pentesilea da parte di Achille o i preparativi del suicidio di Aiace per non aver ricevuto le armi di Achille.

Un altro lavoro, presente praticamente in tutti i manuali di arte greca, è una kylix, in quello stile "ad occhioni" da lui creato,[5] il cui tondo interno ritrae Dioniso che veleggia su un mare rosso corallo solcato dai delfini, nell'episodio ispirato all'inno omerico dedicato al dio.[6] Vi si legge, sul piede, la firma: "Eksekias m'epoiesen" ("Exekias mi fece").

Ci troviamo di fronte a capolavori. Tuttavia non sono molti quelli a noi giunti e appare improbabile che si sia potuto guadagnare da vivere solo con questi rari, raffinatissimi pezzi. Potrebbe averne realizzati un gran numero di fattura meno accurata, oggetti non firmati destinati a un uso comune.

Non ci è noto alcun dettaglio della sua vita, probabilmente un riflesso di una scarsa rilevanza sociale. Si è ritenuto che provenisse da Salamina, vista la sua predilezione per il tema di Aiace.

Attività[modifica | modifica sorgente]

Exekias, nella breve stagione della sua fioritura pittorica, fu più interessato alle grandi raffigurazioni della vita, della morte e della religione, piuttosto che ai dettagli della mitologia.

La sua pittura si sofferma a ritrarre attimi sapientemente estratti dal corso degli eventi, mirabilmente composti, che ci mostrano close-up dei personaggi colti in un particolare momento simbolico, precedente o successivo all'azione, ponendo un'enfasi particolare, anch'essa innovativa, sull'introspezione psicologica dei soggetti rappresentati. La concentrata attenzione che Exekias focalizza sui protagonisti risolve la narrazione epica in raffigurazioni essenziali, di intenso e profondo spessore; l'aura austera e drammatica che aleggia nelle sue sorvegliate composizioni, raggiunge livelli espressivi che possono ben dirsi degni di un poeta.

Sull'ampia superficie metopale dei grandi vasi, il suo austero respiro "omerico" trova lo spazio adeguato per dar vita a quella sintesi di épos, èthos e mito che definisce l'orizzonte della sua poetica. Exekias fu il tragediografo della pittura vascolare, capace di narrazioni pittoriche che sono l'equivalente di uno stile letterario che si potrebbe definire aulico. L'accigliato Aiace dell'anfora di Boulogne-sur-Mer prepara cupo e compassato il suo suicidio; nelle scene di compianto funebre delle sue tavole ateniesi il sentimento umano assume una dignità olimpica; personalità eroiche e divine, nell'anfora del ritorno dei Dioscuri, si compongono in una scena umana di vita di ogni giorno. È il segno, secondo la felice definizione di un grande studioso dell'antichità classica, della

« consapevolezza dell'aura divina che permea il pensiero e l'agire umano, che l'artista classico avrebbe codificato per la tradizione dell'arte occidentale. Tutto questo appare per la prima volta nell'arte di ogni luogo. »
(John Boardman[7])

Achille e Pentesilea[modifica | modifica sorgente]

L'anfora a collo distinto del British Museum B 210 coglie Pentesilea nell'attimo fatale. Il viso e le membra sono lumeggiate di bianco, segno convenzionale della femminilità. Lo sguardo, intriso di pàthos, si volge verso l'alto a cercare quello dell'uomo che ora la tiene totalmente in suo potere. La sua forza, le sue armi, la sua femminilità hanno fallito. Qualcuno racconta come proprio in quel momento Achille si innamori di lei, troppo tardi perché egli possa pietosamente fermare la sua mano omicida. È un tema che riguarda le donne e la guerra, un'associazione che la società greca non vedeva di buon occhio. L'accuratezza dei numerosi dettagli non allontana dalla percezione della scena nella sua sospesa totalità. Le due fasce floreali, sopra e sotto la zona figurata, sono contenute e il disegno fitomorfo nei pressi delle anse è ridotto ad una serie di astratte spirali.

L'anfora di Achille e Aiace[modifica | modifica sorgente]

Aiace e Achille intenti a un gioco da tavolo, un tema ignoto all'epos omerico, ma popolare nella pittura vascolare. Anfora a figure nere dai Musei Vaticani

L'anfora di tipo A con Achille e Aiace conservata al Museo Gregoriano Etrusco (n. inv. 344) reca la doppia firma "fatto e dipinto" sul labbro, e la firma di Exekias come vasaio è ripetuta sul corpo. I due eroi nel mezzo di una battaglia sono rappresentati assorti in un gioco da tavolo, qualcosa di simile a dama, scacchi, backgammon o, secondo altri, dadi o astragali. È un soggetto inedito dell'iconografia omerica, un'originale creazione dell'artista che non trova riscontro in alcun testo letterario. Il tema, con qualche variazione, diventerà popolare nella ceramica dell'inizio del quinto secolo e sarà riprodotto anche in un gruppo scultoreo dell'acropoli di Atene.[8] I due eroi sono in parte armati, Achille indossa l'elmetto corinzio che forma l'apice di un modulo sostanzialmente triangolare, quello di Aiace è appoggiato allo scudo. Sullo scudo di Achille l'emblema è una testa di satiro in alto rilievo, tra un serpente e una pantera, lo scudo di Aiace ha un gorgoneion tra due serpenti. Aiace ha la barba più lunga rispetto al più giovane Achille. Il virtuosismo incisorio profuso da Exekias in questa scena, rappresenta, per John Beazley, il vertice ineguagliabile raggiunto dalla ceramografia a figure nere[9].

Sull'altra faccia dell'anfora un giovane Castore è rappresentato con uno dei suoi cavalli, Kyllaros; l'altro dioscuro, Polluce, è rappresentato nudo mentre gioca con il cane che salta verso di lui. Un ragazzino si dirige verso Polluce portando una sedia sulla testa, con un indumento ripiegato su di essa; un ariballo è legato intorno al suo avambraccio. Vicino a Castore troviamo le figure dei genitori Leda e Tindaro.

Quest'anfora appartiene al periodo maturo di Exekias, ormai lontano dal Gruppo E. Le rigidità ancora presenti nel vaso di Londra B 210 sono ormai tradotte nella calma serena delle predilette scene domestiche. Il cavallo è già del tipo tardo arcaico, la veste di Castore e l'himation di Tindaro hanno molte pieghe tridimensionali, tipiche del tardo arcaismo nella sua prima fase. L'aspetto degli uomini e delle donne di Exechias è in linea con i kouroi e le korai della scultura del VI secolo a.C. e con le figure a basso rilievo delle stele sepolcrali. La figura di Leda, in particolare, è stata frequentemente accostata alla Kore col peplo del Museo dell'Acropoli ad Atene (n. 679), fornendo una plausibile datazione per quest'ultima.[10]

Cratere a calice dell'Acropoli di Atene[modifica | modifica sorgente]

È stato trovato sul versante nord dell'Acropoli di Atene dagli scavi condotti dalla Scuola archeologica americana nel 1937 (Atene, North Slope AP 1044),[11] primo esempio conosciuto di una forma che apparterrà a molti dei futuri capolavori a figure rosse. L'iscrizione kalos riporta il nome di Onetorides come sui vasi di Berlino e del Vaticano.[12] Sul lato principale è rappresentata una scena con carro, ma delle figure che lo occupavano restano solo la parte finale del nome di Eracle e la spada di Atena. Si tratta del carro di quest'ultima che insieme ad Eracle si dirige sull'Olimpo. Cinque deità li attendono: Apollo che suona la cetra, Artemide, Poseidone, una dea non nominata o il cui nome è andato perso, e Hermes. L'immagine sull'altro lato del vaso è la battaglia sul corpo di Patroclo di cui esiste un solo altro esempio certo su una coppa a figure rosse di Oltos a Berlino. Il corpo giace a terra; su ogni lato tre guerrieri combattono per prenderne possesso. L'area presso le anse è trattata separatamente riportando, su ciascun lato, un vitigno e una menade seduta. La parta bassa del vaso è decorata su ciascun lato con un gruppo di animali, due leoni che attaccano un toro.

La kylix di Dioniso[modifica | modifica sorgente]

Nella famosa kylix di Dioniso (Monaco 2044), un primo esempio di coppa del tipo A, Exekias sfrutta in maniera originale l'intero fondo dell'invaso, lavorato su una lucida copertura color corallo, trasformando il tondo interno in una larga superficie su cui dispiegare la scena principale. Dioniso, dio dell'ispirazione, viene ritratto nel mezzo del suo tranquillo veleggiare verso le coste dell'Attica. I pirati tirreni che avevano rapito la sua nave e progettavano di ridurlo in schiavitù, spaventati dalla metamorfosi dell'albero della nave in vite, si gettano in mare trasformandosi in delfini. La nave assomiglia a quella che si trova sul vaso François, la prua è a forma di testa di cinghiale, la poppa finisce con la testa di un cigno.

L'elemento tematico più importante è la salvezza dei pirati, che non vengono condotti a morte ma, trasformati in delfini, sguazzano turbinando intorno alla nave, e l'accompagnano nella rotta. Dioniso, per ispirazione divina, vuole portare ordine in Attica, una regione che, al pari di altre dell'Egeo, ha sofferto la pirateria, il brigantaggio predace e ha conosciuto il caos sociale negli "anni bui". Così il dio plana sereno su un mondo che assurge a nuova vita e si diverte al suo seguito. La lumeggiatura bianca delle vele gonfie nei loro imbrogli polarizza l'attenzione sul vento, che soffia favorevole al suo volere, e lo conduce verso Atene, in quello che più che un viaggio può definirsi un nostos, un ritorno a casa.

All'esterno il centro dell'interesse è spostato presso l'area delle anse: le scene figurate che vi si trovano rappresentano due battaglie sul corpo di un guerriero morto. Il corpo riempie lo spazio sotto la maniglia e tre guerrieri combattono per il corpo a fianco delle anse.

Il suicidio di Aiace[modifica | modifica sorgente]

L'anfora del suicidio di Aiace, allo Château-musée di Boulogne-sur-Mer

L'anfora con la scena del suicidio di Aiace (Boulogne-sur-mer, Musée Communal 558), non firmata, raffigura un topos non così raro nella vita di un guerriero. Aiace ha perso, in favore di Odisseo, la contesa per le armi di Achille e ha gettato su di sé un'ombra d'infamia, sterminando, in un raptus, un gregge di pecore da lui scambiate per i condottieri greci. Non potendo sopportare il peso della sua azione si suiciderà lanciandosi sulla sua spada.

Il tema, conosciuto attraverso le tragedie di Sofocle, è comune nell'arte arcaica dal protocorinzio in avanti, ma Exekias è l'unico a mostrare la lenta preparazione dell'atto finale in luogo di quest'ultimo. Tutta la vicenda mortale dell'eroe è riassunta da Exekias in un solo momento. Aiace si arrende al proprio destino, impotente di fronte a un disegno più grande di lui. In muto raccoglimento, con il volto solcato dal dolore - notazione rara nelle figure nere - prepara metodicamente il suicidio. Lo scudo decorato con il gorgoneion apotropaico è poggiato di lato e Aiace è ora vulnerabile. Lo vediamo rannicchiato e solitario, mentre infigge la sua spada distruttiva nel suolo, volgendo le spalle all'albero della vita. Di lì a poco si avventerà sulla lama.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Exekias cerca di dilatare la raffigurazione grafica sulla più ampia superficie possibile. E tuttavia ogni scena è accuratamente delimitata, quasi a riflettere un principio di ordine cosmico.

Oltre al campo pittorico principale egli non trascura quelli secondari. Dove non vi sono spazi, utilizza file di rosette, spighe, spirali o semplici nastri. Talvolta circonda il campo visuale con vernice nera così che l'immagine, si può dire, sembra emergere d'improvviso dall'oscurità.

Rapporto tra forma vascolare e raffigurazione[modifica | modifica sorgente]

Tipica e innovativa, nella cifra stilistica di Exekias, è l'espressione di una raffinata sensibilità nei confronti del rapporto tra le forme vascolari e la decorazione pittorica. La superficie e le sue protrusioni diventano il perimetro a cui conformare la composizione e le linee della pittura vascolare. Quando si guarda direttamente lo spazio pittorico, appare subito qualcosa che cattura l'attenzione: il tavolo da gioco, il volto dell'amazzone, la veste punteggiata di stelle di Dioniso, la lama che si staglia dal suolo. Nella curva superficie vascolare questo punto è il più vicino all'occhio e lo sguardo vi si posa naturalmente.

Tutte le altre linee gravitano attorno a questo centro tematico o vi convergono come linee di forza o raggi di una ruota. Le armi dei guerrieri, il profilo ricurvo delle loro spalle, la sagoma della vela rigonfia e gli imbrogli che la sostengono, il carosello dei delfini...

Dettagli e virtuosismo incisorio[modifica | modifica sorgente]

Un secondo carattere sintomatico della sua arte è quel suo riempire le sagome dei personaggi con linee fittamente e accuratamente incise, portando agli estremi la qualità quasi incisoria della tecnica a figure nere; la finezza virtuosistica del suo bulino svela un microcosmo di dettagli, specialmente nelle vesti e nelle armi, quasi a voler competere col fine cesello di orafi e bronzisti. Nessun altro ceramografo a figure nere lo fa. Nella scena di Aiace e Achille, «con la sua profusione di dettagli minutamente incisi nei capelli, nelle armature e nei mantelli, la tecnica a figure nere raggiunge, e supera persino, la sua acme».[9]

I dettagli dei vestiti riecheggiano, su scala minore, i temi presenti altrove sul vaso nel suo insieme. Non possono non stupire, per esempio, gli abbellimenti sulla testa e sulle spalle di Aiace, soprattutto se si pensa che l'oggetto è solo un vaso di terracotta e non d'oro intarsiato di niello. Tutto questo accresce l'aura misteriosa che promana dall'universo pittorico di Exekias.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia Britannica, voce Exekias; il testo completo è accessibile attraverso uno dei collegamenti esterni riportati in calce alla voce.
  2. ^ Giovanni Becatti, L'arte dell'età classica. Sansoni, 1986, p. 130; voce Exekias nell'Enciclopedia Britannica.
  3. ^ Beazley 1986, p. 62.
  4. ^ Beazley 1986, p. 58.
  5. ^ Giovanni Becatti, cit., p. 130; (EN) Perseus Encyclopedia, Type A cup. . È da notare che il tipo di occhio sui primi esemplari di kylix "a occhioni" è riconducibile a quello di Horus, una circostanza che non si ripeterà nelle fasi successive.
  6. ^ Inni omerici, VII - A Dioniso (EN) da The Online Medieval and Classical Library. La particolarità del soggetto e della sua rappresentazione, una delle più arcaiche, ha fatto pensare per questa coppa a una destinazione cultuale all'interno dei misteri dionisiaci, piuttosto che a un uso simposiaco. C. Gasparri: voce Dionysos, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae. Zurigo-Monaco 1992, vol. III, 1, p. 502.
  7. ^ John Boardman, Athenian Black Figure Vases. 2003, p. 58.
  8. ^ John Boardman, Athenian Black Figure Vases, p. 231. L'occasione potrebbe essere il clima di attesa durante la riunione degli eserciti achei in Aulide, dove, apprendiamo da fonti poetiche, Palamede inventò numerosi giochi. La presenza occasionale di palme fa propendere invece per la piana di Troia. Altri autori, nel riprendere il tema, accompagneranno a volte i due eroi con la presenza di Atena, come nel cratere a calice del pittore di Rycroft, al museo d'arte di Toledo.
  9. ^ a b Beazley 1986, p. 60.
  10. ^ Homann-Wedeking 1967, pp. 166-167.
  11. ^ (EN) (GR) Athenian Agora Exscavations, Exekias Krater. URL consultato il 22 giugno 2012.
  12. ^ (EN) The Beazley Archive, 310401, Athens, Agora Museum, AP1044. URL consultato il 22 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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